sabato 14 settembre 2013

Chet Baker. La lunga notte di un mito

Sul blog Aspettando il caffè, che ho scoperto da poco, ma che mi sembra davvero ben fatto, è stato pubblicato un post sulla celebre biografia di Chet Baker, La lunga notte di un mito


Ad oggi non ho ancora trovato niente che faccia il paio con le mie giornate storte come la tromba di Chet Baker. Lo so, può sembrare una cosa scontata, un cliché, eppure tutte le volte che sprofondo nella tristezza e sento che si avvicina una di quelle giornate in cui bisogna attraversare a fari spenti rabbia e nervosismo, finisce sempre che cado nella sua musica e nella sua voce.
Per questo motivo era da tempo che desideravo saperne un po’ di più della sua tormentata esistenza ed in particolare m’incuriosivano i suoi anni trascorsi in Italia, uno dei quali passato in carcere a Lucca.
Fra le molte biografie in circolazione ho scelto quella di James Gavin che mi sembrava fra le più complete e la più ricca di testimonianze di persone vicine al musicista.
Sono abbastanza contenta della scelta fatta, sebbene, a mio avviso, in certi momenti l’autore si faccia prendere la mano con certe divagazioni o interpretazioni un po’ troppo romanzesche per i miei gusti, ma capisco anche la sua necessità di tener incollato il lettore alla pagina, sebbene nella vita di Baker cose da raccontare non manchino di certo.
Sia come sia, la biografia, che si apre con il surreale funerale di Chet Baker, descrive accuratamente la vita del grande trombettista: dalla famiglia d’origine alle prime esperienze con la musica, l’affermazione, gli amori, i figli, i dischi, i concerti, i colleghi e tanta, tantissima droga. Be’, se è vero che non si potrebbe parlare di Marilyn Monroe senza menzionare Ferragamo, purtroppo non si può parlare di Chet Baker, senza la droga.
Per questo motivo, se come me a monte si è partiti dall’ascolto della musica di Baker, e poi si comincia a leggere della sua vita, può succedere che si provino due sentimenti: stupore e disgusto. Stupore per il suo talento, la sua facilità con la musica, il suo stile inconfondibile e capace di incantare ancora oggi; e disgusto per le carrettate di droga che sono scorse nelle sue vene, l’incapacità di gestire qualsiasi tipo di rapporto umano e non ultimo la tendenza ad iniziare le sue compagne alla droga.
Certo non ci si può aspettare che una persona con problemi di droga sia un eccellente padre e marito amorevole, però vi assicuro, pur non considerandomi uno stomaco debole, in più di un’occasione ho dovuto cedere e mettere il libro da parte. Avevo letteralmente la nausea nel leggere della continua ricerca di vene buone per farsi dopo anni di abuso, oppure di tutti gli escamotage che Chet e i suoi colleghi usavano per procurarsi la roba, mettendo a rischio non solo la loro vita ma anche il loro talento....
(Continua a leggere sul blog originario)

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