sabato 31 agosto 2013

Bruno Tommaso - Migranti

Teatro Eliseo di Nuoro, 26 agosto, poltrone piene e sul palcoscenico l’evento centrale della XXV edizione dei “Seminari Nuoro Jazz” e dei concerti collegati (21-31/8). 


Tommaso - compositore, arrangiatore, contrabbassista e didatta – ha scritto “I Migranti”, un’ampia partitura (“opera jazz”, l’ha definita) in dieci episodi che celebra ed intreccia varie vicende: la nascita del jazz; la migrazione come componente essenziale della sua storia; i valori interculturali che intessono la musica di matrice afroamericana; le “voci” dei dodici maestri dei seminari usate come in Ellington o Mingus, con parti cucite sulle personalità di ciascuno e in combinazione dialettica fra loro. 
Un lungo lavoro di gestazione, una manciata di ore di prove e poi la prima assoluta per una musica – melodiosa quanto complessa, ricca di humour e narratività – che suggella anche un passaggio di consegne: dal 2014 il nucleo storico dei docenti dei seminari verrà sostituito da un nuovo ‘blocco’ di insegnanti, con i soli Roberto Cipelli e Giovanni Agostino Frassetto a tessere un filo di continuità.
I Migranti, nella sua antiretorica, ha coinvolto e messo alla prova la voce narrante di Luca Bragalini (autore dei brevi quanto significativi testi), le voci di Maria Pia De Vito ed Elisabetta Antonini, la tromba e il flicorno di Paolo Fresu, i flauti di Riccardo Parrucci e Frassetto, i sax soprano e tenore di Tino Tracanna, l’arpa di Marcella Carboni, il piano di Cipelli, le tastiere di Corrado Guarino, il contrabbasso di Attilio Zanchi e la batteria di Ettore Fioravanti, sotto la carismatica direzione di Bruno Tommaso.
Davvero impossibile ricostruire la partitura che va dall’Africa evocata di Viaggio nella Rift Valley al ritratto dell’emigrazione intellettuale di Con o Senza Erasmus. 
Tra i tanti passaggi memorabili per gusto e stile la ricetta creola del brodo di tartaruga (In cucina con Sidney), il blues cantato in napoletano (Printing the Blues), il vivacissimo movimento kletzmer (La Diaspora), l’interpolazione tra il beethoveniaano Inno alla gioia e la parkeriana Cherokee.
(Luigi Onori per Il Manifesto)

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