martedì 19 febbraio 2013

Bianco il vestito nel buio - Roberto Bonati

Bianco il vestito nel buio è il nuovo lavoro musicale e discografico di Roberto Bonati. Al fianco di Alberto Tacchini al pianoforte e di Roberto Dani alla batteria, Bonati torna alla formazione tanto amata del trio con pianoforte approfondendolo con squisito gusto cameristico. 


Un comporre che gioca sull’arte dell’improvvisazione alla ricerca di uno sviluppo che dà vita a forme musicali sempre differenti. Ma soprattutto una scrittura cangiante capace di restituire lo stesso soggetto da diversi punti di vista, scoprendo ogni volta sfumature e ombre segrete. All’interno del lavoro trova anche spazio un sentito omaggio a Giuseppe Verdi.
«Bianco il vestito nel buio» (Parma Frontiere 2012) è la registrazione di un concerto o andato in scena a Parma nell'ottobre del 2011; una co-produzione fra il Festival Verdi e la rassegna Parma Jazz Frontiere. Sul palco del ridotto del Ridotto del Teatro Regio c'era il trio di Roberto Bonati, composto, oltre che dal contrabbassista, ideatore ed anima della rassegna jazz della città verdiana, anche dal pianista Alberto Tacchini e dal batterista Roberto Dani; tutti e tre insegnanti di jazz nel Conservatorio locale. 
Non si tratta solo di meri e necessari dati di cronaca. Questo disco dice, infatti, di quanto le frontiere artistiche, soprattutto quelle musicali siano diventate mobili ed incerte, di quanto ambienti e linguaggi espressivi s'incontrino e scontrino lungo la strada dell'orizzonte di una possibile nuova espressività. 
Il percorso fra scrittura ed improvvisazione dei tre comincia con Tacea la notte placida, celebre aria de il Trovatore e finisce con il Lacrimosa dal Requiem di Verdi. Chi si immaginasse una «cover» swingante, una parafrasi jazzistica di queste due pagine imarrebbe deluso. Il trio rilegge il maestro di Busseto con una sensibilità tutta cameristica, che molto deve alla musica «colta» contemporanea; propone una rilettura su brani che sono parte della sensibilità più profonda degli italiani, della memoria più radicata. 
La musica di Verdi, d'altronde,si suonava dappertutto, prima dell'avvento della radio: nei salotti come nei balli popolari. I sei brani intermedi confermano la poetica del gruppo, aperta tanto al lirismo più assorto e malinconico quanto ricca di grumi sonori, di dissonanze. 
Quello che si apre davanti all'ascoltatore è un paesaggio sonoro sempre mutevole e sempre coinvolgente. Naturalmente ognuno dei tre è solista e membro del trio allo stesso momento ed ognuno lascia un impronta indelebile. Il pianismo di Tacchini è poeticamente lineare ed essenziale, il suono di Bonati evoca memorie e lontananze; Roberto Dani è stupefacente per la sua capacità di dare spessore lirico, se non addirittura narrativo, ai suoi legni, alle sue pelli, ai suoi metalli.
(Fonte L'Unità)

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