sabato 14 dicembre 2013

Paul Motian (box-set)

Sul sito JazzTimes è stata pubblicata una recensione del cofanetto di 6 Cd's di Paul Motian, dal titolo omonimo, uscito nel mese di aprile per la Ecm.


Ecco un estratto della recensione:
"Nella seconda decade del nuovo millennio, non è un evento raro alzarsi la mattina, accendere il computer ed apprendere della scomparsa di un'altra figura importante del jazz che emerse negli anni '50 o '60. 
Ma la morte di Paul Motian nel 2011 ha colpito il mondo del jazz in modo particolarmente duro. La gente l'ha presa in maniera personale. Motian ha rappresentato un unico, puro paradigma, all'interno dell'estetica jazz. Sembrava impossibile che le sue minimali e diverse iterazioni di energia non sarebbero più riuscite a migliorare innumerevoli formazioni.
Questo box di sei CD, che fa parte della Old & New Masters Series della ECM, contiene i primi sei album di Motian da leader per l'etichetta, registrati tra il 1972 e il 1984. 
I primi due, Conception Vessel e Tribute, presentano sestetti e quintetti dominati da strumenti a corda (chitarra, violino, basso). Si tratta di versioni molto anticipate di quello che poi sarebbe diventato noto come "il suono ECM": arioso, incantato, atmosferico, con una cristallina qualità sonora. 
Era l' epoca in cui il motto di ECM era "il suono più bello vicino al silenzio." 
I silenzi qui sono sempre sottilmente disturbati dagli ambigui accenti di Motian e dalle tensioni implicite. 
I secondi due, Dance e Le Voyage, sono in trio con ospite Charles Brackeen. "Il suono ECM" ha spazio sia per il quiete sassofono soprano che per il furioso sassofono tenore. 
Gli ultimi due Psalm e It Should’ve Happened a Long Time Ago, lanciarono la rarefatta interfaccia creativa di Motian, con Joe Lovano e Bill Frisell, una partnership che è durata, con interruzioni, per 30 anni.
Nelle sue penetranti note di copertina, il pianista Ethan Iverson chiama Motian "uno dei più importanti bandleaders della musica", ed un compositore originale la cui scrittura era "leggera, pulite singole pagine di bellezza lineare."
Queste dichiarazioni sono inizialmente sorprendenti. Motian è stato uno dei grandi sideman onnipresenti nella storia del jazz. Realizzò il suo primo album da leader all'età di oltre 40 anni, e non riuscì mai a mantenere una band insieme per periodi prolungati. Inoltre nessuno dei suoi pezzi è diventato uno standard jazz.
Ma questo cofanetto rivela che, fin dall'inizio, i progetti di Motian, seppur altamente diversificati (come se avesse iniziato da zero ogni volta), avessero sempre una causa chiara ed appassionata. 
Anche Conception Vessel, il suo album di debutto, fu in grado di integrare le potenti voci distintive (Keith Jarrett, Charlie Haden, il violinista Leroy Jenkins, il chitarrista Sam Brown) nella sua visione poetica.
Come per le sue composizioni, quando le si ascoltano per la prima volta, sembra come una musica che sia sempre stata lì, in attesa. Ogni brano riesce ad essere sia definitivo che provvisorio, come un haiku, e quindi crea particolari opportunità e gravi responsabilità agli improvvisatori.
Questo cofanetto è anche un'occasione per riscoprire musicisti meravigliosi, a lungo dimenticati, come Brown, Brackeen, il sassofonista Carlos Ward ed il bassista JF Jenny-Clark.
I filamenti incandescenti di Brown di melodie libere, messi contro il basso scuro di Haden, sono continuamente ipnotici su Conception Vessel e Tribute
E come è possibile che Brackeen, estremamente fluente in così tanti linguaggi del sassofono d'avanguardia, abbia registrato così di rado? 
Le chiamate di Ward su Tribute sono pure emanazioni di solitudine. (L'etichetta ECM è un deposito di bella solitudine.) E le prime incursioni di Bill Frisell in loop digitali e ritardi sono immensi paesaggi sonori con orizzonti lontani, rivelazioni del momento.
Naturalmente, una consapevolezza unifica tutta questa musica varia. Mentre la si ascolta, si può scegliere di ascoltare semplicemente il drumming di Motian all'interno della formazione, sentire come riesca ad alterare ogni cosa con le sue sfumature, i suoi bagliori, le sparse detonazioni asimmetriche. 
Oppure si può scegliere, almeno per un po', di concentrarsi in particolare su Motian, e sperimentare la sue percussioni, come il grande contesto orchestrale in cui era sempre così unico a se stesso, eppure sempre così altruista nella musica.
(leggi la recensione originale in inglese sul sito di JazzTimes)

1 commento: