lunedì 27 gennaio 2014

Jazz Fiddler on the Roof

Da sempre, il violino esprime lo spirito giudaico dell'erranza. Le sue noti struggenti hanno accompagnato la diaspora del popolo ebraico e la sua malinconia, hanno ritmato le feste e le danze di tradizione yiddish, sono stati i fedeli compagni di viaggio delle orchestre ambulanti klezmer. 


Hanno espresso l'orrore, la sofferenza, l'annientamento della condizione umana nei lager nazisti. Anche ad Auschwitz e negli altri campi di concentramento, gli ebrei non hanno rinunciato alla musica. Suonare significava, per molti, sopravvivere, tenere acceso un barlume di speranza contro le atrocità. Il violinista ebreo ritorna nei quadri di Marc Chagall. Ed è la figura centrale di un celebre musical americano, Il violinista sul tetto (Fiddler on the Roof), tratto da una storia di Shlomo Aleichem e reinterpretato in Italia alcuni anni fa dall'attore e regista Moni Ovadia.
Nella Russia zarista di inizio 900 vive Tevje, il lattaio del piccolo villaggio di Anatevka. Un uomo semplice, saggio, un tenace lavoratore vincolato alle tradizioni e alle prese con figlie da maritare, scelte incomprensibili e inaccettabili e un personalissimo rapporto con il suo Dio.
Tra l’usanza dei matrimoni combinati e la modernità misteriosa dell’amore, armato solo della saggezza della parola divina, ingenuamente e a modo suo il burbero Tevje riesce a non perdere né il coraggio né l’umorismo. 
Così legato alla sua Tradizione cederà di fronte alle continue insistenze delle figlie innamorate riconoscendo che la Tradizione, fecondata da nuovi eventi, partorirà inevitabilmente nuove abitudini?
Intorno a lui un microcosmo di personaggi che affrontano con semplicità e modestia la vita difficile degli Shtetl, fino all’amaro epilogo.
I protagonisti della storia sono archetipi, ma le vicende di basano su circostanze reali, villaggi autosufficienti come Anatevka esistevano davvero in Polonia, Russia e venivano chiamati Shtetl appunto. Al loro interno la gente nasceva, si sposava, moriva, spesso senza essersi mai spostata più di qualche chilometro in tutta la vita. Tutto ciò che occorreva loro era nello Shtetl, un mondo che non c’è più perché l’Europa se ne è prontamente liberata tra il 1939 e il 1945. 
(Testi tratti da articoli su Famiglia Cristiana e Indie-Blog).

Il jazz ha spesso utilizzato la musica tratta da questo meraviglioso musical. In particolare si segnalano due celebri album integralmente dedicati a questa musica. 
Il primo è l'omonimo Fiddler on the Roof, dello straordinario Cannonball Adderley Sextet (Julian Cannonball Adderley al sassofono alto; Nat Adderley alla cornetta e tromba, Charles Lloyd al sassofono tenore e flauto; Joe Zawinul al pianoforte, Sam Jones al contrabbasso e Louis Hayes alla batteria), pubblicato nel 1964 dall'etichetta Capitol Records.



Il secondo è l'altrattento splendido Jazz Fiddler on the Roof del trio grande bassista Eddie Gomez, Mark Kramer al piano e John Mosemann alla batteria, pubblicato nel 2004 dall'etichetta Twinz Master Series.

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