venerdì 15 febbraio 2013

The Tommy Evans Orchestra - The Green Seagull

Sul sito Storia della Musica è stata pubblicata, a firma di Andrea Baroni, la recensione del fantastico nuovo doppio album dell'orchestra del batterista inglese Tommy Evans dal titolo The Green Seagull.


Ecco un bel modo di guardare al jazz nel 2013 : tuffarsi senza timori  in un vortice dove convivono pieni orchestrali, assoli free, temi cinematografici ed uso strumentale delle voci.
Lo sguardo è quello di Tommy Evans, giovane batterista inglese qui alle prese con il primo lavoro da compositore per largo ensemble e fresco vincitore, con questo gruppo, del premio  Big Band of the Year all’edizione  2012  del festival Jazz Yorkshire. 
Nella suite per il gabbiano verde convivono tutti gli elementi citati e molto altro – ampi spazi strumentali fra il jazz ed il prog (Cardboard box), incantate melodie vocali (il finale di “Seatbelt”), interludi pianistici classici (Early doors) il magnetico tema post bop di “Last orders”–,  ma quello che avvince dal primo ascolto è la ferma intenzione dell’autore di costruire una vera e propria opera musicale puntando in alto, non risparmiando nulla della tavola sonora a disposizione di un giovane d’oggi che  conosca la storia del jazz, e frequenti contemporaneamente anche altre geografie del moderno atlante musicale. 
Come si spiegherebbe altrimenti una composizione come “Early learning centre” sviluppata sull’alternanza di cori e arrangiamenti fiatistici e conclusa da una inaspettata coda noise?
Evans sembra infatti possedere almeno quattro vite: in parallelo alla propria Orchestra jazz conduce infatti altre due esperienze musicali: la Submotion Orchestra, fresca del cd “Finest hour” (Exceptional records), che rinverdisce la gloriosa tradizione del trip hop inglese, e il Gentleman Dub Club, dedito ai ritmi in levare, senza negarsi il ruolo di batterista  nel progetto di fusione jazz - folk If destroyed still true.
Esperienze che, altro dato abbastanza singolare nel mondo del jazz,  hanno influito nella scelta di accompagnare al cd un gemello con diversi remix delle composizioni originali, dove si spazia fra dubstep, techno, dub e ambient  con il contributo di alcuni remixers e manipolatori sonori della scena inglese, fra gli altri, Laxx, Eddie Ranking Le Vael e Synkro (il pezzo migliore, una versione ambient di Daffodils). 
Di ottimo livello il parterre dei componenti l’orchestra, dalle voci di Ruby Wood, Anna Stolt e Kat Nergaard Bleivik, alla sezione fiati con tre sax ( Russ Henderson, Simon Kaylor, Rob Mitchell) e due trombe (Matt Roberts e Simon Beddoe) fino al piano di Jami Sheriff, la chitarra di Nick Tyson , il basso di Dave Kane e la batteria di  Kris Wright.
Teniamoli d’occhio, insieme al leader, perchè il jazz del futuro passa anche da qui.
Nonostante quello che potrà sostenere chi ancora si pone problemi di ortodossia.

Ecco in streaming l'intero album:

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