giovedì 17 ottobre 2013

Nicola Fazzini 4et - Metamorfosi

Caligola Records pubblica anche il secondo album del quartetto del sassofonista Nicola Fazzini, registrato quattro anni dopo l’ottimo «Watch Your Step». Mentre rimangono al loro posto Riccardo Chiarion e Stefano Senni, cambia il batterista, che è Luca Colussi e non più Tommaso Cappellato (entrambi fra i migliori giovani specialisti italiani dello strumento).


In questo quinquennio il sassofonista milanese, ma veneto di adozione, non è però stato fermo. Si è dedicato sia a progetti condivisi con il bassista trevigiano Alessandro Fedrigo, sia all’attività di direttore della Scuola di Musica T.Monk di Mira, ereditata da Marcello Tonolo.
Da ricordare, fra i molti Cd, almeno «Nigredo» (2010), in trio con Fedrigo e Carlo Canevali, batteria, e «Idea F» (2012), firmato dall’XY Quartet che, oltre alla coppia Fazzini–Fedrigo, comprende Luigi Vitale, vibrafono, ed ancora Colussi.
Tutte queste esperienze hanno contribuito alla maturazione artistica di Fazzini, che si dimostra a suo agio tanto nel jazz tradizionale quanto in quello più sperimentale.
«Metamorfosi» presenta tutti brani del leader ad esclusione di Black Narcissus, splendida ballad di Joe Henderson.
Un doppio filo conduttore anima il disco, che da un lato evoca le sonorità dell’attuale scena newyorchese – per il tipo di formazione, l’uso di poliritmie e di modulazioni metriche – dall’altro nasce dallo studio di materiale tipicamente europeo.
Tutte le composizioni si basano infatti sullo sviluppo di un’unica scala, ripresa da una teoria del compositore russo Nikolaj Slonimskij.
Le trasmutazioni di questi elementi sonori ci conducono in un mondo di volta in volta metropolitano o sognante, reale o immaginario, confortati da un linguaggio sempre nitido e sincero.
Dai tre brani di apertura, le Metamorfosi, si giunge alle geometrie di Escher, per passare alla già citata ballad e chiudere con due temi fortemente evocativi come Low moon, melodia costruita sul giro armonico del noto standard How high the moon, secondo un procedimento caro ai boppers, e Swan song, che conclude l’album in modo circolare, riprendendo nell’interludio la scala iniziale con cui era partito.

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