lunedì 14 ottobre 2013

In arrivo monumentale raccolta sulla Paramount Records

E', allo stato attuale delle cose, il progetto più ambizioso mai elaborato dalla Third Man Records, l'etichetta fondata da Jack White sempre attentissima alle radici della tradizione musicale statunitense: la casa di Nashville, riferisce l'edizione statunitense di Rolling Stone, si sta preparando ad immettere sul mercato la riedizione in vinile del back catalogue della Paramount Records, label fondata a Grafton, Wisconsin, negli anni Dieci del secolo scorso come società controllata dalla Wisconsin Chair Company e - tra gli anni Venti e Trenta - titolare di un roster che includeva, tra gli altri, pietre angolari del jazz e del blues come Louis Armstrong, Ma Rainey, Fletcher Henderson, Blind Lemon Jefferson, Jelly Roll Morton, King Oliver e Ethel Walters. 


Data la vastità del corpus oggetto dell'operazione, la riedizione giungerà sugli scaffali ovviamente a puntate, la prima delle quali "The rise and fall of Paramount Records, Volume one (1917-27)" raggiungerà i negozi il prossimo 29 ottobre: a corredo della collana di pubblicazioni "fisiche" verrà resa disponibile anche una chiavetta USB con un indice consultabile dei brani - 800 per ogni uscita - inclusi nei cofanetti (da sei vinili di 180 grammi l'uno), oltre che a 200 immagini restaurate estratte dagli archivi della Paramount. Il secondo capitolo della serie dovrebbe essere consegnato ai mercati nel corso del prossimo mese di novembre.
Il progetto di ricerca e selezione del materiale - che ha coinvolto circa 50 persone - è stato realizzato in tandem con la Revenant Records, etichetta di Austin, Texas, non nuova a operazioni del genere, vantando in catalogo il pluripremiato box set "Screamin' and hollerin' the blues: the worlds of Charley Patton" e il quarto capitolo della "Harry Smith's anthology of american folk music".
"E' stato quello il momento rivelatore", ha spiegato il co-fondatore della Revenant Dean Blackwood parlando del momento in cui mise al corrente White della storia della Paramount, "Ha dato un'occhiata alla timeline della label e ha detto: 'Perché nessuno non ha ancora raccontato questo storia?'".
Attiva fino al 1935, quando la Grande Depressione costrinse molte etichette a chiudere i battenti, la Paramount Records ebbe un approccio molto pragmatico e spiccio dal punto di vista strategico: senza programmi a lungo termine e con il solo scopo di guadagnare il più possibile spendendo il meno possibile, la label commercializzò grandi quantità di 78 giri low cost dei propri artisti di punta. All'inizio degli anni Venti, per ripianare debiti contratti con la Wisconsin Chair Company, la casa iniziò a stampare dischi a basso prezzo anche per conto terzi, utilizzando gommalacca scandente per fabbricare sia le partite per conto terzi che per le proprie. A farne le spese, per esempio, fu Blind Lemon Jefferson, che nel 1926 fu costretto a ri-registrare in tutta fretta "Got the blues" e "Long lonesome blues" proprio perché riprodotte in versioni a bassissima qualità.
"E' divertente", ha osservato sempre Blackwood: "C'è gente che per lavoro cerca di preservare la storia della cultura afro-americana, come la Libreira del Congresso, e imprese private, come la Paramount, a cui non fregava assolutamente nulla. A loro importava vendere dischi, e venderli entro il fine settimana: la prospettiva di archiviazione non faceva parte della loro visione. Ai loro occhi una canzone serviva solo per essere stampata e venire venduta. E così facendo, senza averne la minima idea, sono diventati uno dei più grandi archivi nella storia della cultura americana".
(Fonte Rockol)

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