sabato 28 settembre 2013

Vijay Iyer premiato con il MacArthur Fellows Program

Il grande pianista indo-americano Vijay Iyer, ha ottenuto il prestigioso "Genius Grant" della John D. and Catherine T. MacArthur Foundation, uno dei più importanti riconoscimenti americani.
Il MacArthur Fellows Program concede una borsa di studio di $ 625.000 a personaggi di talento che hanno dimostrato straordinaria originalità e dedizione nelle loro attività creative ed una spiccata capacità di auto-direzione.

Foto di Tim Ferguson
(Creative Commons)

Ecco un estratto di un bell'articolo pubblicato sul sito Rediff Indian Abroad:
Vijay Iyer è l'unico indo-americano tra i 24 MacArthur Genius di quest'anno.
"Loro solo ti chiamano e ti scaricano la notizia", dice Vijay Iyer, ridendo del momento in cui ha ricevuto la grande notizia qualche settimana fa.
Non aveva idea di ciò che stava accadendo. Non si presenta una domanda per il 'Genius Grant', si ottiene la nomination confidenzialmente.
Iyer è anche all'oscuro di chi fosse stato il responsabile della sua nomina. "E' tutto molto fresco", dice. Non è nemmeno sicuro di quello che farà con essa.
I $ 625.000, pagati in rate trimestrali nell'arco di cinque anni, è un premio 'senza condizioni'.
Iyer li può utilizzare in qualunque modo voglia, per proseguire il suo lavoro creativo.
Come afferma la MacArthur Foundation, è "un investimento sull'originalità di una persona, sull'intuizione, e sul potenziale" ed è un sostegno a persone non a progetti.
"Anche se solo continuerò nella scia di ciò che sono, creando un sacco di musica, suonando un sacco di musica, scrivendo e parlando di musica con altre persone, e facendo il lavoro accademico, sarò molto felice", dice Iyer.
"Non penso di avere intenzione di cambiare totalmente la mia vita, penso che sarò solo un po' più libero di fare queste cose."
La borsa di studio arriva all'interno di una striscia di cose positive per Iyer. Sta iniziando una posizione di ruolo presso l'Università di Harvard in gennaio come primo Franklin D and Florence Rosenblatt Professor of the Arts.
Il suo ultimo album, uscito il 10 settembre è l'ultimo di una trilogia che affronta il tema delle esperienze di persone di colore nell'America post-9/11.
Nel mese di maggio, ha ricevuto il prestigioso Echo Award (il 'Grammy tedesco') come Pianista internazionale dell'anno, ed è stato recentemente nominato Pianist of the Year nel Jazz Awards dalla Jazz Journalists Association, un titolo che ottiene per il secondo anno consecutivo.
La notizia del MacArthur Genius coincide anche con il - ed è il simbolo del - suo passaggio negli ultimi anni dai margini della scena jazz al mainstream.
"Questo è un intenso accumulo di grandi cose, ma c'è stato un arco abbastanza costante di crescita," dice. "Ho avuto i miei alti e bassi, come tutto nella vita, ma non ho alcuna lamentela. Mi ritengo molto fortunato di poter fare ciò che faccio."
La sua carriera jazz iniziò quasi 20 anni fa, e con la pubblicazione questo mese di Holding It Down: The Veterans; Dreams Project, ha raggiunto il 17° album al suo attivo. Ha anche un dottorato di ricerca interdisciplinare in scienza cognitiva della musica presso l'Università di California, Berkeley.
Ma la sua più grande ricompensa, ha detto, è quella di poter avere interazioni sorprendenti e profonde con persone di tutti i ceti sociali e comunità diverse provenienti da tutto il mondo.
Il suo disco più recente ne è un grande esempio.
Holding It Down si aggiunge al grande corpo di lavoro collaborativo di Iyer, e più specificamente, è il terzo album in cui collabora con il poeta hip-hop Mike Ladd. La coppia ha pubblicato insieme In What Language nel 2004 e Still Life With Commentator nel 2007.
Ma i progetti con Ladd non sarebbero potuti essere realizzati senza le voci di molte persone diverse, nel caso di Holding It Down, questi sono i veterani di colore che hanno combattuto le guerre in Iraq e in Afghanistan ed hanno voluto condividere i propri sogni .
Si ritorna al formato narrativo che guidò In What Language, che era basato su interviste a persone di colore negli aeroporti e fu l'inizio di questo decennio di avventure.
"E' davvero una vasta categoria, Cosa hanno in comune a livello di esperienze o di cultura le 'persone di colore'? Esso comprende tutto e il contrario di tutto", dice Iyer. "Ma volevamo immaginare la possibilità di comunianza tra queste popolazioni disparate. E quello che accadeva nel momento in cui abbiamo fatto In What Language, c'era un clima di sorveglianza e di paura e paranoia."
"La gente di colore dopo l'11/9 aveva in comune l'essere il bersaglio di profiling razziale e di una sorveglianza intensificata, e cose del genere. Ciò è venuto fuori da quel lavoro, semplicemente osservando ciò che c'era in comune. C'era omogeneità nel raccontare queste storie."
Iyer e Ladd non sapevano, quando iniziarono a lavorare su questo progetto prima degli attacchi dell'11 settembre, che gli eventi del mondo avrebbero avuto un impatto così drastico sul clima sociale e politico.
In questo periodo, il tema della guerra fu così impellente - il secondo album esamina il ciclo di 24 ore delle notizie, e l'assurdità del tipo di media che noi consumiamo in un momento di tragedia e di atrocità - che li portò ad andare avanti.
L'identità di Iyer come un Sud Asiatico/Americano di colore, ha in gran parte plasmato il suo interesse su come alcune comunità venivano influenzate dalla guerra al terrore. Gli sembrava che nella nostra società non si parlasse della violenza e delle sue ramificazioni. C'era un vuoto da riempire.
"Sicuramente non si ha il senso di essere in guerra ascoltando la radio, o che ci sono stati questi dieci anni di guerre combattute dagli Stati Uniti", afferma Iyer. "Se si guarda al contesto o alla cultura degli ultimi dieci anni, è difficile trovare tracce di esso. Ci sono stati dei film qua e là, come Hurt Locker, Stop-Loss, e un altro paio di cose del genere, ma questo non era in cima ai pensieri di tutti. Non ha ricevuto il tipo di attenzione che si sarebbe potuto pensare. La cultura americana mainstream non si è davvero cimentata con ciò che stava accadendo".
L'album utilizza i sogni dei veterani come base per la poesia e le narrazioni liriche impostate sugli strumenti jazz.
Lynn Hill, che ha prestato servizio nella United States Air Force ed a cui fu affidato il compito di pilotare i droni sull'Afghanistan, e Maurice Decaul, uno scrittore che ha servito con i Marines in Iraq, appaiono su alcuni pezzi con contributi in prima persona.
Iyer dice che Hill's Capacity è notevole nella sua mancanza di paura e vulnerabilità. Ladd l'ha intervistata durante una registrazione, e le sue parole appaiono nel pezzo. Si tratta di una documentazione in tempo reale della sua storia.
'Quando ero a letto', dice Hill, con il ritmo dietro di lei, 'l'ultima cosa a cui avrei pensato erano le famiglie di queste altre persone e come mi assomigliassero e che sarei potuta essere stata al di là del mirino.' E' schietta. Intensa.
Per Iyer, conoscere queste esperienze è stato profondamente gratificante, personalmente e professionalmente. Sono questi elementi umani che lo guidano. Ed ha intenzione di continuare a percorrere questa strada.
E, naturalmente, non passa inosservato il fatto che lui sia un pioniere del genere, come un indiano americano noto per i suoi contributi ad una musica tipicamente americana.
Il MacArthur Fellowship accenna proprio a questo.
Se mai Iyer era alla ricerca di un modo di sapere se abbia trasceso l'etichetta di musicista jazz indiano a  musicista jazz che sembra essere indiano, l'ha trovato.
(leggi l'articolo integrale in inglese sul sito originario)

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