sabato 30 novembre 2013

Diana Krall al North Sea Jazz Festival 2013 (video)

Diana Krall è stata ospite del celebre North Sea Jazz Festival di Rotterdam lo scorso 12 luglio, dove ha presentato il suo ultimo lavoro discografico Glad Rag Doll.


Con “Glad Rag Doll”, suo undicesimo lavoro in studio Diana Krall si discosta in qualche caso dal carattere prettamente jazzistico che ha contraddistinto le sue cover passate, per delineare incantevoli mood di segno diverso, come le ballate (Wide river to cross, Glad Rag Doll, Lei it rain, Prairie lullaby). 
L’amore incrollabile dell’artista per il jazz  nel disco rimane comunque, e bello forte, anzi assistiamo ad un raffinatissimo e garbato recupero delle sue radici di inizio ‘900: la Krall è andata ad esplorare minuziosamente la collezione di polverosi 78 giri di suo padre per scegliere  da una rosa di trentacinque songs una quindicina di brani composti negli anni ’20 e ’30, classici a volte oscuri, di sapore rag, vaudeville e swing (There Ain't No Sweet Man That's Worth The Salt Of My Tears, Here Lies Love,  We Just Couldn't Say Goodbye, I Used To Love You But It's All Over Now) per dare loro insieme all’abilissimo produttore-musicista T-Bone Burnett (una garanzia) una nuova veste più consona ai tempi.
La selezione finale  dei brani scelti dalla Krall è stata rivelata solo al momento di entrare in studio. Per raggiungere il suo scopo Diana si è circondata di musicisti-session men di prima qualità, come il chitarrista Marc Ribot (Electric Guitar, Acoustic Guitar, 6 String Bass and Banjo), che in passato ha lavorato con nomi quali Tom Waits e Marianne Faithful, dal tocco nervoso e bizzarro inconfondibile, oltre che lo stesso T-Bone Burnett, e poi Howard Coward (Ukulele, Mandola, Tenor Guitar, Harmony Vocals), Jay Bellerose (Drums), Dennis Crouch (Bass), Bryan Sutton (Guitars), Colin Linden (Guitars, Dobro) Keefus Green (Keyboards, Mellotron). 
Un disco che vede trionfare ancora una volta l’immensa classe e raffinatezza espressive della Krall, e come si può constatare all’insegna, più che dei tasti bianchi e neri, delle corde, che spesso e volentieri  recuperano le sonorità nostalgiche e malinconiche del jazz manouche – o gipsy jazz – create nelle prime decadi del ‘900 dal famoso chitarrista Django Reinhardt. 
L’inconfondibile pianismo ‘blue’ di Diana ritorna invece puntuale in due suadenti brani presenti nella deluxe edition, Garden In The Rain e As Long As I Love.
(estratto di una recensione pubblicata sul sito Distorsioni)

A questo link si può vedere il video integrale del concerto di Rotterdam.

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