venerdì 8 febbraio 2013

Il mondo del jazz piange la scomparsa del leggendario trombettista Donald Byrd

Il trombettista, compositore ed educatore Donald Byrd, uno dei più importanti e versatili musicisti jazz, con una vastissima produzione discografica, che arrivò ruggendo a Detroit durante l'età d'oro del bebop della città negli anni '50, è morto all'età di 80 anni. 


La morte di Byrd, che è stata oggetto di voci per diversi giorni, è stata confermata dal nipote, il pianista Alex Bugnon, che ha postato su Facebook la notizia della morte dello zio avvenuta lo scorso lunedi nel Delaware, dove viveva. Bugnon ha anche scritto che il funerale si terrà a Detroit la prossima settimana.
La carriera di Byrd ha tracciato un arco notevole, da convinto jazzista negli anni '50 e '60, a star di R&B negli anni '70, fino alle sale del mondo accademico come parte della pionieristica ondata dei primi afro-americani che insegnarono musica nera nelle università. 
Ha ottenuto numerose lauree specialistiche, fu mentore di diverse generazioni di giovani musicisti diventando un'autorità sulla storia afro-americana e sulla musica.
Nato Donaldson Toussaint L'Ouverture II, il 9 dicembre 1932, Byrd frequentò la Cass Tech, dove studiò musica classica ed ebbe come mentore il leggendario direttore Harry Begian, un famoso fautore della disciplina. "Fu lui che impostò il tenore della nostra vita, per il resto della nostra vita", disse Byrd alla Free Press nel 2003. 
Byrd suonò la tromba nelle bande militari nel corso di un periodo di arruolamento nella Air Force nel periodo 1951-53, prima di laurearsi alla Wayne State University nel 1954 con un laurea in musica. Come molti dei migliori giovani musicisti jazz di Detroit, studiò a Detroit con il regnante guru del bebop, il pianista Barry Harris.
Byrd ebbe un inizio fulminante della sua carriera, sbarcando a New York all'età di 22 anni e diventando rapidamente una presenza ubiquitaria. 
Suonò e registrò con la crema dell'emergente linguaggio dell'hard bop, tra cui Art Blakey, Max Roach, Sonny Rollins, John Coltrane, Red Garland, George Wallington e innumerevoli altri.
Byrd con il suo caloroso sound brunito, la tecnica fluente e con lo swing aggressivo ma pieno di grazia, fu influenzato dallo stile di Clifford Brown, ma il suo allampanato e ritmicamente sciolto fraseggio fu un biglietto da visita unico fin dal primo momento. Con la maturazione giunta alla fine degli anni '50 e nei primi anni '60, Byrd temperò il suo sound con una sensibilità più fresca ed un fraseggio che ricordava Miles Davis.
Byrd registrò in maniera prolifica sia come sideman che come leader, apparendo su numerose registrazioni con le etichette Savoy, Prestige, Riverside e Blue Note. Diresse un grintoso quintetto con il suo vecchio amico di Detroit, il sassofonista baritono Pepper Adams, nel periodo 1958-61. Byrd dette anche ad un giovane pianista di Chicago di nome Herbie Hancock la sua prima esposizione importante ingaggiandolo nella sua band nel 1961.
Byrd fu anche un eccellente compositore scrivendo dei pezzi originali strutturalmente interessanti, che traevano ispirazione dalla musica della chiesa, dal funky e dai blues sofisticati. Aveva un campo visivo più ampio rispetto a molti dei suoi pari, esemplificato dal suo influente album del 1963, A New Perspective (Blue Note), con il quale coniugò il suo piccolo gruppo con un coro gospel.
Byrd non smise mai di andare a scuola. Conseguì un master in educazione musicale alla Manhattan School of Music di fine degli anni '50, studiò composizione con il famoso pedagogo classico Nadia Boulanger in Francia nei primi anni '60, ottenne una laurea in legge alla Howard University nel 1976 ed un dottorato al Columbia Teachers College di New York nei primi anni '80.
A partire dagli anni '60, Byrd insegnò in molte università, in particolare alla Rutgers, Howard e North Carolina Central.
Dai primi anni '70, Byrd iniziò ad esplorare una ballabile fusione di jazz, R&B e soul. Nel 1973, iniziò a collaborare con gli studenti attuali e passati della Howard, dove era presidente del dipartimento di musica nera, per registrare il best-seller Black Byrd. Prodotto dai fratelli Larry e Alfonso Mizell, la registrazione ed il suo sequel elevarono Byrd al ruolo di stella del crossover.
Il successo commerciale lo rese una figura controversa nel mondo del jazz. Molti critici e appassionati lo consideravano un artista prettamente commerciale, ma Byrd difese con forza le sue scelte artistiche.
Il funky groove degli album fusion di Byrd sarebbe poi diventata una delle fonti preferite per il campionamento da parte dei produttori di hip-hop, tra cui il defunto artista di Detroit, J Dilla.
Negli ultimi anni, Byrd tornò a suonare jazz con successi variabili a causa di una tecnica diminuita. Quando alla fine suonò a Detroit nel 2004 come parte delle celebrazioni per il 70° anniversario del mitico Baker’s Keyboard Lounge, il suo respiro affannoso gli rese difficoltoso il suonare.
Nel 2000, Byrd fu nominato come National Endowment for the Arts Jazz Master, la più alta onorificenza del paese in ambito jazzistico.
(leggi l'articolo integrale sul Detroit Free Press)

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