lunedì 16 settembre 2013

Due nuovi album per Ben Goldberg

Alla metà degli anni '80, il clarinettista di Berkeley Ben Goldberg scatenò il movimento di musica ebraica radicale con il New Klezmer Trio, una band che combinava le turbolente improvvisazione del jazz d'avanguardia, con le melodie tradizionali Ashkenazi. Decine di formazioni hanno camminato attraverso la porta che egli aprì, il più famoso dei quali fu il Masada di John Zorn, mentre Goldberg cominciò ad esplorare nuove strade musicali. Egli decostruì brani bebop con Junk Genius, e profuse l'attenzione sulle infinitamente intriganti composizioni di Thelonious Monk con il suo album in trio, senza piano, Plays Monk. Più di recente ha composto fiorite canzoni d'arte con l'avventurosa formazione da camera Tin Hat, e con diversi propri progetti.

Foto di Michaelz1
(Creative Commons)

Benchè registrati a quattro anni di distanza, i due nuovi album di Goldberg, "Unfold Ordinary Mind" e "Subatomic Particle Homesick Blues" servono come delle affascinanti pietre miliari, tracciando la sua traiettoria come songwriter ispirato. 
"Unfold Ordinary Mind,", una sessione in quintetto dello scorso aprile, presenta composizioni chiaramente ispirate dalla sua recente immersione nel songwriting. L'album trabocca di melodie sinuose. Un reticolo di linee che si intersecano, la cui musica ha spesso imprevisti colpi di scena e si trasforma. Come in "Stemwinder" , che si snoda per nove minuti, costruendo lentamente un climax scricchiolante.
Guardando al personale dell'album, e conoscendo la lunga storia di Goldberg, come mago di composizione spontanee, ci si potrebbe aspettare una sessione temerariamente sminuzzata. Il batterista Ches Smith suona spesso ad alto volume, perennemente impostato sull'alta velocità. E Nels Cline era un iconico e fromboliere chitarrista underground di Los Angeles, prima di aggiungere una scossa frizzante di succo creativo a Wilco. Ma Cline è sempre pronto ad una lucidatura lirica, che si avvale di un brillante tono bruno che si può trasformare in luminoso.
Ciò che è affascinante in "Unfold Ordinary Mind" è che Goldberg trascorre gran parte della sessione servendo la sessione ritmica, suonando delle linee di basso sull'imponente contro-clarinetto contralto. E' uno strumento enorme che possiede un suono corposo. Nelle mani di Goldberg può rombare come una metropolitana sotto i piedi o cantare come Paul Robeson.  A volte viene a mancare il suono straordinariamente fluido del clarinetto B-flat, ma grazie ai tenorsassofonisti Rub Sudduth ed Ellery Eskelin, le melodie di Goldberg vengono rese con tutta la cura necessaria.
Non è difficile sentire le connessioni tra "Unfold" e "Subatomic Particle Homesick Blues", una sessione prevalentemente in quintetto registrata nel 2008 con il trombettista Ron Miles e lo stellare sassofonista Joshua Redman, che sembra positivamente liberato in questo raro lavoro come sideman. Entrambi gli album si tuffano nelle cadenze controllate di una jazz da camera, che però improvvisamente diventa indisciplinato. Ma mentre "Unfold" tende verso l'espansione e la divagazione, "Subatomic" presenta 11 brani concisi e mirati che a volte si fermano a metà percorso.
Esplorando una varietà di stati d'animo e di tessiture, Goldberg trova numerosi modi per suonare la tradizionale polifonia jazz. Il risultato è una versione caricata del West Coast jazz del 21° secolo, pieno di linee sovrapposte.
Un album divertente e ricco di eventi che si distingue facilmente da solo, ma che insieme a "Unfold Ordinary Mind", " traccia l'evoluzione di un artista che sembra ora trovare belle melodie alla fine di ogni percorso. 
(Leggi l'articolo originale sul sito The California Report)

Ho ascoltato ed apprezzato entrambi gli album, più godibile e leggero "Subatomic Particle Homesick Blues", mentre più ostico "Unfold Ordinary Mind", ma entrambi eccellenti produzioni di un artista sensazionale, che personalmente considero tra gli artisti jazz più interessanti in circolazione. 




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