lunedì 18 febbraio 2013

Intervista a Enrico Rava

Nella sezione di Firenze del Corriere della Sera è stata pubblicata un'intervista ad Enrico Rava.


Ecco un estratto dell'intervista:
Lei è riconosciuto come il più importante jazzista italiano e ormai, si può dire, in carriera ha fatto praticamente tutto. Cosa rimane, cosa si aspetta dal futuro?
«Ho 74 anni e non so quanto futuro mi rimane, non so per quanto potrò ancora suonare, dipende dagli acciacchi. Come diceva giustamente Moravia: la vecchiaia non esiste, esistono i mali della vecchiaia. Tocco ferro tutto il tempo e nel frattempo continuo a studiare. Ma non mi sento rottamabile, ecco, mica sono un atleta che non può più andare alle Olimpiadi per limiti di età. Non so cosa aspettarmi dalla vita perché non so cosa aspettarmi dal jazz: il nostro mondo è cambiato così rapidamente che non so chi ancora e per quanto potrà investire dei soldi nella musica».
La musica leggera le piace?
«Oggi mi piace molto Malika Ayane. Ma in assoluto i miei amori sono Lucio Dalla, le canzoni italiane degli anni ’50, Gino Paoli e Luigi Tenco. E anche Vasco Rossi. Adoro Michael Jackson, ma proprio tanto, ho anche rifatto alcune sue canzoni alla tromba. E mi piace Lady Gaga: anche lei, come Ratzinger, è una pianista bravissima».
Ha firmato l’«Appello per il jazz» di Filippo Bianchi e «I-Jazz» che oggi viene presentato alla Siae ed è indirizzato ai candidati alle elezioni. Adesso il mondo del jazz scende in politica?
«Non è giusto che tre o quattro istituzioni liriche si dividano tutta la fetta e i festival jazz periscano uno dopo l’altro. Mi piace la lirica, ma non possono prendersi tutto. Se è difficile sopravvivere per chi come me è conosciuto, mi chiedo come faranno le nuove generazioni. E ci sono alcuni diciottenni dal talento incredibile che non verranno mai valorizzati. Purtroppo ho perso ogni fede politica: per tanto tempo ho creduto in qualcosa che negli anni ’70 e ’80 miha fatto suonare nelle fabbriche e nelle scuole occupate. Ora non c’è più in niente. Sono un anti-politico».
Dunque, cosa sceglierebbe come colonna sonora della campagna elettorale, un triste blues?
«Meglio un’orchestrina romagnola di dilettanti del liscio. Perché sprecare un blues?»
(Leggi l'articolo integrale sul sito originario)

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