venerdì 13 dicembre 2013

Ritratti in jazz - Haruki Murakami, Wada Makoto

Forse non tutti sanno che Haruki Murakami, prima di diventare uno dei più amati romanzieri contemporanei, ha gestito negli anni Settanta un jazz bar a Tokyo, il 'Peter Cat'. Con quel piccolo locale proponeva un confortevole rifugio dove bere, ascoltare buona musica e leggere libri.


Nell’ultimo suo libro pubblicato in Italia, Murakami accoglie i lettori in un’atmosfera che prende spunto forse proprio da quella esperienza. Si intitola Ritratti in jazz (Einaudi) e traccia un percorso musicale attraverso il racconto personale e intimo che l’autore fa di cinquantacinque grandi protagonista del jazz. Chet Baker, Gil Evans, Billie Holiday e Miles Davis sono solo alcuni degli “amici” che Murakami frequenta da anni attraverso le casse Jbl Back Loaded Horn che ha nel proprio studio.
Questo suo amore per la musica, in particolare il jazz, il maestro nipponico non lo ha mai nascosto in effetti, e lo si ritrova come una colonna sonora in quasi tutte le sue opere.
Leggendo "Ritratti in jazz" si ha l'impressione di essersi appena seduti a bere qualcosa a uno dei tavoli del club mentre il grande narratore giapponese racconta e commenta quello che si sta ascoltando. 
"Ritratti in jazz" regala al lettore un Murakami allo stesso tempo inedito e riconoscibile. Riconoscibile perché il jazz, ancora più della corsa, è una delle passioni che formano l'ossatura stessa della sua opera creativa. I suoi romanzi sono ricchi di allusioni a dischi e musicisti: in un'ipotetica ricetta della poetica murakamiana l'ingrediente "jazz" non può mancare. 
Inedito perché mai come in questo libro si ha l'impressione di sentire la voce autentica e senza mediazioni narrative di Murakami, che conduce il lettore nel suo mondo più quotidiano e sincero. 
Con un tono amichevole e coinvolgente, privo di tecnicismi eppure capace di regalarci una serie preziosa di informazioni e curiosità, Murakami compone una playlist eccezionale che non solo ci racconta il jazz come mai l'avevamo ascoltato, ma ci svela anche il modo in cui l'autore osserva il suo universo letterario e la realtà che lo circonda.
Accompagnato dalle illustrazioni dell’artista giapponese Wada Makoto, l’autore di Norwegian Wood porta il lettore nel mondo della sua più grande passione (dopo la scrittura ovviamente), esprimendo a parole ciò che prova ascoltando i propri miti musicali. Per ogni personaggio restituisce un piccolo racconto, un lampo nella memoria, tratteggiando veloci ma intensi ritratti.
(Fonti Panorama e QLibri)

Nello studio uso soprattutto delle vecchie e grandi casse della Jbl di tipo Back Loaded Horn sono piuttosto antiquate, lo ammetto e a pensarci bene sono già venticinque anni che la musica jazz per me ha il loro timbro. Di conseguenza, bene o male che sia, ormai non riesco a immaginarla con un suono diverso: il mio corpo si è completamente assuefatto alla loro vibrazione. Mi rendo conto che al mondo ci sono tanti modi migliori di ascoltare il jazz, ma io preferisco farlo così, rannicchiato come una talpa in questa confortevole tana.
La mia visione del jazz è molto simile, molto vicina a questo particolare suono, cioè è la mia visione individuale, personale. Credo che non evolva quasi. E dato che la nostra memoria per lunghi periodi gira sempre intorno agli stessi punti focali, finiamo col perdere di vista il corso degli eventi.
Di conseguenza, se qualcuno di voi non fosse d’accordo con le mie osservazioni sui musicisti jazz presi in considerazione qui, non dia troppa importanza alle mie parole. Semplicemente mi sono divertito ad ascoltare dei brani musicali, e poi a scriverci qualcosa sopra. Se la cosa funziona e riesco a farvi sentire quella sorta di calore che provo nella mia tana, nulla potrebbe farmi piú piacere.
Murakami Haruki

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