sabato 16 novembre 2013

Randy Weston & Billy Harper - The Roots of the Blues

Solo pianoforte e sax tenore: i precedenti storici non mancano (pensiamo a Stan Getz con Kenny Barron), ma qui siamo in presenza di un duo che affonda lunghe radici nel jazz più legato al blues, alle radici della musica afroamericana, alla quintessenza del jazz più “nero”. Il pianismo monkiano-africano di Weston e il suono terragno del sassofono di Harper (“le pagine pù belle gli afroamericani le hanno espresse sul tenore”, parola di Ornette Coleman) si sposano in un disco senza fronzoli, potetico e toccante nella sua ruvidezza.


"La partnership tra Randy Weston e Billy Harper risale all'estate del '74 e al primo lungo tour di Randy in Europa. Questa collaborazione musicale è basata sopratutto sul loro reciproco amore per le tonalità più scure dei rispettivi strumenti, come per il loro amore per il blues. 
La loro prima collaborazione registrata avvene ad una performance di Weston il 5 luglio 1974 in Svizzera. Quella edizione del Montreux Jazz Festival che presentava anche Gil Evans e l'Art Ensemble of Chicago. Dalla band di Gil, Randy ingaggiò Billy Harper per aumentare il suo trio e fece altrettanto con il batterista Don Moye. Il risultato fu pubblicato dall'etichetta Freedom e successivamente ristampato da Arista Records.
Weston e Harper si incontrarono per la prima volta nel 1972, quando Randy produsse un festival ambizioso nella città più a nord del Marocco, Tangeri. Furono invitati una serie straordinaria di artisti dall'Africa e dall'Occidente, tra cui il Max Roach Quartet era uno dei principali. I membri della band fecero il volo per Tangeri, tra cui Billy Harper, Cecil Bridgewater e il bassista Jooney Booth, mentre per ragioni ancora sconosciute, Max Roach non lo prese. 
"Quando l'evento iniziò Max ancora non c'era" Harper ricorda, "così ho dovuto suonare la batteria per Dexter Gordon ed anche per Hubert Laws".
Weston e Harper si legarono immediatamente dopo aver suonato insieme a Tangeri. "Ho sentito il suono che mi piace", ricorda Weston, "quel suono del Texas, ed essendo del Texas, Billy è un grande bluesman. Quando Billy suona il tenore è come un'orchestra, la botta e risposta è sempre lì; ho sempre sentito la chiesa nera nel suo modo di suonare, egli canta costantemente con il suo strumento. Ecco perché lavoriamo bene insieme, è la magia, quel magnifico suono nero che riesce ad ottenere", esclama Randy.
"Il suono di Billy arriva direttamente dall'Africa" continua Weston sul sassofonsta di Houston che è di lignaggio ancestrale somalo, "ma è un suono universale, quel lamento che riesce ottenere nel suo suono, raggiunge l'anima. Suona il sassofono moderno, ma riesce ad essere molto poetico. Se ascolti i suoi assoli, sono delle composizioni complete, si sente tutta la storia del tenore."
L'eccezionale teoria pianistica low-end di Weston è in vivida mostra nel suggestivo pezzo originale "Blues to Africa", il cui titolo riassume la prospettiva filosofica di Randy. 
Basta ascoltare le prime battute, illustrate dagli accordi rombanti di Weston. "Il registro inferiore rappresenta la terra, l'elefante e il modo in cui l'elefante cammina ispira quel registro basso su "Blues in Africa". 
Effettivamente l'oscura introduzione di Weston rievoca immagini del maestoso pachiderma. "Forse è perché anch'io sono grande" ride Weston, "ma il modo in cui gli elefanti passeggiano ha ispirato quegli accordi. Amo il suono del registro inferiore del pianoforte, che si ottiene solo con il Bosendorfer, grazie alle sue chiavi di basso extra."
Una delle ragioni perchè questa partnership funziona, dalla prospettiva di Weston, è il suo amore per la capacità di Billy Harper di sostenere una nota e farla cantare. Questo aspetto del playing di Harper è vividamente in mostra nell'omaggio profondamente spirituale di Weston di "The Healers", soprattutto nella dichiarazione di apertura di Harper . "E' un omaggio ai nostri antichi antenati che sono venuti fuori dalla civiltà della Valle del Nilo", spiega Weston. "Essi sono il fondamento di ciò che facciamo oggi".
Come per la maggior parte della vasta discografia di Randy Weston, dieci delle quattordici tracce qui rappresentate sono suoi originali, più un contributo di Harper. Atipica è l'inclusione di tre standard , "Body & Soul", "How High the Moon" e "Take the A Train". Ma conoscendo Randy Weston è chiaro che c'è un significato più profondo dietro ognuno di questi classici. 
Nel caso di "Body & Soul" è tutta una questione di gioia giovanile. Quando Coleman Hawkins interpretò la sua classica versione di questo pezzo immortale, nel 1939, miracolosamente invocando la melodia senza mai affermarla direttamente, esso divenne uno dei più grandi successi di tutti i tempi. 
A 13 anni, il pezzo lo affascinò in maniera tale, che chiese un anticipo dell'indennità per acquistare tre copie della registrazione; ne avvolse due nel cellophane nascondendole sotto il suo letto per tenerle al sicuro, e mise la terza copia nel giradischi di famiglia, spalancò la finestre e fece esplodere la melodia in strada affinchè ne godessero tutti. Su questa performance, "ciò che faccio è iniziare a suonare una melodia basata sul ponte del pezzo, che io chiamo Soul and Body, prima che Billy entri" informa Weston.
"How High the Moon" è stato uno dei pezzi principali per la generazione bebop degli anni '40 e '50. "E' stato il primo pezzo che ho sentito di Lucky Thompson e mi è piaciuto," Randy ricorda con affetto il sottovalutato maestro del sassofono. "Ho suonato una volta con Lucky a Brooklyn, che onore!"
Essenziale per comprendere l'arte di Randy Weston è il ruolo significativo di Duke Ellington. Oltre all'ovvio ruolo culturale di Duke nel plasmare tanti musicisti della generazione di Weston, lo stile pianistico di Ellington è alla base della tecnica di Randy. 
Quando Randy tornò dal Marocco nei primi anni '70, finì sotto l'ombrello protettivo di Duke Ellington che prese in simpatia il suo modo di suonare. Con l'incoraggiamento della sorella Ruth Ellington, Duke dispose per far registrare Randy per la sua etichetta discografica (in seguito ristampata dalla Arista come Blues to Freedom). 
Il celebre tema di Ellington porta anche una importanza pratica per Weston. "Arrivando a Brooklyn l'"A-train" ci dava l'opportunità di raggiungere Manhattan in modo più diretto, e inoltre fu stato scritto da uno dei miei idoli, Billy Strayhorn. Come i vecchi musicisti blues, Billy cercò di catturare il suono del treno con quel pezzo.
Un suono giustamente descritto dagli accordi introduttivi di Weston, che lo scrittore Albert Murray soprannominava "onomatopea ferroviaria."
(tratta dal sito ufficiale di Randy Weston)

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