sabato 14 dicembre 2013

Guido Di Leone Quartet - Standards on Guitar vol.2

Sono passati tre anni dall’incisione per la Fo(u)r del primo volume di “Standards on Guitar” ad opera di Guido Di Leone, il quale allora preferì il trio come espressione massima della purezza del jazz, proposto in un contesto alquanto moderno grazie ai preziosi interventi di Renato Chicco ed Andy Watson. 


Ma il progetto di interpretare gli standard non si può fermare per chi, come il chitarrista Guido Di Leone, ha fatto della classicità, dello swing e del linguaggio bop il proprio vessillo autoriale. 
Ecco allora “Standards on Guitar Vol. 2” la  nuova produzione del catalogo Fo(u)r che propone una manciata di brani cari al repertorio dell’ormai inveterato chitarrista barese e due composizioni originali, interpretati con la mano sicura dell’esperienza, con un sound rotondo e pulito del tutto personale e con la partecipazione di due formazioni differenti in compresenza nello stesso album. 
Nei brani “This Dig of You”, I Remember You”, “I’ll Remember April”, “Laura”, Four Brothers in Sofia”, “Angel Eyes” appaiono infatti Bruno Montrone al piano, Dario Di Lecce al contrabbasso e Giovanni Scasciamacchia alla batteria. 
In “‘Round Midnight”, “Waltz New”, “Daahoud”, “Full House”, “Unit Seven” e “Another ‘Swonderful” troviamo Onofrio Paciulli al piano, Francesco Angiuli al contrabbasso e Fabio Delle Foglie alla batteria. 
Una scelta non affidata al caso, ma stilisticamente pregnante, affinché l’intero disco possa essere una summa delle libertà interpretative dei vari musicisti che sovente si avvicendano sui palchi con lo stesso Guido Di Leone.
In una cornice dinamica crescente, iniziando subito con una ballad e scorrendo via via tra medium swing e fast bop, il disco si presenta in una forma sonora acusticamente pura, cristallina, dove tutto l’estro del solismo chitarristico e dell’amabilissimo comping si evolve in quella che sembra essere l’estemporaneità di un’atmosfera da jam session, con la costante sensazione di intimismo e coesione, trasferita all’ascoltatore attraverso una limpida forma di interplay. 
Se si volesse studiare una biografia uditiva del Di Leone qui si troverebbero tutte le sue influenze, le sue tecniche, le semplici ed efficaci trovate interpretative (dai tema all’unisono, le pause sugli ostinati, l’accompagnamento swing in quattro), la sua sonorità tipica e il modus operandi democratico nel rendere partecipativa e libera di creare la formazione che lo accompagna. 
La scelta dei brani conferma poi in alcuni casi quelli che sono i suoi guru: Jim Hall (“Waltz New”) e Wes Montgomery (“Full House”); in due brani dà anche prova delle sempre notevoli capacità compositive che possiede. 
In “Four Brothers in Sofia” infatti, il tema parafrasa “Four Brothers”, un classico di Jimmy Giuffrè in questo caso costruito sugli accordi di “Blues for Alice” di Charlie Parker. La reinvenzione dello standard nello standard! Così come avviene nel caso di “Another ‘Swondeful” sempre teso a gettare un ponte tra la propria vena musicale e la memoria immortale del jazz.
Un disco di standards può sembrare cosa semplice, un confortevole rifugio per ogni jazzista habitué delle jam session e dei club. In realtà proprio il confronto con i grandi compositori del cinema e le loro ‘song’ (Victor Schertzinger, Gene De Paul, David Raksin) e con musicisti che hanno solcato la storia con i loro brani (Sam Jones, Matt Dennis, Hank Mobley, Jim Hall, Clifford Brown, Theolonius Monk, Wes Montgomery) rende ardua la possibilità di riuscire – come Guido Di Leone fa anche e soprattutto in questo caso -nell’interpretazione personale senza cadere nella scontatezza filologica, facendo rivivere col proprio carattere quelle che sono le grandi personalità del jazz.

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