sabato 11 gennaio 2014

Glauco Venier 4et - Waits

Desidero segnalare questo bellissimo album italiano, "Waits", album-tributo del musicista friulano Glauco Venier al grande cantautore Tom Waits, uscito lo scorso anno per l'etichetta Artesuono.


Il lavoro vede protagonisti Glauco Venier al pianoforte, Flavio Davanzo al flicorno e tromba, Alessandro Turchet al contrabbasso e Luca Colussi alla batteria. 
Un viaggio nel mondo di Tom Waits, in quell'America underground della quale e' cantore per eccellenza, attraverso alcuni dei suoi dischi intramontabili, pietre miliari della musica contemporanea. I quindici brani arrangiati da Venier sono tratti in parte dai primi dischi degli anni settanta come "Closing time" ('73), "The heart of saturday night" ('74), "Small change" (primo grande capolavoro, del '76). E poi ancora da "Heartattack and vine" ('80) fino ai lavori più distintivi come "Swordfishtrombones" ('83), "Rain dogs" ('85), "Franks wild years" ('87) e "Big time" (antologia dell'88). 
Venier ne ha scelto le ballate più melodiche che sentiva più vicine al suono del suo gruppo ma anche alle atmosfere ed agli echi della musica del Sud degli Stati Uniti, in particolare della città del jazz New Orleans, che pervadono anche le composizioni del leggendario artista per restituirci un Tom Waits intimo e sporco di vita. 
Brani suggestivi come "San Diego serenade", "Lonley","Tom Traubert's blues", "Tango till they are sore", "Just the right bulletts", che Venier ha rivisitato in modo semplice e istintivo, secondo un'interpretazione fresca e personale, lavorando sulle melodie e sul gusto dell'interplay d'insieme, ispirandosi alle sonorità di alcuni dei suoi artisti preferiti quali Carla Bley e la Liberation Orchestra di Charlie Haden.

Ecco un estratto di una intervista a Venier, pubblicata sul sito Jazz Convention:
Chi conosce l'opera di Tom Waits sa bene quanto il cantautore americano abbia attinto a piene mani nel florido campo del jazz per tessere in musica i testi delle sue canzoni. Il jazz spesso si riprende quello che regala, lo trasforma e lo adatta al suo mondo. 
Glauco Venier si è calato nell'operazione, ha colto il carattere dell'artista e della sua musica, quella sensibilità profonda che si cela dietro le fattezze di duro ma perdente uomo della strada, beautiful loser, cantore di storie marginali e disperate. 
Venier ha metabolizzato e fatto suo l'universo Waits restituendoci attraverso l'inesauribile risorsa chiamata improvvisazione un nuovo mondo che contiene Waits ma, come succede nel jazz, altre dimensioni legate alla sensibilità e creatività del musicista, in questo caso Venier e il suo bagaglio di passione e bravura. 
Waits è un disco pregevole, che si lascia ascoltare con piacere e trasporto. Venier, assieme a Flavio Davanzo (tromba), Alessandro Turchet (contrabbasso) e Luca Colussi (batteria), ha creato un piccolo capolavoro interpretativo fornendoci nuove conoscenze, svelando lati in ombra, patinati di durezza, dell'animo waitsiano. 
Jazz Convention: Come nasce questo tuo progetto/tributo dedicato al cantautore americano Tom Waits? Da quanto tempo ci stai lavorando? 
Glauco Venier: Vivo in una zona della bassa friulana dove ci sono, vicino all'adriatico, molte paludi salmastre. Una sera con un mio amico siamo andati a pescare anguille. Lui mi ha fatto indossare il walkman e mi ha fatto sentire Tom Traubert's blues di un certo Tom Waits, che non conoscevo. Mi sono subito commosso. Si parla di una quindicina di anni fa. Da lì ho cominciato a pensare a un tributo. Lo sentivo molto vicino alla mia sensibilità melodica. Lasciai il tutto nel cassetto per quindici anni. Intanto tra un progetto e l'altro facevo delle trascrizioni di brani di Waits dai dischi degli anni '70, che sono molto più vicini al mio concetto melodico e sono molto vicini al gospel, al soul, al jazz e al blues. Ho fatto una cernita in questi anni ma sempre con calma, pensando che avrei realizzato un progetto che si differenzia, tra l'altro, dai miei perché è una cosa semplice ed è molto cantabile. Si può fare una cosa senza leggere gli spartiti, andando a orecchio modificando ogni volta non dico la struttura ma gli accordi. Ti permette di essere vivo, di suonare rubato, free. 
JC: Che cosa è per te la musica di Tom Waits, un musicista che ha avuto diverse fasi "musicali" nella sua lunga carriera? 
GV: Appunto perché ho fatto un disco strumentale penso che sia uno dei pochi cantautori che attraverso la forma e la melodia, senza il testo, puoi intuire quello che sta dicendo. È molto evocativo dal punto di vista melodico. A differenza di tanti altri cantautori che si concentrano o sulla melodia o più sul testo c'è un notevole bilanciamento formale tra i due aspetti. Qui siamo ad altissimi livelli. Anche se togliamo la melodia rimane un testo poetico che sta in piedi da solo e viceversa, evoca quello che Tom Waits vuole raccontare. 
JC: Quale criterio hai usato nello scegliere i brani di Waits? È stato facile attingere dal suo vasto e variegato repertorio? Qui sono presi in "esame" otto suoi dischi compresi in circa vent'anni di attività. E gli arrangiamenti? 
GV: Ho usato il criterio della cantabilità e della melodia, non ho seguito il discorso sperimentale che Tom Waits porta avanti da sempre. Ho preferito il lato blues e gospel. È stato facile attingere dal suo repertorio perché è vasto. Ho cercato molto nei suoi dischi degli anni '70 e '80. Per gli arrangiamenti ho scelto il quartetto e devo dire che l'ho fatto per ragioni pratiche....
(continua a leggere sul sito originario)

Con Spotify è possibile ascoltare interamente in streaming questo bellissimo album:

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