lunedì 9 settembre 2013

Trombone Shorty - Say That To Say This

Domani esce il nuovo attesissimo album di Trombone Shorty, dal titolo Say That To Say This, e devo ammettere, che da un primo ascolto veloce, l'attesa sembra ben riposta per uno degli artisti più interessanti di questi ultimi anni, perchè in grado di combinare splendidamente tradizione e modernità.


Dal sito della Verve:
"Troy 'Trombone Shorty' Andrews ha un talento divino, un carisma naturale ed una spiccata capacità di fare da ponte tra la musica del passato e quella del futuro. La sua terza uscita per la Verve Records, Say That To Say This, è stato co-prodotta da Andrews e dallo spirito affine Raphael Saadiq, e suona come niente altro là fuori, mentre Andrews e la sua band di lunga data, Orleans Avenue (il chitarrista Pete Murano, il bassista Mike Ballard e il batterista Joey Peebles) continuano la loro naturale evoluzione musicale. 
In un senso molto reale, la torcia è passata da una grande band di New Orleans ad un altra, visto che presenta il ritorno in studio di registrazione, dopo 36 anni, dei membri originali dei leggendari The Meters, con la rivisitazione del loro classico del 1977 'Be My Lady' con Andrews che canta e suona il trombone.
Il bandleader e polistrumentista descrive l'album come "veramente funky, James Brown mescolato con The Meters e Neville Brothers, e con l'aggiunta di un po' di R&B da parte di Raphael. Tutti i ragazzi della mia band sono suoi grandi fan, quindi questo è un vero e proprio sogno che si avvera per noi. E lui è un fan della brass band music di New Orleans. Solo ascoltando la sua musica e la direzione nella quale stava andando, ho capito che sarebbe stato perfetto per lavorare con noi. E' un grande produttore, ma è anche un musicista, quindi era in grado di suonare con noi e portarci in alcuni luoghi diversi. Ed anche noi siamo stati in grado di portarlo in alcuni luoghi diversi".
Saadiq non solo co-produce, ma diventa un membro della band, suona una varietà di strumenti e contribuisce come backing vocals; ha anche dato una mano nella scrittura di tre canzoni.
Per quanto riguarda l'estemporanea reunion dei Meters, Andrews stava ascoltando l'ottavo e ultimo album della band del 1977 New Directions, ed le armonie liscie e piene di soul di 'Be My Lady' si diffusero fuori degli altoparlanti, ed egli fu colpito dal fatto che quella traccia dolce e dall'atmosfera romantica, fosse esattamente quello che serviva al suo album. Ma invece che farne una semplice cover, Andrews intuì che avrebbe dovuta registrarla con gli stessi The Meters. Quando disse agli amici del suo piano, gli dissero che stava sognando. Visto che si erano sciolti subito dopo aver pubblicato New Directions, i quattro membri originali avevano suonato insieme solo una manciata di volte, ed apparvero sul palco solo per delle occasioni speciali, mai in studio. Inoltre non essendoci un manager da contattare; Andrews dovette chiamare ognuno di loro e chiedere se sarebbe voluto tornare in studio con i suoi ex compagni di band.
"Così sono venuti tutti in studio, incluso Cyril Neville, che cantò la canzone originale; fa il sottofondo vocale sulla nuova pista. Al termine di una delle versioni, iniziarono a suonare una jam, e si poteva notare una scintilla in tutti i loro occhi sulla magia che avrebbero potuto fare insieme. Qualunque siano le loro differenze, indipendentemente dai motivi per cui non lavorano più insieme, esse uscirono dalla finestra per quei pochi minuti, ed ho avuto la possibilità di sperimentare ciò che era quando The Meters fecero tutti quelle classiche registrazioni. Ho avuto i brividi mentre accadeva".
"Dopo che fu finito," prosegue Andrews, "George Porter mi prese da parte e disse:'Grazie. Siete riusciti a fare qualcosa che tutti cercavano di fare da 35 anni,' e sono rimasto senza parole. Perché The Meters hanno contribuito a creare un suono che mi ha dato le basi per fare ciò che faccio. E' stato uno di quei momenti magici  della mia vita, perché a New Orleans, The Meters sono come i Beatles".
"Il titolo", spiega Andrews, "è un'espressione comune a New Orleans", che significa essenzialmente 'per farla breve,' che serve come meravigliosa descrizione sul momento del disco e della musica di Trombone Shorty in generale. 
"Questo disco è diretta espressione di tutto ciò che ascoltiamo, di tutto ciò che abbiamo visto e di tutto ciò che abbiamo passato musicalmente" dice Andrews. "Stiamo solo rendendo una lunga storia, breve."
Saadiq è altrettanto entusiasta dei risultati di questo vertice musicale di giovani giganti. "Se sei un produttore o un musicista, si desidera lavorare con altri grandi musicisti," dice, "perché ti rende semplicemente migliore, ero davvero onorato di far parte di questo progetto."

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