lunedì 30 dicembre 2013

La mia personale classifica dei migliori album del 2013

Come di consueto alla fine dell'anno, mi piace condividere le mie particolari preferenze musicali per l'anno che sta per concludersi.
Questo mio primo post sarà dedicato ad elencare alcuni degli album che mi hanno particolarmente colpito nel corso del 2013, non necessariamente i più belli, ma sopratutto quelli che mi sono sembrati proporre qualcosa di nuovo.

Ed ecco, in ordine di preferenza, i miei album per il 2013:

1) - Next Collective - Cover Art


2) - Avishai Cohen - Almah


3) - Gerald Clayton - Life Forum

Mao Nas Massa by Gerald Clayton on Grooveshark

4) - Etienne Charles - Creole Soul

Creole by Etienne Charles on Grooveshark

5) - Wayne Shorter Quartet - Without a Net



martedì 24 dicembre 2013

E' morto Yusef Abdul Lateef

Ancora una grave perdita nel mondo del jazz con la scomparsa di Yusef Abdul Lateef, leggendario musicista e compositore di Detroit, che negli anni '50 e '60 dette un enorme contributo a formare il jazz moderno. 


Mr. Lateef il cui vero nome era William Emanuel Huddleston, nacque il 9 ottobre 1920, a Chattanooga, Tennessee, e si trasferì a Detroit con la sua famiglia nel 1925. Egli crebbe sopra un jazz club di Detroit, dove avvenne il suo primo approccio alla musica.
William crebbe a Detroit con amici che saranno future leggende del jazz come Milt Jackson, Tommy Flanagan, Barry Harris, Paul Chambers, Donald Byrd, Hank, Thad e Elvin Jones, Kenny Burrell e altri. Il suo primo strumento fu il sax tenore, ed iniziò a girare con orchestre swing già da adolescente.
Ma il suo amore per la musica trascendeva il suono; secondo sua moglie "lui avrebbe chiamato la sua musica 'autophysiopsychic', musica per l'anima, corpo e spirito".
Benchè fosse diventato celebre al sassofono, Lateef era unico nell'incorporare l'oboe e il fagotto, nonché nell'infondere suoni africani, asiatici e mediorientali nel mainstream jazz.
Nel 1949, Dizzy Gillespie lo invitò ad unirsi alla sua orchestra. In seguito studiò composizione e flauto presso la Wayne State University.
Si convertì all'Islam nei primi anni '50, e cambiò il suo nome in Yusef Lateef.
Tornato a New York nel 1960. Lateef andò in tour e registrò con Charles Mingus, Cannonball Adderley, Miles Davis e Gillespie, oltre ad essere leader del suo gruppo. 
Le sue registrazioni di "Love Theme from Spartacus" e "Morning" sono ancora trasmesse sulle stazioni radio jazz.

sabato 21 dicembre 2013

Miles Davis. La storia illustrata

Un nuovo libro su Miles Davis. Questa volta Il Saggiatore propone una storia illustrata, in un volume di grande formato e con una sezione iconografica di ottimo valore, dove sfogliando le preziose pagine scorrono immagini del Davis già conosciuto a fianco di fotografie rare, (pescate dagli archivi di Francis Wolff, William Gottlieb, William PoPsie Randolph, Lynn Goldsmith e altri), locandine di concerti, memorabilia jazz inedite… 


I ricordi raccolti appositamente per questa pubblicazione appartengono a nomi del gotha jazz come Sonny Rollins, Herbie Hancock, Ron Carter, Clark Terry, Lenny White, Dave Liebman, ai quali si aggiungono considerazioni di agenti e manager, personaggi dello spettacolo (Bill Cosby) e ovviamente contributi seri di studiosi e critici del calibro di Ashley Kahn, Robin D.G. Kelley, Gerald Early. 
A oltre venti anni dalla sua scomparsa il contributo di Miles Davis al jazz è ormai pienamente storicizzato e in questa sede mi riferisco soprattutto al periodo “elettrico” che gode in questo libro di un trattamento serio e per certi versi innovativo. 
Prendiamo un disco come We Want Miles, il live del 1981 che fino ad oggi non aveva beneficiato di una analisi benigna, favorevolmente revisionistica. secondo Karl Hagstrom Miller (professore di Storia all’università del Texas) Chic e Van Halen sono le pietre di paragone per ascoltare e interpretare quel disco. 
Mike Stern va ascoltato pensando a Nile Rodgers, una potentissima macchina da groove disco e Eddie Van Halen, un folletto spiritato dell’assolo rock. Marcus Miller va paragonato a Bernard Edwards, il bassista degli Chic, uno stantuffo ritmico sempre uguale a se stesso. 
Marcus Miller, invece faceva respirare il groove. Ci giocava. Ci scherzava. Lo eliminava, lo nascondeva, poi lo riprendeva alla grande. Ed era un miracolo incredibile ogni volta che rientrava sull’uno. Io pendevo dalle sue dita. Poi stern abbandonava il ritmo sincopato per schiacciare il pedale del distorsore. L’apertura dell’assolo di chitarra in «Jean Pierre» mi dà ancora i brividi. Le vertiginose picchiate della leva del vibrato sopra la delicatezza del groove: come i Grand Funk Railroad che fanno irruzione durante un pranzo elegante. (…) Più avanti Stern spiegherà che Miles voleva che suonasse come Hendrix, ma per me era puro Van Halen.

Time in jazz a Natale è Shortime

A Berchidda torna Shortime, il consueto appuntamento di fine anno proposto dall'associazione culturale Time in Jazz. Musica e non solo, venerdì 27 dicembre al Centro Laber (l'ex caseificio riconvertito in spazio culturale e di produzione per le arti), a partire dalle 19.30 con ingresso gratuito. 


Si comincia con "Vuoti di memoria", una degustazione di vini "raccontata" da Antonella Usai, direttrice del Museo del Vino di Berchidda, in compagnia di Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura, attesi protagonisti del concerto che più tardi, alle 22.30, chiuderà la serata. 
La musica entra in scena alle 21 con Zamua, cantante e songwriter sardo-burundese, cresciuto a Nuoro e da diversi anni trapiantato a Parigi. Riflesso di una vita vissuta nel segno della fusione e dell'incontro tra culture, la sua musica è una sintesi di influenze pop-folk e soul-jazz, come testimonia anche il suo recente mini album d'esordio, "Litanie". 
Il progetto che presenterà a Shortime, "Viaggi di ritorno", nasce nel 2009 dopo una pausa musicale di quattro anni, durante i quali l'artista ha raccolto appunti e custodito segretamente immagini e storie da raccontare. 
Ad accompagnare la chitarra e la voce di Zamua, a Berchidda, ci saranno Shay Mané alle tastiere e ai cori, Sébastien Artigue al contrabbasso e Martin Wangermée alla batteria; ospite Matteo Pastorino, al clarinetto. 
Altri suoni e atmosfere, a partire dalle 22.30, quando sul palco del Centro Laber saliranno Paolo Fresu (tromba e flicorno) e Daniele Di Bonaventura (bandoneon) per proporre un programma musicale in sintonia con le feste, come suggerisce il titolo della loro esibizione: "Notte de Chelu".

This Just In - Gilad Hekselman

"This Just In", quarto album di Gilad Hekselman, è di gran lunga il suo più eccitante. Viene servito come un notiziario, condito da brevi pause, con improvvisate notizie che mettono in risalto le sue composizioni e la loro apertura ad una moltitudine di influenze. 


Jazz, rock, folk, musica africana, israeliana e dell'India del nord sono dispersi in tutto l'album in cui la creatività armonica di Gilad e la maestria ritmica risultano essere gli elementi naturali del suo virtuosismo melodico, che è diventato il suo marchio di fabbrica. Con un poderoso trio che comprende Joe Martin al basso, Marcus Gilmore alla batteria e come ospite il sassofonista Mark Turner su tre piste, la musica deliziosamente dinamica di Gilad Hekselman riesce davvero a brillare.

Ecco una interessante recensione di Adriano Ghirardo, pubblicata sul sito The Mellophonium:
Ogni incisione di Gilad Hekselman aggiunge qualche tassello in grado di trasformarlo in uno dei capiscuola del chitarrismo contemporaneo. 
Se, infatti, il suo talento era evidente già dall’esordio del 2006 con “Split life” ci sono voluti anni di lavoro per ottenere, finalmente, una voce sicuramente riconoscibile rispetto ai colleghi di strumento. 
Il suo gruppo è rimasto stabile negli anni ed il rapporto col contrabbasso di Joe Martin e la batteria di Marcus Gilmore risulta, a tratti, telepatico mentre il sax tenore di Mark Turner va ad arricchire la tavolozza in tre brani. 
Le composizioni di Gilad si distinguono per cantabilità caratterizzandone lo stile come una sorta di compromesso fra le melodie methenyane e le innovazioni armoniche di Rosenwinkel. 

Marco Di Battista / Franco Finucci - Sonic Latitudes

Sonic Latitudes è la prima prova su disco del sodalizio formato da Marco Di Battista e Franco Finucci. I due musicisti infatti condividono il palco, sia in duo che in quartetto che con altri musicisti, da diversi anni e approdano con questo lavoro alla prima registrazione insieme. 


È possibile ascoltare il disco sul sito di Marco Di Battista (www.marcodibattista.com) ed possibile acquistare il disco su tutte le principali store di musica online.
Di Battista e Finucci utilizzano, rispettivamente, pianoforte e chitarra per realizzare un album con alcuni concetti ben presenti nel corso delle tracce. 
Innanzitutto il tema del viaggio e dell'esplorazione, geografica e di conseguenza musicale. Il titolo del lavoro offre una chiave di lettura per l'ascoltatore e i titoli dei brani, poi, richiamano gli esploratori che nelle varie epoche storiche hanno affrontato viaggi di scoperta, verso territori ignoti. 
Personaggi come Ponce De Leon, Ibn Battuta, Roald Amundsen, Zeng He hanno aperto la strada per superare le Colonne d'Ercole che ogni cultura ha posto al termine del proprio orizzonte: animati da sogni fantastici e bramosia personale, mossi dal desiderio di conoscenza e dall'idea di sconfiggere l'ignoto, con le loro imprese hanno ridisegnato la conoscenza e l'evoluzione della storia, con tutte le conseguenze che conosciamo oggi, gli incontri e gli scontri tra i popoli.
La conseguenza musicale è l'esplorazione da parte di Marco Di Battista e Franco Finucci di ambienti sonori ed espressivi differenti in una visione sempre coerente.

venerdì 20 dicembre 2013

Alive in Japan di Aaron Parks in download gratuito

Dal sito Bandcamp del pianista Aaron Parks è possibile ascoltare e scaricare gratuitamente un intero album live, registrato dal trio del pianista, con Thomas Morgan al basso e RJ Miller alla batteria, in Giappone il 15 dicembre del 2012. 


Lo scorso dicembre, ho suonato alcuni concerti in trio in Giappone con Thomas Morgan e RJ Miller. 
Nel corso del tour abbiamo trovato un modo di fare musica insieme, che sembrava davvero buono per me. L'ultima sera, abbiamo suonato uno spettacolo a Mito City e l'ho registrato con il mio telefono. 
La qualità dell'audio non è certamente la più elevata, ma c'è qualcosa nell'atmosfera delle Memo vocali che mi è sempre piaciuta, e dopo aver fatto un po' di lavoro di mastering per incrementare le basse frequenze, credo che non sembri troppo malandato.
Comunque, eccolo qui. Si può avere. Basta inserire l'indirizzo email e verrà inviato un link per il download. 
Se per qualche ragione si vuole contribuire con qualcosa, considerate di fare una donazione ad un ente di beneficenza in Giappone (o altrove nel mondo), o l'acquisto di un album di qualcun altro con i soldi che non si sono spesi per questo. 
Non c'è un alto concetto qui, questa registrazione è fondamentalmente un bootleg di noi tre che suoniamo alcuni brani, una documentazione di qualcosa che è accaduto e che mi sentivo di condividere (con tutte le sue imperfezioni). Spero che vi piaccia.
(Aaron Parks)

Ecco in streaming l'intero album, che si può scaricare nella sua interezza a questo link:

Ferenc Nemeth "Triumph" 4et questa sera su France Musique

Questa sera l'emittente France Musique trasmetterà il concerto dell'eccezionale "Triumph" 4et del batterista ungherese Ferenc Nemeth, con Kenny Werner al piano, Lionel Loueke alla chitarra e Greg Tardy al sassofono, registrato lo scorso 17 dicembre al Sunside di Parigi.


Il quartetto è capeggiato dal batterista Ferenc Nemeth, il quale presenterà il suo ultimo cd Triumph (Dreamers Collective Records, 2012) in cui si combinano sonorità elettriche, improvvisazione e parti tematiche innervate da un gusto post modale ritmicamente e armonicamente molto originali. 
Nemeth ha collezionato registrazioni con Herbie Hancock, John Patitucci, Bud Shank, Lionel Loueke e Terence Blanchard. Il suo stile percussivo, la tecnica mirabolante e il suo straordinario senso del tempo lo hanno portato in poco tempo da Budapest alla scuola Berklee di Boston, fino alla consacrazione nel difficile mondo del jazz newyorkese.
Con lui sul palco alcuni grandi nomi della scena statunitense: Kenny Werner, sin dalla fine degli anni ’70 uno dei più interessanti ed apprezzati pianisti della scena jazz; il sassofonista Gregory Tardy, e il chitarrista africano Lionel Loueke.
Questa formazione sarà in concerto questa sera a Padova, al Cockney London Pub, e domani a Ferrara al Torrione San Giovanni.

Clicca sul player dell'emittente per ascoltare il concerto questa sera alle ore 22,30

Omer Klein: To The Unknown

Nell'aprile di quest'anno è stato pubblicato il quinto album da leader dell'eccellente pianista israeliano Omer Klein, dal titolo To The Unknown, per l'etichetta francese Plus Loin. 


To the Unknown presenta l'Omer Klein Trio con il bassista Haggai Cohen Milo e il batterista Ziv Ravitz, che esegue 9 nuove composizioni originali di Klein. E' senza dubbio il suo album di svolta.
Pianista jazz e compositore, Klein è cresciuto in Israele, dove è considerato "uno degli artisti più affascinanti emersi in questo paese negli ultimi dieci anni" (City Mouse, Tel Aviv).
Klein ha studiato a Boston con Danilo Perez ed ha continuato i suoi studi a New York sotto Fred Hersch. E' diventato un membro di rilievo della scena jazz di New York, esibendosi al Blue Note e alla Carnegie Hall. 
Klein ora vive in Germania e gira tutto il mondo, collaborando con artisti del calibro di Omer Avital, John Zorn, Lee Konitz, Jeff Ballard, Joel Frahm, oltre a popolari icone musicali israeliane come Yehudit Ravitz, Eviatar Banai e Rona Kenan, e molti altri.
Prima di To the Unknown, ha pubblicato 4 album di grande successo: Duet (Fresh Sound), Introducing Omer Klein e Heart Beats (Smalls Records) e Rockets on the Balcony (Tzadik), selezionato da Downbeat Editor’s Pick. 
Registrato a New York e servito da un trio di talenti di livello mondiale, To the Unknown presenta composizioni particolarmente dense, che ci permettono di cogliere al primo ascolto l'universo di Klein e la sua grande cultura, con influenze ricche e diversificate.

Burak Bedikyan - Circle Of Life

Burak Bedikyan è un fiorente pianista/compositore dalla Turchia; nel suo album di debutto, Circle Of Life, è affiancato da tre eccellenti artisti del jazz americano, lo stellare sassofonista Chris Potter, il bassista Peter Washington e il batterista Bill Stewart, con i quali esegue una serie di composizioni originali di Bedikyan, oltre la classica canzone dei Beatles "Here, There and Everywhere".


Formato classicamente Bedikyan è stato introdotto al jazz attraverso un workshop in teoria moderna diretto da Aydin Esen, un rispettato pianista jazz e compositore turco, nel 1996. Da allora Bedikyan ha prosperato nel jazz e il suo sviluppo culmina in questo splendido album di debutto.
"La sua musica giace alle porte di Oriente e Occidente, aprendo una finestra nella sua cultura nativa, e contribuendo ad elevare il profilo di una nuova nazione sulla scena jazz." - Neil Tesser

Ecco un estratto di una recensione pubblicata sul sito Critical Jazz:
"Burak Bedikyan è un pianista dotato sia artisticamente che tecnicamente; un pianista di formazione classica che è passato al jazz circa diciassette anni fa, e la cui crescita esponenziale come interprete, compositore ed arrangiatore è raccontata con una delle migliori uscite del 2013, Circle of Life
Una formazione di all-stars con Chris Potter, Peter Washington e Bill Stewart ci accoglie in un riff apparentemente sottile su un bebop di vecchia scuola, amplificato con uno swing che è unicamente di Bedikyan.
Una formazione come questa avrebbe potuto prendere la via più facile, eseguendo una serie di standard di Bill Evans, Monk, e forse qialche strana melodia di Chick Corea, invece troviamo il compositore Bedikyan come un prodotto culturale, che parte dalla propria esperienza per incanalare la sua musa creativa con cenni a Monk, Tommy Flannagan e lo scrittore turco/armeno Hrant Dink, che Bedikyan riconosce aver giocato un ruolo chiave nella propria consapevolezza culturale. 
L'unica cover è il classico di Lennon/McCartney "Here, There and Everywhere" e la riproposizione del classico dei Beatles è a dir poco stupefacente. Bedikyan possiede la capacità unica di prendere questo iconico lavoro e stabilire la connessione necessaria per renderlo suo, anche se solo per un breve momento nel tempo.

Caterina Lazagna presenta il nuovo album Out Of Tempo

Sabato 21 dicembre alle 22.15, presso il Count Basie Jazz Club di Genova, sarà presentato Out of Tempo, il nuovo album di Caterina Lazagna


La cantante, che ha all'attivo anche diverse esperienze come attrice oltre i confini europei, è nata a Carrara ma da sempre ha Genova nel cuore. Il progetto del nuovo disco, che vuole essere un omaggio al jazz, è stato concepito proprio al Count Basie.
In Out Of Tempo, album interamente auto-prodotto, il repertorio della tradizione viene rivisitato con un sound contemporaneo rendendo il tema antico anacronistico. 
La voce di Caterina fluttua sopra a una ritmica potente che la sostiene negli aspetti tematici, per poi evolvere in rocambolesche improvvisazioni.
Hanno collaborato a questo disco alcuni musicisti italiani di fama internazionale che, nonostante il sound moderno, rispettano e conoscono a fondo la tradizione: Luca Santaniello alla batteria, Andrea Pozza al pianoforte e Aldo Zunino al contrabbasso. 
In occasione del concerto del 21 dicembre, alla batteria, sarà presente Nicola Angelucci. 
Caterina Lazagna si è esibita fin da giovanissima con alcune figure di punta del jazz italiano, da Romano Mussolini, con il quale ha collaborato dal 1996 al 2004, a Piero Umiliani, da Enrico Intra a Luciano Milanese, dallo straordinario pianista Rossano Sportiello, da tempo residente a New York, a Luciano Invernizzi, da Paolo Alderighi a moltissimi altri ancora.
Abbandonando, ma solo in parte, il vocalismo del jazz tradizionale che l’ha vista affermata protagonista fino a ieri, rivoluziona la classica formula della cantante con il trio in quella della cantante nel trio, dividendo con gli altri musicisti le stesse responsabilità per la riuscita di un progetto musicale largamente basato sull’improvvisazione e sull’interplay.

Toninho Horta/Antonio Onorato - From Napoli to Belo Horizonte

La magnificenza della musica brasiliana che si unisce a quella napoletana. Un esempio inimitabile di miscela bossanova-jazz nell’uso strumentale della chitarra e della voce.


Toninho Horta, 65 anni compiuti il 2 dicembre scorso, il rappresentante della scuola di Minas Gerais, una delle più raffinate del Brasile, torna a incontrare l’alfiere del jazz napoletano Antonio Onorato (49 anni, di Aquilonia), per il quale, insieme a Joe Amoruso, nel 2000 aveva collaborato ne “Il grande abbraccio”. 
Ne emerge un sound che abbraccia due continenti e si impasta in un unico flusso sonoro fatto di eleganza e virtuosismo. 
Si rafforza quel connubio in cui l’originale matrice armonica si intreccia alla fluida e pura melodia. “From Napoli to Belo Horizonte” (Sud Music, distribuito da Egea), racchiude sia brani originali dei due artisti che sia composizioni classiche della tradizione napoletana e mineira. Un costante collegamento tra due culture geograficamente distanti ma musicalmente affini.
In attività dal 1990, distintosi per la sua “Breath Guitar (chitarra a fiato” sulla scena jazzistica meridionale, oggi Antonio Onorato vanta una discografia di 22 titoli - il primo album, il rarissimo “Gaga” del ’90, è ricercatissimo dagli appassionati - ed è uno dei migliori interpreti della world music nazionale.

giovedì 19 dicembre 2013

Daniel Carter/William Parker/Federico Ughi - Navajo Sunrise

Lo scorso 30 ottobre è uscito per Rudi Records il nuovo album del sassofonista Daniel Carter, dal titolo Navajo Sunrise. La superlativa sezione ritmica era composta da William Parker al basso e Federico Ughi alla batteria.


Il fraseggio disteso di Daniel Carter si muove con naturalezza tra il basso terreno di William Parker e il drumming sensibile di Federico Ughi. 
La musica del trio sembra posseduta da un spirito leggero, accogliente. Un flusso costante di energia, un dialogo a tre consumato nel tempo e nello spazio di un lungo respiro. 
Nel raccontare delle origini del gruppo, i tre musicisti parlano di sogni e desideri, mentre il corpo di questa musica, prende forma dalle pieghe di una corrispondenza umana. 
Un rapporto reale capace di rinnovarsi nel tempo attraverso viaggi, incontri e concerti.

Diego Urcola - Mates

Il consumo di "Mate", una bevanda derivante dall'infusione dalle foglie d'erba di mate in acqua, è una tradizione culinaria e sociale sudamericana da secoli. La condivisione della zucca che contiene la bevanda calda e la conseguente interazione tra amici è diventata la norma sociale, in particolare in Argentina.


Questa tradizione è servita da ispirazione per il trombettista argentino, ma con base a New York, Diego Urcola. Per la sua gioiosa registrazione, intitolata appunto Mates, Urcola ha voluto rispecchiare questa tradizione e condividere tra amici, alcuni duetti musicali. 
Per raggiungere questo obiettivo, il trombettista ha registrato una serie di incontri intimi con una manciata dei suoi più stretti collaboratori musicali, tra cui il bassista Avishai Cohen, il vibrafonista Dave Samuels, l'arpista Edmar Castañeda e il bandoneonista Juan Dargenton.
Nato a Buenos Aires, Urcola ha iniziato a studiare musica sin da subito e, dopo aver preso la tromba, si spostato rapidamente attraverso i ranghi del conservatorio in Argentina. 
Si è quindi trasferito negli Stati Uniti per studiare al Berklee College of Music di Boston, e successivamente ha conseguito il suo master al Cuny/City College del Queens, a New York, dove ha preso casa ed ha fatto la sua carriera. 
Urcola è diventato un componente essenziale di un certo numero di formidabili formazioni, compresi dei progetti del sassofonista/clarinettista cubano Paquito D'Rivera, la Dizzy Gillespie Alumni Allstars e i Los Guachos di Guillermo Klein.
Il bassista Avishai Cohen è stato uno dei collaboratori e amici musicali di lunga data di Urcola. Originariamente si conobbero quando Urcola si trasferì a New York nel 1991, e da allora hanno suonato in una varietà di situazioni, anche su due delle precedenti registrazioni di Urcola, Libertango e Viva. Era naturale che Cohen avrebbe partecipato alla nuova registrazione.
Urcola ha suonato con il grande vibrafonista Dave Samuels per anni. Samuels è diventato una delle voci più importanti sul suo strumento, ed ha suonato al fianco di maestri come Gerry Mulligan, Oscar Peterson e Chet Baker. Urcola e Samuels hanno lavorato per la prima volta insieme come membri del Caribbean Jazz Project ed hanno sviluppato uno stretto rapporto d'amicizia. Successivamente Urcola ha presentato il vibrafonista sulla sua registrazione Viva.

Dianne Reeves a Trento

Il terzo appuntamento della stagione «Itinerari Jazz» 2013/'14, organizzata dal Centro Servizi Culturali S. Chiara con concerti in calendario a Trento e Rovereto, porterà questa sera sul palcoscenico dell'Auditorium di Trento, Dianne Reeves, oggi tra le autentiche eredi della grande tradizione vocale afroamericana. 

Foto tratta dal sito ufficiale

La sua voce calda di contralto e la sua capacità di improvvisazione la pongono, infatti, sulla traccia di grandi interpreti come le indimenticabili Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan e Carmen McRae. 
Cugina del tastierista George Duke, la Reeves è stata scoperta giovanissima dal trombettista Clark Terry e successivamente la sua carriera si è dipanata accanto a musicisti come Roland Hanna, Lenny White, Stanley Turrentine, Mike Mainieri. 
Dal 1981 fu ingaggiata dal celebre pianista e compositore brasiliano Sergio Mendes, con il quale si fece conoscere in tutto il mondo. Successivamente lavorò con Harry Belafonte. 
Negli anni Novanta la sua carriera si avvicinò al pop, con la registrazione di alcuni album di forte impatto sul pubblico, come «Art and Survival», del 1993 e «Quiet After The Storm», del 1994.
Mantenne però stretti contatti con la scena del jazz di qualità, al quale si riavvicinò alla fine del decennio, collaborando con altri grandi solisti quali Clark Terry, Phil Woods, James Moody, Toots Thielemans nella registrazione di «The Grand Encounter». 
Da sottolineare la collaborazione con la big band di Quincy Jones, ai festival di Montreux nel 1991, e di Monterey nel 1995, dove si esibì al fianco di Dizzy Gillespie e Jon Hendricks. 
Frequenti sono state le sue collaborazioni con Wynton Marsalis e la Lincoln Center Jazz Orchestra, ed anche in campo classico si evidenziano interessanti registrazioni con Daniel Barenboim e la Chicago Symphony Orchestra, con Sir Simon Rattle e i Berliner Philarmoniker.

mercoledì 18 dicembre 2013

Avishai Cohen questa sera su TSF Jazz

Questa sera l'emittente TSF Jazz trasmetterà il concerto di Avishai Cohen registrato lo scorso 4 novembre all'Olympia di Parigi. Per l'occasione Cohen presenterà il suo bellissimo album Almah, a mio parere uno dei più belli dell'anno. 


Nel concerto Cohen è stato accompagnato dai componenti del suo trio Nitai Hershkovits al pianoforte e Ofri Nehemya alla batteria, più un quartetto d'archi composto da Cordelia Hagmann al violino, Amit Landau alla viola, Noam Haimovitz Weinschel alla viola e Yael Shapira al violoncello e voce, e Yoram Lakis all'oboe.

"Con Almah, suo quattordicesimo album da leader, il bassista e compositore israeliano, Avishai Cohen è tornato alle radici della sua prima esperienza musicale: la scrittura classica e l'armonia. 
L'uomo del jazz non ha mai smesso di proclamare questo patrimonio illuminato per tutta una carriera che è colorata e ricca di tutti i tipi di esperienze. 
Ma ora lo sta portando a nuove altezze, celebrandolo questa volta con un ensemble strumentale che mette insieme il suo trio (il pianista Nitai Hershkovits ed il batterista Ofri Nehemya), un quartetto d'archi ed un oboe.
Unendo pezzi originali, standard e cover di vecchie canzoni, questo instancabile esploratore riesce a riunire il meglio di ognuna delle strade musicale che prende la sua fantasia: l'altamente impegnativo lavoro di compositore accoppiato a tessiture variabili e alla brillantezza dell'improvvisatore, la sofisticata bellezza del songbook americano unisce le forze con la potenza lirica delle popolari melodie israeliane o arabe.

Ancora (e poi basta) su Arbore

Questa è l'ultima volta che intervengo su questo argomento, ma in questa intervista alla Repubblica, Arbore racconta la sua solita serie di amenità, che poi sono state ribadite anche nel programma di lunedì.
Tra le tante, ne segnalo un paio davvero indifendibili:
"Credo che si possa dire senza essere smentiti che il jazz italiano oggi è il secondo al mondo dopo quello americano. I nostri musicisti oggi sono certamente i migliori d'Europa, per creatività, qualità e impegno, e non hanno nulla da invidiare anche a una buona parte di musicisti americani"

"Il jazz ancora oggi è un fiore all'occhiello della nostra Italia musicale.... E' un pregiudizio quello secondo cui il jazz non piaccia al pubblico. Io sono presidente di Umbria Jazz e posso dire che, negli ultimi quattro-cinque anni, c'è stato un aumento dello sbigliettamento del 30%". (n.d.a. grazie sopratutto ai concerti di Sting, Santana e altre amenità del genere)

Credo che sia inutile commentare queste dichiarazioni, ma è evidente che se il jazz italiano deve essere rappresentato da questo piazzista da quattro soldi, vuol dire che la situazione è molto grave e ben lontana "dal secondo posto al mondo" di cui sproloquia.
Ma la cosa più grave e che tutti i grandi media (in primis La Repubblica ed Il Corriere della Sera che ha pubblicato un articolo dallo stesso tenore) permettono a questo signore di vaneggiare senza che nessuno che si alzi a dire "Arbore ma che c.... stai a dì". 
Ma con questi personaggi non sarà mai possibile fare discorsi seri sul jazz, che aiutino questa meravigliosa musica ad uscire dall'irrilevanza in cui è relegata in questo Paese, trasformata da Arbore e co, in un fenomeno macchiettistico e folkloristico.

Jacky Terrasson "Gouache" - Live in Vitoria (video)

Lo scorso 18 luglio il celebre Vitoria Gasteiz Jazz Festival, ha ospitato il concerto dell'eccellente pianista Jacky Terrasson, che per l'occasione ha presentato il suo ultimo progetto discografico Gouache.


Jacky è uno di quei rari musicisti per cui ogni nuovo album è una meravigliosa sorpresa. Che siano standards o canzoni francesi o canzoni pop, nulla resiste al suo talento. 
Nel suo dodicesimo album da leader, ha scelto dei temi da Erik Satie a John Lennon, Amy Winehouse e Sonny Rollins ... 
In occasione di questo concerto ha riunito un gruppo di stelle, come il grande clarinettista e sassofonista Michel Portal, il trombettista Stephane Belmondo e la giovanissima cantante franco-americana Cecile McLorin Salvant, vincitrice del premio Thelonious Monk. 
Terrasson sicuramente stupirà ancora una volta per il suo stile potente e per la sua capacità di rileggere i classici della musica popolare.
(dalle note del Festival)

Ecco il video del concerto:

Bill Carrothers - Sunday Morning

Affascinato dall'impronta della memoria collettiva nel discorso musicale, il pianista Bill Carrothers esplora da anni un approccio contemplativo alla storia del suo paese. 


La sua musica, animata dal quotidiano, come dagli sconvolgimenti pubblici, assume la forma di una successione di istantanee, piuttosto che quella di un affresco.
Dai canti della Guerra Civile, nel clima tormentato della prima guerra mondiale (il magnifico Armistice 1918), la sua musica è un viaggio nel cuore degli uomini, più che mai "carcassa dei tempi", piuttosto che l'esaltazione di un «romanzo nazionale».
Accompagnato da compagni fedeli, tra cui il violoncellista Matt Turner, Carrothers ritrova con Sunday Morning, le chiese dei primi giorni dell'America. 
Questo viene fatto attraverso pezzi di una semplicità inquietante come "Jesus Loves Me", dove la voce cristallina ed un po' roca di Peg Carrothers è animata da una fede primitiva. 
Come nelle precedenti escursioni nella storia del suo paese, c'è una successione di atmosfere molto sceneggiata, in cui il pianista evolve la sua musica. 
Dopo aver esaminato il repertorio solistico, questa volta invece utilizza un quintetto con coro per questa uscita per l'etichetta Vision Fugitive, una mossa ai confini dei generi.
Sia ciò che qui si considera una finestra sul jazz ("A Mighty Fortress Is Our God") o nelle parti scandite da accordi diafani, sullo sfondo mozzafiato del coro ("Lift High The Cross"), tutto suggerisce che ognuna di queste sia un opzione collettiva che aiuta maggiormente l'album, soprattutto quando si invita Bach a deviare su un accordo, un atmosfera o una citazione, come ad esempio su "Oh God Our Help In Ages Past", pezzo d'apertura e chiusura dell'album, un inno anglicano che sbarcò con i primi immigrati portando in prestito una certa dolcezza, la nostalgia degli sradicati dalla Vecchia Europa.

Jaimeo Brown - Transcendence

Transcendence segna il debutto con l'etichetta Motema Music di Jaimeo Brown, un brillante batterista 34enne, compositore e concettualista. 


Con un intrigante amalgama di jazz moderno, musica spirituale nera del Sud, musica carnatica Indiana, blues, e le tattiche di produzione di hip-hop/elettronica, Transcendence presenta Brown come un eretico senza paura, un artista che cerca nuove vie per una personale espressione musicale, ed intende onorare un ampio e profondo lignaggio di tradizioni musicali e culturali.
Brown e i suoi compagni, l'acclamato sassofonista JD Allen e il chitarrista e produttore, Chris Sholar, formano il nucleo base di questo album, oltre, a rotazione, ad un cast di notabili: la pianista Geri Allen, il suonatore di harmonium Andrew Shantz; il vocalist indiano Falu, il tastierista d'avanguardia Kelvin Sholar, i parenti di Brown, il bassista Dartanyan Brown, la pianista/flautista, Marcia Miget, sorella di Brown, la cantante Marisha Rodriguez, e la figlia di 2 anni, Selah, che fa un affascinante debutto vocale sulla canzone "I Said."
La filosofia di Brown di trasformare il dolore e la liberazione in arte, e il risultante Transcendence, in primo luogo mise radici nel 2010, quando viveva nel New Jersey, con la sperimentazione di vari stili musicali e con le letture della Bibbia.
Durante quel periodo, Brown stava ascoltando attentamente una musica che era sovrapposta ad un tanpura dell'India orientale. La musica risuonò in modo così determinante, che riuscì a scatenare in Brown un fuoco creativo.
Forse l'elemento più trafiggente di questo disco sono i campionamenti delle celebrate Gee's Bend Quilters, cantanti di spiritual che provengono dalle zone rurali dell'Alabama. Le loro canzoni struggenti, eseguite mentre lavoravano alle trapunte, sono state documentate nel 1941 e nel 2002 (via Tinwood Media).
Le loro trapunte sono state presentate nei musei di tutto il paese e la loro musica ha ispirato composizioni di un manipolo di musicisti, in particolare "Blue Blocks" del pianista Jason Moran (su commissione dal Philadelphia Museum of Art).

Paolo Fresu - Vinodentro

Vinodentro” è il titolo del disco primogenito della Tuk Movie, nuance della Tuk Music dedicata alle colonne sonore di film e documentari, che sono da sempre terreno fertile nel percorso compositivo di Paolo Fresu. Il disco uscirà su CD ed in digitale il 7 gennaio per Ponderosa, distribuzione Egea.


Il marchio di fabbrica della Tuk Movie è costituito da una ricercata inversione grafica rispetto alle consuete scelte visive: e così il titolo del disco e il nome del progetto vengono introdotti al centro della cover per lasciare spazio tutto intorno all’opera dell’astrattista siciliana Carla Accardi.
Vinodentro” rappresenta anche l’ennesimo capitolo della fruttuosa collaborazione tra Paolo e il regista Ferdinando Vicentini Orgnani, iniziata nel 2002 con “Ilaria Alpi.Il più crudele dei giorni” e proseguita con “Zulu meets Jazz”, “Percorsi di pace” e “Time in Jazz”.
Ispirato dal romanzo "Vino Dentro" del bolzanino Fabio Marcotto, il film mette sapientemente insieme il mito del Faust e la passione per il vino; il protagonista è un mediocre impiegato di banca che, in seguito all'incontro con un misterioso personaggio, diventa uno dei più stimati e famosi wine-writer a livello internazionale, per poi ritrovarsi invischiato in un’accusa di omicidio.
Il cast è formato da Vincenzo Amato, Giovanna Mezzogiorno, Lambert Wilson, DanielaVirgilio e Pietro Sermonti. 
La sceneggiatura è di Heidrun Schleef e Ferdinando Vicentini Orgnani. La fotografia del due volte candidato al premio Oscar Dante Spinotti, i costumi di Alessandro Lai.

martedì 17 dicembre 2013

John Zorn - In Lambeth: Visions From the Walled Garden of William Blake

Il terzo album dell'intimo ensemble The Gnostic Trio, creata da John Zorn nel XXI secolo, propone i virtuosi musicisti componenti del gruppo al loro massimo splendore. 


Con una formazione composta da Carol Emanuel all'arpa, Bill Frisell alla chitarra e Kenny Wollesen al vibrafono, e con l'aggiunta di Ikue Mori all'elettronica, l'album è una raccolta di musica ricca e lirica, in cui Bill Frisell ci apre il cuore aggiungendo impagabili sfumature alla lucentezza di arpa e vibrafono. 
Sottotitolato "Visions from the Walled Garden", "In Lambeth" celebra l'opera di William Blake, leggendario poeta del periodo Romantico, artista e filosofo, proponendo nove meravigliose composizioni che catturano l'innocenza, il cuore, la saggezza e la sottile melanconia di uno degli artisti visionari più amati di tutti i tempi.

Michal Wroblewski Trio & Terence Blanchard su Deutschlandfunk

Questa sera l'emittente tedesca Deutschlandfunk trasmetterà il concerto del trio dell'ottimo pianista polacco Michal Wroblewski che per l'occasione era accompagnato dal grande trombettista Terence Blanchard, registrato lo scorso 2 novembre al JazzFest Berlin.  


Il trio era composto da Michal Wróblewski al piano; Michal Jaros al contrabbasso e Pawel Dobrowolski alla batteria.
Michal Wróblewski è un pianista jazz e compositore polacco. Laureato al Jazz and Popular Music Department del Karol Szymanowski Music Academy di Katowice, Wróblewski è apparso dal vivo sui palchi di numerosi festival jazz sopratutto europei. 
I suoi progetti includono collaborazioni con celebri artisti polacchi quali, tra l'altro Z. Namyslowski, M. Milkiewicz, P. Dobrowolski, M. Obara, M. Jaros e A. Baldych. 
Come pianista ed arrangiatore, ha scritto un progetto in studio dal titolo "Elderly Gentlemen", con la partecipazione di star come Kayah, Renata Przemyk, Maciej Malenczuk e Pawel Kukiz. L'album è stato registrato al B.KuzNiak Studio 333 di Varsavia. 
Dal 2010  è il leader del Michal Wróblewski Trio, uno delle formazioni jazz più famose in Polonia, i membri del gruppo sono annoverati tra i musicisti più importanti del panorama jazzistico polacco.

Brian Blade Fellowship: Live At The Village Vanguard (audio)

Lo scorso 10 dicembre il Brian Blade Fellowship è stato ospite del Village Vanguard, nell'ambito di una settimana di concerti in questo mitico locale newyorkese.

Foto di John Rogers per NPR

Per l'occasione la formazione era composta da Brian Blade, batteria; Melvin Butler, alto sax, Myron Walden, sax tenore; Steve Cardenas, chitarra; Jon Cowherd, piano; Chris Thomas, basso.
Per quasi 15 anni, Brian Blade ha cercato di cancellare il proprio nome dalla band in cui è coinvolto attualmente. 
Nel 1998 il primo disco del gruppo fu pubblicato sotto il nome Brian Blade Fellowship. Un decennio più tardi, il gruppo ha subito un cambiamento di nome in Brian Blade and the Fellowship Band. Ma attualmente essi vengono accreditati semplicemente come Fellowship Band, anche se Blade è sempre alla batteria, contribuendo a spingere il gruppo attraverso profondi, vividi viaggi improvvisazionali ed evocativi toni poetici.
La band suona insieme sporadicamente, dati i numerosi impegni dei suoi componenti, non ultimi quelli dello stesso Blade. E' stato un prezioso collaboratore per tanti musicisti diversi come Chick Corea, Wayne Shorter, Herbie Hancock e Joshua Redman nel mondo del jazz, e Joni Mitchell, Daniel Lanois, Bob Dylan ed Emmylou Harris al di fuori.
Non sorprendentemente, la Fellowship Band ha realizzato solo quattro album, tra cui Landmarks, che sarà pubblicato prossimamente, da cui sono tratti i pezzi di questo concerto.

A marzo esce il nuovo album di Ambrose Akinmusire

L'11 marzo, il trombettista e compositore Ambrose Akinmusire ritorna con la pubblicazione di The Imagined Savior Is Far Easier To Paint, un notevole e generoso nuovo album che amplia la tavolozza del suo solito quintetto con l'aggiunta del chitarrista Charles Altura, dell'OSSO String Quartet e dei cantanti Becca Stevens, Theo Bleckmann e Cold Specks. 


Il quintetto di Akinmusire è composto dal sassofonista Walter Smith III, dal pianista Sam Harris, dal bassista Harish Raghavan e dal batterista Justin Brown, un gruppo affiatato di amici di lunga data e collaboratori frequenti, che mette in mostra una notevole identità collettiva.
The Imagined Savior Is Far Easier To Paint Delivers mantiene le promesse dell'acclamato debutto Blue Note di Akinmusire, When The Heart Emerges Glistening, che per Nate Chinen del The New York Times fu l'"album numero 1 del 2011". Il New Yorker lo ha definito "un giovane emozionante trombettista ed un astuto bandleader, con una scintilla unica nel suo modo di suonare." 
Sul nuovo album, prodotto dallo stesso Akinmusire, egli prova a spostare leggermente l'attenzione dai suoi emozionanti assoli di tromba, alle sue composizioni originali (Akinmusire ha scritto 12 dei 13 pezzi dell'album) e lasciando ampio spazio alla band per improvvisare.
Aggiungere voci e testi alla sua musica, è stata un'esperienza nuova e diversa per Akinmusire, che spesso scrive storie elaborate e personaggi come ispirazione per le sue composizioni strumentali. 
In ognuno dei brani vocali, Akinmusire ha dato al vocalist lo schizzo di un'idea, permettendo loro di rimpolpare il testo sulla base di tale idea. 
Stevens ha restituito sia la musica che il testo di "Basement Out", mentre Bleckmann e Cold Specks hanno impostato i testi sulla musica di Akinmusire rispettivamente su "Asiam" e su "Ceaseless Inexhaustible Child",  
(Fonte Blue Note)

Enzo Pietropaoli Quartet - Yatra Vol. 2

A circa due anni di distanza dalla pubblicazione di “Yatra”, il cd di esordio di Enzo Pietropaoli in veste di leader del suo nuovo quartetto, esce “Yatra vol.2”. 


Basta il titolo per capire quanto forte sia la volontà di dare continuità ad una avventura musicale iniziata in forma di ”viaggio”, ed infatti “Yatra vol. 2” va considerato come la seconda tappa di un percorso che, per volontà di Pietropaoli, sarà portato avanti con passione anche in futuro, vista anche l’ottima accoglienza di pubblico e critica. 
Yatra è stato, infatti, decretato dai lettori di JazzIt come il miglior album del 2011, Enzo Pietropaoli miglior bassista del 2011 per Musica Jazz e Fulvio Sigurtà, tromba del quartetto, come miglior giovane talento sempre per Musica Jazz. 
Il consenso di critica e di pubblico tributato a “Yatra” mi ha, in un primo momento, messo di fronte ad un insolito senso di responsabilità, da una parte la paura di ripetermi, dall’altra quella di cambiare rotta e deludere chi ha tanto amato il precedente lavoro, avrei volentieri ricominciato da tre . . .” dice Pietropaoli parafrasando Massimo Troisi. 
Alla fine ho scelto la via più spontanea e semplice, quella del “non scegliere” quella di seguire il suono del cuore, lasciandomi andare, assecondando la mia tendenza a toccare le corde dei sentimenti più intimi, non senza una severa intransigenza verso il rischio di essere banale o cervellotico, i due estremi che cerco di evitare nella mia musica perseguendo una sorta di “classicismo costantemente attualizzato”. 
All’insegna del detto “squadra vincente non si cambia” abbiamo Fulvio Sigurtà alla tromba, Julian Mazzariello al pianoforte e Alessandro Paternesi alla batteria, sempre più “famiglia”, poi ci sono le due labels, “Jando Music” e “Via Veneto Jazz”, e poi dallo studio di registrazione, agli ingegneri del suono di registrazione e mix, alla veste grafica e fotografica, all’ufficio stampa, si è mantenuto uno stile che vuole diventare sempre più riconoscibile.

George Colligan - The Endless Mysteries

Come membro della band di Jack DeJohnette il pianista George Colligan ha sviluppato un rapporto musicale suggestivo e potente con il leggendario batterista, che aiuta questo suo 24esimo album come leader, in maniera molto efficace. 


Con DeJohnette e il bassista virtuoso Larry Grenadier, le dieci composizioni originali di Colligan crescono in maniera positiva, grazie alle interpretazioni profonde e magistrali di questo incredibile trio. "The Endless Mysteries" mette in mostra tre improvvisatori senza pari al top del loro playing, e segna un momento significativo per il classico trio per pianoforte.

Ecco un estratto di una recensione pubblicata sul sito dell'emittente radiofonica Wemu:
"L'ascolto ripetuto di George Colligan rivela il suo rispetto per i grandi del pianoforte come Tommy Flanagan, Cedar Walton, Herbie Nichols, Herbie Hancock, Chick Corea, McCoy Tyner e Bill Evans. L'ascolto ripetuto di George Colligan rivela anche una mente musicale del tutto originale, di grande profondità emotiva.
Due pezzi in particolare illustrano la sua gamma emotiva: Thoughts of Ana e Outrage. Entrambe le canzoni sono state composte in risposta all'insensata tragedia della sparatoria alla Newtown. 
Thoughts of Ana è una ballata malinconica, delicata e cupa, dedicata a Ana Greene, figlia del sassofonista Jimmy Greene, uno degli amici intimi di Colligan. La bella bambina Ana Greene perse la vita quel giorno terribile. 
Outrage è un'espressione piena di rabbia, incredulità e furore. I due brani sono giustapposti nel mezzo del disco per farvi fermare, pensare e sentire.
Dal pezzo di apertura, Waiting For Solitude fino all'ultimo If The Mountain Was Smooth, You Couldn’t Climb It, The Endless Mysteries offre escursioni ritmiche che vanno dal gentilmente delicato al rock al suo vero nucleo.

Glauco Venier pubblica per l'Ecm

«Il padre di tutti i sogni di un pianista jazz? Incidere un disco di piano solo per la Ecm! Potrei anche ritirarmi a fare il pastore, dopo». Ce lo disse qualche tempo fa quando intraprese la splendida avventura del trio cameristico con Norma Winstone e Klaus Gesing, un percorso in tre dischi (il terzo esce il mese prossimo) giunto alla soglia dei Grammy Awards. 

Fonte RealTime Management

Ora il sogno si fa realtà per Glauco Venier: il più grande musicista che il Friuli oggi possa vantare, domani parte per Lugano, dove, negli studi della Radiotelevisione della Svizzera italiana, registrerà, in due giorni, il nuovo album a proprio nome. Dopo Keith Jarrett e Stefano Bollani, un artista di casa nostra sale sull’Olimpo del jazz. E in buonissima compagnia!
«In qualche modo chiudo un cerchio - commenta Glauco -. L’inizio fu il piano solo di Finlandia nel 1991, ora vado in studio per Manfred Eicher: ne sono immensamente felice!». 
E naturalmente il maestro di Gradisca di Sedegliano porterà con sé a Lugano un po’ di Friuli. «Come sempre. Porto Stefano Amerio come ingegnere del suono e Glauco Comoretto come fotografo. E poi mi porto le ispirazioni di Celiberti e di Harry Bertoja». 
Ma come sarà questo disco? «Sarà un album senza paracadute: improvvisazione pura. Assieme all’amico Manfred ho pensato a piccoli quadretti sonori, a miniature che confezionerò al pianoforte certo (un morbido Steinway), ma anche usando strumenti metallofoni. Sarà una bella sorpresa per tutti».
Ieri intanto è uscito il cofanetto cd+dvd che contiene un altro bel progetto di Glauco: quel per big band e orchestra sinfonica, Symphonika, che conquistò tutti (Celiberti in primis) a Mittelfest 2012. 
A quell’eccellente lavoro Glauco lavorò a lungo assieme a Michele Corcella, un arrangiatore davvero super, e chiamò la Mitteleuropa Fvg orchestra guidata da Valter Themel. «Una squadra di classe - completata da Amerio e, per la parte video, da Roberto Castellano».

lunedì 16 dicembre 2013

Gino Paoli e Danilo Rea - Napoli con amore

Napoli con amore”, è il nuovo lavoro discografico di Gino Paoli e Danilo Rea, per l'etichetta Parco della Musica Records.


Sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sperimentazioni musicali, Paoli e Rea aprono così un nuovo capitolo della loro avventura, dopo i fortunati “Un incontro in jazz – Auditorium Recording Studio” (2011) e “Due come noi che…” (2012), questa volta dedicato alla melodia napoletana - di cui sono entrambi appassionati conoscitori e ascoltatori, e ai suoi grandi protagonisti come Libero Bovio, Salvatore Di Giacomo e Roberto Murolo, solo per citarne alcuni. 
Un nuovo viaggio musicale le cui tappe sono segnate dalle pietre miliari della canzone tradizionale partenopea - da “Te vojo bene assaje” a “‘A cammesella”, da “Era de maggio” a “‘O sole mio” - e che conduce a Napoli, a quello che è “'o paese d''o sole, 'o paese d''o mare, 'o paese addò tutt' 'e pparole, sò doce o sò amare, sò sempre parole d'ammore...
Napoli è da sempre un centro di grande creatività musicale, di veri e propri talenti strumentali, di grandissime melodie e interpreti”- spiega Paoli. “I grandi della canzone partenopea come Salvatore Di Giacomo, Ferdinando Russo, Libero Bovio, solo per fare qualche nome, erano dei grandi poeti e i loro testi pure poesie…Ed io amo le poesie. È impossibile limitarsi ad ascoltare, sono parole e note che si fanno sentire anche nel profondo”. 
In un napoletano”, continua, “ si riesce a cogliere la poetica anche quando urla per la strada. Quando poi scrivono, come nel caso di questi grandi autori, c’è una marcia i più: come i brasiliani sono ritmici anche quando parlano, così i napoletani sono poetici.” 

Tomasz Stanko "New York Quartet" questa sera su Espace 2

Questa sera l'emittente Espace 2 trasmetterà il concerto del "New York Quartet" del trombettista polacco Tomasz Stanko, registrato lo scorso 1 novembre alla Salle Paderewski di Losanna in occasione della rassegna Jazz Onze +.

Foto di John Rogers
(tratta dal sito del Festival)

Il "New York Quartet", è composto da Tomasz Stanko (tromba), David Virelles (piano),  Ben Street (basso) e Gerald Cleaver (batteria).

"Il vento dell'est ci porta in un viaggio senza sosta in un paese dall'anima tormentata, ad una musica tesa verso una bellezza nebbiosa e nostalgica" si è scritto quasi un decennio fa per presentare l'enorme trombettista polacco Tomasz Stanko. 
Da allora, il musicista ha viaggiato ed è andato a vedere cosa stava succedendo nella Grande Mela. Egli ora divide il suo tempo tra Varsavia e New York, che è diventata persino una base stimolante per la scrittura e lo sviluppo di nuovi progetti musicali.
Lì ha naturalmente incontrato musicisti, ha suonato con loro, ha istituito un nuovo gruppo con cui ha fatto un nuovo disco ed è andato in tour.
Il doppio CD che è appena uscito ci permette di scoprire il repertorio di Stanko ispirato dalla poetessa Wislawa Symborska, Premio Nobel per la poesia, deceduta nel 2012. 

Tony Bennett 85th Birthday Concert at the London Palladium 2011 (video)

Il leggendario cantante americano, Tony Bennett, il 3 ottobre del 2011 festeggiò il suo 85° compleanno in grande stile, con un concerto speciale allo storico Palladium di Londra. 
Accompagnato dal suo quartetto, Tony Bennett si muove senza sforzo attraverso un repertorio che attraversa 60 anni, con canzoni come Steppin' Out With My Baby, The Good Life, Smile e la sua preferita, I Left My Heart In San Francisco.
Sono presenti anche due duetti unici, nei quali è affiancato da due grandi cantanti britanniche Cleo Laine e Leona Lewis.

Ecco il video di quel grande concerto, in formato Hd:

Gary Peacock / Marilyn Crispell: Azure

"Azure" presenta splendidi duetti di due grandi improvvisatori la cui compatibilità è stata provata tempo fa. Gary Peacock e Marilyn Crispell hanno prodotto insieme musica eccezionale nel trio con il compianto Paul Motian, su album ECM, tra cui "Nothing ever was, anyway" e "Amaryllis", ma anche il loro progetto in duo ha una lunga storia, fino ad ora non documentata su disco. 


Con il loro senso condiviso di lirismo, i loro stili individuali di composizione e il loro profondo background in free playing, Peacock e Crispell sono partner musicali eccezionali. 
L'album, registrato a New York, il territorio di casa per entrambi i musicisti, contiene pezzi scritti da Peacock ("Lullaby", "The Lea", "Puppets"), e dalla Crispell ("Patterns", "Goodbye", “Waltz after David M”), improvvisazioni in duo (“Azure”, “Blue”, “Leapfrog”) ed altamente inventivi assoli di piano e contrabbasso.

Ecco una bella recensione dell'album pubblicata sul sito Piano Solo:
È una lunga collaborazione musicale quella che coinvolge la pianista Marilyn Crispell e il contrabbassista Gary Peacock. Basti pensare a “Nothing Ever Was, Anyway” (1997), con il compianto Paul Motian, o a “Amaryllis” (2001) e ancora a “Storyteller” (2003). 
“Azure” è il risultato di una collaudata storia musicale, la risultanza di un dialogo bilanciato ed equilibrato che si svolge sotto il segno delle esperienze individuali dei componenti questo duo, qualcosa che accade in tutte le composizioni, firmate singolarmente o congiuntamente, anche nelle improvvisazioni come la title track “Azure” o in “Blue”. 

Roberto Pascucci Trio - Milk

Questa volta parto dalla fine, ma capirete subito il perché.  
Il cd di cui vi parlo oggi, intitolato MILK (come  il trio che ne è interprete)  si chiude con un brano originale (Esbjorn's Lesson),  dedicato al compianto  Esbjorn Svensson,  il pianista degli E.S.T. prematuramente scomparso e del quale tutti sentiamo la mancanza. Io amo incondizionatamente la musica degli E.S.T. pertanto un gruppo nuovo, italiano, che si "dichiara" così apertamente estimatore del grandissimo trio svedese,  non poteva non incuriosirmi.


Così ho scoperto Milk, trio creato da Roberto Pascucci, ufficialmente contrabbassista, ma che in realtà è un musicista, compositore, arrangiatore e didatta  completo, estremamente poliedrico (suona praticamente  "tutto"),  ed "onnivoro musicalmente" nel senso più bello e più ampio del termine.
Già questi pochi indizi ci fanno pregustare il sound di questo nuovo album, prodotto da Paolo Piangiarelli  per  Philology.
Roberto Pascucci è un musicista che non può essere relegato entro alcuno schema o categoria stilistica, perché ha al proprio attivo studio ed esperienze a 360° nel campo della musica (quanto a strumenti musicali,  da bambino inizia come chitarrista, passa al basso elettrico dopo qualche anno, da ventenne si dedica al contrabbasso… ma anche a violoncello, batteria, pianoforte, armonica…). 
In famiglia ascolta musica classica ed operistica, ma ama naturalmente anche il rock, il pop italiano e internazionale, il jazz, la black music, le colonne sonore e la musica contemporanea.  
Tutto questo bagaglio gli consente di  iniziare a collaborare come side-man con artisti di spicco nel campo della musica pop, così come di svolgere innumerevoli collaborazioni con jazzisti di fama internazionale (Fresu, Boltro, Sellani, Manzi, Urbani, Ghiglioni, Montellanico, Giammarco, Cisi, Mixon) di passaggio nelle Marche negli anni ‘90. Partecipa anche  ad incisioni con insigni artisti (Gambale, Weinstein, Stornello, Scassa).
Ma questo è solo l'inizio. Questo suo grande bisogno di musica, aperta a qualunque tipo di contaminazione,  unita alla sua creatività ed abilità compositiva, lo spingono a cercare la propria via insieme ad altri due elementi dotati delle sue medesime caratteristiche: Ricky Turco e Gabriele Petetti.

sabato 14 dicembre 2013

Paul Motian (box-set)

Sul sito JazzTimes è stata pubblicata una recensione del cofanetto di 6 Cd's di Paul Motian, dal titolo omonimo, uscito nel mese di aprile per la Ecm.


Ecco un estratto della recensione:
"Nella seconda decade del nuovo millennio, non è un evento raro alzarsi la mattina, accendere il computer ed apprendere della scomparsa di un'altra figura importante del jazz che emerse negli anni '50 o '60. 
Ma la morte di Paul Motian nel 2011 ha colpito il mondo del jazz in modo particolarmente duro. La gente l'ha presa in maniera personale. Motian ha rappresentato un unico, puro paradigma, all'interno dell'estetica jazz. Sembrava impossibile che le sue minimali e diverse iterazioni di energia non sarebbero più riuscite a migliorare innumerevoli formazioni.
Questo box di sei CD, che fa parte della Old & New Masters Series della ECM, contiene i primi sei album di Motian da leader per l'etichetta, registrati tra il 1972 e il 1984. 
I primi due, Conception Vessel e Tribute, presentano sestetti e quintetti dominati da strumenti a corda (chitarra, violino, basso). Si tratta di versioni molto anticipate di quello che poi sarebbe diventato noto come "il suono ECM": arioso, incantato, atmosferico, con una cristallina qualità sonora. 
Era l' epoca in cui il motto di ECM era "il suono più bello vicino al silenzio." 
I silenzi qui sono sempre sottilmente disturbati dagli ambigui accenti di Motian e dalle tensioni implicite. 
I secondi due, Dance e Le Voyage, sono in trio con ospite Charles Brackeen. "Il suono ECM" ha spazio sia per il quiete sassofono soprano che per il furioso sassofono tenore. 
Gli ultimi due Psalm e It Should’ve Happened a Long Time Ago, lanciarono la rarefatta interfaccia creativa di Motian, con Joe Lovano e Bill Frisell, una partnership che è durata, con interruzioni, per 30 anni.
Nelle sue penetranti note di copertina, il pianista Ethan Iverson chiama Motian "uno dei più importanti bandleaders della musica", ed un compositore originale la cui scrittura era "leggera, pulite singole pagine di bellezza lineare."

Guido Di Leone Quartet - Standards on Guitar vol.2

Sono passati tre anni dall’incisione per la Fo(u)r del primo volume di “Standards on Guitar” ad opera di Guido Di Leone, il quale allora preferì il trio come espressione massima della purezza del jazz, proposto in un contesto alquanto moderno grazie ai preziosi interventi di Renato Chicco ed Andy Watson. 


Ma il progetto di interpretare gli standard non si può fermare per chi, come il chitarrista Guido Di Leone, ha fatto della classicità, dello swing e del linguaggio bop il proprio vessillo autoriale. 
Ecco allora “Standards on Guitar Vol. 2” la  nuova produzione del catalogo Fo(u)r che propone una manciata di brani cari al repertorio dell’ormai inveterato chitarrista barese e due composizioni originali, interpretati con la mano sicura dell’esperienza, con un sound rotondo e pulito del tutto personale e con la partecipazione di due formazioni differenti in compresenza nello stesso album. 
Nei brani “This Dig of You”, I Remember You”, “I’ll Remember April”, “Laura”, Four Brothers in Sofia”, “Angel Eyes” appaiono infatti Bruno Montrone al piano, Dario Di Lecce al contrabbasso e Giovanni Scasciamacchia alla batteria. 
In “‘Round Midnight”, “Waltz New”, “Daahoud”, “Full House”, “Unit Seven” e “Another ‘Swonderful” troviamo Onofrio Paciulli al piano, Francesco Angiuli al contrabbasso e Fabio Delle Foglie alla batteria. 
Una scelta non affidata al caso, ma stilisticamente pregnante, affinché l’intero disco possa essere una summa delle libertà interpretative dei vari musicisti che sovente si avvicendano sui palchi con lo stesso Guido Di Leone.
In una cornice dinamica crescente, iniziando subito con una ballad e scorrendo via via tra medium swing e fast bop, il disco si presenta in una forma sonora acusticamente pura, cristallina, dove tutto l’estro del solismo chitarristico e dell’amabilissimo comping si evolve in quella che sembra essere l’estemporaneità di un’atmosfera da jam session, con la costante sensazione di intimismo e coesione, trasferita all’ascoltatore attraverso una limpida forma di interplay. 

Weather Report Legacy Project raccoglie fondi per un documentario

Weather Report Legacy Project ha iniziato un campagna di raccolta fondi per la creazione di un documentario sulla storia del leggendario gruppo diretto da Joe Zawinul e Wayne Shorter.


Il documentario, che si intitolerà “The Calm Before the Storm” racconterà i 16 anni della storia del gruppo, dagli inizi nel 1970 ed attraverso i 17 album pubblicati nella carriera, con grandi interviste, filmati rari, musica e foto, per un meraviglioso tributo ad un gruppo eccezionale.
Il film racconterà la band dai primi giorni con Miroslav Vitous ed Alphonso Johnson fino all'aggiunta di batteristi come Chester Thompson e Alex Acuna, all'ulteriore evoluzione con Jaco Pastorius e Peter Erskine, fino agli ultimi anni con Omar Hakim e Victor Bailey.
Ognuna delle varie incarnazioni di Weather Report fu distinta ed individualmente innovativa, ed elettrificò il pubblico di tutto il mondo.
Weather Report Legacy Project è stato creato da Tony Zawinul, figlio del compianto Joe e capo della Zawinul Estate, così come il co-fondatore Wayne Shorter. Tony dirigerà il documentario e porterà un accesso senza eguali alla vita ed ai pensieri di suo padre Joe. 
Altri soggetti coinvolti nel progetto sono gli ex membri Weather Report, Peter Erskine, Alphonso Johnson e Robert Thomas Jr., per citarne solo alcuni.
Tony Zawinul ha osservato, "Abbiamo visto il fenomenale supporto dei fans di ogni angolo del mondo. Weather Report ha avuto milioni di fan nel corso degli anni ed è stata una gioia vedere la loro reazione a questa iniziativa". 
Shorter ha aggiunto,"Questa è la possibilità di scoprire qualcosa che è accaduto ad un gruppo di persone che ha seguito una traccia poco calpestata nel mondo della musica. Dò al progetto un pollice in su."

venerdì 13 dicembre 2013

John Scofield "Uberjam Band" su Espace 2

Questa sera l'emittente Espace 2 della RTS, trasmetterà il concerto della John Scofield "Uberjam Band", registrato lo scorso 31 ottobre alla Salle Paderewski di Losanna nell'ambito della rassegna Jazz Onze +.


Per l'occasione la formazione, che ha presentato i pezzi tratti dal recentissimo album di Scofield, Ubejam Deux, era composta da John Scofield alla chitarra, Avi Bortnick alla chitarra ritmica e campioni, Andy Hess al basso e Adam Deitch alla batteria.
Più che un seguito dello storico album psycho-funk Uberjam del 2002, si tratta di una vera reunion che intende – centrando perfettamente l’obiettivo – ricreare le atmosfere dell’album di undici anni fa. Riecco allora, con rinnovato estro creativo, uno Scofield scatenato sul tappeto sonoro di una sezione ritmica da sogno.

Clicca sul player dell'emittente per ascoltare il concerto, questa sera a partire dalle ore 22,40.

Paolo Fresu e Omar Sosa questa sera su France Musique

Questa sera l'emittente France Musique trasmetterà il concerto di Paolo Fresu e Omar Sosa nel loro progetto "Alma Duo", registrato lo scorso mercoledì 11 dicembre, al Observatoire de Cergy nell'ambito del festival Jazz au Fil de l'Oise.


Uno viene da Cuba, l'altro della Sardegna. È la loro condizione d'isolani che gli ha avvicinati?
Una certezza, due musicisti incomparabili nella loro arte decidono di mettere la loro "Alma" a nudo in questa loro opera. 
Il risultato è strepitoso, la critica ha scritto: "Il più originale e il più lirico dei questo inizio d'anno" "malinconiche o leggere questa ballate possiedono belle melodie", "una musica poetica toccata dalla grazia, che vi aspira, vi lascia mozzafiato."
Conosciamo la passione e il ritmo percussivo di Omar Sosa, il suono tenebroso e lacerante di Paolo Fresu, gioioso e lirico; "ci portano in un viaggio luminoso dove il crepuscolo subentra alla danza prima dei fantasmi della notte o della luna nel cielo."
(tratto dalle note del festival)

Clicca sul player dell'emittente per ascoltare il concerto questa sera alle ore 22,30