giovedì 7 febbraio 2013

Matthew Shipp - Greatest Hits

Il pianista Matthew Shipp ha appena pubblicato Greatest Hits, una compilation che include canzoni tratte da undici album registrati per l'etichetta Thirsty Ear tra il 2000 e il 2012. Esso comprende alcune delle esperienze musicali più memorabili di Shipp in collaborazione con artisti come Roy Campbell, William Parker, Gerald Cleaver, Wadada Leo Smith, Daniel Carter, Whit Dickey, Khan Jamal, Joe Morris, Guillermo E. Brown e Flam.


Greatest Hits è il risultato del puntuale lavoro di un team dedicato di diversi produttori, mixer audio e altri ingegneri, in grado di regalare un esperienza ad alto impatto emotivo in grado di metterci in collegamento con la personalità musicale di Shipp durante un certo periodo della sua vita artistica.
Così in tutta la compilation si può ascoltare il pianista in solo, trio, ed in più grandi configurazioni, un ascolto affascinante che non aderisce perfettamente ad un ordine cronologico. 
Essa riprende Shipp al top del suo gioco concettuale, un artista libero di creare insieme ai grandi musicisti di cui si circondava e libero di evolversi verso la direzione che preferiva.
La registrazione è un ben progettato riordino di dodici anni di registrazioni, in cui ogni pezzo è scelto con cura e giustapposto in maniera adeguata l'uno all'altro.
Vengono documentate le sue due registrazioni per piano solo, One (2006) e 4-D (2010) che presenta il genio artistico di Shipp accompagnato solo dalla sua abilità musicale e dalla sua magistrale capacità di improvvisare come nessun altro pianista free jazz da Cecil Taylor.
Decisamente interessante è anche l'inserimento di pezzi tratti dai due primi album in quartetto, che inauguravano The Blue Series della Thirsty Ear, come Pastoral Composure (2000) con Roy Campbell alla tromba, insieme a William Parker al basso e Gerald Cleaver alla batteria, o come New Orbit, con la stessa formazione ma con Wadada Leo Smith al posto di Campbell alla tromba.
A partire da Nu Bop (2002), Shipp decide di aggiungere i sintetizzatori dell'ingegnere Flam ai suoi soliti collaboratori, una collaborazione che è continuata su Equilibrium (2002) e Harmony And Abyss (2004) tutti documentati nella compilation.
Successivamente Shipp decide di restringere le sue formazioni e dedicarsi ad un format in trio, che inizia con la collaborazione con Joe Morris al basso e Whit Dickey alla batteria negli album Piano Vortex (2007) e Harmonic Disorder (2009); e proseguita con Art of the Improviser (2011) unico album dal vivo nella selezione, e l'ultimo Elastic Aspect (2012), di cui vengono inseriti ben due pezzi (Elastic Aspects e Stage 10) nella compilation, entrambi con Michael Bisio al basso e Whit Dickey alla batteria.

Nell'ascoltare Greatest Hits, si possono sentire le differenze piuttosto evidenti tra gruppo a gruppo e tra un pezzo e l'altro. Ma ciò che si sente è anche il modo in cui Shipp ha percorso nuove strade nel corso del tempo, in continua espansione, con le sue idee musicali sempre mutevoli che affrontano la natura cosmica della sua esistenza musicala. Egli è stato catapultato nel regno di un radioso infinito. (Lyn Horton).

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