lunedì 27 gennaio 2014

Per non dimenticare

Questo blog si unisce alle celebrazioni per "Il giorno della memoria", dedicato alle vittime della Shoa, lo sterminio scientifico del popolo ebraico, una delle più grandi tragedie della storia dell'umanità.


Il 27 gennaio del 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa entrarono ad Auschwitz. E videro. Videro donne e uomini ‘senza capelli e senza nome’. Li videro, fermi, ‘senza più forza di ricordare’, senza pace, senza amore, rapiti di tutto. Vivi e derubati della vita, per sempre. Accanto ai superstiti, le ossa nelle fosse comuni, il gas delle docce, la cenere dei forni crematori. Alla fine la conta fu ed è quasi impronunciabile: 6 milioni di ebrei. Senza dimenticare il massacro di circa 500mila persone tra Rom e Sinti.
Dal primo novembre del 2005, in seguito alla risoluzione 60/7, ogni 27 gennaio l’ONU ricorda la Shoah, lo sterminio scientifico del popolo ebraico. Ricordare l’orrore senza fine, per non dimenticare. Mai. Guai a dimenticare. Perché quelle immagine sbiadite, in bianco e nero, le parole, gli scritti, le testimonianze, non siano relegate ad un tempo troppo lontano. E quindi, nemico. Il non ripetersi mai più è l’unico comandamento che ci hanno comandato. Never Again. E per conservare quella stessa luce descritta nel Talmud: ‘Chi salva una vita, salva il mondo intero’.
(Diego Giorgi - Firenze Today)

John Zorn "Bar Kokhba" - Jazz In Marciac 2007

Dietro il nome di “Bar Kokhba” si cela una straordinaria formazione che si potrebbe caratterizzare come un sestetto di musica da camera jazz. Questo gruppo di famosi musicisti si assume il compito di reinterpretare e reinventare alcuni dei pezzi della celebre serie “Masada”, costituendo in tal modo la dimensione più raffinata e passionale delle composizioni di John Zorn.


Masada è un progetto musicale creato da John Zorn nei primi anni '90, con l'intento è di combinare elementi e forme musicali della tradizione ebraica con la tradizione jazz, in particolare quella che fa riferimento al free-jazz di Ornette Coleman. 
Consiste in una collezione di circa 200 pezzi che fanno riferimento a delle regole armoniche mutuate dalle scale utilizzate nella musica tradizionale ebraica.

Questo concerto registrato al Festival Jazz di Marciac nel 2007, presenta una "clamorosa" formazione con John Zorn, direzione musicale; Marc Ribot alla chitarra; Mark Feldman al violino; Erik Friedlander al violoncello; Greg Cohen al contrabbasso; Cyro Baptista alle percussioni; Joey Baron alla batteria.

Jazz Fiddler on the Roof

Da sempre, il violino esprime lo spirito giudaico dell'erranza. Le sue noti struggenti hanno accompagnato la diaspora del popolo ebraico e la sua malinconia, hanno ritmato le feste e le danze di tradizione yiddish, sono stati i fedeli compagni di viaggio delle orchestre ambulanti klezmer. 


Hanno espresso l'orrore, la sofferenza, l'annientamento della condizione umana nei lager nazisti. Anche ad Auschwitz e negli altri campi di concentramento, gli ebrei non hanno rinunciato alla musica. Suonare significava, per molti, sopravvivere, tenere acceso un barlume di speranza contro le atrocità. Il violinista ebreo ritorna nei quadri di Marc Chagall. Ed è la figura centrale di un celebre musical americano, Il violinista sul tetto (Fiddler on the Roof), tratto da una storia di Shlomo Aleichem e reinterpretato in Italia alcuni anni fa dall'attore e regista Moni Ovadia.
Nella Russia zarista di inizio 900 vive Tevje, il lattaio del piccolo villaggio di Anatevka. Un uomo semplice, saggio, un tenace lavoratore vincolato alle tradizioni e alle prese con figlie da maritare, scelte incomprensibili e inaccettabili e un personalissimo rapporto con il suo Dio.
Tra l’usanza dei matrimoni combinati e la modernità misteriosa dell’amore, armato solo della saggezza della parola divina, ingenuamente e a modo suo il burbero Tevje riesce a non perdere né il coraggio né l’umorismo. 
Così legato alla sua Tradizione cederà di fronte alle continue insistenze delle figlie innamorate riconoscendo che la Tradizione, fecondata da nuovi eventi, partorirà inevitabilmente nuove abitudini?
Intorno a lui un microcosmo di personaggi che affrontano con semplicità e modestia la vita difficile degli Shtetl, fino all’amaro epilogo.

sabato 25 gennaio 2014

Ralph Alessi - Baida

Ci sono momenti magici in cui un artista può dire di essere finalmente "arrivato". Per Ralph Alessi, l'uscita di Baida - suo debutto ECM come bandleader - il momento è questo, nonostante il suo già vasto curriculum. 


Tra quelli della sua cerchia, Alessi è rinomato come musicista di musicisti, un richiestissimo trombettista di New York, che può suonare praticamente qualsiasi cosa a vista, e che si è distinto come improvvisatore in gruppi guidati da Steve Coleman, Uri Caine, Ravi Coltrane, Fred Hersch e Don Byron, nonché come leader di proprie formazioni. 
Ma Alessi ha creato qualcosa di straordinario con Baida, un album che sicuramente sedurrà un pubblico più ampio, grazie alla sua profondità atmosferica ed al suo fascino melodico. 
Per dar voce alla sua suite di composizioni, il trombettista ha convocato una poderosa band di New York, con il pianista Jason Moran, il bassista Drew Gress e il batterista Nasheet Waits
Come un vassello per il lirismo apparentemente senza fondo dell'album, questo quartetto di virtuosi suona con straordinaria finezza, ma anche una forza duttile che emana dalle singole performance, una sorta di tangibile muscolosità. 
Poi c'è l'argento del tono della tromba di Alessi, che, come ha scritto il New York Times, ha "una arrotondata luminescenza, come la luna in fase di piena."
(Fonte ECM)

Sonorità limpida, fraseggio obliquo, senso lirico, calibrata alternanza fra uso della sordina e campana aperta  sono tratti identificativi di un musicista la cui personalità si coglie anche sotto l’aspetto compositivo. 

Maria Schneider fa un salto nel mondo classico

Maria Schneider si sente "assolutamente frastornata" per essersi ritrovata in nuova compagnia ai Grammy Awards con il suo primo CD di musica classica contemporanea, "Winter Morning Walks" che presenta la soprano Dawn Upshaw.

Foto di ataelw
(Creative Commons)

Negli ultimi 20 anni, la Schneider si è costruita una reputazione come grande compositore jazz, arrangiatore e leader di bigband. I suoi ultimi due album hanno vinto i Grammy, "Concert in the Garden" per "large jazz ensemble" e "Blue Sky" per composizione strumentale (Cerulean Skies).
Il suo nuovo album - uno dei primi progetti finanziati dai fans, a presentare un orchestra classica - finora ha coperto quasi la metà del suo budget di 200 mila dollari, con donazioni che vanno fino a $ 10.000 per un credito di produttore esecutivo.
"Winter Morning Walks", un ciclo di canzoni basate sulla poesia del vincitore del Premio Pulitzer, Ted Kooser, ha ricevuto tre nomination, tra cui miglior composizione classica contemporanea, miglior assolo vocale classico (la Upshaw) e "best engineered classical album".
La Schneider, 53 anni, si ritrova nominata al fianco di grandi compositori contemporanei come Arvo Part, Esa-Pekka Salonen, Magnus Lindberg e Caroline Shaw, la cui "Partita per 8 Voices" ha vinto il Premio Pulitzer.
"E' da brividi essere in questa compagnia", ha detto la Schneider, intervistata nel suo appartamento con una camera da letto nell'Upper West Side di Manhattan. "E' come essere saltata in un altro serbatoio di pesce."
Il seme per la registrazione fu piantato nel 2004, quando il compositore argentino Osvaldo Golijov dette alla Upshaw una copia di "Concert in the Garden". La Upshaw immediatamente si connesse con la musica ed iniziò a frequentare l'annuale settimana di concerti del Ringraziamento della Schneider al club Jazz Standard.
"Fui affascinata dal modo in cui lei scriveva," ha detto la Upshaw . "La sua musica era piena di vera gioia imperturbabile, non aveva nulla di artificiale."
La Upshaw, vincitrice di Grammy per quattro volte, le si avvicinò con "questa idea selvaggia" di chiedere alla Schneider di comporre qualcosa per lei.
La Schneider non aveva scritto niente di musica classica, sin dal collegio nei primi anni '80 quando, sentendosi "terrorizzata" dall'enfasi del mondo classico sulla musica atonale, decise di passare al jazz.
In un primo momento fu riluttante ad accettare l'incarico, perché riguardava cose che non aveva mai fatto prima - scrivere per un cantante classico ed orchestra da camera e comporre musica per i testi - ma decise che gli occorreva "prendere dei rischi e provare cose nuove".

"Il saltarello del cannibale. Storia all’incontrario di un secolo di jazz italiano" alla Casa del Jazz

Sabato 25 gennaio, alla Casa del Jazz di Roma, inizia il ciclo di quattro lezioni “Il saltarello del cannibale. Storia all’incontrario di un secolo di jazz italiano”, che Vincenzo Martorella, uno dei nostri più accreditati storici della musica curerà per la Casa del Jazz in una nuova collocazione di sabato a mezzogiorno. 


Seguiranno altri appuntamenti l’8 e il 15 febbraio e il 1°marzo, sempre di sabato alle ore 12.  Le lezioni propongono un viaggio a ritroso nelle vicende del jazz italiano, che inizia con una serrata analisi dell’esistente, nel tentativo di mettere in luce le grandi bellezze e i paradossi, gli splendori e le difficoltà di un movimento che ha saputo non soltanto trovare una cifra stilistica assolutamente originale quanto una sua ormai inconfondibile collocazione all’interno del jazz europeo e di quello mondiale.
Attraverso le gesta dei protagonisti, Martorella accompagnerà gli ascoltatori in una passeggiata tra le epoche stilistiche, gli snodi estetici e le sfide linguistiche: dal trionfo televisivo dei grandi nomi di oggi fino alle incisioni dei precursori. In ciascuno dei quattro incontri – perfettamente autonomi, ma al tempo stesso tessere dello stesso mosaico – verrà esaminato un periodo storico, affrontato recuperando la stampa specializzata dell’epoca, le immagini e i suoni più significativi. Se la stazione di partenza è l’oggi, quella di arrivo sarà l’approdo alle primissime forme di jazz italiano, le stesse che nel 1919 un certo Capman, sulla «Tribuna Illustrata» di Roma definì, per via della loro cacofonica vitalità, e della volgarità delle danze connesse, il «saltarello da cannibali». 
Vincenzo Martorella è uno dei più autorevoli critici musicali del nostro paese. Storico della musica, ha insegnato "Storia della Musica Alternativa", presso la SSIS dell’Università di Bari, "Twentieth-Century Music History" presso la New York University, e “Storia della Musica” presso il Master in conduttore radiofonico e dei media digitali, organizzato dal  Dipartimento di Scienze del Linguaggio dell’Università per Stranieri di Perugia. Negli ultimi anni ha collaborato con la Fonoteca O. Trotta di Perugia, e tenuto conferenze e guide all’ascolto in tutta Italia.

Le quattro date italiane del trio di Jeff Ballard in Italia

Jeff Ballard presenta il suo album di debutto come solista dal titolo Time’s Tales, con un tour europeo che terminerà a febbraio con quattro date in Italia.


Batterista del rinomato trio di Brad Mehldau e uno dei tre fondatori del collettivo FLY con Larry Grenadier and Mark Turner, Jeff Ballard conferma il sodalizio con il chitarrista Lionel Loueke e il sassofonista Miguel Zenon per la tourneè che farà tappa il 15 al Teatro Giotto di Vicchio (FI), il 16 al Teatro Nuovo di Capodarco di Fermo, il 17 al Modo di Salerno e il 18 al Nuovo Eden di Brescia.
50 anni da poco compiuti, Ballard dichiara: "Sono a metà della mia vita, volevo fare qualcosa di significativo. Così ho pensato di realizzare questo progetto con la band che amo. Time’s Tales è un racconto della mia vita fino a questo punto. Sono contento di chiudere il tour in Italia, paese a cui sono molto legato e dove ho vissuto per diverso tempo."
Batterista eclettico e con uno spiccato interesse per i ritmi africani e latino americani, Ballard non potrebbe aver trovato partner migliori per questa impresa, come il chitarrista di origini beninesi Lionel Loueke e il sassofonista portoricano Miguel Zenon. Due giganti internazionali.
Jeff Ballard ha mosso i primi passi come batterista accanto a Ray Charles, per poi iniziare vari percorsi artistici con Buddy Montgomery, Mike Stern, con Danilo Perez, Chick Corea New Trio e la Joshua Redman groove-oriented Elastic Band.
Chitarrista di Herbie Hancock e Terence Blanchard, Loueke ha lavorato con leggende come Jack DeJohnette e Charlie Haden, nonché con Gretchen Parlato, Esperanza Spalding e Robert Glasper. Già membro della John Simon Guggenheim Foundation, del MacArthur Fellowship e fondatore del collettivo SF JAZZ, Zenon ha lavorato con artisti del calibro di Bobby Hutcherson, Fred Hersch, David Sanchez e Steve Coleman.
Con suoni che vanno dal modern jazz ai ritmi tradizionali africani e latini fino ad arrivare a intensità heavy metal, Time’s Tales riflette l'identità poliedrica e avventurosa del trio di Ballard, che è stata affinata sui palcoscenici di tutto il mondo fin dalla sua nascita nel 2006.

venerdì 24 gennaio 2014

Edward Simon - Venezuelan Suite

E' stato pubblicato per Sunnyside Records lo scorso 21 gennaio, Venezuelan Suite nuovo album dell'eccellente pianista Edward Simon.  


Per questo progetto Simon ha assemblato Ensemble Venezuela, una band che unisce i membri della élite jazz e compagni musicali di lungo tempo come il clarinettista John Ellis, il sassofonista Mark Turner e il batterista Adam Cruz, "uno dei musicisti più apprezzati di New York" (New York Times), con alcuni dei migliori musicisti che Venezuela ha da offrire, come il flautista Marco Granados, il bassista Roberto Koch, il suonatore di maraca Leonardo Granados
Di particolare importanza è l'uso del cuatro, lo strumento venezuelano per definizione, presente in tutti i principali generi musicali del paese e in tutte le aree geografiche, suonate qui da un giovane virtuoso dalle possibilità illimitate, Jorge Glem, mentre compaiono come ospiti speciali il percussionista "Luisito" Quintero e l'eccezionale talento dell'arpista Edmar Castaneda.
Venezuelan Suite nasce dal desiderio di Simon di consolidare il suo patrimonio culturale, l'amore per la musica classica e l'esperienza di musicista jazz. 
Nonostante il suo folklore ricco e vario, la musica venezuelana deve ancora ottenere il riconoscimento che altre tradizioni musicali dell'America Latina hanno ricevuto. Da quando ha riscoperto la musica della sua terra, Simon è rimasto affascinato dalla sua bellezza, come è evidente dai canti popolari ascoltate in molte delle sue registrazioni a partire dal secondo album (Edward Simon, 1995). 
In essi vengono riflessi i suoni dei vari gruppi etnici che compongono la popolazione, un amalgama costituito prevalentemente da indigeni, spagnoli e africani, che si manifesta in una miriade di forme. Nel corso del tempo, il suo crescente interesse lo ha portato a voler scavare più a fondo e ad esplorare la possibilità di integrare il suo patrimonio culturale nella pratica in modo più olistico. 
Cioè, invece di fare adattamenti jazz di melodie popolari, come aveva fatto in precedenza e come ha fatto qui, in "El Diablo Suelto", ha cercato di creare un lavoro che fondesse i ritmi e il lirismo della musica venezuelana con la ricchezza e l'interazione dell'armonia e dell'improvvisazione jazz.

Gianluca Pellerito - Jazz My Way

Martedì 25 febbraio, alle ore 21.00, al Blue Note di Milano il batterista rivelazione del jazz italiano e internazionale Gianluca Pellerito presenta dal vivo il suo nuovo disco "Jazz My Way" (Emarcy/Universal).


Sul palco del jazz club milanese, insieme al giovane talento, saliranno quattro stelle del jazz italiano e internazionale: Michael Rosen, al sax tenore e soprano, Luca Meneghello, alla chitarra, Ross Stanley, al piano, e Marco Panascia, al basso.
«Sono molto contento di tornare al Blue Note di Milano, mi sento a casa. – commenta Gianluca Pellerito - Poter presentare al Blue Note il mio nuovo progetto Jazz My Way è davvero una grande emozione visto che ho un particolare feeling con il suo pubblico che da sempre mi vuole bene e mi segue
Jazz My Way”, pubblicato su etichetta Emarcy dalla Universal Music, è un tributo a Herbie Hancock, registrato lo scorso 28 dicembre ad Orvieto in occasione di Umbria Jazz Winter, per celebrare tre anniversari che hanno reso speciale il 2012: i cinquant’anni dal primo lavoro discografico del mitico pianista americano, i diciotto anni di Gianluca Pellerito e i dieci anni dalla prima partecipazione all’Umbria Jazz del giovane artista italiano.
Enfant prodige, suona la batteria fin da bambino. Ma oggi, forte degli studi alla celebre Berklee School of Boston, l’ancora giovanissimo Pellerito ha già all’attivo numerose e acclamatissime performance dal vivo; come questa che lo vede alle prese con il suo repertorio prediletto: quello del muscolare (e al tempo stesso raffinato) jazz-funk degli anni ’70, sulle note di temi universalmente noti dovuti alla penna del grande Herbie Hancock.

Pat Metheny inventa il jazz a tinte forti

Sul sito de Il Giornale è stato pubblicato un articolo, a firma Antonio Lodetti, con un intervista a Pat Metheny che parla del suo album di prossima uscita Kin.


Ecco un estratto dell'articolo:
(...) Ora la Unity Band si è trasformata nel Pat Metheny Unity Group (a Metheny, Potter, Antonio Sanchez e Ben Williams s'è aggiunto il polistrumentista Giulio Carmassi) che pubblica tra pochi giorni il nuovo album intitolato Kin, votato all'improvvisazione e allo sviluppo del rapporto col sax tenore e con i numerosi strumenti suonati da Carmassi. 
«Questa band pian piano è diventata una combinazione di musicisti in cui la somma è meglio delle singole parti - spiega Metheny -; al tempo stesso ero impaziente di scrivere qualcosa di più ricco, che andasse oltre i limiti imposti dalla classica formazione a quartetto, ma senza perdere l'energia e l'intensità della band. Così se il primo disco era un attento documentario in bianco e nero, Kin è un lavoro in Technicolor».
Così l'album è una raccolta di brani molto lunghi e complessi armonicamente, basata sul gioco di squadra e sull'improvvisazione, «che diventa elemento principale della narrazione musicale. Abbiamo trascorso un anno spettacolare con oltre 100 concerti e ci è rimasta la voglia di continuare, però ognuno di noi era impegnato con i suoi singoli progetti. Così abbiamo deciso di ritrovarci nel 2014 per espandere il nostro discorso musicale. Giulio Carmassi è l'uomo ideale per questa nuova avventura perché è un jolly e con il suo apporto ci permette di sperimentare nuovi suoni e colori». 

giovedì 23 gennaio 2014

Eli Degibri & Avishai Cohen questa sera su WDR 3

Questa sera l'emittente tedesca WDR 3 trasmetterà un concerto speciale della WDR Big Band diretta da Mike Holober, con ospiti due grandi musicisti israeliani, il sassofonista Eli Degibri ed il trombettista Avishai Cohen, registrato il 15 gennaio del 2013 alla Bayer Erholungshaus di Leverkusen, in un progetto dal titolo Two Minds - One Language.


I due musicisti jazz israeliana, Eli Degibri al sax tenore e Avishai Cohen alla tromba, condividono una lunga carriera musicale piena di somiglianze. Non solo sono entrambi nati in Israele, ma hanno anche lo stesso anno di nascita: il 1978.
In giovane età essi hanno scoperto l'amore per la musica, e poi le loro strade hanno continuato ad intrecciarsi anche all'estero, quando erano entrambi studenti al Berklee College of Music di Boston. 
Anche negli Stati Uniti, la loro carriera si è sviluppata in parallelo; pur amando entrambi l'hard bop e il post-bop, prendono molti dei loro riferimenti musicali dalle loro radici israeliane.
Ma pur parlando la stessa lingua, anche a livello musicale, sono differenti nello spirito. Il sassofonista e il trombettista hanno un proprio stile caratteristico, segnato sia dalla propria personalità che da ciò che vogliono trasmettere nella loro musica. Sia Degibri che Cohen hanno qualcosa da dire nel mondo del jazz, ma ognuno lo esprime a modo proprio. 

Night Bird Song: The Thomas Chapin Story

Il famoso regista Stephanie J. Castillo sta realizzando Night Bird Song: The Thomas Chapin Story, un documentario per rivelare al mondo questa importante voce del jazz, che continua a esaltare e testimoniare la sua musica per le generazioni a venire.


Attraverso il documentario, si scopre una storia mai stata raccontata e al di fuori dei libri di storia del jazz, della breve ma straordinaria vita di Thomas Chapin, una creativa forza musicale che emerse negli anni '80 nella scena jazzistica di New York, ed il cui stile originalissimo aiutò a spostare la musica in avanti negli anni '90.
Ammirato per la sua esuberanza come multi-strumentista, ed una volta direttore musicale per il leggendario Lionel Hampton, Chapin fu uno dei pochi artisti della sua generazione a prosperare in entrambi i mondi della città, sia nella scena sperimentale della downtown, che nella scena uptown di jazz tradizionale; il sassofonista-flautista si stava appena facendo un nome, quando la sua vita fu stroncata prematuramente. Chapin morì tragicamente di leucemia nel 1998, all'età di 40 anni.
Si incontrerà un'anima appassionata che viveva come se non ci fosse un domani, alla ricerca instancabile di fare ciò che amava.
A fronte di una condizione d'infanzia che lo mise a conoscenza ogni giorno della fragilità della vita, Thomas Chapin crebbe e guadagnò quota, vivendo il suo sogno di fare una musica moderna, coinvolgente, esilarante, che spinse il jazz in avanti.

Cinquecentojazz a Corropoli

Nuova edizione - la terza - del CinquecentoJazz a Corropoli, presso il Ristorante "Il Cinquecento". Nelle sei date previste si alterneranno nomi ben noti del miglior panorama Jazz, e torneranno gli attori Ottaviano Taddei, Elvezio Rosati e Piergiorgio Cinì ad aprire ogni concerto con letture di brani letterari.


Stagione questa che si pregia della presenza di artisti di fama internazionale: ciascuno di essi rappresenta, infatti, un punto di riferimento nel variegato mondo della musica Jazz.
Aprirà questa edizione la voce di Sinne Eeg (Danimarca) il 31 gennaio. Cantante e compositrice eccellente, insignita dei più alti riconoscimenti della musica Jazz in tutto il nord Europa. Sinne di esibirà insieme a Teo Ciavarella al piano, Domingo Muzietti alla chitarra, Massimo Giovannini al basso e Fabio Colella alla batteria.
Il 21 febbraio sarà la volta di Ralph Towner (USA), alla chitarra, fondatore degli Oregon, compositore e polistrumentista sensibile, capace di musica di un lirismo unico. Ralph ha segnato la storia della composizione del nostro tempo, sintesi della ricerca operata nel jazz e nella musica classica e contemporanea, non solo occidentale.
Il 7 marzo sarà la serata di Tiziana Ghiglioni, interprete eccezionale di standards di genere ma anche instancabile ricercatrice, fra le voci italiane piu' autorevoli. Con lei suoneranno Domingo Muzietti alla chitarra, Marco Di Natale al contrabbasso e Massimo Manzi, l'orgoglio italiano della batteria Jazz nel mondo.
Tuck & Patti saranno invece a Corropoli il 12 marzo. Duo, chitarra & voce, molto amato non soltanto nell'ambito della musica Jazz. Tuck Andress, caposcuola di un nuovo modo di pensare la chitarra, è apprezzato per la straordinaria capacità di costruire strutture armoniche e linee melodiche e di contrappunto che sembrano nate per accogliere la voce di Patti Cathcart, così sensuale e potente.

Matana Roberts - Coin Coin Chapter Two: Mississippi Moonchile

E' stato recentemente pubblicato, per l'etichetta CST Records, il nuovo album dell'altosassofonista Matana Roberts, intitolato Coin Coin Chapter Two: Mississippi Moonchile, seguito dell'acclamato Coin Coin Chapter One: Gens De Couleur Libres del 2011


Guidata da una pratica estetica che ha soprannominato 'un patchwork di suoni panoramici' (in parte in omaggio al patrimonio artigianale della sua linea patrilineare), Coin Coin vede la Roberts rievocare un pò della più sfumata, riflessiva e sostanziale musica di liberazione americana del 21° secolo.
Coin Coin è stato anche un processo profondamente generoso e collaborativo per la Roberts, che ha sviluppato vari capitoli con una vasta gamma di musicisti provenienti da esperienze diverse nel corso di molti anni. 
L'acclamatissimo Capitolo One: Gens De Couleur Libres fu il culmine di due anni di visite regolari a Montréal e presentava quindici musicisti assemblati dalla scena jazz, sperimentale e avant-rock di quella città. 
Chapter Two: Mississippi Moonchile è stato invece sviluppato per un sestetto jazz più intimamente intrecciato di New York, ed è stato registrato con questo gruppo alla fine del 2012, dopo diversi anni di spettacoli locali e internazionali con questa line-up.
Mississippi Moonchile percorre il passo successivo nel complesso ed iconoclasta progetto della Roberts di memoria e di recupero, dove tropi storici e contemporanei musicali, frammenti parlati e racconti cantati e le cascate di note del sassofono contralto di Matana, sono supportati da musicisti dal talento prodigioso, come il pianista Shoko Nagai, il trombettista Jason Palmer, il bassista Thomson Kneeland, il batterista Tomas Fujiwara e la voce del tenore lirico Geremia Abiah.
Seppure delimitata da 18 titoli, l'album presenta un ininterrotto turbinio incantatorio di musica interamente composta, dove la struttura tematica e la libera improvvisazione viaggiano in una continua e fluida co-esistenza.

Intervista a Franco Cerri

Sul sito de La Repubblica è stata pubblicata una bella intervista al grande chitarrista Franco Cerri, all'interno della quale parla dei suoi rapporti con i grandi del jazz.


Ecco un estratto dell'intervista:
A proposito di menomazioni alla mano, lei ha suonato con Django Reinhardt. 
"Suonato è dir poco. Siamo stati amici. La prima volta che lo vidi esibirsi alla tastiera - improvvisava il tema di una melodia francese - mi accorsi che andava su e giù nella scala cromatica con un solo dito, l'indice. Era pazzesco".
Come ci riusciva? 
"Veniva dal violino. Era un grande talento. Il resto, forza di volontà. Mi raccontò che aveva perso l'uso dell'anulare e del mignolo della mano sinistra da piccolo. Era andata a fuoco la roulotte in cui viveva e gli si era parzialmente atrofizzata la mano".
Veniva da una famiglia di nomadi. 
"Era un gitano e non se ne dimenticò mai. Disegnava roulotte e continuò a viverci dentro. Per tutta la vita. Con lui e Stèphane Grappelli, grandissimo violinista, agli inizi degli anni Cinquanta, abbiamo fatto alcune serate meravigliose. Django fu un genio. Totalmente analfabeta. Ma sono sicuro che non fu lui a scegliere la chitarra, ma la chitarra a scegliere lui".
Come può accadere che sia uno strumento a parlarti? 
"Qualcosa di misterioso. Tu puoi fare centinaia di cose nella vita. Ma solo una, o al massimo due o tre, sono quelle autentiche che hai dentro. E non escono se quelle non vengono a bussare alla tua porta. Duke Ellington, che conobbi a Bologna, disse che un grande musicista è sempre sull'orlo del suo spartito. Ma una mano misteriosa deve buttarcelo dentro. A Duke era piaciuto come suonai quella sera".
Era lì ad ascoltarla? 

mercoledì 22 gennaio 2014

Simona Premazzi - The Lucid Dreamer

La pianista italiana, ma con base a New York, Simona Premazzi ha sviluppato una mole impressionante di lavoro come compositore e bandleader. Simona ha recentemente pubblicato il suo terzo album, "The Lucid Dreamer", per l'etichetta Inner Circle Music, con la sua nuova formazione composta dalla sensazionale tenorsassofonista Melissa Aldana, dal bassista Ameen Saleem, dal batterista Jochen Rueckert e come ospite speciale, l'inimitabile Greg Osby al sax contralto e soprano sassofono.

Foto tratta dal sito ufficiale

La Premazzi proviene da una piccola città alla periferia di Milano, dove ha iniziato a suonare il pianoforte all'età di 9 anni. Musicista di talento, Simona si è laureata presso il conservatorio di musica di Milano dove ha seguito gli studi iscrivendosi alla Jazz School Academy e alla scuola di musica CPM per studiare sotto la guida incomparabile di due formidabili maestri del jazz come Massimo Colombo e Franco D'Andrea.
Da studente è diventata membro di due delle band più interessanti dell'Accademia; la Mingus Fingers Septet, ovviamente incentrata sulla musica di Charles Mingus, seguita da un periodo di lavoro di quattro anni con la "Big Band" di Enrico Intra, con la quale è andata in tour in tutta Italia e suonato a fianco di musicisti di livello internazionali tra cui, Markus Stockhausen, David Raksin, Franco Cerri, James Newton, Tiziana Ghiglioni, Dave Liebman, Eddie Daniels, Enrico Rava, Paolo Fresu e molti altri.
Dopo essersi trasferita a New York nel 2004, ha ottenuto il riconoscimento per il suo lavoro di improvvisazione e per il suo abile approccio come compositore, con uno stile inconfondibile ed una profondità in ognuna delle sue composizioni.
L'album di debutto della Premazzi, "Looking For An Exit", in trio con Ari Hoenig e Joe Sanders, è stato selezionato tra i migliori album in trio usciti tra il 2004 e il 2008, dalla prestigiosa rivista giapponese Jazz Hihyo.
Il suo acclamato secondo album, "Inside In", ha presentato la sua band, The Intruders con Stacy Dillard al sax, il bassista Ryan Berg e il batterista Rudy Royston.

Miles At The Fillmore – Miles Davis 1970: The Bootleg Series Vol. 3

Il prossimo 24 marzo la Columbia/Legacy pubblicherà la terza uscita della sua premiatissima serie The Bootleg Series, Miles At The Fillmore, un cofanetto di quattro Cd di Miles Davis che documenta le quattro serate al leggendario locale di rock psichedelico di New York, Fillmore East, nel 1970. 


Il cofanetto includerà più di due ore di musica inedita di questa band innovativa, che includeva Keith Jarrett, Chick Corea, Steve Grossman, Dave Holland, Jack DeJohnette e Airto Moreira. 
Originariamente pubblicato in forma pesantemente modificata ed altamente incompleta come doppio LP, Miles Davis At Fillmore, nell'ottobre del 1970, e successivamente pubblicato su CD nella metà degli anni 1990, la musica è tratta da concerti del giugno del 1970, quando Miles, uno dei pochi artisti jazz mai ingaggiati dal Fillmore, aprì la serata per Laura Nyro.
Il cofanetto, che vanta un favolosa nuova copertina, conterrà anche un booklet di 36 pagine con un'intervista a Carlos Santana, un saggio sulle registrazioni e sulla musica inedita da parte dei produttori Richard Seidel e Michael Cuscuna, insieme a un saggio supplementare di Cuscuna che copre lo sviluppo della musica di Miles in questo momento cruciale della sua carriera.
L'anno trascorso tra il mese di agosto del 1969 ad agosto del 1970, fu forse quello più produttivo della carriera di Miles Davis.
In quel breve lasso di tempo, il trombettista registrò abbastanza materiale per il suo doppio album in studio Bitches Brew, un album singolo in studio Jack Johnson, tre lati di un altro doppio album in studio, Big Fun e quattro brani del doppio album Live-Evil.

Sarah Gillespie - Glory Days

E' stato appena pubblicato Glory Days, terzo album della cantante britannica Sarah Gillespie che con il suo personalissimo mix di jazz e folk ha spinto la critica inglese a paragonarla a un mito vivente come Joni Mitchell.


Ecco un'estratto di una recensione di Tino Montanari, pubblicata sul blog Disco Club:
(...) Questo nuovo lavoro Glory Days, prodotto dal polistrumentista di origine israeliana Gilad Atzmon al sassofono, fisarmonica, clarinetto e chitarre elettriche, oltre a Sarah chitarra e voce, si avvale di musicisti di grande valore  come Enzo Zirilli (che risiede e lavora stabilmente a Londra da anni) alla batteria e percussioni, il fido Ben Bastin al contrabbasso, Kit Downes al pianoforte e Marcus Bates al corno francese, alle prese con una serie di canzoni tutte scritte dalla penna di Sarah Gillespie (eccetto il famoso conclusivo traditional St.James Infirmary).
Una chitarra acustica introduce Postcards To Outer Space, il brano di apertura dell’album, una performance per voce e chitarra, di impronta “mitchelliana”, seguita dalla title track Glory Days (nessuna relazione con il brano di Springsteen), dedicata alla defunta madre Susan Ann Broyden, una perfetta folk-song, con fisarmonica e corno francese a dettare il ritmo, mentre Sugar Sugar è un altro esempio di melodia folk jazz, che valorizza le capacità della band. 
Oh Mary è il secondo brano per chitarra e voce, dove si dimostra la bravura di strumentista di Sarah, mentre il valzer Signal Failure viene ripescato dall’EP The War On Trevor, per poi passare all’arrangiamento esotico e sensuale di The Bees And The  Seas, con la fisa di Atzmon e gli strumenti di Bastin e Zirilli sugli scudi. 

Visioninmusica a Terni con Stefano Di Battista e Joshua Redman

Al via a Terni la decima stagione di 'Visioninmusica'. Dal 23 gennaio al 3 aprile, presso l'Auditorium Gazzoli, è di scena la dinamica rassegna di musica contemporanea con artisti di grandissima fama e grandi novità. 


Era il 2004 quando 'Visioninmusica' muoveva i primi passi nella scena musicale nazionale: un decennio segnato da musica, produzioni, lezioni-concerto, nel corso del quale si sono esibiti artisti provenienti da ogni angolo del pianeta.
Si comincia con 'Nicki Nicolai & Stefano Di Battista Jazz Quartet' in 'Mille Bolle Blu' il 23 gennaio: è un'esclusiva regionale l'appuntamento che avrà come protagonisti l'inconfondibile voce di Nicki Nicolai e l'estro creativo di uno dei più noti musicisti jazz italiani, Stefano di Battista. Coppia nella vita e coppia artistica sul palcoscenico, a Terni, accompagnati da uno straordinario Trio - Andrea Rea al pianoforte, Roberto Pistolesi alla batteria, Daniele Sorrentino al contrabbasso - i due reinterpreteranno gli anni d'oro della musica italiana e internazionale in chiave swing e jazz, proponendo brani come 'Se stasera sono qui', 'Non gioco più', 'Se telefonando', 'Che sarà', fino a 'All my loving' e 'Smoke on the water'.
Mountain Men in 'Nothing Zero None' saranno in scena il 6 febbraio: in esclusiva regionale, dopo il successo della performance live dello scorso anno, l'atipico duo franco-australiano in occasione dell'edizione 2014 presenterà una selezione di brani tratti dai primi due album: 'Spring time coming' (2009) e 'Hope' (2013), oltre ad alcuni brani che fanno parte del loro nuovo lavoro discografico.
Il 20 febbraio è la volta di Get The Blessing in 'Lope & Antilope': è una delle date più attese della prossima stagione e vedrà ospite, in anteprima assoluta per l'Italia, una delle band più originali ed eccitanti dell'attuale scena musicale britannica.
Per presentare la band basterebbero i nomi di Jim Barr e Clive Deamer, rispettivamente, bassista e batterista dei Portishead. Nata a Bristol da un'idea della sezione ritmica della leggendaria formazione trip-hop, i Get The Blessing si completano con i fiati e l'elettronica del sassofonista Jake McMurchie e del trombettista Pete Judge. Il loro disco di debutto, 'All is Yes' (2008), ha vinto con merito un 'BBC Jazz Awards', nonostante il jazz sia solo una delle tante influenze della band, il cui minimo comune denominatore è la passione per il genio di Ornette Coleman, ma non solo. Trascendendo dalle catalogazioni, fondono le loro diverse anime, dando vita a un sound che rimane unico.

martedì 21 gennaio 2014

Pino Russo - Novecento

Giovedì 30 gennaio 2014 dalle ore 21,30 appuntamento al Jazz Club di Torino. Il nuovo anno si apre con la presentazione del nuovo cd di Pino Russo intitolato "Novecento" edito dalla prestigiosa etichetta discografica Spasc(h).


Come facilmente intuibile dal titolo, questo progetto si propone di prendere in esame la musica di tre autori che hanno lasciato un segno importante e tangibile nella storia del jazz e nel panorama musicale mondiale non solo del loro tempo, ma anche del presente e del futuro; Miles Davis, Thelonious Monk e John Coltrane. Un originale approfondimento raccontato da una chitarra in solo.
Dalle liner notes del disco:
Per alcuni la semplicità è una conquista. Per altri una vocazione. Per altri ancora - come nel caso di Pino Russo - un processo evolutivo. Nell'arco dell'apprendimento di un artista, solitamente, all'acquisizione di stili e tecniche segue la maturazione espressiva e la saggezza che conduce alla personalizzazione del proprio linguaggio. 
È qui, al limite estremo e ultimo dell'essere lettore delle proprie opere e di quelle degli altri, che Pino Russo si può dire musicista completo. Perché pone, fra gli obiettivi prioritari del proprio lavoro, il decifrare ciò che è complesso, articolato e annodato attraverso una comunicazione sensoriale che permette a chiunque di elaborare una propria visione della musica. 
Un compositore, o un interprete, non ha l'obbligo di assecondare il pubblico ma il dovere di spiegare - suonando - le ragioni delle sue scelte e perché le ritiene così importanti per l'arricchimento proprio e degli altri. Pino Russo ha raggiunto la propria semplicità attraverso un atto seduttivo che lega il forte carattere dell'esecutore all'esemplare autenticità dell'improvvisazione. 

Stefano Bollani – Carioca Live (Blu-ray)

Esce in formato Blue-ray, Carioca Live, il concerto evento di Stefano Bollani, registrato durante la tournèe estiva dell'album Carioca al Festival di Villa Arconati, Bollate, il 23 luglio 2009.


C’è un legame profondo che unisce Stefano Bollani e la musica brasiliana; qualcosa di più intenso e complesso rispetto a una semplice corrispondenza artistica o a un’affinità estetica. 
L’istrionico ed eclettico jazzista italiano lo ha ampiamente dimostrato dando alla luce alcuni progetti discografici come l’album Falando de amor - appassionato tributo al grande Antonio Carlos Jobim - o il più recente e pluripremiato Carioca, dalla cui costola è ora nato il Dvd Video, Carioca Live, registrato dal vivo in occasione della relativa tournée.
Ad accompagnarlo sul palco troviamo una strepitosa formazione “mista”, composta da artisti brasiliani come il sassofonista Zé Nogueira, il chitarrista Marco Pereira, il contrabbassista Jorge Helder, il percussionista Armando Marçal, il batterista Jurim Moreira e da due musicisti di casa nostra, il sassofonista Mirko Guerrini e il clarinettista Nico Gori; con questo “dream team” Bollani ha intrapreso un lungo viaggio alla scoperta del samba e del choro, vere e proprie colonne sonore portanti della musica popolare di Rio de Janeiro, dalle cui radici è poi fiorita la bossa nova. 
E in concerto si svelano progressivamente le anime più segrete e affascinanti di questo ricco repertorio: tra le atmosfere raccolte e sfumate di brani come Luz negra, Samba e amor o A voz do morro, ma anche tra i ritmi trascinanti di Segua ele, Ao romper da aurora o della pirotecnica versione di Tico Tico (il pezzo senz’altro più celebre, contrappuntato da continui cambi di tonalità), nelle sempre diverse combinazioni di organico, tra assoli, duetti e funambolici passaggi all’unisono, dove il virtuosismo non prevarica mai sullo spirito autentico delle composizioni originali.

David Krakauer - The Big Picture

Il virtuoso del clarinetto David Krakauer annuncia l'uscita di uno dei suoi album più avventurosi fino ad oggi, The Big Picture


L'album presenta una straordinaria formazione che comprende: David Krakauer al clarinetto, Jenny Scheinman al violino, Adam Rogers alle chitarre, Rob Burger alle tastiere, organo, fisarmonica, vibrafono, Greg Cohen al contrabbasso, Jim Black alla batteria e percussioni, Sheryl Bailey alla chitarra, Nicki Parrott al contrabbasso e campionatore.
Un artista di grande fama, il clarinettista e visionario culturale David Krakauer presenta il suo nuovo progetto, The Big Picture, in omaggio alla sua personale scoperta del proprio patrimonio culturale e, in senso più ampio, al viaggi che tutti noi facciamo per trovare un significato e una connessione nella nostra vita. L'album è stato prodotto da Joseph Baldassare e registrato da Roy Hendrickson.
The Big Picture presenta l'eccellente sestetto di Krakauer, con una nuova costellazione di musicisti, scelto meticolosamente per il loro virtuosismo, con stimolanti nuovi arrangiamenti e reinterpretazioni di colonne sonore di film di noti compositori di musica da film classici, tra i quali, Marvin Hamlisch, Wojciech Kilar, Vangelis, Sergei Prokofiev, Ralph Burns, Jerry Bock, John Kander e Fred Ebb. I film includono alcune gemme come La scelta di Sophie, Il pianista, Cabaret, Radio Days e Funny Girl.
Ogni film ha un legame speciale con l'ebraismo, sia per quanto riguarda il regista, gli attori, il compositore, o la tradizione ebraica; partendo dai temi della guerra e della persecuzione per arrivare alla satira sofisticata e alla farsa.

Xiu Xiu - Nina

Il connubio non è tra i più immediati da immaginare, ma funziona. Xiu Xiu, band sperimentale, intimista, di vera avanguardia, che omaggia Nina Simone, icona della musica jazz e dell'attivismo per i diritti degli afroamericani. 


Le due realtà ad un primo sguardo appartengono a due universi separati, inconciliabili; ma quest'album chiamato semplicemente Nina riesce a dimostrarci il contrario. 
Sotto il nome di Xiu Xiu si cela infatti la mente sempre in movimento di Jamie Stewart, musicista complesso, raffinato, indagatore di mondi sonori spesso del tutto inaspettati. 
Xiu Xiu ha rappresentato proprio per questo una delle sorprese musicali degli anni Duemila, in bilico tra elettronica, indie rock, musica classica, noise. 
Tutto assieme, e tutto perfettamente funzionante. Le atmosfere spesso eteree, l'apparente leggerezza delle trame musicali appaiono quasi in contrasto con l'anima oscura della band, con i testi che parlano di suicidi, di guerra e morte. 
In realtà tutto è lì a rappresentare l'estrema complessità di questo mondo, che in musica può esprimersi solo destrutturando le canzoni e dando vita ad album ibridi, del tutto radicali. 
Nina non fa eccezione: gli Xiu Xiu prendono le sue canzoni, così profonde e piene di speranza, e le riscrivono completamente, rendendole intime, sofferte, inaspettatamente oscure. 
Stewart attraverso Nina Simone dà voce ai suoi tormenti, e mostra un lato sconosciuto delle sue composizioni. Le fa sue, interpretandole con quella voce sussurrata, bassa, che pare provenire dalle viscere. 

lunedì 20 gennaio 2014

Larry Goldings, Peter Bernstein and Bill Stewart - Live at the Village Vanguard (video)

Lo scorso 13 novembre il sensazionale trio composto dal chitarrista Peter Bernstein, dall'organista Larry Goldings e dal batterista Bill Stewart è stato ospite del leggendario Village Vanguard di New York.


Questo trio incendiario viene giustamente considerato uno dei migliori "organ trio" attualmente in circolazione, testato da anni di intensa collaborazione che ne ha naturalmente migliorato l'interplay.
Larry Goldings ha attraversato una multicolore autostrada musicale prestando il suo distintivo playing in registrazioni di Christina Aguilera, Tracy Chapman, Robben Ford, Herbie Hancock, Al Jarreau, Norah Jones e James Taylor.
Il chitarrista Peter Bernstein recentemente è stato in tour con il "Saxophone Colossus" Sonny Rollins, ed ha anche prestato il suo sound ad un gotha di icone del jazz come Lou Donaldson a Joshua Redman, oltre a Dr. Lonnie Smith a Jack McDuff.
Il batterista Bill Stewart ha concesso il suo potente ma melodico drumming ad artisti come Maceo Parker, John Scofield e Joe Lovano.
Il loro ultimo lavoro discografico, intitolato Live at Smalls, riprende un concerto tenuto al celebre locale newyorkese.

Wadada Leo Smith questa sera BBC3

Questa sera la BBC3 trasmetterà il concerto di Wadada Leo Smith, registrato lo scorso 22 novembre al Cafè Oto di Londra.

Carolyn Cole, Los Angeles Times

Wadada Leo Smith interpreterà pezzi tratti dalla sua opera musicale Ten Freedom Summers, accompagnato da Anthony Davis al piano, John Lindberg al basso, Anthony Brown alla batteria e il Ligeti String Quartet.
Ten Freedom Summers, un'opera composta da sette ore e mezzo di musica e 22 composizioni distinte, che non è né una cronologia degli eventi, né una narrazione, ma piuttosto una esplorazione astratta della psicologia e delle emozioni che circondano le figure e gli eventi della lotta per la libertà e la democrazia negli Stati Uniti. Le composizioni sono organizzate in tre principali collezioni: "Defining Moments in America", "What is Democracy" e "Freedom Summers".
Ten Freedom Summers debuttò a Los Angeles nel 2011, ed è stato pubblicato dalla Cuneiform Records nel 2012. Wadada Leo Smith, riconosciuto per il suo contributo alla musica contemporanea, è stato nominato finalista del Premio Pulitzer per la musica e compositore dell'anno per Downbeat Magazine del 2013.

Clicca sul player dell'emittente per ascoltare il concerto, questa sera a partire da mezzanotte.

Orrin Evans - …It Was Beauty

Orrin Evans è stato riconosciuto come uno dei pianisti più interessanti della sua generazione. Egli crea composizioni ben stratificate che risuonano nella mente dell'ascoltatore. Lo scorso anno Evans  ha pubblicato il bellissimo ... It Was Beauty per Criss Cross Records, che segna la sua 20a registrazione come leader e settima per l'etichetta.


Orrin Evans si diletta ed eccelle nel sovvertire i luoghi comuni del jazz. Una fucina di idee - questo è il suo 20° album a soli 36 anni - lui suona un tradizionale hard-bop che sorprende costantemente, senza perdere la sua integrità tematica. 
Su ... It Was Beauty, Evans per lo più rifugge gli accordi fragorosi ed il denso fraseggio che sono parte del suo approccio in stile McCoy Tyner. Ma operando nel formato del trio, che sta sempre più diventando il suo ambiente preferito, il pianista sfoggia un acuità spaziale ed una raffinatezza armonica che ricorda più Ahmad Jamal.
E' uno stile più morbido che enfatizza la bellezza, come dice il titolo, ma senza sottovalutare il rigore intellettuale. Insieme al batterista Donald Edwards ed quattro diversi bassisti, Eric Revis, Ben Wolfe, Luques Curtis, e Alex Claffy, Evans porta interazioni avventurose e dinamiche sinceramente trilaterali. 
Dice Evans "Si tratta di due gruppi differenti che si uniscono da una famiglia allargata. E' bello quando ci riuniamo per una conversazione. Non sempre siamo d'accordo su tutto, ma parliamo la stessa lingua, costruita sul rispetto sul da dove noi proveniamo."
…It Was Beauty è certamente una produzione spartiacque nella carriera di Evans, nel corso della quale è stato spesso acclamato dalla critica per i suoi chops imponenti e per la sua visione propulsiva del ritmo e dell'armonia. 
Ma non va trascurata la bellezza che egli riesce a creare attraverso la sua forma d'arte.

Regina Carter esplora la storia della sua famiglia

La violinista Regina Carter è considerata il violinista jazz più importante della sua generazione, una denominazione che non riesce sufficientemente a dipingere il quadro. La sua curiosità, passione, e ricerca della bellezza ha accompagnato ogni passo del suo percorso musicale. 


Queste caratteristiche sono più evidenti che mai nel suo imminente album di debutto con la Sony Music Masterwork, dal titolo Southern Comfort, in cui esplora la musica popolare del sud. L'album uscirà il 4 marzo e coinciderà con l'inizio del tour internazionale.
Southern Comfort si collega tematicamente ai precedenti album della Carter, I'll Be Seeing You: A Sentimental Journey (2006), che presenta alcuni standard jazz preferiti da sua madre, e Reverse Thread (2010), che celebra la tradizione della musica africana re-immaginata per violino, fisarmonica, basso, batteria e kora. 
Sul suo nuovo album, la Carter esplora dei pezzi folk che il nonno paterno, un minatore, ascoltava mentre lavorava in Alabama, e il progetto è stato ampliato per includere altre melodie popolari della regione.
Nell'intento di rifare il passato, Regina ha cercato dei parenti lontani e i libri dell'epoca in cui suo nonno viveva.
E' andata alla Biblioteca del Congresso per studiare le rinomate collezioni di folkloristi come Alan Lomax e John Work III, scavando in profondità nelle loro registrazioni dagli Appalachia. Su Southern Comfort, Regina interpreta le proprie radici attraverso una lente moderna.
"Quando ascoltavo alcune di queste registrazioni, ho sentito qualcosa che mi ha toccato profondamente", ha detto la Carter. «Avevo forse 50 canzoni e alla fine mi sono vista costretta a lavorare su quelle e a trattenermi dal raccoglierne altre".

Andrea Celeste - Se stasera sono qui

Dopo la pubblicazioni di ben tre album in Inglese, Andrea Celeste, cantante e compositrice classe 1986, debutta come interprete della canzone italiana, e lo fa con un album tributo alle canzoni dei grandi cantautori genovesi dal titolo “Se stasera sono qui” (Zerodieci Studio).


Circondata da musicisti di altissimo livello come Fabio Vernizzi (pianoforte), Andrea Maddalone (chitarra), Pietro Martinelli (contrabbasso), Lorenzo Arese (batteria), la cantante da vita a un omaggio onesto e di altissimo livello alla maestria dei grandi Luigi Tenco, Gino Paoli, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Fabrizio De Andrè, Ivano Fossati, Vittorio De Scalzi. 
Lo stesso Vittorio De Scalzi, entusiasta del progetto, ha scritto per la cantante l’unico inedito del disco dal titolo “Mentre cadiamo giù” e ha prestato la sua voce per un intenso duetto dal sapore latino arrangiato e orchestrato da Fabrizio Pigliucci.
Altra riuscita collaborazione artistica contenuta nel disco è quella con Zibba (Targa Tenco 2012, in gara a Sanremo 2014 nelle nuove proposte), giovane esponente della nuova scuola del cantautorato ligure, il quale presenzia con la sua graffiante voce in una divertente rivisitazione mannouche del celebre “Se stasera sono qui” (Tenco).
Notevoli sono la versione up-tempo di “Che cosa c’è” (Paoli) e la versione r&b ballad del brano “Noi due” (Bindi). Commovente la bellissima “Genova e la luna” (Lauzi), canzone che, durante i suoi concerti, Andrea Celeste definisce come “la descrizione della mia storia d’amore con Genova”.
Nel disco c’è spazio anche per una sensuale milonga sulle note de “L’angelo e la pazienza” (Fossati) e per una potente “La ballata dell’amore cieco” in cui la voce della cantante si veste di un’amara ironia al ritmo di swing nell’interpretare il drammatico racconto del grande Faber.

Erik Friedlander's Bonebridge ad Aperitivo in Concerto

Domenica 26 gennaio 2014, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano, “Aperitivo in Concerto” presenta il progetto di uno fra i più affascinanti, originali e vitali interpreti della musica improvvisata contemporanea: Erik Friedlander, con il gruppo Bonebridge


Friedlander, strumentista di eccelso virtuosismo e di profonda vena poetica, fondamentale collaboratore di un artista quale John Zorn, con cui ha realizzato eccezionali lavori ed incisioni, si presenta con un collettivo di eccezionali strumentisti con i quali rilegge, in uno spettacolo di trascinante verve teatrale, le più profonde radici della musica popolare americana, trasformando in arte raffinata, cosmopolita, contemporanea e coinvolgente il cuore di quel blues elettrico che si ispira a musicisti e band ammirati dallo stesso Friedlander in gioventù (quando percorreva in lungo e in largo gli Stati Uniti con il padre, il leggendario fotografo Lee Friedlander) come Johnny Winter e gli Allman Brothers. 
Una rilettura modernissima della tradizione che attraversa l’intera cultura musicale americana, da New York al Tennessee, dal jazz al bluegrass al country e al folk, evocata con strepitosa inventiva melodica e timbrica dal sinuoso dialogo tra la voce del violoncello (capace di evocare, grazie ad un uso strepitoso e originalissimo di un percussivo pizzicato - così come dei glissandi con l'archetto - persino le sonorità peculiari del banjo e della chitarra finger-picked) e la chitarra slide di Doug Wamble (nativo anch'egli del Sud degli Stati Uniti), e dalla stellare ritmica formata da Trevor Dunn e Michael Sarin.
Lo straordinario violoncellista Erik Friedlander, figlio del grande fotografo Lee Friedlander (cui si debbono peraltro anche talune splendide copertine per i dischi della Atlantic, negli anni Cinquanta e Sessanta), ha praticato la musica sin dall'infanzia, frequentando soprattutto il jazz e il rhythm'n'blues. Iscrittosi nel 1978 alla Columbia University per affinare le sue conoscenze musicali, decide solo l'anno seguente di praticare la musica anche professionalmente, su incoraggiamento del contrabbassista Harvie Swartz. Proprio con Swartz egli inizia la sua carriera, partecipando all'incisione di Underneath It All per la Gramavision.

domenica 19 gennaio 2014

Miles Davis Quintet – Live At Salle Pleyel, Paris – 1969 (video)

Il 3 novembre del 1969, il quintetto di Miles Davis tenne due set leggendari alla mitica Salle Playel di Parigi,  che furono registrati da Radio France.


L'eccezionale formazione di quei concerti era composta da Miles Davis alla tromba, Wayne Shorter al sax tenore e soprano, Chick Corea al piano elettrico, Dave Holland al basso e Jack DeJohnette alla batteria.
Dei due set il secondo fu trasmesso in diretta, mentre il primo rimase sepolto negli archivi. 
La registrazione del secondo set fece il giro di collezionisti per anni ed il suo sound, in mono e in molte parti sporco, divenne l'unica documentazione di questi straordinari concerti.
Finalmente negli ultimi anni, dagli archivi di Radio France è venuta alla luce anche la registrazione (video e audio) del primo set, con un suono nettamente migliore ed in stereo.

Ecco il video integrale del primo set:

La cantante italiana Anita Vitale vince Made In New York Jazz Competition

La cantante Anita Vitale è risultata la vincitrice della prima edizione di Made in New York Jazz Competition, un grande concorso jazz online a livello mondiale. 


La Vitale ha vinto con una versione di "Centerpiece" di Jon Hendricks, eseguita in compagnia di Bobby McFerrin, che ha registrato innumerevoli visite online prima di diventare la scelta unanime dei giudici del concorso, Lenny White, Joe Lovano e Randy Brecker.
"Siamo orgogliosi di assegnare il primo premio del concorso inaugurale ad Anita Vitale", ha detto Mikhael Brovkin, fondatore di madeinnyjazz.com. "Il talento della Vitale è sconfinato e lei è così meritevole. La sua straordinaria performance e le grandi qualità che ha mostrato nella sua performance video è esattamente ciò che c'è di così eccitante nel jazz internazionale."
Oltre a vincere l'intero premio in denaro di 3.878 dollari, la Vitale si esibirà a New York con Randy Brecker e Lenny White al concerto di gala che si terrà al Tribeca Performing Arts Center il prossimo sabato 3 maggio.
Il secondo premio va al "World Trio" di Evgeny Lebedev per una loro vivace composizione originale, mentre il terzo premio è andato alla NGA Big Band dalla Germania per la loro interpretazione di "The American Express" di Bob Brookmeyer. I vincitori del secondo e terzo premio portano a casa l'elegante piano digitale Kawai Es7 Portable ed il potente e professionale Kawai Mp6 Stage Piano, gentilmente offerto da Kawai Musical Instruments USA, partner ufficiale del Made in New York Jazz Competition.
"E' stato un anno eccezionale di musica incredibile", ha detto il giudice Joe Lovano. "E' stato bello sentire questi fantastici musicisti provenienti da tutto il mondo". Concorda Lenny White: "E' stato straordinario perché abbiamo trovato jazzisti di talento provenienti da tutto il mondo, che interpretano a modo loro". "Ci sono stati molti ottimi partecipanti", ha dichiarato Randy Brecker "ciò ha reso difficile scegliere i vincitori."

sabato 18 gennaio 2014

Jeff Ballard Fairgrounds: Live At The Village Vanguard (video)

Nell'aprile del 2013, il grande batterista Jeff Ballard, ha ottenuto un ingaggio settimanale al Village Vanguard di New York, accompagnato dalla sua formazione Fairgrounds.

John Rogers for NPR

Jeff Ballard senza dubbio uno dei più amati musicisti al mondo, tanto dal grande pubblico quanto dai musicisti e dalla critica internazionale, con una lunghissima la lista di collaborazioni che svaria da Chick Corea e Ray Charles e Brad Mehldau,
«Fairgrounds» è un progetto in cui la configurazione del gruppo è in continua evoluzione.
Si tratta essenzialmente di un'estensione di tutti i tipi di musica con cui Ballard ama confrontarsi, ed è composto da musicisti con cui ama suonare. 
Di volta in volta cambiano i musicisti che Ballard invita sul palco, ma l'anima più profonda della sua musica resta invariata. 
In questo progetto ogni musicista mette in campo le proprie virtù e le proprie conoscenze musicali, che portano l'ascoltatore in uno spazio nuovo e travolgente.
«Fairgrounds» è una costante sorpresa per l'ascoltatore. Proprio come in un luna park.
Per l'occasione la formazione era composta da Jeff Ballard alla batteria; Eddie Henderson alla tromba; Kevin Hays al pianoforte; Jeff Parker alla chitarra e Larry Grenadier al basso.

Eli Degibri - Twelve

Prossimamente sarà pubblicato Twelve, sesto album da leader del sassofonista Eli Degibri, un altro eccellente esponente della ricchissima scuola israeliana, e primo con il suo nuovo straordinario quartetto.


Il sassofonista e compositore Eli Degibri, possiede molte doti da musicista. Vanta una grande qualità artistica come compositore, per la quale ha ricevuto in Israele il titolo onorario di "Prime Minister Award for Jazz Composition", riconoscendo il suo grande talento come compositore melodico. 
Egli è stato citato come "un improvvisatore eccezionalmente melodico con un grande ed acceso tono al tenore" (Bill Milkowski, JazzTimes ), o semplicemente come "un musicista affascinante che mostra impressionanti chops, sia come musicista che compositore." (Karl Stark, The Philadelphia Inquirer). 
Herbie Hancock ha aggiunto che Degibri è, "un compositore, arrangiatore e performer di grande talento", la cui musica "calpesta acque inesplorate", o che "ha il potenziale per diventare una forza formidabile nell'evoluzione del jazz." 
Per corroborare questi riconoscimenti, nell'aprile del 2012, Degibri è stato invitato a far parte della prima dell'International Jazz Day dell'UNESCO  presso l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, insieme a molti dei migliori musicisti jazz del mondo. 
Degibri è perennemente invitato ad esibirsi nella maggior parte dei luoghi prestigiosi del mondo e festival e, nel 2011 è stato scelto come successore di bassista Avishai Cohen come co-direttore artistico di The Red Sea Jazz Festival.
L'immenso talento di Degibri è stato modellato non solo nei suoi produttivi primi giorni, come uno dei migliori giovani musicisti in Israele, o durante il suo periodo di studio alla Berklee (grazie ad una borsa di studio) o al Monk Institute, ma anche da oltre sedici anni di condivisione del palco con artisti del calibro di Herbie Hancock (1999-2002), Kenny Barron, Fred Hersch e Al Foster (2002-2011), e in band con musicisti come Aaron Goldberg, Kurt Rosenwinkel, Ben Street, Jeff Ballard, Kevin Hays, Gary Versace, Obed Calvaire e molti altri, che hanno portato a cinque registrazioni, acclamate dalla critica, a suo nome.

Jacky Terrasson a Bari

Il pianista franco-americano Jacky Terrasson si esibirà a Bari, al Teatro Forma, il prossimo 24 gennaio, in trio con due giovani talenti: il contrabbassista Burniss Earl Travis, e il batterista Justin Faulkner, con i quali presenterà il suo ultimo album dal titolo “Gouache.


Jacky Terrasson è senz’altro, assieme a Brad Mehldau, uno dei talenti più acclamati venuti alla ribalta sulla scena jazz internazionale a cavallo tra anni ’80 e ’90.
Studia a Parigi piano classico fin quando scopre la nutrita collezione di dischi jazz della madre. A diciannove anni parte per gli Stati Uniti, soggiorno di studio al “Berklee” di Boston e poi ritorno a Parigi, dove lavora tra gli altri con Dee Dee Bridgewater, Barney Wilen e Ray Brown.
Il ritorno negli USA è marcato nel 1993 dal primo premio al prestigioso concorso “Thelonious Monk” a Washington D.C. E’ il preludio di una folgorante carriera che lo porterà in pochi anni a suonare sui palcoscenici di tutto il mondo e a firmare per la prestigiosa Blue Note, poi per Concord Music e per EmArcy.
Con uno stile tecnicamente perfetto, Terrasson abbina la tradizione modernista europea (ascoltandolo possono a volte venire in mente Debussy e Ravel) e l’alta scuola dell’improvvisazione pianistica jazz, in linea con una tradizione che da Art Tatum, passando per Bud Powell, Ahmad Jamal e Thelonious Monk, arriva a Bill Evans.
Ciò che sorprende nel suo modo di suonare sono l’improvvisa comparsa di citazioni e trame fantasiose, il senso naturale del ritmo e un dinamismo fuori dal comune. Benché ormai famoso come solista Terrasson è stato a lungo accompagnatore di cantanti come Betty Carter o di strumentisti quali Tom Harrell e Wallace Roney.

Jeff Ballard Trio – Time´s Tales

Nella scena jazz contemporanea si nota spesso il batterista Jeff Ballard, ricercato sideman in molto progetti, dei quali alcuni noti al grande pubblico, ad esempio il trio con il pianista Brad Mehldau o quello con il sassofonista tenore Mark Turner. Ma ci sa fare anche come leader, come dimostra questo album, Time´s Tales, che inaugura l´anno jazzistico, ed è ancora un trio, seppur insolito. 


Ci sono due musicisti che stanno a testimoniare la globalità del mondo contemporaneo, ambedue da tempo in USA e apprezzati da pubblico e critica. L'uno è il sassofonista contralto portoricano Miguel Zenon, l´altro è il chitarrista, originario del Benin in Africa Lionel Loueke.
La provenienza dei famosi e bravi sidemen fa presumere un disco eclettico, come si usa oggi, ed in effetti è così, perché le loro influenze musicali sono tante e sarebbe riduttivo fermarsi di fronte alla poliedriche possibilità che una formazione senza bassista mette a disposizione. 
C´è il brano world, ispirato all´Africa, che apre il disco, Virgin Forest, ma c´è anche il grande standard jazz, The Man I Love, fatto con una grande partecipazione, in grado di fare venire la pelle d'oca agli ascoltatori, oppure il brano della band rock di turno, se il suo ex bandleader Brad Mehldau ha inciso Wonderwall degli Oasis ecco che qui appare qualcosa di speciale, e cioè Hanging Tree della rock band Queens of the Stone Age. 
Ed ancora El Reparador De Suenos del cantautore cubano Silvio Rodriguez ed alcune libere improvvisazioni insieme a Dal (A Rhythm Song) del compositore di musica classica ungherese Bela Bartok. 
Il trio sa gestire con perizia il materiale scelto, sono un trio moderno che sa filtrare tutte le loro influenze formative e scegliere quello che fa al caso loro piegandolo ad esigenze espressive reali, alla loro voglia di affermarsi come voce personale dall´aspetto collettivo.

venerdì 17 gennaio 2014

Anat Cohen: una boccata di aria fresca al clarinetto

Sul sito del Chicago Tribune è stato pubblicato un bell'articolo con intervista, a firma di Howard Reich, sulla meravigliosa clarinettista Anat Cohen.

John J. Kim/Chicago Tribune

Ecco un estratto dell'articolo:
"Considerando che è cresciuta in Israele, suonando soprattutto il sassofono, Anat Cohen non era propriamente destinata a diventare uno dei maggiori clarinettisti jazz del mondo. 
O forse lo era e non se ne rendeva conto. 
In entrambi i casi, la Cohen, che ha oscillato tra i due strumenti per gran parte della sua carriera, è diventata qualcosa di più di uno dei clarinettisti più interessanti del jazz: lei ha contribuito a dare allo strumento nuova visibilità e, forse, anche un tocco di glamour. 
Insieme ad altrettanto dotati clarinettisti come Don Byron, Victor Goines, Michael White, Evan Christopher e Ken Vandermark, la Cohen chiaramente sta aiutando a riportare lo strumento di Benny Goodman e Artie Shaw, indietro alla sua mappa culturale.
"Lo spero", dice la Cohen. "Penso che la maggior parte della gente pensa che sia uno strumento cool (oggi).... Stiamo tornando."
Non che il clarinetto sia mai veramente andato via. Musicisti stilisticamente lontani come il pioniere del bebop Buddy DeFranco, il maestro cubano Paquito D'Rivera, l'avanguardista Anthony Braxton ed altri, hanno insegnato come questo strumento possa rendere avvincente dei nuovi suoni nell'era post-swing. Ma nel nostro mondo musicale sempre più rumoroso, il clarinetto è stato emarginato, uno strumento dalla voce carezzevole, ampiamente associato ad un'epoca precedente della musica americana.
Cohen è in prima linea nel far rivivere le fortune del clarinetto, grazie a molti aspetti del suo playing: la bellezza del suo tono, la natura carismatica delle sue esibizioni, il virtuosismo apparentemente innocuo della sua interpretazione e la notevole ampiezza del suo repertorio.
Dagli idiomi vintage di New Orleans alle nuove composizioni originali, dalla musica choro brasiliana al danzon cubano e ai ritmi indigeni del Venezuela, Colombia e Argentina, lei abbraccia vaste aree di espressione culturale. Il jazz americano incontra la world music, a vantaggio di entrambi.

Rudy Royston - 303

Dopo essersi trasferito a New York City nel 2006 da Denver, Rudy Royston è emerso come uno dei più emozionanti e richiesti giovani batteristi della scena jazz. 


Avendo già collezionato una lista impressionante di credits come sideman con artisti del calibro di JD Allen, della sassofonista Tia Fuller, del bassista Ben Allison, del chitarrista Bill Frisell e del trombettista Dave Douglas, Royston è pronto a pubblicare come leader. 
Il suo debutto sul Greenleaf Music, 303 (dal nome del codice di zona di Denver), non solo offre il suo brillante e versatile playing alla batteria, ma mette anche in mostra le sue notevoli doti di compositore in dieci originali. 
Con un equipaggio stellare con alcune delle più brillanti giovani luci della scena di New York; il chitarrista Nir Felder, il pianista Sam Harris, il sassofonista Jon Irabagon, la trombettista Nadja Noordhuis e il tandem di due bassi, Mimi Jones e Yasushi Nakamura, Royston e compagnia forniscono anche interpretazioni drammatiche di "Ave Verum Corpus" di Mozart e "High and Dry" dei Radiohead su questo eccezionale album di debutto.
La chimica collettiva su 303, emerge dal brano di apertura, "Mimi Sunrise,", che si apre con un rubato sonoro evocativo, prima di stabilirsi in un groove insinuante. Il ritmico "Play on Words" si apre con alcune intricate linee armoniche dei fiati ed un assolo di chitarra di Felder, prima di un crescendo estatico, nel quale il sassofonista Irabagon e il pianista Harris si scambiano degli irti assoli. Il meditabondo "Prayer (for the people)” è una delle due preghiere di pace su 303, l'altra è la suggestiva chiusura “Prayer (for the earth).
"Good Night Kinyah" è una dolce ninna nanna scritta da Royston per sua figlia. Questo valzer riposante, è illuminato dal playing lirico e pieno di soul del chitarrista Felder e del sassofonista Irabagon, oltre ad un bel assolo al flicorno di Noordhuis.