venerdì 17 gennaio 2014

Anat Cohen: una boccata di aria fresca al clarinetto

Sul sito del Chicago Tribune è stato pubblicato un bell'articolo con intervista, a firma di Howard Reich, sulla meravigliosa clarinettista Anat Cohen.

John J. Kim/Chicago Tribune

Ecco un estratto dell'articolo:
"Considerando che è cresciuta in Israele, suonando soprattutto il sassofono, Anat Cohen non era propriamente destinata a diventare uno dei maggiori clarinettisti jazz del mondo. 
O forse lo era e non se ne rendeva conto. 
In entrambi i casi, la Cohen, che ha oscillato tra i due strumenti per gran parte della sua carriera, è diventata qualcosa di più di uno dei clarinettisti più interessanti del jazz: lei ha contribuito a dare allo strumento nuova visibilità e, forse, anche un tocco di glamour. 
Insieme ad altrettanto dotati clarinettisti come Don Byron, Victor Goines, Michael White, Evan Christopher e Ken Vandermark, la Cohen chiaramente sta aiutando a riportare lo strumento di Benny Goodman e Artie Shaw, indietro alla sua mappa culturale.
"Lo spero", dice la Cohen. "Penso che la maggior parte della gente pensa che sia uno strumento cool (oggi).... Stiamo tornando."
Non che il clarinetto sia mai veramente andato via. Musicisti stilisticamente lontani come il pioniere del bebop Buddy DeFranco, il maestro cubano Paquito D'Rivera, l'avanguardista Anthony Braxton ed altri, hanno insegnato come questo strumento possa rendere avvincente dei nuovi suoni nell'era post-swing. Ma nel nostro mondo musicale sempre più rumoroso, il clarinetto è stato emarginato, uno strumento dalla voce carezzevole, ampiamente associato ad un'epoca precedente della musica americana.
Cohen è in prima linea nel far rivivere le fortune del clarinetto, grazie a molti aspetti del suo playing: la bellezza del suo tono, la natura carismatica delle sue esibizioni, il virtuosismo apparentemente innocuo della sua interpretazione e la notevole ampiezza del suo repertorio.
Dagli idiomi vintage di New Orleans alle nuove composizioni originali, dalla musica choro brasiliana al danzon cubano e ai ritmi indigeni del Venezuela, Colombia e Argentina, lei abbraccia vaste aree di espressione culturale. Il jazz americano incontra la world music, a vantaggio di entrambi.
"La prima cosa che penso (della Cohen) è: Wow, come vorrei poter fare questo", dice il clarinettista-sassofonista Eric Schneider, egli stesso un fiatista eccezionale, che ha suonato con Earl Hines e Count Basie e condiviso il palco con la Cohen la scorsa estate. 
"Lei ha un controllo straordinario sullo strumento. Quello che sento nel suo playing è (che) è che esso deriva da molto più che da un semplice background jazzistico. Sento la musica brasiliana che lei è studiato, e forse alcune delle cose dalla sua patria.". 
Eppure, la Cohen è arrivata al clarinetto in maniera tortuosa, anche se fu il suo primo strumento nella nativa di Tel Aviv. Ma una volta che iniziò a concentrarsi sul jazz, "Sono stata portata lontano da esso, proprio a causa di ciò che era il ruolo del clarinetto negli anni '80; non era molto popolare", afferma la Cohen. 
"Ero in Israele, al liceo, negli anni '80 e '90, ed in pratica per l'insegnante era: 'Porta qualsiasi sassofono, ma non portare il clarinetto'"
Ma dopo aver completato il servizio militare obbligatorio in Israele, suonando il sassofono tenore nella Air Force band tra il 1993-95, la Cohen ha frequentato il famoso Berklee College of Music di Boston, dove ha iniziato a collaborare con i colleghi latino-americani e sudamericani. Tali sessioni, oltre a ulteriori esplorazioni a New York, dove si trasferì dopo la Berklee, l'hanno riportata al clarinetto.
"Fondamentalmente , io amo suonare qualsiasi tipo di musica che possa andare bene con il clarinetto", afferma Cohen . "Per molti anni, fu il mia cruccio maggiore: mi piaceva lo strumento, ma non riuscivo a trovare l'impostazione con cui poter suonare con il clarinetto, questo che era il problema".
Ma perché tutto fu risolto attraverso la musica dal Brasile e di altre zone a sud del confine?
"Perché il clarinetto non è mai passato di moda in quei paesi", afferma la Cohen. "In tutta la storia, per esempio, della musica brasiliana, se ne può ancora avvertire il suono, anche nella musica popolare, nella samba. Essi suonano il sassofono, ma il clarinetto è tuttora rispettato . . "
Anche se nessuno si aspetta che il clarinetto goda di questo tipo di grande visibilità nel mercato pop americano, Cohen e colleghi sicuramente hanno reintrodotto il pubblico jazz allo strumento, in modi piuttosto vivaci.
La discografia della Cohen sull'etichetta indipendente Anzic Records documenta i progressi che ha ottenuto. Lo splendore tonale di "Poetica" (2007), lo spirito alto e l'aspetto contemporaneo di "Notes from the Village" (2008) , l'omaggio a Goodman di "Clarinetwork: Live at the Village Vanguard" (2010), la gamma espressiva e stilistica di "Claroscuro" (2012) e la collaborazione con i fratelli Avishai alla tromba e Yuval al sax soprano nell'appena pubblicato "Tightrope" (2013), attestano la continua espansione del suo lavoro.
Al centro di tutta questa musica c'è il caratteristico suono della Cohen, un timbro caldo e insolitamente luminoso, non facile da realizzare su uno strumento tanto recalcitrante come il clarinetto. Ma c'è anche la qualità intensamente melodica del playing della Cohen, che lei accredita, in parte, alla sua eredità.
"Basta sentire", dice, 'i cantori ebraici'; prendono una melodia, hanno una loro voce, una voce molto chiara, con un'espressione molto forte, e con ornamenti (melodici) molto personali, e quel tipo di suono ... Penso che possano essere incisi nel mio DNA." Come era nelle identità di Goodman e Shaw.
"O forse è qualcosa che ho imparato", aggiunge la Cohen. "Sono sempre stata attratta da quelle melodie - da come prendere una melodia ed esprimerla nel miglior modo possibile".
"Prima di pensare all'improvvisazione, penso che la melodia sia importante. Questa è un'influenza che deriva dal patrimonio ebraico. Naturalmente, le persone la hanno anche in altre culture: flamenco, la musica gitana, ecc... hanno la loro versione della stessa cosa."
Tutte queste influenze, ed altre, in qualche modo si fondono nel lavoro del Cohen, con un effetto spesso magico.
(leggi l'articolo integrale in inglese sul sito originario)

1 commento:

  1. Quando le note del clarinetto salgono oltre le nuvole,
    ancora più su,ancora più in alto....autentica POESIA!

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