giovedì 19 settembre 2013

Lester Young - Boston 1950

L'Uptown Records ha recentemente pubblicato Boston 1950, che presenta una serie di inedite registrazioni tratte dai concerti tenuti da Lester Young al club Hi-Hat di Boston nel maggio e giugno del 1950 e nel febbraio del 1953.


Ecco un estratto di una bella recensione di Pierre Giroux pubblicata sul sito Audiophile Audition:
"Nel suo saggio su Lester Young scritto per The Oxford Companion To Jazz, edito da Bill Kirchner, lo scrittore e musicista jazz Loren Schoenberg scrive quanto segue: "Young creò melodie e fraseggi che rimangono una parte vitale del linguaggio jazz. I suoi assoli hanno rivelato una perfezione architettonica che contrastava con la loro natura apparentemente spontanea". 
In queste registrazioni inedite fatte al Hi-Hat di Boston nel 1950 e nel 1953 ritroviamo Young in forma esemplare, con un gruppo di musicisti in sintonia, che si aggiungono alla sua già solida eredità. 
Quando Lester Young portò la sua band al Hi-Hat, era sulla quarantina ed aveva confermato la sua stellare reputazione grazie al suo lavoro da solista con la Count Basie Orchestra, ad una serie di incisioni con Teddy Wilson e Billie Holiday, ed infine in nei concerti della serie Jazz At The Philharmonic di Norman Granz. 
Per qualche motivo inspiegabile Young sembrava essere più impegnato dal vivo che in studio, e quindi, nonostante il modesto suono mono di questo disco, il tenore di Young è pieno del suo tono caldo e di swing.
Eseguendo per lo più una serie di standard del songbook americano, Young ed i suoi compagni di band navigano tra le improvvisazioni soprattutto su una briosa versione di "Too Marvelous For Words" e su un altrettanto swingante "You Can Depend On Me". 
In tutto le tracce il pianoforte "bopish" di Kenny Drew tiene il passo (benchè, non sorprendentemente per un club, il pianoforte sia leggermente fuori tono). Una rivelazione è il batterista Connie Kay il cui potente drumming non ha niente a che vedere con i suoi sforzi più sobri con The Modern Jazz Quartet. Un abbreviata "How High The Moon" inizia con una vena latina guidata del trombettista Jesse Drakes, con Young che raccoglie il tema con una poderoso assolo fino a quando la canzone sfuma.
Coleman Hawkins ha costruito la sua reputazione grazie alla sua classica versione di "Body And Soul" e di conseguenza la maggior parte dei suoi contemporanei si mantengono lontani da quel pezzo. Ma senza rifuggire dalla sfida, Young si tuffa nel pezzo con una versione splendidamente sfumata che si mantiene perfettamente in piedi da sola. 
Gli ultimi due brani del disco "Up 'N'Adam" e "Blue And Sentimental" sono tratti da una data del 1953 con una band leggermente modificata che presentava Horace Silver al pianoforte (ancora un po' fuori tono, anche se il suono complessivo è migliore). Il primo è un pezzo incendiario che contiene un po' di eccitanti assoli di piano di Silver, oltre ai soliti assoli fantasiosi di Young. L'ultimo, proviene dal songbook della band di Count Basie sul quale gli assoli erano di Hershel Evans; Young fa sentire la sua presenza con un giro sognante sostenuto da un bel accompagnamento del pianista Horace Silver.
Non molti anni dopo quest'ultima data al Hi-Hat, la carriera di Young iniziò a declinare, quando si rifugiò nell'alcolismo che lo portò alla morte il 15 marzo 1959. 
Ascoltare questi pezzi serve a ricordare un sassofonista espressivo ed incisivo vicino al suo picco."
(Leggi la recensione originale, in inglese, sul sito originale).

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