giovedì 5 dicembre 2013

Fabrizio Bosso: La mia vita in jazz

Su FaceMagazine è stata pubblicata una lunga intervista a Fabrizio Bosso nella quale, tra le altre cose, ha parlato del suo nuovo album Purple.


Tu già sei tornato con Purple, uscito il 26 novembre in tutti i negozi e che e che hai realizzato con il Trio Spiritual.
Sì! L’album è la continuazione di Spiritual, il primo disco fatto con il trio nel 2011, uscito solo in Germania e in Giappone. Con Purple ci siamo resi conto che bisognava tentare la strada di una distribuzione più ampia. Fortunatamente la Universal ha creduto in noi e il disco uscirà anche con il marchio Verve, assicurandoci la distribuzione negli Stati Uniti, cosa non scontata. Siamo molto felici: all’album seguirà un tour che solo nel mese di dicembre prevede una ventina di date, tra l’Italia e la Svizzera.
Come descriveresti Purple?
Posso dirti che ci siamo davvero “sfiziati” nel registrarlo. Dentro ci sono vari suoni, tanti percorsi: c’è il soul, c’è il funk, il jazz. Ci siamo esibiti anche in intro abbastanza spirituali. La cosa divertente è che alcuni pezzi cambiano ritmo da un passaggio all’altro. Abbiamo sperimentato anche con i suoni dell’elettronica, con effetti delay. E’ sicuramente un album più vario del precedente, il filo conduttore sta in un gioco di melodie che muovono da quelle orecchiabili e coinvolgenti dei cori gospel, che negli Stati Uniti hanno un’identità molto forte. La musica nera declinata in varie forme, quindi. Ci sono cori nei pezzi, sessioni di archi che li accompagnano. Insomma, c’è un bel viaggio tra varie sonorità, rilette anche in chiave jazz. Nel concerto jazz ci può essere tutto, dalla bossa nova al funk, al brano swing.
E qui torna quel giocare con la musica che ti piace tanto…
Assolutamente sì! Io non suono mai con una formula sola. Se ti proponi solo con il bebop o l’hard bop c’è il rischio di stancarsi, di stancare. E’ bello lasciarsi influenzare da altri generi e, soprattutto, proporre il proprio linguaggio altrove. Come faccio quando vengo chiamato a collaborare con un cantante. La musica è musica a 360 gradi. Certo c’è la musica di qualità e quella di pessima qualità.
E come le distingui?
Prima di tutto dalla qualità delle composizioni, poi da chi viene suonata. La musica di qualità ha qualcosa di vero che lascia un’impronta, che fa la differenza, che non passa inosservata perché propone anche una sua identità, magari una nuova identità.
(leggi l'intervista integrale sul sito originario)

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