giovedì 31 ottobre 2013

John F. Szwed - Space Is The Place: Vita e musica di Sun Ra

Direttamente da Saturno e passando per l’Antico Egitto, arriva in libreria la biografia di uno dei più visionari protagonisti della storia del jazz. Questa biografia ci permette per la prima volta di addentrarci nella storia (e nelle storie) di Sun Ra: musicista e filosofo, mistico e profeta, inventore di cosmogonie e creatore di mondi alternativi da cui è impossibile non rimanere stregati.

È tutto nelle primissime pagine: «Con una lentezza impossibile, le luci si accendono. Un percussionista in occhiali da sole, cappuccio e tunica scintillante, appena visibile in piedi dietro un tamburo intagliato largo quasi due metri, solleva due bacchette dalla strana forma e attacca un ritmo; attorno a lui ora si vedono altre figure – lunghe vesti, cappelli bizzarri, occhiali da sole (…) ballerini in morbide vesti maneggiano sete variopinte davanti a luci colorate cangianti; altri sfilano di fronte al pubblico mostrando dipinti di scene egizie o di mostri (…) Fumo che scivola sul palco, un ballerino entra con una grossa palla illuminata (…) Esattamente al centro, impassibile in volto, siede un nero tracagnotto di mezza età circondato da un armamentario di dispositivi elettronici. Sulla testa, un copricapo che sembra un modellino del sistema solare. L’uomo posa le dita sulle tastiere che lo circondano, poi inizia a tormentarle con i pugni e gli avambracci. Andrà avanti per quattro o cinque ore (…) Direttamente dal suo pianeta, ecco Sun Ra».
L’aneddoto risale agli anni Sessanta ed è tratto dall’introduzione a Space Is The Place, il libro che lo storico del jazz John F. Szwed dedicò a «la vita e la musica di Sun Ra» nel 1997, e che arriva finalmente in Italia grazie ai tipi di Minimum Fax. E già questa è un notizia: l’editore romano è tra i pochi a spendersi nella non facile missione di proporre al pubblico italiano biografie e saggi sul jazz, ma finora si era sempre tenuto all’interno di un recinto tutto sommato rassicurante: con tutti i loro eccessi e le loro stravaganze, i vari Dizzy Gillespie, Miles Davis, John Coltrane & co appartengono al pantheon inattaccabile dei «grandi del jazz», o quantomeno a quello delle icone riconosciute (e loro malgrado abusate) del più importante fenomeno afroamericano del Novecento. E certo, anche Sun Ra era un grande, ma con lui scivoliamo in una terra di mezzo visionaria e ambigua, una specie di allucinazione accecante o di enigmatico miraggio, e questo sia per via del personaggio Sun Ra (di cui si dice a breve) che della musica che con la sua Arkestra ha elargito a noi comuni mortali: in assoluto una delle più strane, anomale e irraccontabili che il jazz (e non solo) abbia mai conosciuto.
Persino adesso che ha abbandonato il pianeta Terra da vent’anni esatti, c’è ancora chi interpreta Sun Ra come una specie di weirdo: per i più garbati, fu un outsider eccentrico; per i più drastici, un fenomeno da baraccone. La citazione in apertura vale come descrizione di esibizioni che erano al tempo stesso rituali intergalattici, happening neoprimitivisti e baccanali psichedelici. L’Arkestra, la formazione che guidò per circa quarant’anni (e che pur senza il suo leader è tuttora in attività), era un’azzardatissima big band in uniformi afrofuturiste che poteva arrivare a una trentina di elementi e che tra le sue fila contemplava ballerini, poeti, dilettanti e semplici scoppiati. Se intervistato, Sun Ra spiegava che non apparteneva a questo mondo: veniva da Saturno ed era sul nostro pianeta in missione. Questa missione poi, era un dottissimo ma strampalato coacervo di teorie che pescavano ovunque: aneddoti biblici, storia dell’Africa nera, antico Egitto, tradizione esoterica, mito, scienza e tecnologia aerospaziale. Che fosse un tipo bizzarro insomma, c’erano pochi dubbi. E però fu anche una delle personalità più all’avanguardia non solo del jazz, ma dell’intera musica popular per come abbiamo imparato a conoscerla perlomeno da fine anni 50 in poi....
(Continua a leggere sul sito de La Repubblica)

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