sabato 9 novembre 2013

Tigran Hamasyan, il pianista che dà al jazz un tocco armeno

Sul sito del The Guardian è stato pubblicato un bell'articolo sul pianista Tigran Hamasyan, uno dei pianisti jazz del momento, a cui piace mescolare le cose, che si tratti di bebop, thrash metal e dubstep. Ma il suo cuore resta ancorato nella musica popolare della sua terra natale.

Foto tratta dal sito del The Guardian

Ecco un estratto dell'articolo:
"Da qualche parte, c'è un filmato domestico di un Tigran Hamasyan di tre anni, nella sua casa d'infanzia in Armenia. Egli sta ascoltando Paranoid dei Black Sabbath, mentre va fuori di testa con una chitarra giocattolo. "Quella era la mia ambizione d'infanzia", dice ridendo. "Eppure, ad oggi, se potessi diventare un chitarrista in un paio di anni, smetterei di suonare il pianoforte per iniziare ad imparare. Mi piacerebbe fronteggiare una band di thrash metal!"
Per fortuna, ciò che è stato perso dal thrash metal è stato guadagnato dal jazz. All'età di 26 anni, questo piccolo, malizioso armeno-americano è il più caldo pianista nel jazz, che fa il tutto esaurito nelle arene e si è guadagnato il fervente elogio da artisti del calibro di Chick Corea, Brad Mehldau e Herbie Hancock (quest'ultimo ha dichiarato: "Tigran, tu sei il mio insegnante ora!"). 
Ma Hamasyan non è nemmeno sicuro di fare musica jazz. "Suppongo che sia jazz, nel senso che sto improvvisando" dice. "Ma il linguaggio che cerco di usare quando improvviso non è il bebop, ma la musica folk armena."
Hamasyan ha una dieta musicale onnivora. Egli divora i canti tradizionali dell'Armenia, della Scandinavia e dell'India, ed ha studiato musica classica ad un livello elevato (egli suggerisce che per un pianista in erba sarebbe meglio suonare Bach o Chopin che studiare bebop), mentre la playlist sul suo IPod è quella di un ventenne con i pantaloni a vita bassa, J Dilla, Flying Lotus, Radiohead, Sigur Rós, Skrillex e una forte dose di thrash metal.
Ma la musica che fa in realtà non suona come nessuna di queste. Ci incontriamo dopo che ha suonato in un teatro da 2.000 posti gremito a Tolosa, dove il suo set da 90 minuti svaria da delicate versioni impressioniste di inni orientali ortodossi, a raffiche di elettronica, da meditazioni tipo Jarrett, al jazz-rock.
"Mi piace entrare in differenti tipi di musica e davvero mi immergo in ciascuno di essi, per poi andare avanti" dice. "Ma cerco di mantenere quella intensità ogni volta che provo a rivisitare ogni particolare musica.
Solo negli ultimi 18 mesi ha collaborato con il percussionista indiano Trilok Gurtu, il musicista di oud tunisino Dhafer Youssef, il collettivo di dubstep LV, l'eccentrico produttore hip-hop Prefuse 73, con il collega armeno-americano Serj Tankian, per l'album "prog-metal" System of a Down.
Hamasyan è nato a Gyumri, vicino al confine tra Armenia e Turchia. Nessuno dei suoi genitori era musicista (il padre era un gioielliere, sua madre una stilista di vestiti), ed è cresciuto ascoltando la raccolta di heavy rock di suo padre; Led Zeppelin, Black Sabbath, Deep Purple e i Queen. 
Dall'età di tre anni, iniziò a suonare le melodie pop al pianoforte di famiglia, da sei ha frequentato una scuola di musica specializzata. "Possiamo essere grati alla vecchia Unione Sovietica perchè avevamo dei sistemi di istruzione classica sul posto" dice. "Tutti avevano un pianoforte in casa propria, sia che fossero musicisti o no." 
All'età di nove anni ha iniziato ad immergersi nel jazz, e fu anche cantante per una locale big band ("Ero questo strano ragazzo di talento che cantava un paio di standard ed una canzone dei Beatles, Oh darling").
Da adolescente, si spostò dal bebop per sperimentare con la musica folk armena. "La mia idea era quella di cercare di intrecciare queste melodie popolari con le improvvisazioni jazz" dice. "I miei primi tentativi furono terribili! La sfida è che la musica popolare è modale, senza cambi di accordo. Quindi si cerca di trovare delle armonie per una musica che non dovrebbe avere armonie. Ed è dura.
Pochi musicisti jazz armeni l'avevano provato prima, ma Tigran fu ispirato dai compositori classici Avet Terterian e Arno Babajanian , che "portarono la musica folk armena in territori insani".
A 16 anni, partì per studiare in California ("ci sono probabilmente più armeni lì che in Armenia", scherza), dove vive da allora. 
Rapidamente si collegò alla scena jazz di L.A., registrando il suo primo album quando aveva solo 18 anni. Il suo quinto e ultimo, Shadow Theatre, presenta un variegato line-up, che mescola il pianoforte di Hamasyan a vocalizzi senza parole con tocchi di stile barocco, al jazz-rock ed all'elettronica. Una canzone popolare armena (Drip) viene trasformata in saltellante dubstep, un'altra (Pagan Lullaby) ricorda Sigur Rós. Ma, se anche il setting è espansivo, le melodie sono semplici e dirette.
"Cerco di strappare via gli strati di complessità con ogni album" dice. "Si può suonare un mucchio di roba veloce o scrivere una melodia complicata, ma la parte musicale è quella di cercare di rendere il flusso naturale." 
Egli spesso lo fa, cantando insieme a se stesso mentre consegna un assolo, nello stile di Keith Jarrett e Glenn Gould. "Cantare insieme può aiutare a rendere il tuo suono d'improvvisazione naturale" dice. 
A volte lo si può sentire tenere il ritmo mentre suona o canta modelli ritmici nello stile di un suonatore di tabla indiano. Egli spesso deliberatamente si limita ad un piccolo intervallo, ad assoli all'interno dello spazio di una singola ottava. "Quando sono da solo tendo a non pensare a me stesso come pianista. Nella mia testa, sto suonando un violino o una chitarra. Spesso si tratta solo di trovare un suono e di andare avanti su tale registro."
Hamasyan ha trascorso gran parte dell'anno passato in Armenia, che lo ha ancora più affascinato dalla sua musica tradizionale.
"Il folk è la prima forma di espressione. Al giorno d'oggi, se sei un musicista, devi essere cool o speciale o qualcosa del genere" dice. "Ma, tornando indietro, tutti erano musicisti. Ogni azione, ogni cerimonia, è stata accompagnata dalla musica. Si guardano le donne sfornare il burro e c'è una canzone popolare che accompagna ogni movimento in questo processo. Se vai in parti dell'Armenia rurale puoi vedere la gente cantare e armonizzare spontaneamente. E' incredibile, sembra come guardare la nascita della musica stessa".
(leggi l'articolo integrale in inglese sul sito originario)

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