sabato 30 novembre 2013

Diana Krall al North Sea Jazz Festival 2013 (video)

Diana Krall è stata ospite del celebre North Sea Jazz Festival di Rotterdam lo scorso 12 luglio, dove ha presentato il suo ultimo lavoro discografico Glad Rag Doll.


Con “Glad Rag Doll”, suo undicesimo lavoro in studio Diana Krall si discosta in qualche caso dal carattere prettamente jazzistico che ha contraddistinto le sue cover passate, per delineare incantevoli mood di segno diverso, come le ballate (Wide river to cross, Glad Rag Doll, Lei it rain, Prairie lullaby). 
L’amore incrollabile dell’artista per il jazz  nel disco rimane comunque, e bello forte, anzi assistiamo ad un raffinatissimo e garbato recupero delle sue radici di inizio ‘900: la Krall è andata ad esplorare minuziosamente la collezione di polverosi 78 giri di suo padre per scegliere  da una rosa di trentacinque songs una quindicina di brani composti negli anni ’20 e ’30, classici a volte oscuri, di sapore rag, vaudeville e swing (There Ain't No Sweet Man That's Worth The Salt Of My Tears, Here Lies Love,  We Just Couldn't Say Goodbye, I Used To Love You But It's All Over Now) per dare loro insieme all’abilissimo produttore-musicista T-Bone Burnett (una garanzia) una nuova veste più consona ai tempi.
La selezione finale  dei brani scelti dalla Krall è stata rivelata solo al momento di entrare in studio. Per raggiungere il suo scopo Diana si è circondata di musicisti-session men di prima qualità, come il chitarrista Marc Ribot (Electric Guitar, Acoustic Guitar, 6 String Bass and Banjo), che in passato ha lavorato con nomi quali Tom Waits e Marianne Faithful, dal tocco nervoso e bizzarro inconfondibile, oltre che lo stesso T-Bone Burnett, e poi Howard Coward (Ukulele, Mandola, Tenor Guitar, Harmony Vocals), Jay Bellerose (Drums), Dennis Crouch (Bass), Bryan Sutton (Guitars), Colin Linden (Guitars, Dobro) Keefus Green (Keyboards, Mellotron). 

Parte da Reggio Calabria il nuovo tour di Fabrizio Bosso

Parte da Reggio Calabria, domenica 1 dicembre al Teatro Siracusa, il nuovo tour di Fabrizio Bosso per presentare il nuovo disco “Purple” inciso con lo Spiritual Trio, uscito il 26 novembre su etichetta Verve.


Alle ore 16:00 di domenica, Bosso testimonierà la sua solidarietà al Museo dello Strumento Musicale recandosi con la sua tromba all’interno della ex Stazione Lido di Pineta Zerbi. La sera alle 21, presso il Teatro Siracusa, il trombettista torinese sarà ospite della V edizione di Reggio In Jazz per presentare il suo nuovo album con lo Spiritual Trio.
Diplomatosi a 15 anni presso il conservatorio G. Verdi di Torino, 16 dischi incisi come leader e una serie innumerevole di partecipazioni e collaborazioni, 40 anni compiuti lo scorso 5 novembre: Fabrizio Bosso ha ormai raggiunto la maturità artistica e consolidato il suo stile, assolutamente riconoscibile e autentico
Inciso con lo Spiritual Trio (composto da Bosso, dal pianista e organista Alberto Marsico e dal batterista Alessandro Minetto), Purple è il secondo album di questa formazione la cui matrice, ancora una volta, è l’omaggio alla musica nera, declinata nella sua variante Gospel e Spiritual. Nel solco di questa tradizione, la tromba di Bosso innalza la sua voce in uno spazio colmo di pathos.
Il primo album del trio, Spiritual (2011), affrontava un repertorio radicato nella tradizione popolare nera. Due anni e più di concerti hanno dimostrato a Fabrizio Bosso, Alberto Marsico e Alessandro Minetto, che l'idea di interpretare quei canti nel loro modo così personale e intenso fosse la strada da percorrere. In questo secondo album hanno dunque scelto di esplorare ulteriormente quel mondo alla ricerca di un repertorio – tanto tradizionale che moderno – in cui potersi esprimere al meglio.

La programmazione del Jazz Club Ferrara

Dopo quindici anni ininterrotti di attività all'interno del Torrione San Giovanni, il Jazz Club Ferrara non solo si è conquistato un ruolo centrale all'interno del sistema culturale nazionale, ma si può definire di diritto una delle realtà più vivaci e vitali del panorama jazzistico europeo. 


Ne sono testimonianza i riconoscimenti di testate giornalistiche specializzate (sono due i Jazzit Awards che premiano il Torrione quale club più amato dai lettori della prestigiosa rivista), l'apprezzamento su scala internazionale di tanti tra gli addetti ai lavori (musicisti, manager e colleghi che operano nel settore) e soprattutto, la costante e calorosa partecipazione di un pubblico affezionato, sempre numeroso e totalmente trasversale in termini di fasce di età, professione e livello di istruzione. 
È grazie al virtuoso, e positivamente contagioso network, fortemente auspicato dalle Istituzioni, che il Jazz Club Ferrara ha sviluppato, attraverso proficue collaborazioni, una serie di attività che non si limitano alla sola presentazione di prestigiosi artisti internazionali, ma che ha generato, e continua a generare, sinergie e produzioni "dal basso" che proprio dal Torrione hanno mosso i primi passi. 

Ecco una selezione dei prossimi appuntamenti che conferma il valore della programmazione di questo club:

Sabato, 30 Novembre - Willie Jones III Quintet (featuring Jim Rotondi, Piero Odorici, Danny Grissett, Darryl Hall & Willie Jones III)
Band che raggruppa quattro ispirati bopper statunitensi e il sassofonista bolognese Piero Odorici, tutti musicisti che hanno a più riprese collaborato tra loro. Sebbene la formazione, guidata dallo swing inossidabile di Willie Jones III, sia nata con l'intento di esplorare il repertorio di Max Roach, la band ricorderà anche il grande pianista e compositore Cedar Walton, mentore di ogni singolo componente della band, mancato lo scorso agosto.

venerdì 29 novembre 2013

Gonzalo Rubalcaba questa sera su France Musique

Questa sera l'emittente France Musique trasmetterà il concerto per piano solo di Gonzalo Rubalcaba, registrato lo scorso 13 novembre a Pontoise nell'ambito del festival Jazz au Fil de l’Oise.


Con otto nomination ai Grammy, Gonzalo Rubalcaba ha sicuramente dimostrato di essere una forza consolidata nel mondo del jazz moderno. Con qualsiasi stile lavori, le creazioni musicali di Rubalcaba sono melodiose, ritmiche ed emozionanti, continuando a trasformare la nostra routine quotidiana in qualcosa di più bello e significativo. 
L’eccezionale pianista, nato nel 1963 nell’Avana post-rivoluzionaria, è diventato una vera icona del mondo jazz moderno, ha assorbito da questo primo contesto la cultura la musica e la danza tradizionali e popolari di Cuba.
Con un padre pianista e compositore e i due fratelli musicisti, durante le riunioni di famiglia il jazz americano, la musica classica e le sonorità del posto creavano l’intrattenimento.
Nonostante la diversità di questo background culturale, l’educazione formale di Gonzalo è stata interamente classica e si è diplomato all’Istituto di Belle Arti dell’Avana in Composizione Musicale. D’altra parte a partire da metà della sua adolescenza ha lavorato come batterista e pianista negli hotel della città e nelle sale da ballo. Dopo essersi diplomato ha subito iniziato a fare la vita del musicista, esibendosi fra Cuba, l’Europa, l’Africa e l’Asia con gruppi jazz.

Neneh Cherry - Blank Project

Neneh Cherry pubblicherà il suo primo album da solista dopo 16 anni, in collaborazione con Rocketnumbernine, prodotto da Four Tet, che presenta una comparsa di Robyn. L'album di 10 tracce, registrato e mixato nel corso di un periodo di 5 giorni, sarà intitolato Blank Project e sarà pubblicato il 25 febbraio 2014 per Smalltown Supersound.


Quest'album segue The Cherry Thing del 2012, registrato in collaborazione con la formazione free jazz The Thing, che presentava nuove versioni di canzoni di The Stooges, MF Doom, Ornette Coleman, tra gli altri.
Mentre la sua energia e il suo atteggiamento sembra non essere cambiato dai tempi di Rip, Rig + Panic, musicalmente, Blank Project è una deviazione da qualsiasi altra cosa Neneh abbia fatto in precedenza, inizialmente scritto come un modo di lavorare attraverso la tragedia personale.
Ciò che spicca su un primo ascolto è il minimalismo dell'album: una batteria libera e un pò di sintetizzatori, rappresentano l'unico accompagnamento per le canzoni selvaggiamente poetiche, a volte parlate, a volte stridenti, imbevute di soul e grezze di Neneh. 
Lo spazio creato da questa estetica minimale, lascia spazio ad una palpitante e fragorosa strumentazione. Combinando elementi di poesia beat, avant-elettronica e belle melodie vocali, l'album usa delle idee semplici per creare qualcosa di completamente originale. E malgrado le lotte personali, Neneh ha lavorato per scrivere nuovo materiale, e le canzoni sono ben lungi dall'essere introverse.
Come molti sanno, le storie sui primi anni di Neneh sono sorprendenti. Ha trascorso la sua infanzia vissuta tra un loft di New York e nel sud della Svezia con la madre e il patrigno, il leggendario musicista jazz Don Cherry. 
Lei è cresciuta in grembo a Miles Davis, Allen Ginsberg regolarmente visitava la loro casa e quando divenne più grande, conobbe Arthur Russell, i Talking Heads e The Modern Lovers, che vivevano nello stesso complesso di loft a Long Island City, New York.
A 14 anni, iniziò a frequentare Harlem con Ari Up delle Slits, in un periodo in cui pochi si sarebbero avventurati così a nord.

Ella Fitzgerald: The Voice Of Jazz

Il 10 dicembre 2013, Verve Records/Universal Music Enterprises pubblicherà un cofanetto di 10 dischi, Ella Fitzgerald: The Voice of Jazz, la prima retrospettiva che attraversa l'intera carriera della più popolare cantante jazz e senza dubbio una delle più grandi cantanti di tutti i tempi, Ella Fitzgerald


Con oltre 200 pezzi in studio e live, nuovamente rimasterizzati, il cofanetto contiene 8 CD che contengono registrazioni in studio, mentre i restanti due sono dedicati a registrazioni dal vivo, e qui viene il bello, perché un CD contiene una registrazione inedita di un intero concerto del 1960.
The Voice of Jazz oltre ad essere elegantemente confezionato e ricoperto di lino, include un libro cartonato di 96 pagine che racconta la carriera della Fitzgerald attraverso le sue registrazioni, più foto ed una completa notazione discografica insieme a illustrazioni a colori e  in bianco e nero.
Lo stile vocale di Ella Fitzgerald fu incredibile e particolare come il materiale che lei canta.
Nacque come cantante di swing, si spostò al bebop, cantò uno scat perfetto, fu una straordinaria cantante jazz e non ebbe timore di eseguire materiale moderno, con il sopraggiungere degli anni '60 e '70.
Dal blues alla bossa nova, dal calypso ai canti natalizi, la Fitzgerald mise la sua impronta grazie alla sua voce unica, riuscendo a sembrare sempre giovane.

Eric Nisenson - Blue Chi ha ucciso il jazz?

In uscita il 3 dicembre per Odoya Cult Music, Blue. Chi ha ucciso il jazz? di Eric Nisenson con prefazione di Luca Cerchiari. Un potente “J’accuse” al jazz moderno. Nato come musica di sperimentazione in continuo mutamento, il jazz, secondo Nisenson, a un certo punto è morto, o meglio è stato ucciso. 


Primo indiziato nell’indagine, a cadavere ancora caldo, è Wynton Marsalis che, nella ricerca del jazz autentico, non ha fatto altro che creare un ponte non tanto con la musica del futuro, ma con quella dal passato.
Quindi i neoclassicisti non hanno reso un servizio richiesto dal jazz hanno piuttosto dato vita a una coazione a ripetere: si sono incartati su linee melodiche già in precedenza frequentate dai jazzisti come Miles, Coltrane, Armstrong , Gillespy e Ellington.
Se viene in mente la sorniona affermazione di Frank Zappa “Il jazz non è morto, fa solo un odore un po’ curioso” non è a caso, infatti anche Nisenson parla di un riassorbimento del jazz in altri tipi di musica: il jazz puro semplicemente non è più rilevante.
Forse, azzarda Nisenson, l’infilarsi nel vicolo cieco della tradizione, è il risultato di un cambiamento esistenziale dei jazzisti.
Al dio denaro piacendo per la fama retribuita, basta suonare come Louis Armstrong o come quel Miles Davis che andava a braccetto con Sartre a Parigi. Persone già libere si mettono a suonare una musica di liberazione e ripetono gli stilemi di quello che suonava chi utilizzava la musica come grimaldello per raggiungere la libertà.
Charlie Parker attribuiva un grosso significato all’esistenzialismo del jazz se è vero (come è vero) che disse «La musica è la tua esperienza, i tuoi pensieri, la tua saggezza. Se non la vivi, non ti uscirà dallo strumento».
L’attacco ai metodi del Lincoln Center che privilegiavano il ritorno alla tradizione per un genere intrinsecamente basato sull’innovazione, è una scusa anche per tracciare una particolare storia del jazz.

Simona Molinari alla conquista dell’America

Simona Molinari va alla conquista dell’America e lo fa in uno dei luoghi simbolo del jazz mondiale, il Blue Note. 


Il 13 dicembre, infatti, la cantante napoletana sarà ospite di uno dei templi della musica mondiale a coronamento di un anno straordinario, cominciato con il prestigioso palco di Sanremo, che ha calcato assieme a Peter Cincotti per cantare “La felicità”, uno dei brani più amati di questa edizione e proseguito con un tour che l’ha portata all’Umbria Jazz e all’intenso duetto con Andrea Bocelli, una delle voci più amate al mondo.
Il “La Felicità Tour”, però, non si ferma, anzi prosegue senza sosta e continuerà anche l’anno prossimo. 
L’appuntamento è per Milano, dove la Molinari si esibirà il 30 novembre, sempre al Blue Note, in un doppio concerto che ha visto esauriti già i biglietti per la prima parte (sono ancora disponibili per la replica delle h 23.30): la cantante sarà accompagnata nel suo electro swing da La Mosca Jazz Band.
Ma il tour, come detto, proseguirà anche nel 2014 quando la cantante tornerà a calcare i palchi asiatici, toccando anche Mosca, sperando di bissare il successo dello scorso anno quando, dopo il successo al Blue Note di Tokyo, fu accolta benissimo anche a Hong Kong, Shanghai, Macao e Pechino. 

giovedì 28 novembre 2013

Pharoah & The Underground al Jazzfestival de Francfort (video)

Il sassofonista Pharoah Sanders per questo concerto, registrato lo scorso 26 ottobre al Jazzfestival di Francoforte, riunisce una formazione assolutamente originale che include membri di due gruppi particolarmente creativi e innovativi guidati dal trombettista e cornettista Rob Mazurek come il Chicago Underground e São Paulo Underground. 


Questo Ensemble combina sapientemente i "muri di suono" dei São Paulo Underground e l’inebriante mix di innovative estrapolazioni acustiche dei Chicago Underground, integrate da uso sapiente dell'elettronica.
La combinazione incarna un affascinante mix musicale che va dal ‘rumore cosmico’ di Sun Ra ai ritmi e al fraseggio della samba, maracatu, rock, fino alla tradizione del free jazz. Sanders e Mazurek “navigano” questo paesaggio sonoro con lo sforzo di creare nuovi e dinamici “spirituals” moderni.
Caratterizzato da una combinazione di musicisti acclamati dalla critica, con una grande esperienza di spettacoli dal vivo, questo ensemble rafforza il concetto di “guarigione attraverso il suono”.
Jazz modale, influenze afrobrasiliane, be bop, neo bop ed elettronica si incontrano per dare vita ad un quadro sonoro affascinante, contro il quale si staglia l’inconfondibile suono e l’ardente lirismo di Sanders. 

Keith Tippett / Giovanni Maier - Two For Joyce

Keith Tippett, pilastro del piano jazz/avant inglese ed europeo da oltre quarant’anni anni, e Giovanni Maier, tra i migliori e più rispettati bassisti jazz nostrani da più di due decenni, si conoscono da molto tempo. Solo negli ultimi tempi la loro stima reciproca è sfociata in un concerto insieme, nel maggio 2012 a Trieste, nell’ambito della rassegna “Le Nuove Rotte del Jazz”. “Two for Joyce – Live in Trieste”, nuovo cd su Long Song Records/Audioglobe è il felicissimo e riuscito resoconto della loro performance. 


50 minuti di musica improvvisata, una unica lunga traccia di musica, che mostra meravigliosamente la gamma delle loro possibilità esecutive. 
Secondo alcuni Tippett dà da sempre il suo meglio da solo o in duo, malgrado i molti eccellenti lavori in vari ensemble più o meno numerosi. 
Pianista profondo e inventivo, austero e grandioso insieme nelle cascate di note e suoni (note le sue “preparazioni” sul piano) che può creare, trova qui in Maier un partner ideale. 
Maier è, come noto, bassista corposo, denso, sostanziale e lucido sempre. Un vero maestro del suo strumento. 
La loro unione qui trasuda intelligenza, ironia; è stimolante senza mai far venire meno la tensione, e ci regala un’avventura musicale di grandissimo spessore, un conversazione esemplare di incastri e azioni/reazioni. 
Two for Joyce – Live in Trieste” è, definitivamente, un nuovo tassello importante nella gloriosa tradizione della grande improvvisazione europea.

Kris Bowers - Forget-Er

E' stato presentato Forget-Er, primo single tratto dell'atteso primo album del pianista Kris Bowers, un'artista di cui sicuramente sentiremo parlare molto, che sarà pubblicato il prossimo 4 marzo 2014 dall'etichetta Concord Records.


Registrato durante il tour con Marcus Miller, questo pezzo è uno dei momenti più spontanei all'interno di un album di composizioni, Forget-Er presenta l'ottima vocalist newyorkese Julia Easterlin, la cui voce dona al pezzo un atmosfera ariosa e rarefatta, su un accompagnamento strumentale carico di groove.
La restante parte dell'album presenta una maggiore influenza jazz, nel quale Bowers mette in mostra non solo la sua diversità musicale, ma anche la sua abilità al piano, che lo sta portando all'attenzione di critica e pubblico. 
L'album presenta una formazione con Jamire Williams alla batteria, Casey Benjamin e Kenneth Whalum al sax, Burniss Earl Travis al basso, Adam Agati alla chitarra, Jamire Williams alla batteria e le voci ospiti di Julia Easterlin, Chris Turner e Jose James.
Kris Bowers, vincitore del 2011 Thelonious Monk International Jazz Piano Competition Award, ha iniziato la su formazione musicale nel grembo materno. I suoi genitori, entrambi non-musicisti, presero la decisione che il loro bambino avrebbe suonato il pianoforte. 
"Misero le cuffie sulla pancia di mia madre e mi facevano ascoltare soft jazz e classici," Kris racconta. «E quando avevo quattro anni, mia nonna mi comprò una piccola tastiera con cui suonare." Immediatamente dopo venne inserito nelle classi Yamaha.
Kris iniziò a studiare privatamente il pianoforte all'età di nove anni e già alla scuola media, fu in grado di suonare le canzoni popolari che aveva sentito alla radio e, subito dopo entrarono nel suo repertorio anche i cataloghi contemporanei.
All'inizio della sua formazione in musica classica, trovò difficile concentrarsi su un solo genere, visto che era circondato dai suoni della vecchia scuola R & B e funk che i suoi genitori ascoltavano, e l'hip-hop e il pop che rifletteva i gusti della sua generazione. Immerso in questo melting pot musicale, Kris presto si trovò attratto dal jazz. "Sentivo che potevo improvvisare ed esprimermi molto meglio attraverso il jazz", osserva.

Fabrizio D'Alisera Quartet - Crossthing

E' stato appena pubblicato dall'etichetta AlfaMusic il secondo album di Fabrizio D'Alisera dal titolo Crossthing. Per l'occasione il sassofonista si avvale della collaborazione del suo quartetto composto da Enrico Bracco alla chitarra, Maurizio Perrone al contrabbasso e Mario Lineri alla batteria con special guest Max Jonata al sax.


Diciamolo subito: in questo disco si suona Jazz! 
Tutti i musicisti presenti all’interno di questo progetto discografico conoscono il linguaggio del Jazz, elemento discriminante per poter oggi suonare la Musica. Quando sostengo che si suona Jazz e si conosce il linguaggio, voglio intendere che il musicista ha ben assimilato la possibilita espressiva, estemporanea, melodica e ritmica della Musica stessa. Questa è la più grande eredità del Jazz, da Bix Beiderbecke a Duke Ellington a Monk o per finire a Jarrett, Corea, ecc.
Ottima la scrittura di D’Alisera che firma diverse composizioni di stampo moderno newyorkese, con assoluta cura per il dettaglio ritmico e l’arrangiamento; bel fraseggio “verticale” di un bravo Enrico Bracco che si distingue anche come compositore; sezione ritmica solida ma non per questo dietro le quinte, ma assolutamente partecipe all’idea musicale! 
Maurizio Perrone scrive con attenzione armonie interessanti e melodie intense.
Ad impreziosire questo ottimo lavoro discografico la presenza di uno dei miei musicisti preferiti: Max Ionata. 
Il sassofonista abruzzese è un profondo conoscitore del Jazz; è a suo agio in tutti i contesti e i suoi assolo sono forti, sicuri e vibranti come il suo mondo musicale!
Se fossimo su Facebook metterei senza esitazione “MI PIACE”.
(GIOVANNI MAZZARINO)

Nato il 19/5/1979 a Roma, Fabrizio D'Alisera si avvicina alla musica studiando chitarra classica con Antonio Di Spirito e Fernando Lepri e chitarra jazz con Luca Chiaramonte.
Dopo aver sostenuto presso il Conservatorio de l’ Aquila l ‘esame di compimento inferiore  (quinto anno) decide di voler iniziare a studiare il sax tenore, che diventa in breve tempo il suo strumento principale.

mercoledì 27 novembre 2013

Sonny Rollins Live in Danimarca 1965-1968 (video)

Questo video, tratto da un Dvd della serie Jazz Icons, riprende due straordinarie performances di Sonny Rollins, registrate a Copenaghen nel 1965 e nel 1968.
Nel concerto del 1965, Rollins era con il suo fantastico trio, con Niels-Henning Ørsted Pedersen al basso e Alan Dawson alla batteria, con il quale presenta i seguenti standard: There Will Never Be Another You, St. Thomas, Oleo/Sonnymoon For Two, Darn That Dream e Three Little Words.
Nel concerto del 1968, Rollins era invece in quartetto con Niels-Henning Ørsted Pedersen al basso, Kenny Drew al basso e Albert "Tootie" Heath alla batteria.
I tre pezzi presentati sono: On Green Dolphin Street, ancora St. Thomas e quindi Four.

For enthusiasts of archival treasures featuring the great tenor saxophonist Sonny Rollins, who were put off by the variable quality of his recent compilation "Road Shows, Vol. 1," relief is here. The "Jazz Icons DVD" release of "Sonny Rollins, Live in `65 & `68," featuring performances filmed for television in Denmark, offers some of the best music that Rollins ever recorded -- in particular, the 1965 session, from the Copenhagen Jazz Festival. -- (NewYorker.com, Richard Brody, December 9, 2008)

Ed ecco il video:

Marcus Miller & l'Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo in diretta questa sera su TSFJazz

Questa sera l'emittente TSFJazz trasmetterà il concerto di Marcus Miller, in diretta dall’Opéra Garnier de Monte-Carlo nell'ambito del Monte-Carlo Jazz Festival. Miller sarà accompagnato dall'Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, una prestigiosa ensemble di 70 elementi.  


Tra tutti i musicisti che hanno accompagnato Miles Davis nella sua ultima decade di attività, Marcus Miller è probabilmente quello che maggiormente ne ha influenzato il suono e le composizioni. Lo stile innovativo nato da una felice combinazione di groove, soul e abilità tecnica sconvolgente, ha fatto di Marcus Miller uno dei più noti bassisti in ambito jazz, R&B e fusion, con una lista di collaborazioni impressionanti e con all’attivo la vittoria di Grammy Award anche in veste di compositore e produttore.
Dopo un primo eccezionale incontro con l’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo nel 2008, da cui è scaturito l’album «A Night in Monte-Carlo», pochi anni dopo Jean-René Palacio, direttore artistico del Festival, ha voluto ancora una volta veder collaborare il grande jazzman con l’istituzione monegasca.
Marcus Miller ha avuto carta bianca per realizzare un gruppo a sua scelta. Accompagnato dall’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, sotto la direzione di Damon Gupton, l’artista ha dunque voluto invitare il pianista americano Robert Glasper, conosciuto anche con il nickname di Rob G, lil tenore Kenn Hicks, la giovane arpista jazz Edmar Castaneda e Grégoire Maret, virtuoso dell’armonica.

Kekko Fornarelli Trio su P8Jazz

Questa sera l'emittente danese P8Jazz trasmetterà il concerto del trio di Kekko Fornarelli, registrato lo scorso 25 febbraio al Centro Culturale di Niš di Belgrado. Per l'occasione il pianista era accompagnato da Giorgio Vendola al basso e Dario Congedo alla batteria.


Kekko Fornarelli (all'anagrafe Francesco - Bari, 1978) è uno dei giovani pianisti più apprezzati della scena internazionale.
Avvicinatosi al pianoforte all'età di tre anni, studia da autodidatta prima e al Conservatorio "Piccinni" di Bari poi. Appena diciottenne la scelta del jazz lo porta ad abbandonare gli studi tradizionali per immergersi totalmente nella musica "suonata e vissuta", andando in giro per l'Europa e incontrando alcune fra le più importanti voci del jazz europeo: Michel Benita, Yuri Goloubev, Benjamin Henocq, Nicolas Folmer, Jerome Regard, Andy Gravish, Eric Prost, Marco Tamburini, Jean-Luc Rimey Meille solo per citarne alcuni.
Fra le tappe dei suoi viaggi la più lunga in Francia, a Lione, dove Fornarelli decide di vivere per tre anni, dal 2005 al 2008, continuando a stringere collaborazioni con diversi artisti - Manhu Roche, Flavio Boltro, Rosario Giuliani fra gli altri.
I primi due album - Circular Thought e A French Man in New York - a distanza di due anni l'uno dall'altro, più che apprezzati dalla critica, affermano ufficialmente il suo talento a livello internazionale.
E' proprio a questo punto che Fornarelli decide di fermarsi per una pausa di riflessione. Tre anni di "buio" – come lui stesso definisce quel periodo – passati a pensare, studiare, rielaborare pensieri, che lo portano a capire che il jazz ha bisogno di svincolarsi dalle vecchie logiche e dalla sua chiusura in se stesso, per diventare altro, molto altro. Che la ricerca musicale può attingere alle idee nordeuropee senza per questo perdere il calore del mediterraneo e il lirismo di matrice classica.

Brad Mehldau and Mark Guiliana Electric Duo - Mehliana: Taming the Dragon

Nonesuch Records il prossimo 21 gennaio pubblicherà l'album di debutto del duo elettrico composto da Brad Mehldau e Marc Guiliana, dal titolo Mehliana: Taming the Dragon


I due hanno suonato insieme per diversi anni, incluso un breve tour negli Stati Uniti questo autunno ed un tour europeo in corso, con Mehldau che suona Fender Rhodes e sintetizzatori e Giuliana alla batteria ed effetti. 
Mehliana comprende 12 pezzi originali, sei dei quali scritti dal duo e sei scritti da Mehldau, ed è stato progettato e mixato da Greg Koller (Jon Brion, Kanye West). Mehliana è ora disponibile per pre-ordine al Nonesuch Store con un download immediato del brano "Hungry Ghost". 
Brad Mehldau ha suonato in diverse formazioni, tra cui il quartetto del compagno d'etichetta Joshua Redman, prima di diventare lui stesso un bandleader nel 1990. 
Il Brad Mehldau Trio, che gira il mondo ampiamente, ha prodotto otto acclamate registrazioni per la Warner Bros., tra cui i cinque album Art of the Trio con il batterista Jorge Rossy (pubblicato anche come cofanetto da Nonesuch nel 2011). 
I nove anni del pianista con Nonesuch sono stati ugualmente produttivi, a cominciare con il disco da solista Live in Tokyo e comprendente sei album in trio Day Is Done, House on Hill, Live, Ode, e Where Do You Start, così come una collaborazione con il soprano Renée Fleming, Love Sublime, un album con un orchestra da camera, Highway Rider, due collaborazioni con il compagno di etichetta Pat Metheny, Metheny Mehldau e Quartet, l'ultimo dei quali comprende anche i componenti del trio Jeff Ballard e Larry Grenadier, un set di CD / DVD di performance da solista dal vivo, Live in Marciac, e collaborazioni con musicisti crossover su Modern Music, con il compositore / pianista Kevin Hays e il compositore / arrangiatore Patrick Zimmerli. Inoltre ha prodotto l'album del 2013 del sassofonista Joshua Redman Walking Shadows.

E' morto il batterista Chico Hamilton

Chiunque abbia familiarità con il suono del West Coast jazz degli anni '50 conosce il suono del batterista di Los Angeles, Chico Hamilton. Musicista che ha spesso mostrato una sottile grazia musicale nel suo modo di suonare, il 92enne Hamilton, che ha contribuito a forgiare il suono californiano soprannominato "cool jazz" ed ha lanciato le carriere di un patrimonio di artisti jazz sia come bandleader che come educatore, è morto nella sua casa di New York City lo scorso martedì.


Nato Foreststorn Hamilton a Los Angeles il 21 settembre 1921, iniziò ben presto la sua carriera musicale, mentre ancora frequentava la Jefferson High School, dove incontrò i compagni di classe (e successivamente grandi del jazz) Buddy Collette, Dexter Gordon e Charles Mingus. 
Dopo il liceo, Hamilton suonò con una varietà di artisti, tra cui Lionel Hampton e Lester Young prima di entrare nell'esercito nel 1942. Dopo il congedo nel 1946, Hamilton tornò a Los Angeles e suonò brevemente la batteria con la Count Basie Orchestra prima di iniziare ad accompagnare la Lena Horne negli anni tra il 1948 e il 1955.
Negli intervalli dei tour con la Horne, Hamilton suonò anche con Gerry Mulligan, oltre che lavorare con numerosi cantanti nei primi anni '50, tra cui Billy Eckstine, Nat "King" Cole e Billie Holliday, che registrò con Hamilton parte del suo album del 1956, "Lady Sings the Blues".
Hamilton assemblò la sua band nel 1955, un celebre gruppo che comprendeva il chitarrista Jim Hall, il bassista Carson Smith, Buddy Collette al flauto, clarinetto e sassofono e Fred Katz, un violoncellista di formazione classica. 
Il gruppo enfatizzava uno swing sobrio e rilassato con lussureggianti sonorità cameristiche, che crebbe costantemente in popolarità nel corso del decennio.
Il quintetto di Hamilton crebbe in statura dopo un cameo nel film del 1957 "Sweet Smell of Success", che presentava la musica di Hamilton, e con il documentario del 1958 al Newport Jazz Festival, "Jazz on a Summer's Day", pubblicato nel 1960.
Hamilton continuò ad armeggiare con il suo sound con le presenze importanti del sassofonista Eric Dolphy, del bassista Ron Carter, del chitarrista Gabor Szabo e del sassofonista Charles Lloyd, registrando quattro album più duri con il suo gruppo a partire dal 1960.

martedì 26 novembre 2013

Shoshana Bush

Inventiva e vibrante, la giovane vocalist Shoshana Bush ha fatto il suo primo grande passo sulla scena jazz lo scorso 20 novembre, quando ha tenuto il concerto d'apertura per Jane Monheit al Blue Note di New York come parte della rinomata Emerging Artist Series. La Bush ha recentemente pubblicato il suo album di debutto, registrato dal vivo al Catalina Jazz Club di Los Angeles nel gennaio del 2013.


La vocalist Shoshana Bush è cresciuta a Los Angeles cantando standard americani e con l'amore per Ella e Louis. 
Dopo la laurea alla Columbia University, con una laurea in studi di jazz, e dopo aver lavorato con George Lewis, Christine Correa e Barry Harris, è tornata a Los Angeles ed ha trascorso due anni suonando dal vivo ed ampliando il suo repertorio. Questi anni sono stati evidenziati da due show sold-out nella sua casa musicale, il Catalina Jazz Club, nel novembre 2010 e nell'agosto 2011.
Dopo la registrazione di un disco demo, Shoshana è tornata a New York nell'autunno del 2011. Con due anni di concerti in giro per la città, ha acquisito un repertorio e la fiducia che solo New York può coltivare. 
Tornata a Los Angeles nel gennaio del 2013 e finanziato una campagna Kickstarter con successo, Shoshana ha registrato il suo primo disco intero live intitolato Shoshana Bush & Friends Live at Catalina Jazz Club, supportata da un gruppo eterogeneo e di talento di musicisti - Isamu McGregor (piano) Larry Koonse (chitarra) George Young (alto sax / flauto) David Robaire (basso) Gene Coye (batteria). 
"La cantante esegue con una confidenza chiara e fresca, anche se la sua personalità è calma e mite" ha scritto Tim Reid Jr. di Music Connection. Reid continua: "La Bush ha un bel tono fumoso e morbido che si adatta perfettamente al classico di Jobim 'How Insensitive', uno dei punti culminanti della serata."
Ora, armata con la sua sensibilità West Coast e con il nuovo album, Shoshana continua a migliorare nella sottigliezza della sua narrazione.

Il Presidente Obama concede una onorificenza ad Arturo Sandoval

Il presidente Barack Obama ha insignito della più alta onorificenza civile della nazione (the Presidential Medal of Freedom) a 16 americani, tra cui uno dei più grandi artisti viventi del jazz, il trombettista cubano Arturo Sandoval, in una celebrazione ricca di star, e spesso commovente, alla Casa Bianca.

Foto di Anita Kumar
Miami Herald

Nella cerimonia di 45 minuti, Obama ha reso omaggio a ciascun destinatario, tra cui Sandoval, che nel periodo della Guerra Fredda violò la legge ascoltando musica jazz alla radio a Cuba prima di fuggire negli Stati Uniti, non sapendo se avrebbe mai rivisto i suoi genitori.
"Nato in povertà a Cuba e trattenuto dal suo governo, ha rischiato tutto per condividere il suo dono con il mondo", ha detto Obama. "Nei decenni successivi, questo straordinario trombettista, pianista e compositore ha ispirato il pubblico in ogni angolo del mondo e risvegliato una nuova generazione di grandi interpreti. Egli rimane uno dei migliori musicisti di sempre".
Sandoval disertò negli Stati Uniti nel 1990 con l'aiuto del suo mentore, Dizzy Gillespie, e successivamente divenne cittadino americano .
"Non c'è nessun luogo sulla Terra in cui le persone non conoscono il jazz," ha ricordato Obama di una cosa che Sandoval ama dire. «E questo è vero anche perché musicisti come lui hanno sacrificato così tanto pur di suonare."
Obama ha accarezzato il 64enne Sandoval sulla schiena mentre si dirigeva dietro il palco per ascoltare un aiuto militare leggere un elenco dei suoi successi, tra cui nove Grammy Awards. Poi Obama ha fissato un nastro blu scuro con una stella bianca al collo di Sandoval.

Michel & Louis Petrucciani - Flashback

Il 9 dicembre esce Flashback, un nuovo CD che contiene 8 brani inediti di Michel Petrucciani, per l'occasione accompagnato dal fratello, il contrabbassista Louis.


Un solo cognome Petrucciani, nomi: Louis e Michel che ci distillano una musica in totale osmosi venuta dalle stelle, ritmata, dolce, indiavolata. Un omaggio ai grandi compositori del jazz che ci trasporta fuori da questa stessa musica. 
Entrambi sono strumentisti virtuosi ed il piacere stà nell'incontro di due grandi musicisti: si vorrebbe che questo durasse ancora ed ancora. 
Michel avrebbe avuto 50 anni quest' anno, e quale più bell'omaggio potevamo chiedere se non di dividere questi momenti musicali unici col pubblico? 
Questo album registrato live ed in studio nel 1989 e 1990, totalmente inedito (eccetto Stella By Starlight), è stato oggetto solamente di una pubblicazione privata nel 1990 ad opera di Louis Petrucciani. 
Tutto è iniziato nel 1962 a Orange, dove il futuro pianista Michel Petrucciani è nato in una famiglia modesta, appassionata di jazz. Il bambino è affetto da una malattia atroce che impedisce il suo sviluppo e rende le sue ossa estremamente fragili. 
Fin da ragazzo Michel ha un talento musicale prodigioso, incoraggiato da suo padre che gli permette di cantare i classici del jazz all'età di 3 anni, di suonare il pianoforte a 7 e di accompagnare il trombettista americano Clark Terry all'età di 13 anni. "Ha suonato come un vecchio nero disilluso, perso in un piano bar in qualche parte del Messico" commenta il trombettista. 
Michel suonare il piano contro la malattia, la determinazione e la volontà contro la debolezza del corpo, l'allegria contro la sofferenza, il fascino contro la deformità. La vita contro la morte, in una parola, ma una vita bruciata ad entrambe le estremità, vissuta ai 1000 all'ora sempre a rischio di incappare nell'incontro fatale. 

lunedì 25 novembre 2013

Dee Alexander questa sera su Radio3 Rai

Questa sera Radio3 della Rai trasmetterà il concerto di Dee Alexander's Funkin’ With Electric Soul, registrato al South Shore Cultural Center, Chicago il 7 dicembre 2012.


Dee Alexander è una fra le più impressionanti e trascinanti performer vocali dei nostri tempi,
Il 7 dicembre dello scorso al South Shore Cultural Center di Chicago la cantante ha presentato il suo recente progetto Funkin' With Electric Soul (Dee Alexander, voce; Miguel de la Cerna, piano; Tomeka Reid, violoncello; Harrison Bankhead, basso; Junius Paul, basso; Scott Hesse, chitarra; Yusef Ernie Adams, percussioni), un sensazionale e travolgente tributo alla musica di James Brown e Jimi Hendrix.
Dee Alexander è una delle più apprezzate voci della scena di Chicago. A suo agio con tutti i generi, dal gospel al blues, dall'R&B al soul, è a confronto con il jazz che esprime al massimo tutta la potenza della sua musica. 
Una voce unica, che sa muoversi tra stili e generi differenti, in un dedalo di colori e umori che la rende una delle più belle realtà del canto jazz mondiale.
Oltre alla carriera come affermata leader, è sterminata la lista delle collaborazioni che l'hanno vista protagonista: tra le altre quella con Ahmad Jamal, David Sanborn, Roy Ayers e Nicole Mitchell.
In ogni sua interpretazione la Alexander riesce a scrive una pagina unica grazie ad uno swing e un groove del tutto personali.

Shai Maestro Trio - The Road To Ithaca

Questa sera l'emittente TSF Jazz trasmetterà il concerto del Shai Maestro Trio in diretta dal Ducs des Lombards di Parigi. La formazione è composta da Shai Maestro al piano, Jorge Roeder al contrabbasso e Ziv Ravitz alla batteria. La formazione presenterà l'ultimo album dal titolo The Road To Ithaca, pubblicato lo scorso 3 ottobre per l'etichetta Laborie Jazz.


"The Road to Ithaca, il titolo del nuovo album di Shai Maestro, si riferisce ad un poema (riprodotto nel libretto) di Constantin Kavafis, un autore greco, ispirato dall'Odissea di Omero.
Dopo la guerra di Troia, Ulisse tornò a Itaca e salvò sua moglie Penelope e suo figlio Telemaco dai pretendenti, essendo l'unico in grado di tendere l'arco che aveva lasciato nel suo paese un decennio prima. Durante il suo viaggio, Ulisse vide Ithaca molte volte dal ponte della sua nave, ma ogni volta, mentre si avvicinava, Ithaca scompariva. Kavafis retroattivamente ha ipotizzato che Ulisse desiderasse che il suo viaggio fosse lungo, e che non avesse fretta di tornare a Itaca.
«Mio padre mi consegnò questo poema prima di partire per il mio primo tour. Era il suo modo per dirmi che la vita è un lungo viaggio, e che invece di imporsi una destinazione, un'ambizione, è più importante la ricchezza del viaggio. Questa nozione è diventata una parte di ciò che sono
Shai Maestro, che adesso ha venticinque anni, ha già percorso una lunga strada, e il suo secondo album come leader (dopo l'omonimo Shai Maestro Trio del 2012) è già l'album di un musicista con molto seguito. Segna un grande successo nel campo del moderno trio jazz come definito da EST o Brad Mehldau.
Come i suoi predecessori, Shai Maestro compone i propri temi e preferisce l'ignoto alla ripetizione di motivi noti. In questa nuova registrazione, la sua musica colma il divario tra l'immediatezza del pop, la libertà del jazz e una ordinata esposizione lirica, ereditata dal suo apprendimento della musica classica da quando aveva cinque anni. Pertanto, una nuova generazione di ascoltatori può avvicinarsi alla sua scrittura, che è allo stesso tempo accessibile e complessa. 
«La semplicità è probabilmente la cosa più difficile da raggiungere. Quello che mi piace di più è trovare una frase chiara, una semplice linea melodica. Questa è la cosa più immediata a cui mi relaziono, una semplice melodia. Sento che è ciò che comunica di più. A volte è difficile per me godere di una musica molto complessa (che non è una cosa negativa, ovviamente), ma a cui manchi una linea melodica. A un certo punto, non si può andare avanti senza una melodia, è come un respiro.»

Duke. A Life of Duke Ellington - Terry Teachout

Sul sito americano dell'Huffington Post è stata pubblicata una recensione della nuova biografia Duke. A Life of Duke Ellington scritta dal critico del Wall Street Journal, Terry Teachout.


Ecco un estratto dell'articolo:
"Duke Ellington morì quasi 40 anni fa, ma per gli appassionati di jazz di una certa età, la sua creatività musicale e il suo stile elegante rimangono senza tempo.
Sia se dirigeva la sua orchestra in "Take the A Train", la composizione dal collaboratore Billy Strayhorn che diventò il tema di Ellington, o che rassicurava i suoi fan, con la sua vellutata voce basso-baritono, che li amava follemente, il personaggio pubblico del Duca come gigante del jazz, ha resistito per mezzo secolo.
I suoi fans restano familiari con la musica, dai successi popolari come "Mood Indigo" e "Sophisticated Lady" alle ambiziose opere più lunghe, che spesso raccoglievano recensioni contrastanti, ma l'uomo resta ancora - per sua stessa progettazione - avvolto nel mistero.
Terry Teachout, il critico teatrale del Wall Street Journal ed autore di una biografia, acclamata dalla critica, di Louis Armstrong, penetra quel velo con un ritratto di un musicista di talento, ossessionato nella sua ricerca della rispettabilità, che rimase evasivo ed ingannevole nei suoi rapporti con i membri della band e con gli altri suoi stretti collaboratori. Neanche i suoi amici più intimi riuscivano ad immaginare ciò che realmente pensava.
Ma ciò che non può essere negato, è che questo signore, che abbandonò i suoi studi scolastici e fu un musicista autodidatta, si colloca come il più grande di tutti i compositori di jazz, avendo lasciato circa 1.700 composizioni. 
Era noto per incorporare nel suo lavoro molti dei riff musicali dei suoi membri della band, spesso senza offrire loro il dovuto credito o indennizzo. Quando si decideva a pagare, era di solito un importo unico, modesto, piuttosto che una quota delle royalties.
"La band era il suo laboratorio musicale, il posto dove sperimentava le nuove idee, ed era incapace di funzionare come compositore senza la sua presenza costante", scrive Teachout.

Daniele Gregolin & Gabriele Boggio Ferraris - Django's Roots

Per celebrare Django Reinhardt, in occasione del sessantesimo anniversario della scomparsa,  Daniele Gregolin e Gabriele Boggio Ferraris pubblicano Django’s Roots. L’album, pubblicato da Dodicilune, distribuzione IRD,  è un omaggio al leggendario chitarrista gitano, il cui repertorio è rivisitato con sonorità elettriche che guardano sia al jazz tradizionale che contemporaneo che al rock, mantenendo fedelmente le radici della musica senza tempo di questo straordinario artista che ancora oggi continua ad essere fonte di ispirazione per musicisti dei generi più disparati. 


Daniele Gregolin, alla chitarra, è uno dei massimi esponenti del suo strumento in Italia e si è già esibito a fianco di musicisti del calibro di Stochelo Rosenberg, Ludovic Beier e Eumir Deodato; Gabriele Boggio Ferraris, giovane vibrafonista lodigiano autore di recente di un album con musicisti del calibro di Stefano Bagnoli, Riccardo Fioravanti e per tre anni consecutivi classificatosi tra i primi dieci vibrafonisti in Italia per la rivista Jazzit. 
Assieme ai due leader ci sono Massimo Manzi, batterista di fama internazionale avendo suonato in oltre 120 album, che da vent'anni collabora abitualmente col gotha del Jazz mondiale ma che ha importanti esperienze anche nel rock; e il  giovane talentuoso Giacomo Tagliavia al contrabbasso, già attivissimo tra la Lombardia e la Sicilia, al fianco di artisti come Paolette, Clan Zingaro,  Giovanni Falzone ed  altri ancora.
Daniele Gregolin  nasce a Milano l’11/6/1978 , studia chitarra classica dai 7 sino ai 15 anni.
Frequenta civici corsi di jazz di Milano per 3 anni studiando tra gli altri con Franco Cerri, decano e simbolo della chitarra jazz italiana nel mondo.
Perfeziona gli studi in ambito jazzistico con Joe Diorio, Jerry Bergonzi Guido Manusardi e Vic Juris, partecipando a seminari della Manhattan School Of Music New York negli anni 1994-95-96.Frequenta i corsi del CPM di Milano di Franco Mussida nel 1996.
Ottiene la maturità artistica e intraprende gli studi figurative all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, che abbandona poco dopo dedicandosi completamente alla musica. A 22 anni viene reclutato dall pop band Italiana pluripremiata 883 capitanata dal leader Max Pezzali per due tour. Partecipa a tour pop inoltre con artisti quali Luca DiRisio, Iva Zanicchi, Gemelli DiVersi in numerose apparizione televisive in italia e nel mondo.

Stacey Kent a Bari

Doppio set (alle ore 20,30 e 22,30) di concerti baresi per la splendida voce di Stacey Kent, all’apice del suo percorso artistico, nell’ambito della stagione musicale dell’"Associazione Nel Gioco del Jazz".

Foto di Joao Vicente
(Creative Commons)

Con la Kent sul palco del Teatro Forma di Bari: Jim Tomlison al sax, Grahman Harvey al pianoforte, Jeremy Brown al basso, Matt Skelton alla batteria.
Una voce solare, lieve, leggera e mai banale: un canto che esprime una serenità di rara bellezza.
La Kent è reduce dalla standing ovation riscossa al concerto tenuto all'Olympia a Parigi (il 15 novembre) ed è attesa al Birdland di  New York (dal 3 all'8 dicembre). In Italia Stacey è attesa a Bari il 28 novembre (Teatro Forma) e a Milano il 29 novembre (al Blue Note Jazz Club). 
Con una decina di album al suo attivo, una nomination nel 2009 ai Grammy Awards e una media di oltre 250 concerti annui, Stacey Kent è una delle cantanti jazz del momento. 
Raconte-moi, album cantato in francese, e il recentissimo Dreamer in concert, un live registrato a La Cigale di Parigi, sono le ultime sue pubblicazioni per la prestigiosa Blue Note, cui è legata dal 2007. 
Nata negli Stati Uniti, ma trasferitasi in Inghilterra, per perfezionare i suoi studi di lingue e imparare il francese l'italiano ed il tedesco, inaspettatamente, complice le atmosfere della "vecchia europa" diventa una delle più apprezzate interpreti del jazz al di là e al di qua dell'Atlantico.
I primi passi in musica a Oxford nella cerchia degli studenti universitari, per approdare alla mitica CBS che la invita allo show televisivo Sunday Morning

Jan Garbarek a Chiasso

È una delle bandiera della prestigiosa etichetta discografica Ecm, che ha pubblicato tutti i suoi dischi (una sessantina, tra titoli suoi e collaborazioni). Sicuramente il jazzista più rappresentativo della Norvegia, in realtà musicalmente spazia dal free alla world attraversando folk, classica e persino post bop.


Martedì sera alle 21, Jan Garbarek, con il suo Group, farà il suo ritorno a Chiasso, dove raccolse applausi nel 2007, protagonista al cinema teatro del principale concerto del cartellone del ciclo “Tra jazz e nuove musiche” della Rete Due della Rsi.
Jan Garbarek è sicuramente una delle voci più influenti e originali del jazz contemporaneo. Pur con un’eccezionale coerenza stilistica, la sua ricerca ha da sempre trasceso il jazz ed è confluita in un linguaggio musicale del tutto personale, dal grande potere evocativo.
Alle radici della passione musicale del sassofonista c’è John Coltrane, che gli capita di ascoltare alla radio quando ha quattordici anni. Ma, intorno a lui, ferve un mondo musicale che pure lo influenza profondamente: la new thing, Albert Ayler, il suono del sax di Gato Barbieri, un’eccitante scena musicale scandinava a quel tempo vero paradiso per i musicisti americani. Lavora per un certo periodo con George Russell, più tardi suona con Don Cherry.
L’anno cruciale è il 1969: Manfred Eicher fonda la Ecm e invita Garbarek a registrare per il nuovo marchio, di cui diventerà una delle bandiere: “Afric Pepperbird” (1970) proietta il giovane sassofonista nel panorama internazionale. A partire dagli anni Settanta sviluppa a poco a poco uno stile impalpabile e lunare, in cui risaltano l’uso di pause silenziose, di toni acuti e lunghe note sostenute.
Oltre al lavoro con la Ecm, il sassofonista compone colonne sonore di film, programmi radio e tv, produzioni teatrali. Il progetto “Officium” (1994) con l’Hilliard Ensemble pone provocatoriamente le improvvisazioni del sassofonista nel contesto del compositore Cristóbal de Morales (secolo XVI) e di altri brani di musica antica.

sabato 23 novembre 2013

Miles Davis at CBS studios 1960 (video)

Questo eccezionale video riprende una performance del Miles Davis Quintet con John Coltrane, Wynton Kelly, Paul Chambers e Jimmy Cobb, con l'aggiunta della Gil Evans Orchestra, registrata nell'aprile del 1959 al CBS’s Studio 61 e poi trasmessa nel luglio del 1960, nel corso delle celebre trasmissione The Robert Herridge Theater condotta dall'omonimo presentatore e produttore.


I fortunati che intervennero a questa incredibile performance, potettero assistere in anteprima ad una straordinaria versione di So What, tratta dall'album Kind of Blue, che uscirà solo alcuni mesi dopo, nell'agosto del 1959.
Gli altri pezzi inclusi nella performance sono The Duke di Dave Brubeck, Blues for Pablo di Gil Evans e New Rhumba di Ahmad Jamal, tutti tratti dall'album Miles Ahead, realizzato in collaborazione con Gil Evans.
La formazione completa della performance era composta da: Miles Davis (tpt, flh); John Coltrane (ts, as); Wynton Kelly (p); Paul Chambers (b); Jimmy Cobb (d); Ernie Royal (tpt); Clyde Reisinger (tpt); Louis Mucci (tpt); Johnny Coles (tpt); Emmett Berry (tpt); Frank Rehak (tb); Jimmy Cleveland (tb); Bill Elton (tb); Rod Levitt (valve tb); Julius Watkins (frh); Robert Northern (frh); Bill Barber (tuba); Romeo Penque (cl, fl); Eddie Caine (cl, fl); Danny Bank (bcl); Gil Evans (arr, cond).

Ecco il video di questa performance:

venerdì 22 novembre 2013

Christian McBride Trio in diretta questa sera su TSF Jazz

Questa sera l'emittente francese TSF Jazz trasmetterà in diretta dal Ducs des Lombards di Parigi il concerto del trio di Christian McBride, che per l'occasione sarà accompagnato da Christian Sands al piano e Ulysse Owens Jr alla batteria.


Nel concerto di stasera il grande bassista presenterà il suo ultimo lavoro discografico, Out Here.
"Out Here secondo album in studio di Christian McBride nel 2013, vede il grande bassista condurre il suo trio su uno spigliato ed esuberante set di jazz acustico straight-ahead. 
Out Here è sopratutto un album di classici standard nella scia delle opere di Oscar Peterson e Duke Ellington. Il suo trio, (lo stesso del concerto di stasera "n.d.a."), è composto dal pianista Christian Sands e dal batterista Ulysses Owens Jr. due superbi musicisti tecnicamente abili, che completano il caldo e generoso basso di McBride. 
La cosa fantastica di McBride quando conduce il suo trio è che dato che egli è fondamentalmente un bassista mostruoso, egli può e riesce ad assumere un ruolo guida su un dato brano altrettanto bene, se non meglio, di molti dei suoi colleghi con strumenti non-ritmici. 
Ma detto questo, certamente lascia che i suoi compagni di band brillino sotto i riflettori in gran parte del disco. 
Infatti, nella versione del trio di "My Favorite Things", sia Sands che McBride, a turno, interpretano la melodia. Altrove, essi scavano nel blues, in pezzi influenzati dal gospel come "Ham Hocks and Cabbage" e "Hallelujah Time,", o si buttano a capofitto su una swingante interpretazione di "Cherokee". 

Archie Shepp "Attica Blues Orchestra" - I Hear the Sound

Il prossimo 14 gennaio, la Archie Shepp Attica Blues Orchestra pubblicherà I Hear the Sound, un album live tratto da tre sessioni; del 9 settembre 2012 al Jazz à La Villette Festival, del 14 giugno 2013 presso CNCDC de Châteauvallon e del 17 giugno 2013 al Les Nuits de Fourvière Festival, tutti in Francia. L'album sarà pubblicato dall'etichetta Archieball di Shepp e distribuito da Harmonia Mundi.


Il 9 settembre 1971, una rivolta scoppiò nel carcere di Attica nello stato di New York, e si diffuse rapidamente. Per cinque giorni, circa un migliaio di prigionieri controllarono uno dei quattro cortili circondati dagli edifici della prigione, dove tennero in ostaggio trentatré persone, tra guardie ed impiegati civili. 
Il 13 settembre, il governatore di New York, Nelson Rockefeller, ordinò che il carcere fosse ripreso con la forza. Trentanove persone morirono: ventinove prigionieri e dieci ostaggi, che furono uccisi dai proiettili dei soldati. In un primo momento, l'amministrazione cercò di incolpare i rivoltosi per le morti delle guardie, prima di essere costretto ad ammettere la propria colpevolezza. 
Nel gennaio 1972, Archie Shepp registrò l'album Attica Blues in omaggio a questa ribellione.
Dopo l'originale e le repliche nel 1979 della sua Attica Blues Orchestra presso il Palais des Glaces, nel 2012 Archie Shepp decise di far rivivere quella splendida formazione, insieme ad un brillante e dinamico collettivo di artisti.
Si tratta di un'orchestra che trascende gli stili e le epoche. La band è di portata internazionale, unendo le straordinarie capacità di grandi artisti americani con una serie di alcune delle stelle più brillanti dell'orizzonte europeo. Lo String Quartet di Digione è una aggiunta speciale che aggiunge colore ed intensità a questo suono gioioso, un orchestra di 26 elementi che emette un ambiente generazionale e culturale unico.
Ma soprattutto c'è il grido del blues, che anche nel 2013 non ha perso nulla del suo scopo ed intensità. Il blues è analogo al titolo dell'album, un faro ed una metafora, non il blues come uno stile o un particolare estetico, ma come uno stato d'animo collettivo, un legame che unisce tutti i musicisti.

Anthony Joseph & The Spasm Band ad Aperitivo in Concerto

Domenica 24 novembre 2013, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni, “Aperitivo in Concerto” presenta uno straordinario, trascinante ed entusiasmante spettacolo di ritmi, colori e movimento: il musicista e show-man caraibico Anthony Joseph, con il gruppo voodoo punk The Spasm Band.


Come scrive il critico Marco Boscolo: "C’è un mondo dietro alle parole di Anthony Joseph; caldo d’Africa, colorato di Caraibi, annaffiato di impegno civile e politico, corroborato dallo studio, dalla performance, dal girovagare alla ricerca di una ricostruzione del grande mito black, quello del più imponente esodo che l’umanità abbia mai conosciuto nella storia. 
Una migrazione costante, quella del popolo d’Africa, che ha portato il proprio carico di tradizioni, musiche, profumi, colori e in ogni riva che ha toccato ha saputo lasciare un segno e prendere in prestito qualcosa. Meticciato dell’anima e dell’animo prima ancora che culturale ed etnico." 
Un riferimento obbligato è sicuramente lo scomparso Gill Scott-Heron, probabilmente il più famoso artista dello spoken word. (…) 
Per il resto, i riferimenti sono per il funk anni Settanta, per George Clinton, per i Parliament. Il tutto contaminato con il jazz di Bennie Maupin e Ornette Coleman, Miles Davis e Herbie Hancock, e con il calypso, la soca e i ritmi in levare dei Caraibi.
Se Joseph ci mette il soul, non tanto nella vocalità, ma nel prendere a cuore le sue storie di 'political funk', i suoi compagni di viaggio, di cui val la pena di ricordare almeno la chitarra nerissima di Christian Arcucci, (…) aprono il ventaglio al free/noise, al soul pop venato di funk, a territori caraibici in senso più stretto, ma anche venando lo spoken di Joseph di rock".

Sandy Muller - Noel

Dopo tre anni di assenza, Sandy Muller torna sulla scena musicale con un nuovo album intitolato “Noel”, un progetto corale a cui hanno partecipato tre giganti della musica mondiale come Bill Frisell, Ryuichi Sakamoto e Vinicius Cantuaria che ha curato anche la produzione artistica. Il progetto grafico è a cura del fumettista Igort.


Registrato tra Udine e New York, “Noel” è un album dedicato al grande compositore brasiliano Noel Rosa, vissuto a Rio de Janeiro negli anni '30 e punto di riferimento per grandi autori come Tom Jobim o Chico Buarque. 
La cantante italo-brasiliana Sandy Muller torna sulla scena musicale con il suo quarto disco, a tre anni di distanza da “Falsa Rosa”, doppio concept album che conteneva il brano Danca danca dancarino, cover del noto brano di Dalla.
Meticolosa nelle scelte artistiche e da sempre interessata all’evoluzione musicale della sua terra d’origine, Sandy porta alla luce un nuovo progetto partorito dopo tre anni di approfondimenti e ricerche tra l’Italia e il Brasile.
In questo album tributo, Sandy Muller interpreta 12 tra i maggiori successi del compositore brasiliano entrato nel mito della musica brasiliana, non solo per il fascino e l’apporto rivoluzionario della sua musica, ma anche per la morte prematura. Noel aveva solo 27 anni quando fu stroncato dalla tubercolosi, in pochi anni aveva composto più di 250 samba.
Voce raffinata ed elegante, Sandy Muller conferma con questo disco un percorso artistico solido e autentico. Dopo l’esordio discografico nel 2005, con l’album omonimo e il singolo Nao Tenho Pressa che scalò le classifiche radiofoniche, Sandy ha costruito la sua carriera artistica nel solco della musica d’autore, realizzando un ponte Italia-Brasile dove le due lingue si fondono in un suono unico di cui Sandy è testimone unico e autentico.                                                                             
Noel” è un progetto corale che vede la partecipazione al progetto di Ryuichi Sakamoto, Bill Frisell e Vinicius Cantuaria che ha curato anche la produzione artistica.

“Cuore Jazz” in favore dei bambini malati di cancro

Il Teatro Petrolini di Ronciglione (VT) ospiterà il prossimo 7 dicembre "Cuore Jazz", nel quale i grandi del jazz italiano si riuniscono per sostenere le associazioni “Cuore di Mamma” e “Quelli che con Luca” in favore dei bambini malati di cancro.


Nell’ambito del Cubo Festival a Ronciglione, il Tuscia in Jazz realizzerà il concerto di beneficenza “Cuore Jazz” a favore delle associazioni “Cuore di Mamma” e “Quelli che con Luca” che operano a favore dei bambini ammalati di tumore. 
“Cuore Jazz” è una operazione di solidarietà promossa dal Tuscia in jazz Festival in collaborazione con i suoi partner Metaenergia Spa, Fondazione Carivit, Loud Professional, Pianoforti Di Marco, Tuscia Film Festival e Ciaotickets. 
“Cuore Jazz” nasce con l’obiettivo di raccogliere fondi per le associazioni no profit che operano a favore dei bambini ospedalizzati. Per questa prima edizione di “Cuore Jazz” si è deciso di aiutare le associazioni “Cuore di Mamma” di Ronciglione, che presta alloggio ai bambini in cura presso le strutture sanitarie locali nonché ai loro accompagnatori, e “Quelli che con Luca” di Ubolo che si occupa della raccolta fondi per la ricerca contro la leucemia mieloide acuta. 
Al progetto “Cuore Jazz”, oltre ai partner del Tuscia in jazz, hanno aderito con entusiasmo le grandi star del jazz italiano tra cui: Gegè Telesforo, Roberto Gatto, Rita Marcotulli, Enrico Pieranunzi, Rosario Giuliani, Aldo Bassi, Enzo Pietropaoli, Gegè Munari, Pierpaolo Ranieri e Giorgio Rosciglione. 
A sposare la causa - oltre a molte giovani promesse del jazz come Dario Panza, Enrico Mianulli e Matteo Prefumo – anche i tecnici e l’associazione Mariangela Virgili di Ronciglione che ospiterà a cena gli artisti e gli specialisti.
Il costo del biglietto, che sarà interamente devoluto alle onlus, è di euro 15 ed è acquistabile  sia il giorno del concerto, presso il botteghino, sia presso diversi punti vendita. 
Per info contattare il numero 393 9511130.

giovedì 21 novembre 2013

La Route Du Bonheur - Sidney Bechet / Django Reinhardt / Louis Armstrong (video)

La Route Du Bonheur è un film italo/francese del 1953 diretto da Maurice Labro e Giorgio Simonelli, che più che per la qualità del film, merita una citazione perchè all'interno si trovano tre eccezionali clips musicali che presentono altrettanti geni musicali quali Sidney Bechet, Django Reinhardt e Louis Armstrong, i primi due dei quali in una delle loro rare apparizioni in video.


In questo video possiamo ammirare le tre clips che presentano rispettivamente: una versione di Buddy Bolden Stomp interpretata da Sidney Bechet; una divertente versione di Nuits de Saint Germain-des-Prés interpretata dalla formazione di Django Reinhardt, con anche il grande bassista Pierre Michelot, ed infine la vibrante versione di Struttin' With Some Barbecue di Louis Armstrong & All-Stars con Trummy Young (tb) Bob McCracken (cl) Marty Napoleon (p) Arvell Shaw (b) Cozy Cole (d) e Velma Middleton (v), filmata a Roma nell'ottobre del 1952.
  

Dave Douglas porta il suo show per strada

Sul sito The Day è stato pubblicato un bell'articolo su Dave Douglas, attualmente in tour con il suo quintetto in giro per gli Stati Uniti.


Ecco un estratto dell'articolo:
"E' difficile immaginare Miles Davis o Bill Evans fare trekking in montagna, suonare un concerto, e poi fare escursioni in montagna. Dio li benedica per il loro genio musicale, ma è difficile immaginare Miles o Bill fare trekking attraverso una strada.
Dave Douglas, però, è una storia diversa. Il musicista, vincitore di circa 20 Downbeat Critics Poll come trombettista/compositore, ha una rinfrescante vista aperta del jazz - non solo come forma d'arte, ma anche come stile di vita.
Questo è il motivo per cui Douglas porta spesso la sua band in escursioni al sito di un concerto, ad esempio a Franconia Notch nel New Hampshire nelle White Mountains nel mese di agosto, per poi suonare al fresco per folle deliziate in ambienti meravigliosi.
"Sì, facciamo quella roba" dice Douglas dalla sua casa nel nord dello stato di New York. E' al telefono parlando del suo tour unico: "Ho esperienza in corsa e trekking, e suonare in montagna è qualcosa che mi piace molto. Riprodurre musica in un ambiente come questo è così bello ed esaltante. Condividere la musica non solo con gli altri musicisti ed il pubblico, ma anche su un altro livello".
Gli spettacoli all'aperto in ambienti naturali, sono solo una parte dell'approccio innovativo di Douglas alla performance jazz. Quest'anno, in onore del suo 50° compleanno, il suo tour porterà lui e il quintetto in tutti i 50 stati. Ma è molto di più che una semplice bravata celebrativa.
"Voglio andare in parti del paese dove la musica jazz è sotto-rappresentata e sottovalutata", dice Douglas. "Penso che il business della musica pensi solo ai propri interessi personali. Una grande etichetta discografica. C'è una ragione perchè non vogliono mandare qualcuno a Des Moines, Iowa? Parte dell'idea è quella di trovare luoghi interessanti e creativi dove suonare, ed esporre le persone alla nostra musica dove forse non è mai arrivata".
E' un concetto visionario ed anche nobile, e quando cominciò a configurare il percorso, successe qualcosa di inaspettato.

Danila Satragno - “Christmas in Jazz”

Il 6 dicembre esce l’album “Christmas In Jazz” della cantante e vocal coach Danila Satragno. Il disco, che vanta la partecipazione di artisti come Ornella Vanoni, Gino Paoli e Paolo Fresu, sarà disponibile nei negozi tradizionali, in digital download e su tutte le piattaforme streaming (distribuito da Artist First).


L’album contiene dodici brani della tradizione natalizia riadattati in chiave jazz ed è stato realizzato con la collaborazione dei musicisti jazz Luca Mannutza, Rosario Bonaccorso e Nicola Angelucci. 
Il 22 dicembre Danila Satragno sarà in concerto al Blue Note di Milano dove presenterà i brani del disco accompagnata dal “Danila Satragno Quartet”. 
Quando da bimba ascoltavo Judy Garland e Bing Crosby - racconta Danila - sognavo che da grande avrei interpretato le più belle canzoni di Natale al fianco di grandi musicisti ed ecco che il sogno si è avverato! Spero soprattutto che questo ‘Christmas In Jazz’ costituisca un modo sentito e sincero di santificare il Natale con un regalo d’amore dedicato ai bambini”
Christmas In Jazz”, infatti, sarà distribuito anche nelle edicole di Piemonte, Lombardia e Liguria allegato al mensile “Espansione” e parte dei ricavati saranno devoluti a favore di un noto ospedale pediatrico ligure. 
Danila Satragno, cantante jazz e musicista, ha collaborato con grandissimi artisti, tra cui Fabrizio De André, Ornella Vanoni, Red Canzian, Annalisa Scarrone, Rossana Casale, Mango, Uri Caine, Stefano Bollani, Nick the Nightfly e molti altri. 
La sua lunga esperienza di vocal coach per professionisti e per giovani talenti l’ha portata a elaborare l’esclusivo metodo Vocal Care, che insegna anche nelle Scuole Vocal Care di Milano, Roma e Savona. Nel 2011 ha pubblicato il suo primo libro, “Voglio cantare”, che ha avuto un grande successo, seguito dalla pubblicazione del libro “Accademia di canto”, dedicato a tutti coloro che vogliono imparare ad usare al meglio la propria voce.

il Il Blue Note di Milano sbarca a Piazza Affari

La campanella di Piazza Affari presto suonerà il jazz. Il Blue Note, noto locale milanese, è pronto infatti a sbarcare sul segmento Aim, quello riservato alle società piccole e medie. L'obiettivo è quello di debuttare entro gennaio del prossimo anno.


Dopo dieci anni di rinomata attività, i proprietari del locale cult per gli amanti del jazz vorrebbero espandersi e aprire in altre città italiane (Roma innanzitutto) e per farlo servono circa due milioni di euro, quanto appunto si conta di raccogliere dalla quotazione.
Attualmente il Blue Note fa capo a Paolo Colucci (49%), Giovanni Lega (15%) e Marco Costaguta (10%). Con loro, una serie di altri piccoli 'azionisti': Alessandro Valeri di Intermonte, Enzo Manes e Giorgio Mancuso.
La società ha già nominato come advisor Emintad per la parte finanziaria, Ernst&Young per la revisione e Norton Rose Fulbright per gli aspetti legali.
ll Blue Note si prepara alla quotazione all’Aim con un bilancio in lieve perdita, ma con una significativa tenuta dei ricavi che sfiorano ormai i 4 milioni di euro. 
La Blue Note srl controlla la Bn Eventi che svolge l’attività di organizzazione di eventi esclusivi, di intrattenimento e ristorazione principalmente verso aziende o gruppi di persone, all’interno delle manifestazioni del locale: nel 2012 la controllata, finanziata per 750 mila euro, ha segnato ricavi per 393 mila euro. Blue Note, con un patrimonio netto di oltre 1 milione, ha debiti verso banche per 480 mila euro. 

mercoledì 20 novembre 2013

Joshua Redman Quartet questa sera su WDR3

Questa sera l'emitente tedesca WDR3 trasmetterà il concerto del Joshua Redman Quartet, registrato ad Amburgo lo scorso 24 maggio in occasione dell'ElbJazz Festival. Per l'occasione il sassofonista era accompagnato da Aaron Goldberg al piano, Reuben Rogers al basso e Gregory Hutchinson alla batteria.


Figlio d'arte, Joshua non si è mai fatto intimorire dall'ombra del padre, il grande sassofonista Dewey Redman, grazie al quale è entrato da giovanissimo in contatto con mostri sacri del jazz moderno come Ornette Coleman e Keith Jarrett. 
Al contrario, si è sempre distinto per la sua forte personalità a cominciare dall'esordio, al Village Vanguard nel 1990 e proprio insieme al padre, con il quale quindi non ha esitato a confrontarsi anche direttamente. 
Una personalità che si è poi rivelata appieno in progetti intriganti come l'Elastic Band, un tributo alla flessibilità creativa del groove per un atipico trio "elettrico" senza basso, con le tastiere di Sam Yahel e la batteria di Brian Blade, o come il quartetto James Farm. 
Dal 2004 al 2007 è stato direttore artistico dell'ensemble SF JAZZ Collective, un ottetto in continua evoluzione che negli anni ha visto ruotare solisti di vaglia come Joe Lovano o Dave Douglas per presentare al San Francisco Jazz Festival programmi originali dedicati ai grandi maestri, da Monk a Coltrane.