venerdì 15 febbraio 2013

Enrico Rava Quintet su France Musique

Questa sera l'emittente France Musique trasmetterà il concerto del quintetto Enrico Rava "Tribe", registrato lo scorso 7 febbraio al Sunside di Parigi. Rava era accompagnato da Gianluca Petrella (trombone), Giovanni Guidi (piano), Gabriele Evangelista (contrabbasso), Fabrizi Sferra (batteria).


Non c’é molto da aggiungere, a ciò che già é stato scritto in passato, sull’attività di Enrico Rava per la Ecm. Prima di tutto, musica stimolante. Curiosa, in seconda battuta. Avvolgente, come se fosse nebbia nella metropoli. E poi, epidermica, nascosta, tenebrosa. 
Non facile: perché il jazz di Rava, negli anni, ha assorbito la riflessione, la strategia strumentale e timbrica, la flessuosità del pensiero e dei solo. Così, “Tribe” somiglia tanto all’ennesimo capitolo di un racconto sonoro nel quale la composizione – più che altro, lo stile, il segno, il carattere – è la regina saggia di un jazz che si trasforma lentamente. E che, lentamente, fluisce. Senza rinunciare al gusto di comunicare con chiarezza il passaggio da una ballad ad un post-bop più articolato e dal passo deciso. 
Dopo Easy Living, Tati, The Words and the Days, The Third Man e New York Days, il trombettista genovese si concentra ancora sull’esplorazione della musica più lirica ma meno esposta. Certo, ammaliante ma senza accecare. E’, insomma, l’ideale compagna di viaggio per chi vuole ferire di malinconia concedendosi però il lusso di qualche piccolo colpo di testa. 
Con un quintetto nel quale le giovani promesse – e i giovani che le promesse le hanno ormai mantenute – svettano per bravura, entusiasmo, capacità di dirigersi tutte insieme verso la meta decisa dal Maestro Rava. 
Gianluca Petrella al trombone, per esempio, è ancora un ragazzotto che ha fatto incetta di premi e affascina gli americani (e nel gruppo di Rava richiama forse la stessa affinità del trombettista con Roswell Rudd, ai tempi della New Thing), mentre Gabriele Evangelista è nato nel 1988, si diploma in contrabbasso al conservatorio “P. Mascagni” di Livorno (sua città natale), studia jazz con Salvatore Bonafede. Nel 2010, dopo i corsi Siena Jazz, entra a far parte del quintetto di Rava. 
Su Giovanni Guidi, classe 1985, dice lo stesso trombettista: “Uno dei pianisti italiani più interessanti e originali. E io che lo conosco bene ed ho il piacere di suonare con lui con una certa frequenza, posso affermare con certezza assoluta che non è che l’inizio di una storia che prevedo straordinaria”. 
Il senso di “Tribe” è tutto qui: voglia di fare, mettersi alla prova, dimostrare che il jazz si può inventare giorno dopo giorno. Come il quintetto fa con alcuni vecchi brani scritti da Rava negli anni ed ora affidati alle “unghiate” di chi, per età, è meravigliosamente incosciente. 
(Davide Ielmini per Varese7 Press).

Clicca qui per ascoltare il concerto, questa sera a partire dalle ore 22,30.

6 commenti:

  1. Stimolante, avvolgente, epidermica, nascosta, tenebrosa...quanti inutili e contraddittori aggettivi.
    La musica quando è davvero valida lascia senza fiato e senza parole.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ieri ascoltavo giusto "Tati". Ora quando ascolto Rava, cerco di essere il più possibile ben disposto, visto che è ormai fin troppo nota la mia opinione poco lusinghiera sulla sua musica e che quindi possa essere tacciato di pregiudizialità, cioè in sostanza di inattendibilità.
      Va bene, vi capisco pure, comprendo, ognuno giustamente pensi quel che vuole, e francamente non mi importa molto, mi importa solo di poter esprimere la mia opinionee diversa. Vi domando però, seriamente, se chi scrive lodando in particolare la recente discografia ECM di Rava (ed è praticamente un coro unanime a livello di informazione italiana di settore che a dire il vero poco mi sorprende) davvero ascolta quel che valuta così positivamente ed è seriamente convinto di quel che scrive, perché "Tati", ma è solo un esempio, al di là del perfetto marketing della ECM e dei nomi scintillanti che vi suonano (Bollani e Motian) è un disco che richiede in definitiva un unico e sintetico aggettivo: semplicemente "brutto".
      In particolare il brano "Fantasm", se proprio ci si vuole esercitare in aggettivi, si presta sì ad una serie, ma del tipo: inconcludente, inconsistente, insipido, pretenzioso, e persino imbarazzante alle mie orecchie per l'assoluta assenza di un briciolo di idea musicale in circa 4 minuti di brano.
      Un brano che vorrebbe essere vagamente free e far sembrare l'ascoltatore intellettualmente elevato e stimolato, invece è quasi solo raggirato da pretenziosa pseudo musica colta che evidentemente fa sentire colto e intelligente qualcuno, con i tre che suonano ognuno per conto proprio senza saper bene dove si voglia andare a parare. Del free non possiede alla fine nemmeno una certa urgenza provocatoria, del ribaltamento delle regole, del senso di ricerca, insomma un ibrido senza né capo né coda.
      Davvero è questo il jazz(?) che vogliamo proporre come immagine ai neofiti nel ns paese?
      Quand'è che la si smetterà di farsi dominare a 360 gradi dalle regole del marketing, a tutti i livelli e in qualsiasi settore dell'espressione umana?
      Per quel che mi riguarda la musica odierna di Rava ha un solo pregio e cioè è assolutamente rappresentativa della nostra epoca, ossia esprime in musica il declino e la crisi del tempo che stiamo vivendo a tutti i livelli e solo per questo credo che verrà ricordata.

      Elimina
  2. sono andato a riascoltarmi Tati di cui non ricordavo quasi nulla. mi è sembrato un disco stanco e snervato, senza punch (non dico swing che sarebbe troppo). una via di mezzio tra il povero Booker Little (ma senza la grita hard bop) e certi momenti di stanca del divino Miles. sicuramente noioso e l'atmosfera rarefatta ha un fascino di breve durata. un disco molto ECM, un Rava troppo narcisista e forse stanco.
    detto questo, non generalizzo il mio giudizio sull'intera sua opera.
    ricordo anche che è oltre i 70 anni...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tati è del 2005 quindi è stato registrato da Rava intorno ai 66 anni e comunque che abbia una certa età va spiegato a chi loda la sua recente produzione che anche secondo me è di parecchio inferiore a quella dei decenni precedenti, a conferma che è il marketing a dettare le regole anche in ambito jazz.

      Elimina
  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  4. Tati soldi butTati !! Molto meglio New York Days di Rava con Bollani, Mark Turner Larry Grenadier ed il Grande Motian. Tra l'altro è del 2009 registrato nel febbraio 2008, quindi no è solo una questione di età.

    RispondiElimina