martedì 21 gennaio 2014

Pino Russo - Novecento

Giovedì 30 gennaio 2014 dalle ore 21,30 appuntamento al Jazz Club di Torino. Il nuovo anno si apre con la presentazione del nuovo cd di Pino Russo intitolato "Novecento" edito dalla prestigiosa etichetta discografica Spasc(h).


Come facilmente intuibile dal titolo, questo progetto si propone di prendere in esame la musica di tre autori che hanno lasciato un segno importante e tangibile nella storia del jazz e nel panorama musicale mondiale non solo del loro tempo, ma anche del presente e del futuro; Miles Davis, Thelonious Monk e John Coltrane. Un originale approfondimento raccontato da una chitarra in solo.
Dalle liner notes del disco:
Per alcuni la semplicità è una conquista. Per altri una vocazione. Per altri ancora - come nel caso di Pino Russo - un processo evolutivo. Nell'arco dell'apprendimento di un artista, solitamente, all'acquisizione di stili e tecniche segue la maturazione espressiva e la saggezza che conduce alla personalizzazione del proprio linguaggio. 
È qui, al limite estremo e ultimo dell'essere lettore delle proprie opere e di quelle degli altri, che Pino Russo si può dire musicista completo. Perché pone, fra gli obiettivi prioritari del proprio lavoro, il decifrare ciò che è complesso, articolato e annodato attraverso una comunicazione sensoriale che permette a chiunque di elaborare una propria visione della musica. 
Un compositore, o un interprete, non ha l'obbligo di assecondare il pubblico ma il dovere di spiegare - suonando - le ragioni delle sue scelte e perché le ritiene così importanti per l'arricchimento proprio e degli altri. Pino Russo ha raggiunto la propria semplicità attraverso un atto seduttivo che lega il forte carattere dell'esecutore all'esemplare autenticità dell'improvvisazione. 
Partendo da un diploma in chitarra al conservatorio, e con uno studio approfondito del contrappunto di Johann Sebastian Bach, questo artista ha elaborato un viaggio fatto di sedimenti. 
Nel quale la musica viene prima del musicista e l'idea si antepone a tutto il resto. Così come accade in questi accumuli sonori capaci di segnare un ventennio di jazz - "'Round Midnight" è del 1944, "Nardis" del 1958 e
"Naima" di un anno più tardi - declinato su tre nomi: Thelonious Monk, John Coltrane e Miles Davis. Selezione di brani importanti (ma da non considerarsi un semplice "The best of…") dove è evidente il gioco tra pensiero melodico e pensiero razionale. 
Tra materiale tematico e dominio dei blocchi accordali, tra cantabilità ed elaborazione di tutto ciò che è linea verticale e orizzontale nella musica. Seduzione che nasce dalla sintesi e dalla distensione delle strutture: è qui che Pino Russo si inserisce con l'accuratezza di un miniaturista coinvolto nella sfida di offrire una sua nuova e audace versione delle "Coltrane Changes" di "Naima" e di tutto ciò che c'è di modale in Davis: dal modo dorico (ma anche frigio, lidio e misolidio) di "Blue in Green" alla scala gitana minore di "Nardis". 
Così Pino Russo, con un approccio classico e nobile ai brani originali, regala una musica addirittura "asciutta" ma ben cadenzata nelle modulazioni.
Piena di cantabilità e dinamiche, calibrata nelle trasparenze e "limata" sino a raggiungere l'essenza di ciò che rappresenta: un infinito girovagare nell'uomo del Novecento. (Davide Ielmini - 6 novembre 2013)
(Fonte Torino Today)

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