mercoledì 13 novembre 2013

William Parker Quartet ad Aperitivo in Concerto

Domenica 17 novembre 2013, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni, “Aperitivo in Concerto” presenta un gruppo formidabile di improvvisatori africano-americani, guidato dal celebre contrabbassista William Parker e con la partecipazione di uno fra i più grandi esponenti della poesia contemporanea americana, David Budbill.


Il blues può elevarti come intristirti”, afferma David Budbill, una fra le più importanti voci poetiche americane e affermato drammaturgo. Budbill, sulla scia di autori come Bob Kaufman, Allen Ginsberg, Lawrence Ferlinghetti (ma anche Marvin Bell, Sterling Brown, Hayden Carruth, Jayne Cortez, Michael S. Harper, Yusef Komunyaaka, Mina Loy, Kenneth Rexroth, Sonia Sanchez) collabora da anni con alcuni fra i più importanti esponenti della musica improvvisata africano-americana, creando un vero e proprio spettacolo che non è un semplice reading poetico, ma una fusione fra voci (tutti gli strumentisti partecipano anche alla resa vocale dei versi) e strumenti in cui il verso –inserito all’interno di vasti brani strumentali- si fa canto e rituale incantatorio. 
La voce, infatti, non è protagonista principale, ma è parte di una struttura musicale il cui scopo principale è creare un universo sonoro inusuale e originalissimo, basandosi sulle forme più radicate della tradizione africano-americana come il blues.
Non è casuale, infatti, che a dare forma musicale a questo straordinario organismo sonoro sia uno fra i più celebrati protagonisti dell’improvvisazione contemporanea, il contrabbassista William Parker, per l’occasione accompagnato da strumentisti di eccelso valore, come il trombettista Lewis Barnes (già collaboratore di Jemeel Moondoc, Jean-Paul Bourelly, The Holmes Brothers, Norah Jones e che il pubblico di “Aperitivo in Concerto” ha già potuto apprezzare a fianco dello stesso Parker in Inside The Songs of Curtis Mayfield), il contraltista Rob Brown (già a fianco di Matthew Shipp, Craig Taborn, Gerald Cleaver, Joe Morris, Cecil Taylor, Anthony Braxton, Denis Charles, Bill Dixon, Butch Morris, Reggie Workman, Henry Grimes, Roy Campbell Jr., Fred Hopkins e già presente al Teatro Manzoni nel grande progetto ellingtoniano di Parker) e lo straordinario batterista Hamid Drake, beniamino del pubblico di “Aperitivo in Concerto” e fra i più grandi protagonisti storici della musica improvvisata contemporanea.
Importante figura di raccordo del free jazz dagli anni settanta ad oggi, il contrabbassista/compositore William Parker ha fatto della musica una questione di vita spirituale: spesso lo stesso ha cercato di spiegare alla comunità musicale come il suo jazz fosse intimamente legato alle occasioni della vita, alla sua tristezza, ma anche come fosse possibile sopportarne il carico grazie a quel legame verso la fede in Dio. 
Molti non l'hanno compreso, facendogli vivere una vita modestissima dal lato economico, ma Parker ha avuto di converso tante soddisfazioni artistiche. Tralasciando tutta la maestosa attività svolta a servizio di tanti nomi illustri della musica improvvisata americana e non (Bill Dixon, Sunny Murray, Charles Tyler, Billy Higgins, Charles Brackeen, Alan Silva, Frank Wright, Frank Lowe, Rashid Ali, Donald Ayler, Don Cherry, Cecil Taylor, Jimmy Lyons, Milford Graves, Walter Bishop, Sr., Maxine Sullivan, Peter Kowald, Peter Brotzmann, Han Bennink, Tony Oxley, Derek Bailey, Louis Sclavis, Louis Moholo) e quella condotta in coabitazioni musicali con alcuni dei migliori talenti del free degli ultimi trent'anni, va ricordata la carriera solistica che ha visto nel 1979 in "Through Acceptance of Mistery Peace", il primo vagito discografico importante dell'artista: accanto ad episodi più ermetici, quello che si faceva strada in quel disco era il free ben congegnato di "Committment" (vicino a quello di Leo Smith con splendide esecuzioni in assolo di Arthur Williams alla tromba e John Hagen al sax), i violini esplorativi di Billy Bang e Ramsey Ameen e il suo recitativo di carattere religioso. L'attività discografica a suo nome si intensificherà solo agli inizi degli anni Novanta, anni in cui le registrazioni si dividono tra quelle costruite in "solitudine" e quelle in cui viene accompagnato da quartetto o band allargata; nell'ambito della prima esperienza Parker pubblicherà due lavori ("Testimony" e "Lifting the sanctions") che appaiono stridenti, apertamente strumentali, con una personale situazione di trascendenza nella divagazione free molto dura da decifrare; Parker, a differenza di tanti contrabbassisti che si sono mossi solo nell'ambito della composizione, cerca di dare un contributo personale all'evoluzione del suo strumento ed in tal senso si avvicina agli incroci con l'avanguardia classica che pochi altri colleghi hanno intrapreso; anzi cerca anche connubi e affinità collaborative: di quegli anni infatti sono i duetti con Joelle Leandre e Peter Kowald che producono alcune delle più rare produzioni di contrabbasso suonato in doppia contrapposizione, nonchè gli esperimenti in triplo o in quadruplo basso, alla ricerca di un nuovo "muro" di suono da contrabbasso. 
Il sound è spesso ipnotico, con continue scosse allo strumento ricavate anche attraverso tecniche estese, un uso dell'arco tutto frutto della personale interpretazione dei temi di Parker, che dà alla sua musica un tono molto dissonante, incalzante, una prefigurazione di immagini con forza d'urto relativa e il suo stile si caratterizza per una sorta di ronzio incosciente di fondo che dà sostegno a sè e all'attività dei musicisti; uno stile che richiede molto vigore fisico e che si contrappone alle idee della Leandre ad esempio che si concentra più sulle possibilità armoniche del contrabbasso.
Le due formazioni principali di Parker saranno gli "In Order to survive" nel cui gruppo militeranno con costanza il pianista free Cooper-Moore (magnifica via d'incontro tra Cecil Taylor e un certo impressionismo classico), il sassofonista Rob Brown (presenza quasi fissa e capacità innata all'improvvisazione da assolo) e la percussionista Suzie Ibarra (che con Parker fisserà il suo status musicale), con i quali registrerà numerosi lavori discografici. L'altro gruppo sarà la Little Huey Creative Music Orchestra, un ensemble dedito anch'esso alla riproposizione jazzistica delle band di improvvisazione sulla falsariga dei concetti creati in Ascension da Coltrane, ma con un substrato decisamente più indirizzato alle tecniche di avanguardia classica. 
Nel decennio 2000 grazie alle registrazioni per la Aum Fidelity e la Thirsty Ear, Parker praticherà formazioni in trio o quartetto in cui sacrificherà il respiro dell'avanguardia per concentrarsi su un’ attività di sostegno squisitamente ritmica che possa coinvolgere in maniera più convenzionale musicisti operanti nell'area free jazz: sono perfette riproposizioni d'arte quasi pittorica (O'Neals Porch, Luc's Lantern, Sound Unity) o vie di mezzo trasversali con la sua espressione solistica (Painter's spring in trio con D.Carter e il suo batterista fidato Hamid Drake, o Scrapbook in trio al violino con Billy Bang) oppure estensioni nella spiritualità blues del genere che coinvolgono anche la vocalità tradizionale (Leena Conquest in Raining on the moon e Corn Meal Dance) e quella etnica (l'indiana Sangeeta Bandyopadhyay nel mediorientale Double Sunrise). 
In tutte queste registrazioni Parker sembra aver trovato anche una soluzione accessibile alla comprensione del pubblico ed aver aggiornato molti punti oscuri di contatto tra il free e la sperimentazione classica. Tanto merito artistico è la causa dell'invito fatto dalla Neos Records sezione jazz (etichetta specializzata nella classica contemporanea) di registrare i concerti fatti con l'ICI Ensemble di Monaco (International Composers and Improvisers) in un cd "Winter sun crying" dove Parker ritorna ad alcuni aspetti musicali intrapresi con la Little Huey Orchestra, ma dove soprattutto il dialogo con gli altri musicisti diventa un viaggio "sonico" che cerca di mediare le posizioni formative e di stile del contrabbassista con le cognizioni raggiunte dai compositori classici moderni.

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