mercoledì 20 novembre 2013

The Golden Circle - Giuliani/Bosso/Pietropaoli/Di Leonardo

Nel 1965 al Golden Circle, locale jazz di Stoccolma, Ornette Coleman – dopo una lunga assenza dalle scene - registra un doppio album live dalle sonorità e timbriche innovative. E' il suo primo album con la Blue Note e rappresenterà una chiave di volta della sua carriera. 



Da questo live leggendario prendono spunto 4 grandi jazzisti Italiani: Rosario Giuliani, Fabrizio Bosso, Enzo Pietropaoli e Marcello Di Leonardo. Formano un “cerchio d’oro” immaginario, dove racchiudono le loro esperienze, abbandonano per una volta i panni di leader e mettono al servizio di una band vera e propria tutta la loro grandezza di interpreti e compositori. 
Non si tratta solo di un tributo ad Ornette Coleman ed alla sua musica, ancora oggi inaspettatamente “moderna” dopo 50 anni, ma più un pretesto per provare ad avvicinarsi a quello che Coleman chiamava “The New Thing”. 
Oltre a brani celebri di Coleman (come Congeniality o Jayne dedicata alla moglie, la poetessa Jayne Cortez) il cd è arricchito da 3 brani originali composti per l’occasione ed i musicisti sembrano dirci quello che ripeteva sempre Coleman: "This is our music".

Come si riproduce il free jazz? Esiste un canone artistico, un paradigma espositivo su cui fare leva per tentare le ri-creazione di un atto che, per sua stessa definizione, è unico? No. Non nei parametri che applichiamo ad altri generi. 
La cifra artistica del quartetto è, dunque, nella mediazione che offre, e Giuliani, Bosso, Pietropaoli e Di Leonardo applicano un codice comportamentale che li rende attenti ai principi del brano, ma al contempo liberi di scivolare lungo altre direttive. 
È, ad esempio, il caso di brani fluidi come “Chronology” o “Invisible”, in cui il quartetto non molla la presa storica pur pescando nel repertorio del nuovo jazz europeo. Prova, semmai ce ne fosse ulteriore bisogno, della contemporaneità di Coleman e del suo suono.
Un lavoro da cui non è possibile prescindere se si è alla ricerca del punto della situazione del jazz nostrano (forse una storica contradictio in terminis) il cui valore è sempre troppo implicito in album simili e quasi mai reso comprensibile a un pubblico nettamente più vasto di quello che sembra effettivamente avere. “The Golden Circle” è, in questo senso, un album comunicativo, d’apertura e introduzione. Un piccolo, grande esempio di bravura e passione.
(estratto di una recensione pubblicata sul sito Onda Rock)

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