sabato 21 dicembre 2013

This Just In - Gilad Hekselman

"This Just In", quarto album di Gilad Hekselman, è di gran lunga il suo più eccitante. Viene servito come un notiziario, condito da brevi pause, con improvvisate notizie che mettono in risalto le sue composizioni e la loro apertura ad una moltitudine di influenze. 


Jazz, rock, folk, musica africana, israeliana e dell'India del nord sono dispersi in tutto l'album in cui la creatività armonica di Gilad e la maestria ritmica risultano essere gli elementi naturali del suo virtuosismo melodico, che è diventato il suo marchio di fabbrica. Con un poderoso trio che comprende Joe Martin al basso, Marcus Gilmore alla batteria e come ospite il sassofonista Mark Turner su tre piste, la musica deliziosamente dinamica di Gilad Hekselman riesce davvero a brillare.

Ecco una interessante recensione di Adriano Ghirardo, pubblicata sul sito The Mellophonium:
Ogni incisione di Gilad Hekselman aggiunge qualche tassello in grado di trasformarlo in uno dei capiscuola del chitarrismo contemporaneo. 
Se, infatti, il suo talento era evidente già dall’esordio del 2006 con “Split life” ci sono voluti anni di lavoro per ottenere, finalmente, una voce sicuramente riconoscibile rispetto ai colleghi di strumento. 
Il suo gruppo è rimasto stabile negli anni ed il rapporto col contrabbasso di Joe Martin e la batteria di Marcus Gilmore risulta, a tratti, telepatico mentre il sax tenore di Mark Turner va ad arricchire la tavolozza in tre brani. 
Le composizioni di Gilad si distinguono per cantabilità caratterizzandone lo stile come una sorta di compromesso fra le melodie methenyane e le innovazioni armoniche di Rosenwinkel. 
Da ricordare l’iniziale “Above”, che alterna dolcezza tematica e sviluppi nervosi, la title track, in cui il leader fa a gara con Turner nello sviscerare le complessità armoniche di un brano che si candida a diventare uno standard del nuovo jazz newyorkese, e l’acustica “Dreamers”. 
Una serie di cinque brevi frammenti sonori ("Newsflash") punteggia il disco annunciando suggestioni musicali poi non sviluppate mentre risulta una piacevole sorpresa la rilettura di “Nothing personal” di Don Grolnick e la versione in 5/4 del classico pop anni '80 “Eye in the sky” di Alan Parson. 
Un musicista maturo può permettersi di inglobare nel proprio mondo musicale anche materiali così differenti senza perdere unità stilistica. 




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