giovedì 31 ottobre 2013

Kellylee Evans - Live in Paris 2013 (video)

Questo video riprende integralmente il concerto della strepitosa cantante canadese Kellylee Evans, registrato lo scorso 12 settembre alla Cité de la Musique di Parigi, in occasione della rassegna Jazz à la Villette. 

Foto tratta dal sito ufficiale

Nata a Scarborough in Canada il 7 febbraio del 1975, fu introdotta al jazz alla Carleton University quando "mi persi negli ascensori del Loeb Building e trovai il reparto musicale al nono piano della torre.
Ha continuato a studiare per altri sette anni, ed ottenne due lauree in Giurisprudenza e in Inglese prima di iniziare il suo Master in Giurisprudenza nel 1997. Tali studi sono stati messi in attesa, quando ha iniziato a concentrarsi sulla sua carriera musicale.
Nel 2004 la Evans ha ottenuto il secondo posto al Thelonious Monk International Jazz Vocals Competition, con Quincy Jones, Dee Dee Bridgewater e Al Jarreau tra i giudici. 
Nel 2006, ha pubblicato il suo album di debutto Fight or Flight, per il quale ottenne una nomination per il Juno Award (il principale premio musicale canadese) del 2007.
Juno Award che poi vinse nel 2011 con il suo album Nina, ispirato alla vita e all'opera di Nina Simone, registrato dalla casa discografica francese Plus Loin Musica, che la invitò a trascorrere due giorni nel loro studio di registrazione per registrare tutto cio che voleva. 
Quello stesso anno ha pubblicato il suo album The Good Girl, il tutto mentre dava una istruzione scolastica a casa ai suoi tre bambini tutti di età inferiore ai dieci anni di età. 

E' morto il grande flautista Frank Wess

Il celebre flautista, sassofonista, e NEA Jazz Master, Frank Wess è morto ieri a causa di una insufficienza renale Aveva 91 anni.


Nato Frank Wellington Wess a Kansas City il 4 gennaio del 1922, trascorse gran parte della sua giovane vita in Oklahoma, suonando musica classica con l'All-State High School Orchestra.
Nel 1935, all'età di 13 anni, Wess con la famiglia si trasferì a Washington, dove si trovò in una scuola superiore con una serie di icone del jazz in ascesa, come Billy Taylor. Le jam session pomeridiane presso la scuola rappresentarono per Wess le prime introduzioni alle performance jazz e gettò le basi affinchè sperimentasse con altri strumenti, tra cui il sassofono tenore. 
Dall'età di 19 anni, Wess aveva già cominciato a frequentare il circuito delle big band, ma la seconda guerra mondiale mise in stallo la sua ascesa, avendo fatto parte, e poi diretto, una band dell'Esercito suonando sax tenore e clarinetto.
Dopo la guerra Wess continuò ad esibirsi con artisti del calibro di Billy Eckstine e Bull Moose Jackson, prima di iscriversi alla Scuola di Musica Moderna a Washington.
A questo punto, aveva contemplato di imparare a suonare il flauto, che gli era stato dato come regalo di laurea dal suo maestro della high school orchestra Henry Grant - che fu anche uno dei primi insegnanti di pianoforte di Duke Ellington - e colse al volo quella possibilità di imparare. 
Nel 1949, continuò a studiare il flauto con Wallace Mann dalla National Symphony Orchestra e Harold Bennett della Metropolitan Opera di New York, prima di entrare nell'orchestra di Count Basie nel 1953. Wess divenne parte integrante delle specifiche sensibilità musicali dell'orchestra di Basie, componendo canzoni e suonando con il gruppo durante il culmine del loro 'Second Testament'.

John F. Szwed - Space Is The Place: Vita e musica di Sun Ra

Direttamente da Saturno e passando per l’Antico Egitto, arriva in libreria la biografia di uno dei più visionari protagonisti della storia del jazz. Questa biografia ci permette per la prima volta di addentrarci nella storia (e nelle storie) di Sun Ra: musicista e filosofo, mistico e profeta, inventore di cosmogonie e creatore di mondi alternativi da cui è impossibile non rimanere stregati.

È tutto nelle primissime pagine: «Con una lentezza impossibile, le luci si accendono. Un percussionista in occhiali da sole, cappuccio e tunica scintillante, appena visibile in piedi dietro un tamburo intagliato largo quasi due metri, solleva due bacchette dalla strana forma e attacca un ritmo; attorno a lui ora si vedono altre figure – lunghe vesti, cappelli bizzarri, occhiali da sole (…) ballerini in morbide vesti maneggiano sete variopinte davanti a luci colorate cangianti; altri sfilano di fronte al pubblico mostrando dipinti di scene egizie o di mostri (…) Fumo che scivola sul palco, un ballerino entra con una grossa palla illuminata (…) Esattamente al centro, impassibile in volto, siede un nero tracagnotto di mezza età circondato da un armamentario di dispositivi elettronici. Sulla testa, un copricapo che sembra un modellino del sistema solare. L’uomo posa le dita sulle tastiere che lo circondano, poi inizia a tormentarle con i pugni e gli avambracci. Andrà avanti per quattro o cinque ore (…) Direttamente dal suo pianeta, ecco Sun Ra».
L’aneddoto risale agli anni Sessanta ed è tratto dall’introduzione a Space Is The Place, il libro che lo storico del jazz John F. Szwed dedicò a «la vita e la musica di Sun Ra» nel 1997, e che arriva finalmente in Italia grazie ai tipi di Minimum Fax. E già questa è un notizia: l’editore romano è tra i pochi a spendersi nella non facile missione di proporre al pubblico italiano biografie e saggi sul jazz, ma finora si era sempre tenuto all’interno di un recinto tutto sommato rassicurante: con tutti i loro eccessi e le loro stravaganze, i vari Dizzy Gillespie, Miles Davis, John Coltrane & co appartengono al pantheon inattaccabile dei «grandi del jazz», o quantomeno a quello delle icone riconosciute (e loro malgrado abusate) del più importante fenomeno afroamericano del Novecento. E certo, anche Sun Ra era un grande, ma con lui scivoliamo in una terra di mezzo visionaria e ambigua, una specie di allucinazione accecante o di enigmatico miraggio, e questo sia per via del personaggio Sun Ra (di cui si dice a breve) che della musica che con la sua Arkestra ha elargito a noi comuni mortali: in assoluto una delle più strane, anomale e irraccontabili che il jazz (e non solo) abbia mai conosciuto.

mercoledì 30 ottobre 2013

Tim Berne's Snakeoil - Shadow Man

Sul sito Something Else è stata pubblicata una interessante recensione del nuovo album della nuova formazione di Tim Berne, Snakeoil, intitolato Shadow Man, recentemente pubblicato dall'etichetta Ecm. 


Ecco un estratto di questa recensione:
"I migliori musicisti jazz hanno sempre trovato un giusto equilibrio tra composizione e improvvisazione, e Tim Berne è uno dei migliori in questo. Su Shadow Man, sta ancora affinando quella abilità, giungendo così vicino alla perfezione.
Questo è solo il secondo album per Snakeoil, ma Berne si sta già muovendo dal pur altamente lodato precedente. Come nel primo, Berne al suo originale sax alto è affiancato da Oscar Noriega ai clarinetti, Matt Mitchell al pianoforte e Ches Smith alla batteria, percussioni e, ora, anche vibrafoni.
La progressione tra l'album precedente e questo, deriva dal modo in cui sono state registrate queste performances. L'ampio catalogo di Berne è pieno di registrazioni dal vivo, perché catturare l'essenza libera di un concerto è tanto importante per lui. Ma allo stesso tempo, Berne scrive alcune pezzi piuttosto opachi, la cui scrittura, nelle sue stesse parole, "... spesso si perde in un ambiente dal vivo."
Così, lui e la sua troupe si sono diretti fino alla Clubhouse di New York per incidere un disco a presa singola, che cattura la band suonare sulle punte, ma con la chiarezza e la purezza di uno studio di registrazione. Questa volta, il lavoro di produzione è stato gestito da Berne e dal suo partner, il chitarrista David Torn.
I pezzi di Berne possiedono la sua firma. Sono cerebrali e istintivi, costruiti saldamente e suonati liberamente. I motivi non sono scritti per intero, ma servono come temi e punti di contatto che forniscono il quadro intorno al quale l'improvvisazione collettiva può accadere.
Così accade su Shadow Man, ma al fine di portare maggiore trasparenza alle sue composizioni, i musicisti sono spesso accoppiati in duetti all'interno delle canzoni.

"Kill the Trumpet Player" sarà il titolo del film su Miles Davis

Il progetto di un film sulla vita di Miles Davis inizia a prendere corpo. Da sempre sogno nel cassetto di Don Cheadle, oggi sta per diventare realtà sotto il nome di Kill the Trumpet Player, questo il titolo ufficiale del biopic annunciato da poco.


Il volto Premio Oscar per "Hotel Rwanda" è pronto per prendere posto dietro e davanti la macchina da presa.
I rumors non smettono di tacere su questo fuoco già dirompente, ma quello che è certo è che il timone sarà impugnato da Cheadle in veste di regista e attore protagonista e che Herbie Hancock, che ebbe un ruolo importante nel Miles Davis Quintet, verrà coinvolto come autore della colonna sonora del film.
Dagli Stati Uniti una fuga di notizie si stringe intorno agli attori Ewan McGregor e Zoe Saldana, che avrebbero iniziato le trattative per entrare a far parte del cast in ruoli di primo piano. 
Per una conferma definitiva bisognerà comunque attendere i prossimi giorni, dal momento che il film sta ancora raccogliendo fondi all’America Film Market.
A detta di Cheadle, "Kill the Trumpet Player" non sarà un semplice biopic, ma un film che vuole a svelare il vero volto di Miles Davis, re della tromba e pioniere del jazz che sperimentò sonorità e stili, dal cool jazz all'hard bop, dal modal jazz al jazz elettrico fino al jazz-rock, divenendo una della figure più influenti e innovatrici della scena musicale dell’ultimo secolo.
Già nel 2010, in un’intervista riportata dall’Hollywood Reporter, Cheadle ha affermato: "È un buon momento per vedere un film dinamico che sonda l’anima di Miles Davis, dove la musica sarà la scintilla per sapere di più sull’uomo che fu…Se gli dicevi “jazz”, lui ti dava un bacio…musica sociale, così veniva inteso il jazz."

Monte-Carlo Jazz Festival 2013

Monte-Carlo SBM, in collaborazione con Rolex e Audi, sono fieri d’annunciare l’approssimarsi della nuova edizione del Monte-Carlo Jazz Festival, posta sotto l’Alto Patrocinio di S.A.S le Prince Alberto II.


Questa 8a edizione sarà ancora una volta appassionante ed eccezionale. Avrà luogo tra il 26 e il 30 novembre nelle cornice prestigiosa tradizionalmente riservata a tale evento: la Salle Garnier dell’Opéra di Monte-Carlo.
Questo luogo mitico, che appartiene a pieno titolo alla storia e alla leggenda di Monte-Carlo, vibrerà sulle note del jazz offrendovi uno straordinario viaggio musicale tra il jazz di ieri, d’oggi e di domani.
Il festival si svolgerà durante 5 giorni, che saranno costellati di momenti forti, tali da soddisfare ogni genere di pubblico: esperti, appassionati e semplici amatori di questo stile musicale.
Brad Mehldau e Mark Guiliana apriranno il festival il 26 novembre, conducendoci alle frontiere del jazz e del funk, con la loro nova creazione, chiamata «Mehliana». 
Nel corso della stessa serata, Larry Coryell & Juan Carmona Quartet, due giganti della chitarra, benché dallo stile diverso, condivideranno con il pubblico un incontro esplosivo, incrociando le loro passioni: flamenco e blues.
Mercoledì 27 novembre, ennesimo incontro con Marcus Miller Band per la nuova creazione concepita assieme all’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, diretta da Damon Gupton. Sin dal 2008, tra Marcus e l’Orchesta monegasca si sono creati forti legami. Per questo nuovo progetto, sono stati invitati a esibirsi su scena giovani talenti; il talentuoso Robert Glasper al piano, Kenn Hicks, cantante lirico ma alle frontiere del jazz, l’arpista brasilianio Edmar Castaneda e il sorprendente Grégoire Maret all’armonica.

Le quattro date italiane di Christian McBride

Il bassista Christian McBride sarà in Italia a novembre e dicembre per quattro attesissime date, accompagnato dalle sue due ultime formazioni.


In novembre McBride, accompagnato dal suo trio con Ulysses Owens alla batteria e Christian Sands al pianoforte, sarà ospite il 14 del Blue Note di Milano mentre il 15 sarà al Teatro Verdi per il Padova Jazz Festival.


Nelle date di dicembre invece il bassista, accompagnato dalla strepitosa Inside Straight (Peter Martin, pianoforte; Steve Wilson, sassofono; Warren Wolf, vibrafono e Carl Allen, batteria) sarà il 27 al Teatro Duse di Bologna e il 28 al Teatro Mancinelli di Orvieto per Umbria Jazz Winter.

Jack DeJohnette Group feat. Don Byron al Blue Note di Milano

Jack DeJohnette, universalmente considerato uno dei più grandi batteristi della storia della musica jazz, sarà ospite questa sera e domani al Blue Note di Milano. 


Foto tratta dal sito della Blue Note

Nei suoi primi anni nella scena di Chicago, oltre a condurre una propria formazione, fu ugualmente molto richiesto sia come pianista che come batterista, collaborando con la maggior parte dei più iconici musicisti nella storia del jazz quali: John Coltrane, Miles Davis, Ornette Coleman, Sonny Rollins, Sun Ra, Jackie McLean, Thelonious Monk, Bill Evans, Stan Getz, Chet Baker, George Benson, Charles Lloyd, Herbie Hancock, Joe Henderson, Freddie Hubbard, Abbey Lincoln, Betty Carter e Eddie Harris, che lo convinse a suonare la batteria dopo averne apprezzato il talento naturale.
Jack DeJohnette è attualmente uno dei componenti del leggendario Standard Trio di Keith Jarrett con il quale ha segnato un marchio indelebile nella storia della nostra musica, ma è anche uno dei pochi musicisti, come Dun Pullen, a riconoscere l’importanza della musica dei Nativi-americani per i quali scrisse il celebre album Music for the Fifth World, ispirato alla musica della Seneca Nation.
Oggi a 70 anni compiuti DeJohnette non mostra ancora segni di cedimento, al contrario si dimostra ancora pieno di idee e di energie sul suo bellissimo ultimo album, lo strepitoso Sound Travels (2012).
Al Blue Note, DeJohnette presenta un supergruppo con Don Byron ai sassofoni e al clarinetto, George Colligan al pianoforte e alle tastiere e Jerome Harris al basso e contrabbasso.

martedì 29 ottobre 2013

The Strip (video)

Questo video contiene un estratto di un film noir del 1951, intitolato The Strip, diretto da László Kardos e interpretato da Mickey Rooney e Sally Forrest, che presenta alcuni grandi del jazz come Louis "Satchmo" Armstrong, Jack Teagarden, Earl "Fatha" Hines e Barney Bigard.


Il film narra la storia del batterista Stan Maxton (Mickey Rooney) che si trasferì a Los Angeles con il sogno di aprire il suo club, ma qui si scontra con un gangster ed una bella ballerina di night club e finisce accusato di omicidio.
Il film fu ambientato nel mitico Sunset Strip di Los Angeles e gli interni furono girati in leggendari nightclub come Ciro’s, The Trocadero, The Marquis, The Players, La Rue, Villa Nova, Bublichki, Scandia e il Mocambo. 
Naturalmente il pezzo forte del film è la colonna sonora, grazie ai leggendari artisti che interpretano se stessi, e che contiene canzoni come "Shadrack," "Basin Street Blues," "Don't Blame Me," "La Bota," e "A Kiss To Build A Dream On", cantata naturalmente da Armstrong, che ottenne una nomination all'Oscar.
Incredibili e vibranti anche i pezzi in cui Roney prende la batteria, doppiato dal grande Cozy Cole.

Ecco un collage delle parti musicali del film:

Jimmy Greene trova uno sbocco nella musica

Sul sito del New York Times è stato pubblicato un bell'articolo sul nuovo album di Jimmy Greene, artista che sta gradualmente cercando di tornare alla normalità, dopo la terribile tragedia che lo ha colpito lo scorso anno quando perse la sua figlia di 6 anni nella sparatoria alla Sandy Hook Elementary School di Newtown.

  Foto di Karsten Moran
(The New York Times)

Ecco un estratto dell'articolo:
"Prima dello scorso 14 dicembre, Jimmy Greene era stato un jazzista per la maggior parte dei suoi 38 anni, ben noto tra i seri appassionati di jazz. Aveva decine di album a suo nome. Ha suonato con luminari come Freddie Hubbard. Era anche uno studioso, insegnava jazz in una università pubblica.
Il 14 dicembre, la figlia di 6 anni, Ana Marquez-Greene, che condivideva la sua passione per la musica ed amava ascoltare suo padre, era una studentessa alla Sandy Hook Elementary School a Newtown, Connecticut, quando un uomo armato la uccise, insieme ad altri 19 bambini e 6 educatori.
"Non so se mai ci sentiremo interi di nuovo," Greene ha detto della sua famiglia, Nelba Márquez-Greene, sua moglie e il figlio, Isaiah di 9, che era anche nella scuola quella mattina, ma che fortunatamente rimase illeso. "Piango ancora tutti i giorni - tutti noi lo facciamo. Non so se ci sarà un giorno in cui non lo faremo più".
Ci volle un mese o giù di lì prima che Greene riuscisse addirittura a riprendere il suo sassofono. Ma alla fine l'ha fatto. E la sua musica lo ha spinto di nuovo sul palco, di nuovo all'interno di uno studio di registrazione ed a tornare ad essere un jazzista di alto livello.
"La musica è stato uno sbocco meraviglioso per me, emotivamente e spiritualmente", ha detto Greene.
Settimane dopo il massacro, cominciò lentamente ad accettare degli inviti per suonare pubblicamente, a condizione che le performances fossero vicino alla sua casa nel Connecticut. E' tornato alla Western Connecticut State University, dove insegna jazz.
Lentamente, Greene ha detto, lo spirito della "bella vita" di Ana, ha cominciato a confortarlo ed a ispirarlo per ricominciare a scrivere musica. Poi ci sono stati i tanti amici musicisti, come Harry Connick Jr., che lo hanno aiutato a consolarlo. Il risultato è un nuovo album chiamato, giustamente, "Beautiful Life", un lavoro ispirato e dedicato alla vita di Ana.
"Voglio dare un senso di come lei ha vissuto", ha detto Greene, che di recente ha eseguito alcune delle musiche dell'album in un jazz club al Upper West Side di Manhattan.

Eve, nuovo album di Angélique Kidjo

La splendida cantante Angelique Kidjo pubblicherà nel mese di gennaio, per l'etichetta 429 Records, un nuovo album intitolato Eve, una raccolta di canzoni dedicate al potere della femminilità africana, prevalentemente di quelle donne cresciute come lei è cresciuta con lei nel suo nativo Benin. 


La vincitrice del Grammy Award promuoverà anche la pubblicazione della sua autobiografia, Spirit Rising: My Life, My Music.
Eve è prodotto da Patrick Dillett (David Byrne, Fatboy Slim). L'album, che prende il nome dalla madre di Angelique Kidjo, celebra l'orgoglio, la bellezza e la forza delle donne africane e la loro influenza socio-culturale in tutto il mondo.
La registrazione presenta cori di donne provenienti da diversi villaggi africani in Benin e in Kenya, che cantano in una vasta gamma di lingue autoctone del Benin tra cui Fon, Yoruba, Goun e Mina.
La band per l'album comprende il chitarrista Lionel Loueke, il batterista Steve Jordan, il bassista Christian McBride e il percussionista senegalese Magatte Sow, mentre tra gli ospiti figurano Dr. John, Rostamm Btmanglij (Vampire Weekend), il Kronos Quartet e l'Orchestra Philharmonique di Lussemburgo.

Luca Bragalini - Storie poco standard. Le avventure di 12 grandi canzoni tra Broadway e il jazz

Il nuovo titolo della collana Risonanze, Storie poco standard. Le avventure di 12 grandi canzoni tra Broadway e il jazz di Luca Bragalini, mostra come il jazz abbia saputo essere onnivoro e quanto tortuose e sorprendenti siano le strade che portano una melodia a diventare un classico. Tutto questo con una leggerezza che fa dimenticare la ricchezza dei contenuti e dei rimandi storici.


America, primi decenni del Novecento. Mentre a New York una nuova generazione di compositori nutre l'industria del musical di raffinate melodie, il jazz lancia i suoi primi vagiti a New Orleans. Mancando di un proprio repertorio, questo nuovo genere si indebita nei confronti di Broadway e i due mondi finiscono per attraversare a braccetto gran parte del Novecento. 
Col passare degli anni le attenzioni del jazz si concentrano su un più o meno ristretto repertorio di canzoni: nasce il concetto di "standard". Detta così può sembrare una vicenda lineare, ma quella che Luca Bragalini ci racconta è tutta un'altra storia. 
Seguendo le avventurose traversie di dodici meravigliose canzoni, dalla culla fino ai giorni nostri, si scoprirà che nulla è scontato nel mondo del jazz. 
Si attraverseranno vicende che coinvolgono tanto George Bernard Shaw quanto Janis Joplin, Walt Disney come Jacques Prévert, i giganti del jazz e le star del pop, timidi parolieri e smargiassi produttori di Hollywood, song che sono diventate inni nazionali e musical che hanno dato il nome a grandi catene d'alberghi. 
Una tredicesima storia, la malinconica favola di una superba e fragilissima canzone che standard non divenne mai, più suggerimenti d'ascolto e un piccolo glossario completano un libro veramente poco standard, che nasconde sotto un velo di ironia scoperte sorprendenti e spesso inedite, che fa riflettere e diverte, a rotta di collo sulle strade tortuose del successo e della creatività.

lunedì 28 ottobre 2013

Buster Williams in diretta su TSFJazz

Questa sera l'emittente radiofonica TSFJazz trasmetterà in diretta dal Duc des Lombards di Parigi, il concerto di una leggenda del jazz; il contrabbassista Buster Williams.


Nato nel New Jersey nel 1942, Buster Williams è senz’altro uno dei contrabbassisti più richiesti degli ultimi decenni. Le sue frequentazioni musicali non conoscono limiti e la lista delle collaborazioni è a dir proco impressionante, comprendendo (la lista è ampiamente incompleta) giganti del jazz come Art Blakey, Betty Carter, Carmen McRae, Chick Corea, Dexter Gordon, Gene Ammons, Herbie Hancock, McCoy Tyner, Miles Davis, Sarah Vaughan, Mary Lou Williams, Hank Jones, Sonny Rollins, Count Basie, Errol Garner, Kenny Barron, per ricordarne solo con cui ha suonato dal vivo o in sala d’incisione.
Seppur dotato di un eccezionale bagaglio tecnico e di una formazione sinfonica, le dita di Williams, osservano gli esperti, non si abbandonano mai a facili virtuosismi ma ricercano sempre la massima espressività. Sul palco, Williams lascia generoso spazio ai suoi compagni, musicisti in grado di sfruttare appieno la struttura ritmica liberandosi in intensi assoli.
Nel tour europeo intitolato “Something More 2013" il grande contrabbassista sarà in buona compagnia, affiancato da un trio di musicisti di eccezionale valore, che vantano a loro volta collaborazioni stellari: il giovane e già molto ammirato Bruce Williams al sax alto, Eric Reed al pianoforte (già al fianco di John Clayton, Wynton Marsalis, Freddie Hubbard, Joe Henderson, Betty Carter, Wayne Shorter, Quincy Jones, Natalie Cole, Elvin Jones, Christian McBride…), Joey Baron alla batteria (conosicuto specialmente per le sue collaborazioni con Bill Frisell, Stan Getz, Steve Kuhn e John Zorn).

Original Jazz Classics rimasterizza Duke Ellington, Dizzy Gillespie e Art Tatum

L'anniversario dei 40 anni della Pablo Records è stato motivo di celebrazione al Concord Music Group. Questa ultima ondata di pubblicazioni della serie Original Jazz Classics Remasters uscì per la prima volta negli anni '70 proprio sotto la bandiera Pablo. 


L'ascolto più impegnativo è senza dubbio Ellington Suites di Duke Ellington and his Orchestra, che contiene tre suite.
La prima fu registrata nel 1959, “The Queen’s Suite (A Suite Dedicated to Her Majesty Queen Elizabeth II)”. I suoi momenti migliori sono i suoi più semplici e melodici. "The Single Petal of a Rose" è un lavoro di rara bellezza, con Ellington solo al pianoforte.
"The Goutelas Suite", registrata nel 1971, è un pezzo piuttosto vivace; quattro movimenti che terminano con una breve fanfara. Il clou è lo spensierato "Having at It," con uno straordinario assolo al tenore, gentilmente offerto da Paul Gonsalves. 
The Uwis Suite” fu messa su nastro nel 1972, ed aperta dalla spavalda "Uwis". Imprevedibilmente, Ellington segue con un rapido polka chiamato "Klop" prima di entrare in un hard-swinging blues, "Loco Madi." 
L'album vinse un Grammy Award nel 1976 per la Miglior Performance Jazz da una Big Band. Questa ristampa è stata ampliata con l'inserimento di un rombante allenamento della sezione ritmica, "The Kiss", registrato nel '72.
Registrato nel 1974, Dizzy’s Big 4 è all'altezza del suo titolo, grazie all'imponente quartetto che includeva anche Joe Pass (chitarra), Ray Brown (contrabbasso) e Mickey Roker (batteria), oltre, naturalmente, la tromba di Dizzy Gillespie.

Esce Black Radio 2 di Robert Glasper

Per gli amanti di Robert Glasper domani esce l'attesissimo nuovo album, Black Radio 2, sequel del precedente grandissimo successo, vincitore di Grammy.

   
Con il suo album del 2012 Black Radio, il Robert Glasper Experiment definì un nuovo paradigma per la musica creativa, andando oltre i confini radicati di genere, per creare una visione singolare che raccogliesse da tutte le estensioni della black music contemporanea e non solo. Black Radio ha attirato consensi unanimi della critica ed ha consentito a Glasper di raggiungere le più alte posizioni in classifica della sua carriera oltre che conquistare il Grammy Awards, nei quali è stato premiato come miglior album R & B.
Il R.G.E. alza la posta ora con l'uscita di Black Radio 2 (Blue Note), un altro lavoro che sfida i generi portando il modello di Black Radio ad altezze ancora maggiori. 
Il nucleo rimane quello degli Experiment, come una delle band più incredibilmente versatili mai esistite, con Robert Glasper alle tastiere, Derrick Hodge al basso, Marco Colenburg alla batteria, e Casey Benjamin su vocoder e sassofono. Le parti vocali saranno affidate ad una serie sbalorditiva di cantanti tra cui Common, Patrick Stump, Brandy, Jill Scott, Dwele, Marsha Ambrosius, Anthony Hamilton, Faith Evans, Norah Jones, Snoop Dogg, Lupe Fiasco, Luke James, Emeli Sandé, Lalah Hathaway e Malcolm-Jamal Warner.
I fans possono trovare notizie sul nuovo album, ascoltare e acquistare musica, guardare i video esclusivi, vedere le date del tour imminenti e di più nella App ufficiale del Robert Glasper Experiment, ora disponibile esclusivamente attraverso l'App Store.

Sonata Islands meets Mahler

Zone di Musica pubblica il nuovo album dell'ensemble trentino Sonata Islands: la rivisitazione di una delle opere più emblematiche di Gustav Mahler.


"Gustav Mahler è un compositore contaminato e impuro per eccellenza. La sua composizione si nutre di musica popolare, il suo essere musicista è quello del compositore e dell’esecutore insieme: se fosse nato 40 anni fa sarebbe senza dubbio stato un jazzista... Non a caso quello che resta l’esperimento di contaminazione più riuscito di Uri Caine è ispirato alla musica di Mahler!". 
Dopo il felice tributo al patrimonio Rock in Opposition, Sonata Islands torna con un'altra ambiziosa rivisitazione: Das Lied von der Erde di Mahler, riveduto alla luce del temperamento eclettico e della natura sfuggente dell'ensemble guidato dal flautista trentino Emilio Galante. 
Das Lied von der Erde (1908), intreccio di architettura sinfonica e ciclo liederistico, è la più personale partitura di Gustav Mahler (1860-1911). 
Composto a Dobbiaco, residenza estiva del musicista negli ultimi anni, il Lied simboleggia un congedo letterario e musicale: la fonte esotica, un antico ciclo di poesie cinesi, è la maschera dietro la quale il compositore parla di sé e dell’uomo. Un canto all'eternità, all'inconsumabile giovinezza della natura, alla contemplazione dell'eterna ciclicità della vita nella quale si mitiga anche l'angoscia.
Sonata Islands meets Mahler è una sorta di "parafrasi jazz per sestetto": a partire dai testi messi in musica da Mahler, un dialogo immaginario - una cornice e cinque frammenti redatti dallo scrittore e musicologo Giuseppe Calliari - ripercorre le figure che via via prendono congedo da chi “si incammina verso i monti”, per fare ritorno “alla terra natale”.

Fabrizio Bosso e Massimo Popolizio "Shadows - Le memorie perdute di Chet Baker" al Roma Jazz festival

Giovedì 31 ottobre, in occasione del Roma Jazz Festival “Speech” 2013, presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica in Roma, Fabrizio Bosso e Massimo Popolizio, accompagnati al pianoforte da Julian Oliver Mazzariello, presentano “Shadows – Le memorie perdute di Chet Baker”.


Le memorie perdute è il titolo del diario di una vita scritto da Chet Baker, ritrovato dieci anni dopo la morte del “James Dean” dei musicisti, progenitore del cool jazz che Fabrizio Bosso, Julian Oliver Mazzariello e Massimo Popolizio interpretano e rileggono.
Le note di Baker saranno restituite dalla tromba di Fabrizio Bosso e le sue memorie dalla voce di Massimo Popolizio. 
Un incontro che avrà il potere di evocare il passaggio unico su questa terra di un romantico jazzista alato. Il 13 maggio 1988 Chet Baker morì cadendo da una finestra del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam. Quello che viene prima è una folle corsa tra musica, eroina, cool jazz, dagli anni Cinquanta agli Ottanta, dentro e fuori dal carcere, di amore in amore, da una parte all’altra dell’Atlantico, fino in Italia.
Per la prima volta Chet Baker ci fa ascoltare la sua vera voce, lasciandoci entrare nel suo mondo scompigliato e affascinante. In questo prezioso memoriale, scoperto a dieci anni dalla sua morte misteriosa, si susseguono ricordi d’infanzia, vividi e complicati rapporti d’amore, l’esperienza del carcere e delle droghe e infine – naturalmente – la musica. 
Durante tutto l’arco della sua vita Chet Baker torna sempre, infatti, a rifugiarsi sotto le ali accoglienti delle note della sua tromba e della sua voce inconfondibile.

sabato 26 ottobre 2013

Thelonious Monk - Live In Berlin 1969

Questo eccezionale video riprende un estratto di un concerto di Thelonious Monk, registrato al Berliner Jazztage, il 6 novembre del 1969.


Per l'occasione Monk eseguì una serie di pezzi di Duke Ellington al piano solo, aggiungendo il suo genio stravagante - il suo stile frastagliato e il suo playing percussivo e pieno di  dissonanze armoniche - alle eleganti melodie di Ellington. 
Il risultato fu letteralmente magico.
Nel video, Monk esegue in solo quattro composizioni di Ellington; "Satin Doll", "Sophisticated Lady", "Caravan" e "Solitude" più la propria "Crepuscule With Nellie", prima di unirsi al Joe Turner Trio in una performance di "Blues for Duke." 
Il trio comprende Turner al piano, Hans Rettenbacher al basso e Stu Martin alla batteria. 
Queste meravigliose esecuzioni sono disponibili sul DVD Monk Plays Ellington: Solo Piano in Berlin ’69.

Ed ecco questo bellissimo video:

venerdì 25 ottobre 2013

Francesco Bearzatti "Monk'n Roll" su France Musique

Questa sera l'emittente France Musique trasmetterà in streaming il concerto del quartetto "Monk'n Roll", composto da Francesco Bearzatti (sax tenore, clarinetto, elettronica, voce), Giovanni Falzone (tromba ed effetti vocali), Danilo Gallo (contrabbasso, basso, voce), Zeno de Rossi (batteria, percussioni, voce). 


Il concerto è stato registrato lo scorso 16 ottobre alla Maison Folie Hospice d’Havré di Tourcoing nell'ambito della rassegna Tourcoing Jazz Festival.

"Un progetto, questo, nato come tributo ad un grandissimo pianista jazz Thelonius Monk, musicista che forse è stato sottovalutato ma che è autore di capolavori, sviluppando una modo di suonare molto personale. Delle progressioni armoniche apparentemente dissonanti e con accenti mai sentiti prima nella mani di un personaggio un po' bizzarro, solitario e silente, che si prese cura di John Coltrane in un momento in cui droghe ed alcool lo avevano escluso dalla band di Miles Davis, insegnandogli il suo modo di sentire la musica.

Nicholas Payton in diretta questa sera su TSFJazz

Questa sera l'emittente radiofonica TSFJazz trasmetterà in diretta streaming dal festival Jazz sur son 31 di Tolosa, il concerto di Nicholas Payton che per l'occasione sarà accompagnato dal suo trio composto da Vincente Archer al contrebbasso e Adonis Rose alla batteria.   

Foto di Wilfred Paulse
(Creative Commons)

Il trombettista originario di New Orleans si è presentato sulla scena una ventina di anni fa, subito apprezzato per il suono cristallino, per le straordinarie doti di improvvisatore, che ricordavano i grandi del be-bop e del post-bop, come Fats Navarro, Clifford Brown, Freddie Hubbard. Lo si era notato in particolare nel gruppo del pianista Marcus Roberts e nella band “Jazz Futures” di Elvin Jones. 
Fu salutato anche come paladino di un tradizionalismo vicino a quello di Wynton Marsalis, con il quale collaborava sia nelle piccole formazioni che nell’orchestra del Lincoln Center. 
Ma ben presto dimostrò che tale etichetta gli stava stretta e sviluppò una propria visione allargata, che cercava alchimie tra innovazione e tradizione, guardando spesso al jazz arcaico e specialmente a Louis Armstrong (al quale ha dedicato l’album “Dear Louis”) ma nel contempo scandagliando i ritmi funky, le atmosfere degli strumenti elettrici e le sonorità r&b ed hip-hop.
Il perfetto controllo tecnico dello strumento e le doti espressive di Payton, il calore della sua comunicazione e lo sviluppo melodico che egli sa imprimere al proprio discorso, lo mettono in grado di affrontare ogni sfida.
Il musicista infatti è anche un prolifico blogger. Nel suo sito ufficiale si possono trovare molti scritti e riflessioni sulla condizione attuale, e non solo, degli afroamericani e sulla sua musica, che Payton ama oggi definire Black American Music.

Dizzy Gillespie: rari e classici ritratti di un genio gioioso

In occasione di quello che sarebbe stato il 96° compleanno di Dizzy Gillespie, lo scorso 21 ottobre, il sito della rivista Life Magazine, ha pubblicato una serie di bellissime fotografie, edite ed inedite, del grande trombettista, catturate nel 1948 durante gli anni d'oro del bebop.


Allan Grant — Time & Life Pictures/Getty Images

One of the primary creators of bebop in the mid-1940s and an unparalleled trumpeter, Dizzy was a populist who wanted his music to be understood, appreciated and enjoyed. Audiences may have associated him with signature visual clues – the beret and goatee he sported in the 1940s, and the trumpet with the upturned bell he began playing in the 1950s – and adored his onstage clowning and dancing, but anyone with ears could tell how seriously he always took the music. An international star until his death on January 6, 1993 (the same day as Rudolph Nureyev), Gillespie was as fervently respected by fellow musicians, as he was beloved by generations of listeners.
A LIFE spread captured Gillespie in 1948, during bebop’s glory days. Conspicuous in his absence is Charlie Parker, the avatar of bebop, and the man whom Dizzy called “the other side of my heartbeat,” but Gillespie’s vivacious personality was far more palatable to the mainstream. To see this magnificent musician in his youth, ready to convince the world that the music he and his not-yet-understood peers were making was the sound of the future, is still a glorious thing to behold.
— Steve Futterman

Clicca qui per ammirare questa magnifica galleria di foto sul sito di Life

3 Cohens - Tightrope

3 Cohens, la formazione composta dai tre fratelli Cohen, Anat, Avishai e Yuval, ha appena pubblicato il loro nuovo album, intitolato Tightrope, uscito lo scorso 22 ottobre per l'etichetta Anzic. "Tightrope" presenta i 3 fratelli che improvvisano come un coro a cappella sostenuti da ospiti speciali come Fred Hersch, Christian McBride e Jonathan Blake.


Uno dei motivi per cui l'improvvisazione jazz emoziona sia gli esecutori che gli ascoltatori, è che con essa sembra come camminare sul filo del rasoio (tightrope), si prendono dei rischi e la posta in gioco è alta. Il musicista può creare un'arte emozionante del momento, o cadere rovinosamente. Le improvvisazioni colettive innalzano questo concetto, non è mai un detto che più musicisti possano essere così in sintonia tra di loro.
I 3 fratelli Cohen esplorano completamente questo concetto su Tightrope, il loro quarto album insieme, che è stato appena pubblicato da Anzic Records. Il materiale varia da libere improvvisazioni a freschi pezzi originali, a classici di Duke Ellington, Thelonious Monk, Tadd Dameron, Art Farmer e Gerry Mulligan, oltre che a melodie associate a João Gilberto e Jo Stafford.
La maggior parte dei brani di Tightrope vede i tre passeggiare su quella linea sottile senza rete, eseguendoli a cappella, senza alcun strumento accordale o sezione ritmica di supporto; inoltre, essi si avventurano in una sequenza di "conversazioni" come libere improvvisazioni, non accompagnati, componendo spontaneamente la musica in interplay, in uno sviluppo evolutivo per il gruppo.
Ma quando non suonano da soli, aggiungono un ospite speciale come il pianista Fred Hersch, il bassista Christian McBride e il batterista Johnathan Blake, che in diversi brani trasforma la formazione in un quartetto. 
"Noi trattiamo i nostri fiati come delle voci, suonando a cappella quando siamo solo noi tre", dice Anat. "Ma anche se noi volevamo fare un album a cappella, non potevamo resistere alla tentazione di avere come ospiti dei musicisti che amiamo veramente; Fred, Christian e Jonathan".

Le cinque date italiane di Joe Lovano

Il grande Joe Lovano sarà in Italia nel mese di novembre, per cinque imperdibili appuntamenti, nei quali farà parte dell'"American Quartet" del pianista italiano Antonio Faraò. Completano questa superba formazione Ira Coleman al basso e Billy Hart alla batteria.


Ecco le date dei concerti:
13/11/2013 Bravo Caffé - Bologna 
14/11/2013 Teatro Laura Rossi - Macerata
15/11/2013 Teatro Fonderie Limone - Moncalieri (Moncalieri Jazz Festival)
16/11/2013 Teatro Verdi - Padova (Padova Jazz Festival)
17/11/2013 Blue Note - Milano 

Questa formazione ha pubblicato recentemente l'album Evan prodotto grazie ad una collaborazione discografica italo|francese tra la italiana Jando Music e la francese Cristal Records.

Moncalieri Jazz 2013

Sedici anni di proposte musicali, e non solo, che hanno collocato la manifestazione tra le più originali, innovative e variegate del panorama nazionale e internazionale: questo è Moncalieri Jazz che torna puntualmente con un ricco calendario di avvenimenti e tematiche per soddisfare le esigenze degli amanti della musica di altissima qualità. 


Dopo le oltre 30.000 presenze nell’arco dei quindici giorni registrate lo scorso anno, l’edizione 2013 del festival punta ad incrementare ulteriormente l’affluenza, a giudicare dalla programmazione che anche quest’anno si svilupperà su un doppio binario: il primo, Aspettando il festival (1-15 novembre), rappresenta un ricco e variegato percorso di appuntamenti musicali e non, in collaborazione con enti, associazioni e locali cittadini; il secondo, il Moncalieri Jazz Festival (14 - 17 novembre) prevede quattro serate di grandi ospiti con concerti che si svolgeranno tra le Fonderie Teatrali Limone, il Castello Reale di Moncalieri e l’Auditorium RAI “A.Toscanini” di Torino, alla presenza di musicisti jazz italiani ed internazionali.
L’avvenimento che darà il via al Festival è la 7a Notte Nera del Jazz che, quest’anno, realizza un vero e proprio clone di se stessa raddoppiando l’appuntamento: ci saranno infatti due notti all’insegna della musica, della cultura, dell’arte e del gusto, con oltre 200 artisti che daranno vita ad una maratona musicale che si allargherà a piazze, negozi, ristoranti, hotel e teatri della città. Moncalieri diventa così una vera e propria vetrina architettonica della regione offrendo ai visitatori le proprie perle storico-artistiche, quali la residenza sabauda del Castello Reale di Moncalieri, le vie e le piazze medioevali, il collegio “Carlo Alberto”, le chiese e gli splendidi palazzi e le affascinanti vie del centro storico. Tra gli ospiti più attesi i Funk Off , la migliore marchin’ band italiana che il primo novembre aprirà la rassegna con una grande performance in piazza Vittorio Emanuele II, e The Cuban Tropical Swing Orchestra, grande concerto realizzato in collaborazione con Havana Club (partner anche di altre importanti esibizioni del festival). 
Negli appuntamenti attinenti a Jazz & Dintorni si segnalano invece omaggi a Chet Baker e alla Dolce vita, gemellaggi tra musicisti jazz italo-tedeschi, proiezioni di film a tema, lezioni-concerto ed una serata “charity” a favore dell’Associazione A.I.R. DOWN con la Nasi Swing Band diretta da Alberto Borio: chi infatti acquisterà una delle  5000 bottiglie di prosecco prodotte in edizione speciale dalla casa vinicola Vineyard v8+ finanzierà il progetto Anch’io Lavoro.

giovedì 24 ottobre 2013

Dave Holland "Prism" questa sera in diretta video su Artè

Ancora un altro grandissimo appuntamento live, che potremo ammirare questa sera in diretta video sul sito dell'emittente televisiva franco/tedesca Artè. Il concerto di questa sera, tratto dal JazzFestival di Francoforte, vede protagonista l'All-Stars Quartet "Prism" del bassista Dave Holland, con Craig Taborn (piano, tastiere), Kevin Eubanks (chitarra), Eric Harland (batteria).


Con composizioni di ogni membro della band, Prism stabilisce una nuova direzione musicale per Holland - un quartetto senza fiati ma con un suono esplosivo e viscerale, che mantiene un approccio organico complessivo.
Prism, il primo album di Holland in quasi tre anni, è una viaggio elettrizzante che è ugualmente groove-oriented come è all'avanguardia. Il magazine Jazzwise ha descritto il nuovo progetto come  "... la più viscerale registrazione da molti anni, che richiama l'intransigente carica del suo lavoro con Miles [Davis] negli anni '70, e della sua band Extensions della fine degli anni '80.
Nel concepire il personale della band, Holland ha cercato di riunirsi con uno dei suoi collaboratori più antichi: il chitarrista Kevin Eubanks. I due cominciarono a lavorare insieme su vari progetti alla fine degli anni '80. Craig Taborn e Eric Harland si sono uniti al gruppo poco dopo, avendo entrambi lavorato con Holland in contesti diversi nel corso degli ultimi anni.

Eric DiVito - The Second Time Around

Il talentuoso chitarrista Eric DiVito fece una grande impressione l'anno scorso con il suo album di debutto "Breaking the Ice" che fu ben accolto dalla critica, con il suo programma di composizioni originali. Sul suo ancora più impressionante follow-up, "The Second Time Around", DiVito evidenzia le sue capacità interpretative, concentrandosi su standard dal Great American Songbook e su moderni classici del jazz da Wayne Shorter, Chick Corea e Joe Henderson. L'etichetta canadese Pioneer Jazz Collective etichetta (PJC) pubblicherà l'album il prossimo 12 novembre.


Una data in trio con il bassista Corcoran Holt e il batterista Alyssa Falk Verheyn, "The Second Time Around" presenta anche due ospiti speciali, il sassofonista Steve Wilson che appare su tre tracce, tra cui l'originale "2nd Story" che apre il album, e la vocalist Mavis Swan Poole, che è presente in due pezzi tra cui un duetto, "Skylark" con DiVito.
"Non volevo che l'album venisse fuori come una jam session", dice DiVito, che ha co-prodotto la data con il pianista Ezra Weiss. "Le melodie sono abbastanza semplici, ma con piccoli tocchi negli arrangiamenti che li distinguono."
Uno dei punti forti dell'album è il trattamento del trio di "Iris" di Wayne Shorter, trasformato da un tempo di valzer classico, in un esercizio infuso di funk, un altro viene all'inizio di "Inner Urge" di Joe Henderson, in cui Verheyn interpreta in assolo la parte iniziale, per fare una forte dichiarazione melodica, prima di entrare in vivace interazione con il leader.
La lettura in duo di "Skylark" è un "omaggio alla tradizione". "Sono entrato nel jazz attraverso standard come Skylark", dice, "e mi piace la tradizione del duo chitarra e voce. Swan porta un bel mix di classica Sarah Vaughan ed un sound molto più soul-oriented".
DiVito ha trovato il processo di registrazione energizzante e stimolante. "Alla fine della sessione," dice, "l'atmosfera del gruppo era così forte, mi sembrava di suonare con loro da sempre. In principio, fu un po' difficile. A volte mi sembrava strano dire a Steve Wilson cosa fare. Voglio dire, lui ha suonato in così tante grandi registrazioni e fatto grandi registrazioni proprie. Ma fu così grande e accomodante che è stato facile stargli vicino, è stata un'esperienza gioiosa."

E' morto il batterista Ronald Shannon Jackson

Ronald Shannon Jackson, il batterista la cui furiosa fusione di free jazz, rock, funk e punk, ruppe le barriere musicali, è morto a Fort Worth, in Texas, dopo una lunga battaglia con la leucemia. Aveva 73 anni.

Foto tratta dal sito ufficiale

Jackson si è esibito con giganti del jazz come Charles Mingus, Betty Carter, Jackie McLean, Joe Henderson, Kenny Dorham, McCoy Tyner, Herbie Hancock, Wayne Shorter, Ray Bryant, Stanley Turrentine, Albert Ayler, Cecil Taylor e Ornette Coleman per poi diventare lui stesso leader contribuendo a far nascere una nuova generazione.
Le formazioni di Jackson, The Decoding Society e Power Tools, furono il banco di prova per un lunghissimo elenco di giovani musicisti, tra cui i chitarristi Bill Frisell, James Ulmer " Blood", Vernon Reid e Jef Lee Johnson; i sassofonisti Byard Lancaster, Eric Person e James Carter; i violinisti Billy Bang e Ali Akbar; il bassista Melvin Gibbs e il trombonista Robin Eubanks.
Entrambi i gruppi cambiavano continuamente formazioni, ma indipendentemente da chi ci fosse sul palco, erano guidati dalla visione musicale di Jackson, dal suo drumming complesso e muscolare e dalla sua disponibilità ad esplorare nuove sonorità.
Come raccontava lui stesso, Jackson, che era nato nel 1940, è cresciuto con la musica tutta intorno a lui.
"Mia madre suonava il pianoforte e l'organo presso la Chiesa metodista di S. Andrea, e lavorava come insegnante. Mio padre possedeva l'unico negozio di dischi posseduto da neri ed era nel business dei jukebox", è scritto nella biografia sul suo sito web.

Raffaele Casarano & Locomotive - “Noe’”

Il nuovo capitolo discografico in casa Tuk del sassofonista salentino Raffaele Casarano è uscito lo scorso 23 settembre e si intitola Noè. Promosso con il sostegno di Puglia Sounds, Noè arriva a tre anni di distanza da Argento, lavoro col quale aveva fatto capolino nell’etichetta di Paolo Fresu nel 2010. 


E’ sufficiente giocare con i titoli per individuare la svolta e il cambiamento: laddove Argento si muoveva alla ricerca di un equilibrio impossibile tra elettronica e musiche del Mediterraneo, Noè (dall’ebraico quiete, silenzio) si concentra sulle ombre, i chiaroscuri, le pause e le atmosfere del sogno.
Laddove Argento sapeva respingere e mostrava la sua anima più spigolosa e distaccata, Noè accoglie e riscalda, facendo sentire a casa.
Un disco sussurrato dunque, attraversato da una serie di brani composti da tutti i membri e ambientati in un sud ideale che resta sullo sfondo e di tanto in tanto torna ad essere il protagonista assoluto: basti pensare al brano tradizionale Lu Rusciu De Lu Mare, cantato da Giuliano Sangiorgi e trasformato in una struggente jazz ballad.
Di questa piccola gemma esiste anche una traccia video; diretto da Tiziano Russo e girato on the road tra Santa Maria di Leuca e il Gargano, questo video racconta l’incontro tra tradizione e modernità nello scenario pugliese.

ParmaJazz Frontiere 2013

Con i più grandi nomi della scena jazz internazionale, i migliori di casa nostra e la speciale attenzione rivolta ai giovani talenti, il ParmaJazz Frontiere Festival raggiunge la maggiore età. 


Emblematico il titolo di questa diciottesima edizione: Rumori Sensibili poiché, come suggerisce Roberto Bonati, Direttore Artistico del Festival “Siamo immersi in rumori sensibili che desiderano il nostro ascolto per essere suoni. Immersi ascoltiamo”. 
A fare da anteprima sarà Tim Berne, uno dei protagonisti più creativi dell’attuale panorama jazzistico statunitense che, il 30 ottobre alla Casa della Musica, presenterà il suo progetto Snakeoil.
E sulla scia statunitense si colloca anche il secondo grande artista del festival, Jim Black, che si esibirà il 16 novembre al Teatro Due con il suo trio. Dopo questo primo sguardo rivolto alle nuove produzioni dell’area più creativa della scena americana, attenta alle nuove e feconde possibilità espressive, i protagonisti saranno i giovani talenti. 
Il 23 novembre, presso la galleria dell’Associazione Remo Gaibazzi, gli Slanting Dots: un trio che fa del jazz il proprio punto di partenza sul quale sviluppare sonorità che spaziano dal rock, fino alla musica contemporanea. 
E ai giovani sono affidati anche due doppi appuntamenti: il 24 novembre ad aprire la serata sarà il solo del chitarrista Ricardo Costa; a seguire, il Ruvido Insieme, l’ensemble composto dagli studenti ed ex studenti del Conservatorio A. Boito che, in onore del bicentenario verdiano, presenterà un progetto dal titolo molto evocativo di Graffiti Verdiani
Il secondo doppio appuntamento, il 27 novembre, si apre con Artijoke il duo chitarristico di Michele Bonifati e Vincenzo Moramarco, entrambi studenti del Conservatorio Boito. A seguire, sarà la volta di Luca Savazzi, rappresentativo pianista della vivace scena jazz parmigiana, che presenterà un repertorio di composizioni originali e standard in trio e in quartetto con la cantante Alessia Galeotti.

mercoledì 23 ottobre 2013

Gerald Clayton in diretta audio su TSFJazz

Un altro grande appuntamento in diretta questa sera, è quello proposto dall'emittente francese TSFJazz, che trasmetterà il concerto del trio del pianista Gerald Clayton dal Club New York di Tolosa, per la rassegna Jazz sur son 31. 

Foto di Emra Islek
(tratto dal sito di Jazz sur son 31)

Gerald Clayton è nato nel 1984 in Olanda e si è trasferito negli Stati Uniti ancora bambino. Nonostante la giovane età, Gerald ha già ricevuto numerosi premi: ha vinto il Music Center Spotlight Awards nel 2001, è stato nominato vincitore del premio assegnato dal National Foundation for the Advancement of the Arts (NFAA), ha ricevuto un premio dal Music for Youth Foundation e ha conquistato il Shelley Manne Award come giovane artista emergente dalla Los Angeles Jazz Society.
Nel settembre del 2006, Gerald è stato il secondo classificato alla prestigiosa Jazz Piano Competition del Thelonious Monk Institute. Clayton è cresciuto in una famiglia di musicisti – suo padre è il bassista/compositore John Clayton e suo zio il sassofonista Jeff Clayton – e ha potuto ascoltare fin da piccolissimo, una grande varietà di stili musicali.
Dopo aver studiato piano classico, piano jazz e composizione, in poco tempo si è affermato come uno dei più interessanti talenti del jazz americano: non ancora trent'enne Gerald ha già suonato con musicisti del calibro di Benny Green, Mulgrew Miller, Kenny Barron, Clark Terry, Lewis Nash e Roy Hargrove.

John Abercrombie Quartet in diretta video questa sera

Questa sera, a partire dalle ore 20, il sito dell'emittente Artè trasmetterà in diretta streaming video il concerto del fantastico quartetto del chitarrista John Abercrombie, con Marc Copland al piano, Drew Gress al contrebbasso e Joey Baron alla batteria.  Il concerto è tratto dallo Skopje Jazz Festival.
In 40 anni di carriera e 50 album, John Abercrombie ha esplorato a fondo le meravigliose terre di jazz. Pochi sono coloro che, come lui, sono stati in grado di spingersi fino ai confini tradizionali del genere, soprattutto in termini di metrica e di armonia. 
Con la sua inestinguibile sete di esperienza, il chitarrista ha sviluppato uno stile molto libero, venato di influenze folk, rock, occidentale e orientali.

Qui è possibile vedere questo concerto

martedì 22 ottobre 2013

Three Clarinets - Live From Newport 2012 (audio)

Annunciata come una delle maggiori attrazioni della prossima edizione di Umbria Jazz Winter, questa eccellente formazione riunisce tre tra i più importanti clarinettisti in circolazione: Ken Peplowski, Evan Christopher e Anat Cohen che unirono le forze per questo bellissimo concerto tenuto nell'ambito del prestigioso Newport Jazz Festival 2012.  

Foto tratta dal sito della Npr

Questa formazione, opportunamente chiamata Three Clarinets, assembla superbamente musicisti di generazioni e stili diversi; l'esperto maestro dello swing Ken Peplowski, il più giovane, ma impegnato assiduamente nello studio della musica creola di New Orleans, Evan Christopher e la meravigliosa ed eclettica Anat Cohen. 
Ad accompagnarli per l'occasione c'era un altrettanto eccellente gruppo di musicisti come Howard Alden alla chitarra, Ehud Asherie alla batteria, Greg Cohen al basso e la batteria di Lewis Nash (la stessa formazione che sarà ad Umbria Jazz), oltre alla partecipazione come ospite del grande Joey Baron.

Ecco in streaming l'intero concerto di Newport, offerto dalla Npr, di cui si può anche scaricare il podcast in formato Mp3.

Roberto Gatto "Perfect Trio" questa sera in diretta su Radio3 Rai

Questa sera Radio3 della Rai trasmetterà in diretta streaming dalla sala A di via Asiago, Roma, il concerto del Roberto Gatto "Perfect Trio" con Alfonso Santimone al pianoforte, Fender Rhodes e Pierpaolo Ranieri al basso elettrico.

Foto di Giorgio Ricci

Nel corso di una lunga e fortunata carriera che lo ha portato al vertice del jazz italiano, del quale è uno dei musicisti più rappresentativi, Gatto ha iniziato a spostarsi dal ruolo di sideman di lusso a quello di leader, creando una serie di gruppi che hanno raccolto sempre un immediato successo. 
Senza smettere di arricchire un curriculum di collaborazioni nel quale spiccano i nomi di Johnny Griffin, George Coleman, Curtis Fuller, Joe Zawinul, Pat Metheny, oltre che i principali musicisti Italiani, ora Gatto vive fra Roma e New York e coltiva innanzitutto la propria musica. 
Nato a Roma il 6 ottobre 1958, il suo debutto professionale risale al 1975 con il Trio di Roma. Ha suonato in tutta Europa e nel resto del mondo con i suoi gruppi ed insieme ad artisti internazionali. 
Le formazioni a suo nome sono caratterizzate, oltre che da un interessante ricerca timbrica, e un impeccabile tecnica esecutiva, da un grande calore tipico della cultura mediterranea. 
Questo fa sicuramente di Roberto Gatto uno dei più interessanti batteristi e compositori in Europa e nel mondo.
I compagni di palco di Roberto Gatto saranno il pianista e tastierista Alfonso Santimone, uno dei più intraprendenti e creativi musicisti in attività, e Pierpaolo Ranieri al basso elettrico, un giovane strumentista attento conoscitore delle nuove tendenze. 

Arborescence - Aaron Parks

"Arborescence" è la parola che descrive il modo in cui qualcosa cresce, alla ricerca e adattiva, come un albero - le cui radici e rami si muovono sotto e intorno le cose ovunque hanno bisogno di andare verso l'acqua, verso il sole. 


Il giovane pianista americano Aaron Parks ha appunto intitolato il suo album di debutto con l'etichetta ECM Arborescence, perché la musica che contiene è il frutto di una sessione di improvvisazioni al piano solo in studio, in cui poco era predeterminato, in cui i pezzi si sviluppavano al momento come fossero "esseri viventi", nelle parole dell'artista. "La musica sembrava come se stesse nascendo al momento e andasse dove doveva andare, in una specie di passaggio arboreo". 
E' possibile sentire echi fugaci in questa musica di Arvo Pärt e Paul Bley, Erik Satie e Kenny Wheeler, ma Arborescence è in definitiva qualcosa di profondamente individuale e intimo, registrato con le luci al minimo, nella calda e cristallina acustica del Mechanics Hall di Worcester, Massachusetts. 
Ascoltando più da vicino si può sentire Parks sussurrare parte della melodia al pianoforte, come se stesse suonando a casa da solo, per se stesso. 
Questa è contemplativa poesia strumentale che "spesso sembrava meno come intenzione cosciente," dice, "e più come qualcosa sognata a metà, quasi dimenticata."

Amiri Baraka ad Aperitivo in Concerto

Domenica 27 ottobre 2013, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano, “Aperitivo in Concerto” presenta uno fra i più grandi protagonisti della cultura americana del Novecento, il geniale poeta e drammaturgo Amiri Baraka con la sua Word Music, uno spettacolo affascinante in cui i ritmi della musica africano-americana si sposano ad una poesia veemente, accesa e drammatica in un trascinante connubio fra canto, suoni e un’incendiaria visionarietà.


Ad accompagnare e sostenere i testi cantati, recitati, pronunciati, urlati e drammaticamente bisbigliati da Baraka sarà un gruppo formato da alcuni fra i più significativi esponenti dell’improvvisazione africano-americana contemporanea: l’eccellente contraltista René McLean (figlio di un genio dello hard bop più avanzato come il leggendario sassofonista Jackie McLean), il pianista D. D. Jackson (di rado presente sulle scene italiane, già collaboratore di David Murray e di Billy Bang), il contrabbassista Calvin Jones (più volte a fianco di musicisti come Greg Osby, Jason Moran, James Blood Ulmer, Hamiet Bluiett, Craig Harris), il batterista Pheeroan AkLaff (strumentista egregio e creativo, a lungo con artisti quali Leo Smith, Oliver Lake, Cecil Taylor, Andrew Hill, Reggie Workman, Henry Threadgill, Yosuke Yamashita).
Amiri Baraka, nato Everett LeRoi Jones (Newark, 7 ottobre 1934), è autore di più di 40 libri di saggi, poesie, teatro e storia e critica della musica, poeta icona e attivista politico rivoluzionario che ha recitato poesia e tenuto lezioni e conferenze su temi di politica e culturali negli USA, nei Caraibi, Africa ed Europa.
Le influenze sul suo lavoro variano da icone musicali come Ornette Coleman, John Coltrane, Thelonius Monk, e Sun Ra fino alla Rivoluzione Cubana, Malcolm X e i movimenti rivoluzionari mondiali. Baraka è riconosciuto come il fondatore del Black Arts Movement ad Harlem negli anni '60, che divenne, nonostante la breve vita, il progetto virtuale di un nuovo teatro estetico americano. Il movimento e i suo lavori pubblicati e rappresentati come lo studio sulla musica afro-americana Blues People  (1963) e il dramma Dutchman (1963) furono il seme del "corollario culturale al nazionalismo nero" di quell'ambiente rivoluzionario americano. Altri titoli variano da Selected Poetry of Amiri Baraka/LeRoi Jones (1979), a The Music (1987), un'affascinante raccolta di poesie e monografie su Jazz e Blues di cui sono autori Baraka e sua moglie Amina, e l'ardita selezione di saggi The Essence of Reparations (2003). 

Rita Marcotulli / Rocco Papaleo - Una Piccola Impresa Meridionale (colonna sonora)

In concomitanza con l’uscita del nuovo film di Rocco Papaleo "Una piccola impresa meridionale" con Riccardo Scamarcio, Barbora Bobulova, Rocco Papaleo, Giuliana Lojodice, Sarah Felberbaum e Claudia Potenza, esce l’omonima colonna sonora. 


"Una piccola impresa meridionale" è una produzione Paco Cinematografica in associazione con Warner Bros. Entertainment Italia e realizzata con il sostegno di Regione Lazio e Sardegna Film Commission, e uscirà nelle sale il 17 ottobre 2013 distribuito da Warner Bros. Pictures.
L’album, disponibile su CD e digital download prodotto da Carlo Pontesilli e Rocco Papaleo per l’etichetta Less is More Produzioni srl è distribuito da Sony Music.
La colonna sonora  contiene le composizioni di Rita Marcotulli, già premiata con il Davide di Donatello, il Nastro D’Argento ed il Ciak D’Oro per il precedente lavoro Basilicata Coast To Coast, e le canzoni di Rocco Papaleo assieme alle sorprendenti performance vocali di Riccardo Scamarcio e Barbara Bobulova ed al brano ‘Dove cadono i fulmini’ della cantautrice pugliese Erica Mou.
Le musiche, che giocano un ruolo importante nel film, risultano una felice combinazione di musica d’autore unita all’eleganza del jazz. 
Alcuni tra i maggiori jazzisti italiani, e non solo, hanno contribuito alla registrazione dei brani, tra cui Luciano Biondini, Fabrizio Bosso, Riccardo Corso, Roberto Gatto, Nguyen-Le, Pericle Odierna, Alessandro Paternesi, Francesco Puglisi, Giovanni Tommaso e Arturo Valiante. 
Sul sodalizio artistico con l’autrice delle musiche Rocco Papaleo racconta ‘Dalle parti di Magliano Sabina in una via che si chiama vocabolo S.Vito andai a conoscere Rita Marcotulli che in precedenza mi aveva ammaliato di musica bellissima, note di confine, suonate sull’orlo, senza genere, pura sensualità. Il mio fu il viaggio di un sedotto, di un pellegrino verso il santuario. Le sue composizioni furono il dono più prezioso per il mio primo fortunato film, e lo resero più alto, lo slanciarono come fanno i tacchi per le belle donne. Così siamo diventati amici e abbiamo addirittura condiviso palchi e occasioni live.‘

lunedì 21 ottobre 2013

Fred Hersch Trio at the Iowa City Jazz Festival 2013 (video)

Il grande pianista Fred Hersch, lo scorso 7 luglio, è stato ospite allo Iowa City Jazz Festival 2013, dove era accompagnato dal suo eccellente trio con John Hebert al basso ed Eric McPherson alla batteria.

  Foto di Michael Jackson

Pianista unico per carriera musicale e per la particolarissimi esperienza di vita, Fred Hersch è considerato tra i pianisti più influenti del jazz a partire dalla fine degli anni settanta quando, poco più che ventenne, si trasferisce a New York ed inizia un proprio percorso che negli anni gli permette di essere unanimemente considerato tra i musicisti dotati di un proprio stile unico e distintivo. Una recensione del NY Times a seguito di un suo concerto al Vanguard nel 1997 recita: “Hersch is a master who plays it his way”.
La sua unicità musicale è confermata dalla sua speciale caratura umana: sono i primi anni del ’90 e Fred dichiara pubblicamente la sua sieropositività. Cominciano anni in cui momenti di discreta salute e malattia si alternano, imprevedibilmente, ma lasciando presagire l’esplodere di una malattia che lo porta di anno in anno ad affrontare momenti sempre più difficili da sopportare. In tutto questo tempo, quando la malattia dà momenti di tregua, Fred è sempre pronto a creare album profondi, mai scontati, bellissimi.
Sono all’incirca cinquanta gli album registrati da Hersch da leader fino ad oggi, nonostante nel 2008 la malattia si sia acuita al punto da spingerlo ad un lungo periodo di allucinazioni dovute ad una sorta di demenza culminato addirittura in due mesi di coma.

Joe Lovano – Dave Douglas "Sound Prints Quintet" su Espace 2

Questa sera l'emittente svizzera Espace 2, nell'ambito del suo programma JazzZ, trasmetterà il concerto del Sound Prints Quintet di Joe Lovano e Dave Douglas, registrato il 31 ottobre 2012 nell'ambito della rassegna Festival Jazz Onze + a Losanna.


Il compositore e sassofonista vincitore di diversi premi Grammy Joe Lovano, e il trombettista Dave Douglas, nominato per due volte al premio Grammy, sono assoluti maestri dei loro rispettivi strumenti e, da tempo, fanno parte del gotha del jazz mondiale.
Fin dalla loro collaborazione nell’acclamato disco “Trio Fascination : Edition Two” confermato poi nel  più recente “Stolas” di John Zorn, Lovano e Douglas hanno dimostrato che le loro distinte e robuste voci possono guidare e spingere oltre l’idioma jazz sia dal punto di vista compositivo sia da quello improvvisativo pur mantenendo un forte legame con i maestri della generazione precedente alla loro. 
Nel 2008, quando Lovano e Douglas erano i due leader della rinomata formazione SFJazz Collective, hanno iniziato a costruire un tributo all’icona vivente Wayne Shorter attraverso nuovi arrangiamenti di alcuni dei più famosi brani del noto sassofonista intervallati da brani originali composti seguendo la forte influenza della vena compositiva di Shorter stesso.