mercoledì 8 gennaio 2014

Dianne Reeves, l’elegante signora del jazz

Su Il Manifesto è stata pubblicata una splendida intervista di Stefano Crippa alla grande Dianne Reeves, che parla del suo ritorno discografico con Beautiful Life, del florilegio di stili e dei suoi umori musicali differenti. E dell'incontro con George Clooney


Foto tratta dal sito del Manifesto

Un senso della dinamica esemplare, un canto elegante mai algido. Sono le doti di Dianne Reeves, una carriera che si espande dagli ottanta ad oggi con una quindicina di album pubblicati, quattro Grammy conquistati, la considerazione sconfinata della critica e una serie di collaborazioni di prestigio. 
Formatasi tra Denver e Los Angeles ha sviluppato uno stile decisamente proprio, fatto di contaminazioni che dal jazz l'hanno svista sposare ritmiche fusion, funk e afro. 
Un partner d'eccezione Lou Raws - con il quale ha collaborato e un mentore come George Duke, scomparso lo scorso anno, cugino nonché fondamentale supporto con il quale ha consolidato nel tempo una partnership artistica di livello assoluto. 
Ora Dianne è a una svolta della sua carriera, dopo vent'anni ha lasciato la Blue Note per approdare alla Concorde - che ha messo ultimamente sotto contratto una buona parte delle voci supreme del jazz (Kurt Elling è l'altra...stella) per la quale ha realizzato e licenziato da qualche settimana nel vecchio continente (Italia compresa) Beautiful life, disco che uscirà in America solo l'11 febbraio. 
Una raccolta che si misura su differenti generi; dal jazz all'r'n'b dalla fusion al soul, spesso su un tappeto sonoro elettronico, un territorio praticamente inesplorato finora nel corso della sua carriera. E con una serie di ospiti come Gregory Porter, Lalah Hathaway, il pianista Robert Glasper e Gerald Clayton. 
«Ho cercato - spiega raggiunta al telefono dall'altro capo dell'oceano - di lavorare su un progetto che fosse molto diverso dalle mie precedenti prove discografiche con molti richiami alla scuola soul. Così ho voluto artisti che fossero cresciuti con quella musica, fattore indispensabile per realizzarlo. È stata una cosa molto speciale». 
Oltre alle canzoni inedite - che portano la firma della stessa Reeves, di Esperanza Spaulding e della Carrington, lasciano il segno le cover: «L'idea di lavorare su un pezzo di Ani Di Franco (32 flavors) è dettata dal fatto che ha uno stile, un'abilità di scrivere testi che arrivano dritti al cuore. A Stevie Nicks ho chiesto via mail il permesso di rifare la sua fantastica Dreams, e mi ha detto subito sì... Con la stessa intenzione ho scelto Marvin Gaye (I want you ) o Bob Marley (Waiting in vain )». 
Terry Linn Carrington, eccellente batterista, è la produttrice di Beautiful Life: «Un'amica quasi una sorella minore. Abbiamo fatto insieme delle cose in passato e l'ho voluta su Beautiful Life perché ha idee e energia. Abbiamo avuto discussioni a proposito dell'impronta da dare al disco, ma lei aveva sempre una prospettiva chiara». 
Anche George Duke, qualche mese prima di morire, ha voluto essere della partita suonando il sintetizzatore su Feels so good (Lifted): «È stata terribile la sua scomparsa. Non posso credere che se ne sia andato. Lavorare con lui è stata un'esperienza indescrivibile, una presenza che mi ha seguito sin dagli esordi e che mi ha aiutato a crescere professionalmente. Ogni volta che si entrava in studio si percepiva un'elettricità incredibile». 
Sing the truth, una celebrazione musicale dell'arte di Nina Simone, è il titolo di un tour Usa che ha visto protagonista Dianne Reeves insieme con Lizz Wright e Angelique Kidjo. Un'artista che con il suo impegno sociale si è battuta contro la discriminazione razziale e in supporto dell'eguaglianza femminile.
«Il razzismo è frutto dell'ignoranza, che spreco tutta quell'energia spesa per odiare altra gente solo per un diverso colore della pelle, la provenienza da altre terre o per ragioni religiose. Mi sento fortunata a non essere vissuta negli anni del forte odio razziale, mi sento circondata da gente giovane che mi dà conforto e speranza. Non bisognerebbe mai vivere nel timore e nell'odio». 
Per Dianne la musica non è solo tour, dischi ma anche insegnamento. Cosa consiglierebbe a un giovane che vuole intraprendere questa professione?: «La voce non è il tuo strumento, bisogna sfatare questo luogo comune. Per quello basta parlare: gli strumenti sono il piano, la chitarra, la batteria. No, la tua voce è quella che hai dentro e - per esperienza diretta - bisogna maturare con la conoscenza. Io non smetto di ascoltare le voci di grandi artisti, per capire cosa avevano in più, cosa volevano o riuscivano a trasmettere. Ecco bisogna cercare uno stile proprio. Io dico ai miei studenti; siete tutti unici, possedete un dono, ma dovete scoprire dove si trova...». 
Otto anni fa Dianne Reeves ha partecipato - nel ruolo di una cantante - alla realizzazione di Good Night and Good Luck, il virulento attacco al maccartismo diretto da George Clooney, incidendo anche la colonna sonora con molti brani d'epoca su tutti una superba versione di How High the Moon. 
«Lavorare con George - s'infervora Dianne - è una cosa incredibile perché è un profondo conoscitore di musica, influenzato dal fatto che la zia Rosemary è stata una famosa cantante ed era una 'mia fan' (ride, ndr). Infatti mi aveva segnalato al nipote. Com'è Clooney? Proprio come lo definiscono: bello, charmant e simpatico. Cosa volere di più?».

Nessun commento:

Posta un commento