mercoledì 9 ottobre 2013

Walter Beltrami - Kernel Panic

La Parco della Musica Records continua a esplorare le nuove frontiere della chitarra jazz contemporanea. Dopo aver pubblicato i dischi Memories (2009) e Mantra (2010) di Roberto Cecchetto, Raj Trio (2010) e Quiet Journey (2012) di Antonio Jasevoli, l’etichetta discografica dell’Auditorium Parco della Musica punta sulle sei corde di Walter Beltrami e sulla sua nuovissima formazione, il Postural Vertigo 5et, pubblicando il nuovo disco dal titolo inequivocabile: “Kernel Panic". 


Con un  “supergruppo” che vede al suo fianco Francesco Bearzatti (Miglior Musicista Europeo 2011 e Top Jazz 2011), Giovanni Falzone (Top Jazz 2011) Stomu Takeishi e Jim Black, dopo le vertigini del precedente lavoro “Paroxysmal Postural Vertigo” questa volta Beltrami ha scelto come ispirazione e filo conduttore il famigerato Kernel Panic, ossia – secondo la definizione di Wikipedia – un’azione intrapresa da un sistema operativo informatico volta a identificare un errore fatale interno. 
Concretamente il Kernel Panic si manifesta sotto forma di una videata composta da caratteri incomprensibili e minacciosi che indica all’utente che il sistema si è inceppato, incartato su se stesso senza possibilità di uscita se non con un drastico Reset. 
Metaforicamente, per il chitarrista, il Kernel Panic è un ultimo avvertimento, un faccia a faccia con l’ignoto e le emozioni che esso scatena in noi: l’urgenza di una tabula rasa che costituisce la sola via d’uscita possible al crash di un qualunque sistema – personale, artistico/creativo, politico economico (e quale scenario sullo sfondo più appropriato dell’attuale crisi europea e, nel caso specifico, italiana?). 
"Nel percorso in cui riformula le strutture del suo "sistema" musicale, Beltrami porta avanti le idee espresse nel disco precedente, organizzandole in modo nuovo e maturo. 
L'organico del "Postural Vertigo Quintet" è confermato con una sola modifica che si rivela sostanziale (Giovanni Falzone alla tromba al posto del violoncellista Vincent Courtois) mentre Beltrami privilegia la dimensione compositiva. 
Beltrami limita i suoi pur ottimi interventi strumentali di matrice hendrixiana, offrendo il meglio di sé nella progettazione e nella leadership.
La forza espressiva del rock (i timbri accesi, la concitazione ritmica) s'integra così nella complessità strutturale (e nella libertà) del jazz contemporaneo erede del free. Ne risulta un'eccentrica, tumultuosa e avvincente miscela di ingredienti tanto diversi quanto ben amalgamati: Last Exit, John Zorn, Ornette, riferimenti ritmici al raga, blues, Hendrix, echi di New Orleans e molto altro. Gli elementi introspettivi che ancora caratterizzavano il disco precedente non hanno più spazio, trasfigurati dall'energia incontenibile del collettivo: Bearzatti e Falzone offrono in questo senso un contributo magistrale sostenuti dall'altrettanto magistrale lavoro ritmico di Takeishi e Black. Anche grazie a loro Kernel Panic si colloca tra i migliori dischi italiani dell'anno."

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