venerdì 20 settembre 2013

Gil Scott-Heron - L'ultima Vacanza. A memoir

Nel 1980 Stevie Wonder invitò Gil Scott-Heron e il suo gruppo ad accompagnarlo in un tour attraverso l’America: l’intento era quello di ideare insieme una festa nazionale in onore di Martin Luther King Jr. L’ultima vacanza è il racconto affascinante di cosa è accaduto durante il viaggio, e di come Heron si sia trovato coinvolto in un simile progetto. 


Cresciuto dalla nonna nel Tennessee, Scott-Heron parte dunque da umili origini per diventare poi uno dei musicisti più importanti della sua generazione: politicamente impegnato e con una forte coscienza sociale, selvaggiamente satirico ma profondamente empatico, viene definito “il padre del rap”. 
La morte inaspettata, nel 2011, ha determinato la scomparsa di uno degli artisti più eloquenti sulla faccia della terra: come ha avuto modo di dire Sarah Silverman, attrice e comica statunitense, “ha specchiato la bruttezza con la bellezza, l’audacia e il valore”. 
Autobiografia sentita e scritta meravigliosamente, L’ultima vacanza è piena di spunti sull’industria musicale, New York, il movimento per i diritti civili, l’America moderna, l’ipocrisia governativa, Stevie Wonder e il nostro posto in questo mondo. 
È un testamento adatto al genio generoso di Gil Scott-Heron e agli spiriti che l’hanno accompagnato. 

Sul sito Magazzino Jazz, è stata pubblicata una bella recensione del libro:
Grandmaster flash e RunDMC lo hanno riconosciuto come maestro. E lui con la penna si trovava davvero a suo agio: liriche ficcanti come quelle per il proto-rap The revolution will not be televised (1971!!) tornano ciclicamente, quando i giovani invadono rabbiosi le strade e cercano in giro fonti di ispirazione.
Certo Gil è conosciuto soprattutto come cantante, compositore e musicista di vaglia, basti ricordare un suo disco seminale, dal titolo programmatico: The first minute of a new day. Uscito nel 1975 è forse il capolavoro di Gil Scott-Heron. Il sodalizio con il compositore e polistrumentista Brian Jackson è al suo apice ed in più si aggiunge la presenza di una band alle spalle dei due che conferisce ai brani uno spessore unico. 
Dalla penna di Gil escono testi critici, polemici e a volte dolenti sulla condizione dei neri e dell'America, mentre Jackson provvede un impasto unico per varietà espressiva di funk, soul, jazz, blues e gospel.
Negli anni Gil ha lasciato più volte il segno: prendendo la gente alle gambe (con il suo funk-dance-jazz) e al cervello (con i testi sempre polemici verso la politica e la società americane di Winter In America o The Bottle). 
In L'ultima Vacanza abbiamo un esempio della sua ironia pungente, in un commento sull'elezione dell'attore-politico Ronald Reagan:
"Anche con un buon regista, Reagan non era mai stato null’altro che ordinario. Niente di quello che aveva fatto a Hollywood lo raccomandava per una posizione che alle volte richiedeva il miglior attore del mondo."
(Leggi la recensione integrale sul sito originale)

Nessun commento:

Posta un commento