mercoledì 4 settembre 2013

Paolo Recchia “Three For Getz”

Three For Getz è il titolo del nuovo album del giovane sassofonista Paolo Recchia, un omaggio a un gigante del jazz di tutti i tempi, Stan Getz, in trio con Enrico Bracco alla chitarra e Nicola Borrelli al contrabbasso, prodotto dalla etichetta giapponese Albóre Jazz.  


Recchia, che si sta imponendo sulla scena nazionale ed internazionale, ha scelto 9 brani tratti dal vastissimo repertorio di Getz (quasi 50 anni di carriera tra Stati Uniti, Europa e Brasile) e li ha reinterpretati con originalità e colore. 
«Ho scelto brani tratti dai dischi più significativi, - afferma Paolo Recchia –  le perle discografiche della carriera di Getz come Indian Summer dal disco "Quartets "del 1949 a soli 22 anni, Three little words da "Stan Getz and the Oscar Peterson Trio", Grandfather's Walts dall'album “Stan Getz & Bill Evans”, fino a O Grande Amor dell'album "Getz/Gilberto" featuring Antonio Carlos Jobim e First Song dell'album "People Time" del '92 in compagnia del grandissimo Kenny Barron inciso al Jazz Cafe Montmartre di Copenhagen a marzo del '91 qualche mese prima di morire». 
Un progetto, quello del sassofonista di Fondi, che potrebbe risultare presuntuoso ma che invece è frutto della curiosità, del desiderio di conoscere e di entrare in sintonia e in simbiosi con un artista che portò per primo in America la musica brasiliana, che fu fervido sostenitore della “Bossa Nova” e il precursore delle contaminazioni tra i generi. 
Le rivisitazioni di Recchia vanno però oltre: il giovane sassofonista nato nel 1980, ha saputo fondere la sua tecnica, le sue conoscenze assimilate nel corso degli anni attraverso lo studio in un linguaggio ed in un suono personale fatto di melodia, padronanza armonica, suono rotondo, sensibilità e swing.
“Non sarà stato presuntuoso da parte mia volermi cimentare con un omaggio a Stan Getz”?
Questo era il dubbio che mi ha confidato Paolo Recchia, quando mi ha chiesto di dargli un parere sul suo nuovo cd. E così, come è giusto fare, ho ascoltato la sua musica con attenzione, e devo dire anche con molto interesse. E’ sempre rischioso per un musicista misurarsi con i mostri sacri del passato. Ci vogliono preparazione tecnica e musicale, e bisogna anche rinunciare al proprio linguaggio: tutto ciò che hai ascoltato di quel musicista devi averlo assimilato profondamente, riuscendone però a trarne la tua personalità, in modo che il tuo tributo non significhi copiare pedissequamente una musica in realtà non replicabile. Non è facile. Dunque perché un tributo riesca ci vuole umiltà, non certo presunzione… ecco, questo cd è esattamente un atto di umiltà. Paolo solitamente ha un’inclinazione sperimentale, un modo di suonare molto moderno. Eppure, insieme ad Enrico Bracco e Nicola Borrelli, anche loro bravissimi, ha avuto il coraggio di fare un salto indietro di cinquant’anni, arrivando ad un’ottima esposizione dei temi, ricca padronanza armonica, suono caldo e swing rilassato, che secondo me sono le componenti fondamentali per ricordare il periodo californiano e i grandi musicisti che hanno fatto la storia del Jazz. (Dino Piana)

Paolo Recchia, presenterà l'album domani a Bagnaia, alle ore 21,30, nell'ambito di Tuscia in Jazz.

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