giovedì 2 gennaio 2014

Jon Madof - Zion80

Mentre Jon Madof lavorava al suo computer, un venerdì nel 2011, facendo il suo lavoro di graphic-design che sosteneva la sua vita da chitarrista, ebbe modo di ascoltare la musica Afrobeat di Fela Anikulapo-Kuti. Allora, mentre il tramonto del Sabbath si avvicinava, chiuse il suo ufficio casalingo e cominciò a canticchiare una delle canzoni religiose ebraiche rese famose dal Rabbino Shlomo Carlebach.

Karsten Moran for The New York Times

La miscela mentale di Fela e Carlebach continuò per tutto il giorno successivo, quando Madof stranamente sentì nella sua mente una versione del rabbino di "Ein Keloheinu" con le battute poliritmiche del musicista nigeriano.
Quando il Sabbath si concluse e Madof, un Ebreo ortodosso, potè utilizzare di nuovo l'elettricità, andò online con una domanda su quel ibrido improbabile: "Qualcuno l'ha mai fatto prima?"
Soddisfatto che nessuno l'aveva fatto, Madof provò a riempire un vuoto musicale che solo lui sembrava riconoscere.
Ora, due anni dopo, la sua band di 13 elementi, Zion80, chiamata in omaggio ai gruppi di Fela, Afrika 70 e Egypt 80, ha pubblicato il suo primo, omonimo CD.
La combinazione può non essere così strana come sembra. Musicalmente, Fela e Carlebach sono cresciuti in contesti completamente diversi. Fela, che morì nel 1997 a 58 anni, incrociò fiati jazz, percussioni Yoruba e funk di James Brown. Carlebach (1925-1994) ha reinterpretato la musica liturgica ebraica e le melodie chassidiche attraverso il prisma dello stile del canto folk di Dylan.
Caratterialmente, però, entrambi gli uomini condividevano il visionario desiderio per il cambiamento sociale. Fela fu un leader dissidente contro i governi militari della Nigeria degli anni '70 e '80, e per periodi di tempo visse in un comune che chiamò la Repubblica Kalakuta. 
La composizione di Carlebach "Am Yisroel Chai" (Il popolo di Israele vive) è servito come inno del movimento della guerra fredda per liberare gli ebrei sovietici. Per più di un decennio iniziato in epoca hippie, Carlebach presiedette una sinagoga-comune in Haight-Ashbury chiamata "Casa di amore e di preghiera".
Madof è cresciuto a Philadelphia da ebreo laico, ascoltando la musica folk dei suoi genitori, poi rock, quindi punk. Si è laureato in studi giapponesi presso la Oberlin, ma frequentando le classi di jazz del college. Così fu sorpreso di scoprire la musica di Carlebach, come quella di Fela.
Mentre Madof passò al giudaismo ortodosso nei primi anni 2000, diventò anche parte della comunità di giovani musicisti ebrei, molti dei quali religiosamente osservanti, che si erano riuniti intorno al sassofonista John Zorn e registrarono per la sua etichetta Tzadik.
Il processo di Madof di sviluppo di Zion80 - sia la band che il CD - iniziò con l'ascolto assiduo della musica di Fela, in particolare di una serie di album degli anni '70, ripubblicati dalla Knitting Factory. Con l'aiuto di un batterista degli Antibalas, un gruppo Afrobeat con sede a Brooklyn, Madof iniziò a scrivere dei modelli ritmici.
Arrangiò diverse canzoni di Carlebach per il suo trio, ma subito si rese conto di aver bisogno dei fiati. Tra i musicisti che attrasse, ci furono due pilastri della scena Tzadik, il trombettista Frank London e il sassofonista Greg Muro, che è anche egli un rabbino.
Con il patrocinio di Zorn, il nascente Zion80 ottenne una residenza allo Stone, che gli permise la scorsa estate di provare e suonare ogni lunedi notte per tre mesi. Da queste sessioni sono nati la maggior parte dei nove pezzi che compongono l'album. 
Per alcuni aspetti, la commistione di neri, bianchi, ebrei, Yoruba, jazz, folk, funk e varie altre identità è nella tradizione di Fela e Carlebach. Dopo la sua morte, la musica di Fela ha ispirato un musical di Broadway. La figlia di Carlebach, Neshamà, ha registrato e suonato la sua musica con un coro gospel nero della Green Pastures Baptist Church nel Bronx.
Ma, come Madof riconosce, si sono presentate questioni di appropriazione culturale, come successe alla metà degli anni 2000 quando il cantante chassidico Matisyahu cominciò a suonare il reggae. (Matisyahu, a cui fu dato il nome di Matthew Miller, da allora ha dovuto lasciare il movimento chassidico.)
"C'è l'appropriazione e c'è l'essere onesti con la musica", ha dichiarato Madof. "In un certo senso, quando la band ha iniziato, la mia domanda era: 'Abbiamo la capacità di suonare questo? Ho avuto quella musica nelle mie mani e nelle orecchie'.
(estratto di un articolo pubblicato sul New York Times)

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