martedì 3 dicembre 2013

Carla Bley/Andy Sheppard/Steve Swallow - Trios

Nominalisticamente la triade Carla Bley/Andy Sheppard/Steve Swallow, dovrebbe già suscitare suggestioni leggendarie. Musicisti di livello iperuranico, compositori geniali (nel caso di Carla, poi, già “Escalator Over The Hill” dovrebbe averle assicurato i Campi Elisi della musica contemporanea), prodigiosi incursori nei territori lussureggianti del jazz. 


Eppure, quanto più fulgida brilla la stella del talento, tanto più umile è l’atteggiarsi di questi fuoriclasse dinanzi alla loro musa ispiratrice. Accade che i tre si vedano per delle sessions, è il 2012, a Lugano, e registrino cinque frammenti di pulviscolo siderale filtrato secondo i canoni augusti del jazz. 
La lungimiranza di un ‘tale’ Manfred Eicher, patron della magnifica etichetta discografica ECM, fa il resto. L’incisione dell’album è cosa fatta, alcuni mesi dopo. Si tratta di tracce rivisitate ad hoc, originariamente concepite e pubblicate per orchestra jazz, e qui sintetizzate e acconciate per piano, basso e sax. 
Il tutto ammantato dallo splendore sonoro del marchio ECM, di per sé una garanzia d’assoluto livello. Utviklingssang, si apre con un tocco lieve di chitarra  che poi germoglia nella melodia dorata del sax di Sheppard, con sullo sfondo il magistrale e discreto piano di Carla. 
Il basso pulsante del prode Swallow introduce, in Vashkar, la sarabanda delle note pianistiche di Carla Bley, dirupanti in un incedere dal sapore ispanico, prima che il sax di Andy s’impossessi della scena, fruttificando in linee armoniche di grande classicismo. 
La lunga suite di Les Trois Lagons, composta da Carla in ossequio all’opera mirifica del grande Henri Matisse, si dipana secondo linee sinuose e filiformi note sperimentali, a meglio rappresentare la virtuosa comunicazione multidisciplinare tra maniere artistiche diverse ma complementari, alla fine. Qui, in questo palinsesto sonoro diviso in tre lembi, ciascuno strumento, il sax, dapprima, il piano, poi, e il basso solidissimo, infine, trovano virtuoso spazio espressivo.
Wildlife, sempre a struttura tripartita, ripropone lo schema degli strumenti che, partendo da singole parti sonore, assurgono alla suprema sintesi in un tessuto armonico brillante e sommamente suadente.
Il sax di Sheppard è quintessenziale nel conferire sostanza melodica all’impianto del brano, il piano di Carla ricama note di esemplare purezza, il basso di Swallow è l’architrave su cui poggia stabilmente l’intera impalcatura sonora.
Un identico schema ‘trinitario’ regge l’alta concettualità della finale The Girl Who Cried Champagne, con un tocco appena accennato di visione eterodossa, inclinante a un gentile sperimentalismo da improptu, con squarci musicali declinanti, infine, verso quieti declivi melodici dal respiro crepuscolare. Quando tre musicisti come costoro, in costante e amabile colloquio con le Muse del jazz, si incrociano, l’esito è avvolto, senza meno, nei vestimenti del capolavoro. 
(Rocco Sapuppo - Distorsioni)

6 commenti:

  1. Caro Elfio, povera Bley, finita a essere inzaccherata da una prosa così infame...

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  2. Si, probabilmente il "musicisti di livello iperuranico" mi doveva far rizzare le antenne.....

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  3. Un linguaggio da recensore rock, predisposto alle esagerazioni e alle iperboli. Però "frammenti di pulviscolo siderale", sicuramente fuori luogo per un album buono ma che non è un capolavoro, me lo segno come un must.....

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  4. E che dire di "con un tocco appena accennato di visione eterodossa, inclinante a un gentile sperimentalismo da improptu, con squarci musicali declinanti, infine, verso quieti declivi melodici dal respiro crepuscolare"...? Ma va molto peggio a Wildlife: "sempre a struttura tripartita, ripropone lo schema degli strumenti che, partendo da singole parti sonore, assurgono alla suprema sintesi in un tessuto armonico brillante e sommamente suadente." Ragazzi...

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  5. Imbarazzante a dir poco... E come sempre succede in questi casi, tanti paroloni ma poi non si capisce come suoni il disco.

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    1. A tal proposito, si può sempre ripiegare sulle note critiche del fantasmagorico Giordano Selini.
      Che ne dite di scritti del tipo: "... Il brillante e decisivo giostrare risolutivo, con un agile e marcato nel
      contempo disporre e discorrere, del pianista X risalta nel cd. Spalleggiato al meglio dall'incalzante e propulsivo vivacizzare
      del contrabbassista Y e del batterista Z, X rivela un
      efficace e brioso calibrare e svolgere di scalinate d'alea dal
      coinvolgente e dinamico spaziare, con crescenti intensificazioni e affondi dal prestante e spigliato procedere in profondità , dal coinvolgente e chiaroscurale diramarsi con freschezza e prontezza esecutive. L'avvincente dribblare d'alea di X sgorga diretto con un limpido zampillare aggraziato e ricco di verve, intriso di concretezza e slancio, con un vivido punteggiare che si inoltra senza remore in linea con il complementare sospingere di Z, con il suo caldo suscitare e rincalzare, e con le duttili e convincenti escursioni delle fioriture solistiche di Y per un trio che veleggia in jazz con spumeggiante comunicativa, da cui fuoriesce lo scaturire e raggiare pianistico di X, con le sue attiche e nette digressioni dall'agile orientarsi e con il suo pregiato e adamantino librarsi tempestivo, dal fantasioso e ben organizzato condensare e propagarsi improvvisativo."

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