mercoledì 30 ottobre 2013

Tim Berne's Snakeoil - Shadow Man

Sul sito Something Else è stata pubblicata una interessante recensione del nuovo album della nuova formazione di Tim Berne, Snakeoil, intitolato Shadow Man, recentemente pubblicato dall'etichetta Ecm. 


Ecco un estratto di questa recensione:
"I migliori musicisti jazz hanno sempre trovato un giusto equilibrio tra composizione e improvvisazione, e Tim Berne è uno dei migliori in questo. Su Shadow Man, sta ancora affinando quella abilità, giungendo così vicino alla perfezione.
Questo è solo il secondo album per Snakeoil, ma Berne si sta già muovendo dal pur altamente lodato precedente. Come nel primo, Berne al suo originale sax alto è affiancato da Oscar Noriega ai clarinetti, Matt Mitchell al pianoforte e Ches Smith alla batteria, percussioni e, ora, anche vibrafoni.
La progressione tra l'album precedente e questo, deriva dal modo in cui sono state registrate queste performances. L'ampio catalogo di Berne è pieno di registrazioni dal vivo, perché catturare l'essenza libera di un concerto è tanto importante per lui. Ma allo stesso tempo, Berne scrive alcune pezzi piuttosto opachi, la cui scrittura, nelle sue stesse parole, "... spesso si perde in un ambiente dal vivo."
Così, lui e la sua troupe si sono diretti fino alla Clubhouse di New York per incidere un disco a presa singola, che cattura la band suonare sulle punte, ma con la chiarezza e la purezza di uno studio di registrazione. Questa volta, il lavoro di produzione è stato gestito da Berne e dal suo partner, il chitarrista David Torn.
I pezzi di Berne possiedono la sua firma. Sono cerebrali e istintivi, costruiti saldamente e suonati liberamente. I motivi non sono scritti per intero, ma servono come temi e punti di contatto che forniscono il quadro intorno al quale l'improvvisazione collettiva può accadere.
Così accade su Shadow Man, ma al fine di portare maggiore trasparenza alle sue composizioni, i musicisti sono spesso accoppiati in duetti all'interno delle canzoni.
Incontriamo alcuni coinvolgenti duetti telepatici tra Berne e Mitchell su gran parte di "Static", e su tutto "Psalm" di Paul Motian, in cui Berne prende solo lo spirito solitario della canzone e racconta la sua storia intorno ad esso. Mitchell e Noriega si possono ascoltare mentre rimuginano indisturbati su "Socket".
Smith ha un ruolo cruciale in questo: sembra dirigere i cambiamenti all'interno del temperamento molto fluido di queste performances, sapendo quando è il momento di tornare indietro per far in modo che si verifichino questi "one-to-one", ed anche quando passare al vibrafono o di nuovo dietro il drum kit. Inoltre, il suo vibrafono aggiunge un'altra dimensione alle insidiose armonie della band di Berne. Quando Mitchell introduce il proprio pezzo "Son Of Not So Sure", il rilassante ma spettrale vibrafono di Smith facilita la transizione verso la band al completo, che poi lo vede ritornare verso i suoi familiari tamburi. Egli conduce una groove fragoroso su "Socket" prima gli altri tre sfumino, così da poter mettere in mostra il suo background di diverse percussioni, soprattutto Caraibiche.
Il clarinetto di Noriega fa grande compagnia al sax alto di Berne, ed ha alcuni momenti pregiati quando va in punta di piedi con il capo durante "Static" e con il suo, a volte dolorante e a volte irascibile, clarinetto basso durante "Socket".
Mitchell è maggiormente ricercato dai musicisti a fiato per sostenere i propri voli da solisti, ma lui a sua volta ottiene molti propri licks, specialmente in tandem con Berne quando "Socket" volge al termine e in un imponente giro nel bel mezzo di "Cornered (Duck)".
Berne stesso è in ottima forma, elargendo un maestoso ed emotivo assolo su "Static", un fiero sermone su “OC/DC” ed uno alla fine di "Cornered (Duck)". Lascia tutto il piano di studio quando "OC/DC" raggiunge il suo culmine e gli accordi discendenti di Mitchell turbinano intorno a lui.
Avviare un'altra band e firmare con la ECM ha indicato una nuova direzione per Tim Berne, ma è grazie a Shadow Man che ha definitivamente stabilito il tono a questo nuovo capitolo della propria carriera.
Esso può essere considerato come un incontro a metà tra Berne e ECM. Più precisamente, si tratta di prendere il meglio di ECM - l'attenzione nel catturare perfettamente una performance - e combinarlo con il meglio di Berne - la sua spontaneità all'interno dei parametri delle sue composizioni esoteriche. Se pensavate che Snakeoil fosse molto buono, aspettate di ascoltare il suo follow-up."
(leggi l'articolo integrale, in inglese, sul sito originario)

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