venerdì 22 febbraio 2013

Eddie Gomez in diretta questa sera su FranceMusique

L'emittente FranceMusique trasmetterà questa sera in diretta dal Sunside di Parigi, il concerto del quintetto del bassista Eddie Gomez che per l'occasione sarà accompagnato da: Marco Pignataro ai sassofoni, Matt Marvuglio al flauto, Hervé Sellin al piano e Ariel Tessier alla batteria.


Nato il 4 ottobre del 1944 a San Juan, Puerto Rico, Eddie Gomez è uno dei più brillanti bassisti della storia del jazz. 
Grande virtuoso del proprio strumento, la sua flessibilità e rapidità di interazione lo hanno reso un accompagnatore ideale. 
Cresciuto a New York, ha fatto parte dal 1959 al 1961 della Newport Festival Youth Band. Dopo gli studi alla Juilliard, Gomez ha suonato tra gli altri con il sestetto di Rufus Jones, Marian McPartland (1964), Paul Bley (1964-65), Giuseppe Logan, Gerry Mulligan e Gary McFarland. 
La notorietà internazionale per Eddie Gomez è arrivata durante il suo lungo periodo nel trio di Bill Evans, con cui ha collaborato dal 1966 al 1977, prendendo parte a numerose importanti incisioni del grande pianista. 

L'esperienza degli Afro-Americani nelle Jazz Suite

The Harlem Renaissance degli anni 1920 spinse diversi artisti neri ad esplorare la propria eredità africana e l'esperienza dei neri in America, dalla schiavitù alla vita dopo l'emancipazione e la migrazione verso le città del nord. In ambito musicale, il pianista James P. Johnson compose Yamekraw: A Negro Rhapsody, un ritratto di 12 minuti su una comunità nera a Savannah, in Georgia. Yamekraw fu orchestrata per una performance del 1928 alla Carnegie Hall, dal compositore nero William Grant Still, che poi scrisse la sua Afro American Symphony nel 1930.
Da allora, molti altri artisti afro-americani, hanno utilizzato suite, sinfonie ed opere estese per raccontare la saga della vita neri dall'Africa all'America. 
La Npr ha presentato cinque tra le più rappresentative opere jazz sulla storia nera di cui gli estratti si possono ascoltare in streaming:


- Three Dances tratto da Black, Brown and Beige - Duke Ellington
Nel 1931, Duke Ellington disse a un giornalista: "Sto per comporre una evoluzione musicale della razza negra." Il risultante Black, Brown and Beige: a Tone Parallel to the History of the Negro in America, che debuttò alla Carnegie Hall nel 1943, fu il monumento musicale che inaugurò il genere delle estese opere jazz. Ellington ci lavorava da anni, scrivendo pezzi più lunghi come Reminiscing in Tempo nel 1935 e pezzi per la rivista musicale Jump for Joy nel 1941, e lavorando per tutti gli anni '30 su una "negro opera", successivamente abbandonata, chiamata Boola.
Anche se i critici bianchi furono tristemente freddi nell'accoglienza dei 43 minuti del lavoro di Ellington, il solo fatto di aver presentato un pezzo di tale portata in un luogo come la Carnegie fu un radicale atto di orgoglio nero: una dichiarazione che la vita, la storia e l'identità degli afro-americani avessero pari significato rispetto alle loro controparti bianche.
Three Dances: West Indian Dance, Emancipation Celebration, e Sugar Hill Penthouse furono tre pezzi brevi che Ellington registrò nel 1944 come parte della prima registrazione in studio della suite.

Dado Moroni & Max Ionata a Perugia

Sono Dado Moroni & Max Ionata i protagonisti del quarto appuntamento della stagione 2012/13 del Jazz Club Perugia.  I due artisti, italiani di fama internazionale, si esibiranno venerdì, 22 febbraio 2013, sul palco del Teatro Pavone per dare vita allo spettacolo intitolato "Two for Duke".


Si tratta di un omaggio allo statunitense Duke Ellington, uno dei più importanti compositori di tutta la storia del jazz ed americano del '900. 
Il sax di Max Ionata e il piano di Dado Moroni hanno deciso di incrociarsi artisticamente per interpretare undici brani di Ellington che sono stati anche incisi in un cd, intitolato proprio "Two for Duke" e presentato lo scorso maggio a Roma. 
La scaletta annovera pezzi poco battuti del song-book - a parte "Perdido", "Come Sunday" o "In my solitude" - rivelando l'intenzione di entrare nel vasto mondo sonoro del famoso compositore, dove è facile scoprire e riscoprire canzoni di grande pregio e dalle potenzialità ampie per l'esecutore.
Il concerto, quindi, è un viaggio di sola andata per "Ellingtonia", una terra creata da due tra i più importanti artisti del '900. 
Duke Ellington ed il suo alter ego Billy Strayhorn, un uomo che amava stare nell'ombra, a detta di molti il vero ispiratore dell'estetica ellingtoniana. Ma non importa chi abbia fatto cosa. Ciò che conta è che questi due geni contemporanei abbiano lasciato un'impronta indelebile su tutta la musica, non solo nel Jazz. Ellington e Strayhorn hanno inventato qualcosa che prima non esisteva, gettando le basi armoniche e melodiche di un linguaggio che anticipava i tempi di parecchi decenni.

Il jazz italiano a Bad Gastein

Dal 15 al 24 marzo il festival Snow Jazz Gastein allieterà il rigido inverno salisburghese. Nel piccolo paese termale Bad Gastein va da anni in scena questa interessante rassegna con una programmazione costruita attorno a nuclei tematici "geografici". 



Dopo New York, Francia e America del Sud quest'anno è la volta dell'Italia. 
Il titolo, come purtroppo d'abitudine nei paesi di lingua tedesca quando di mezzo c'è il nostro Paese, non è dei più fantasiosi: "Bella Italia". 
La programmazione, invece, non lascia nulla a desiderare. Ad inaugurare il festival sarà il chitarrista Gaetano Valli con il suo progetto Acustiké e la formazione gipsy jazz Mocambo Swing. 
Seguiranno: Roberto Gatto Quartet, il duo Trovesi/Coscia, Luca Ciarla Quartet, Musicipale Balcanica,  Antonio Faraò, Carlo Actis Dato Quartet, Rosario Giuliani, Musica Nuda e altri ancora. In chiusura il duo Boltro/Mirabassi.
Il direttore artistico Sepp Grabmaier: "Ho invitato musicisti che negli ultimi dieci anni si sono già esibiti sul nostro palco e che ora si riuniscono con altre formazioni e nuovi progetti." Gianluigi Trovesi & Gianni Coscia, la mozzafiata performance di Musica Nuda, il pianisto Giovanni Mirabassi con il trombettiere Flavio Boltro, il sassofonisto Rosario Giuliani, Roberto Gatto con il suo quartetto, Antonio Farao / piano solo e "Municipale Balcanica".
Sepp Grabmaier è orgoglioso di ciò che è riusciuto a realizzare insieme all’Azienda di Promozione Turistica, la Gasteinertal Tourismus Gesellschaft: "Il nostro festival affascina ogni anno per la sua altissima qualità e il suo pubblico affezionato ormai va ben oltre i confini dell’Austria!

Il Blue Note di Milano festeggia dieci anni di attività

A marzo il Blue Note di Milano festeggia il traguardo dei 10 anni di attività: la prima sede europea (a Milano in via Borsieri, 37) dello storico jazz club di New York ha infatti aperto i battenti il 19 marzo 2003 con il concerto di Chick Corea, e da allora continua ad ospitare grandi artisti italiani e internazionali del panorama jazz e non solo, con una programmazione aperta alle contaminazioni musicali.


Il 17 marzo il Blue Note, che ormai vanta un posto d’onore tra i più importanti club europei, proporrà una serata speciale ad ingresso gratuito per festeggiare il decimo compleanno.
Sul palco del Blue Note continuano in questa decima stagione i concerti di grandi nomi del panorama musicale internazionale, tra gli altri: il 22 e 23 febbraio Martha Reeves & The Vandellas, il 6 e 7 marzo Kurt Elling, l’8 e 9 marzo Chick Corea & The Vigil, il 15 e 16 marzo Brad Mehldau & Mark Guiliana, il 3 e 4 aprile Steve Lukather, il 5 e 6 aprile Gino Paoli e Danilo Rea e il 16 e 17 aprile Brass Bang! con Paolo Fresu, Steve Bernstein, Gianluca Petrella e Marcus Rojas
Il jazz club milanese si estende su una superficie di 1000 metri quadrati con 300 posti a sedere su 3 diversi livelli. 

giovedì 21 febbraio 2013

REPLAY: Jack DeJohnette - Sound Travels

(Publicato originariamente il 2 maggio 2012)
Jack DeJohnette è universalmente considerato uno dei più grandi batteristi della storia della musica jazz. Nei suoi primi anni nella scena di Chicago, oltre a condurre una propria formazione, fu ugualmente molto richiesto sia come pianista che come batterista, collaborando con la maggior parte dei più iconici musicisti nella storia del jazz quali: John Coltrane, Miles Davis, Ornette Coleman, Sonny Rollins, Sun Ra, Jackie McLean, Thelonious Monk, Bill Evans, Stan Getz, Chet Baker, George Benson, Charles Lloyd, Herbie Hancock, Joe Henderson, Freddie Hubbard, Abbey Lincoln, Betty Carter e Eddie Harris, che lo convinse a suonare la batteria dopo averne apprezzato il talento naturale.
Jack DeJohnette è attualmente uno dei componenti del leggendario Standard Trio di Keith Jarrett con il quale ha segnato un marchio indelebile nella storia della nostra musica, ma è anche uno dei pochi musicisti, come Dun Pullen, a riconoscere l'importanza della musica dei Nativi-americani per i quali scrisse il celebre album Music for the Fifth World, ispirato alla musica della Seneca Nation.
Oggi a 70 anni, DeJohnette non mostra ancora segni di cedimento, al contrario si dimostra ancora pieno di idee e di energie sul suo bellissimo ultimo album, lo strepitoso Sound Travels


L'album è una collezione eterogenea di 9 pezzi originali, tutti composti da DeJohnette eccetto Dirty Ground scritto con la collaborazione di Bruce Hornsby, composti in generi differenti che svariano dalla musica latina, ai ritmi afro-cubani, al mainstream jazz, al folk africano, alla musica delle Indie Occidentali, ecc..., in un intrigante esempio della sue grandi qualità di compositore.
Il batterista (che per l'occasione suona anche il piano) si avvale di una formazione di musicisti eccezionalmente talentuosi, come Esperanza Spalding (basso & voce), Luisito Quintero (percussioni & voce), Lionel Loueke (chitarra elettrica), Tim Ries (sassofono soprano e tenore), Jason Moran (piano acustico), Ambrose Akinmusire (tromba) e Bruce Hornsby (voce).

La stagione jazz della RSI

Due variazioni nel programma della seconda parte della rassegna "Tra jazz e nuove musiche" organizzata dalla Rete Due della Rsi.


Cancellato il concerto previsto domani allo Studio 2 Rsi a Lugano Besso per la recente scomparsa, a Philadelphia, del chitarrista Jef Lee Johnson che, con il suo trio, avrebbe dovuto essere protagonista della serata.
Inoltre, c'è una sostituzione l'ultimo concerto della serie: invece del gruppo Nels Cline Singers atteso il 7 maggio - la cui tournée è stata annullata - mercoledì 8 maggio sarà di scena l'intrigante progetto "Snakes & Ladders" della pianista e compositrice francese Sophia Domancich.
Quindi, dopo Chico Freeman a Chiasso, la seconda parte della rassegna avrà inizio lunedì 11 marzo, alle 20.30, allo Studio 2 Rsi di Lugano Besso con l'esibizione "Late Blue Trio" del trio dell'emergente pianista Giovanni Guidi: il leader, con Thomas Morgan al contrabbasso e Joao Lobo alla batteria, presenterà i brani dell'album "City Of Broken Dreams" (Ecm) registrato proprio all'Auditorio Rsi nel novembre 2011.
Gli altri concerti. Quattro in marzo. Lunedì 18 al teatro Cittadella di Lugano, di scena il Grupo di Hermeto Pascoal. Da confermare il guitar solo di Marc Ribot del 20 allo Studio Foce. 

Cover Art - NEXT Collective

Il prossimo 26 febbraio la Concord Jazz, pubblicherà un nuovo nuovo ed entusiasmante progetto di NEXT Collective dal titolo Cover Art, una registrazione di una ensemble formata da alcuni dei giovani protagonisti che certamente costituirà la prossima generazione di grandi del jazz, costituita interamente da nuove ed eccitanti interpretazioni di brani di artisti contemporanei come Bon Iver, Drake, N.E.R.D., Little Dragon e altri ancora.


La formazione è composta dai sassofonisti Logan Richardson e Walter Smith III, dal chitarrista Matthew Stevens, dai tastieristi Gerald Clayton e Kris Bowers, dal bassista Ben Williams, batterista Jamire Williams, e come special guest il trombettista Christian Scott (alias Christian aTunde Adjuah). NEXT Collective rappresenta una nuova ondata di improvvisatori altamente qualificati, melodisti e arrangiatori che sono strettamente collegati tra di loro come colleghi e come amici.
I pezzi presenti su Cover Art ci raccontano sia del talento come arrangiatori dei componenti del gruppo che della diversità dei loro gusti collettivi. Hip-hop e punk-funk, singer-songwriter, guitar-pop, electro-R & B e alt-rock sono tutti integrati ed esplorati da questi innovatori del jazz.
Su iTunes è possibile ascoltare un succulento preview dell'album, con tre singoli che esemplificano questo originale e spesso audace album.

Dialoghi: jazz per due

Organizzata come di consueto dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Pavia, la rassegna “Dialoghi: jazz per due” taglia quest’anno il significativo traguardo della XV edizione. 


In tutti questi anni non è mai venuto meno l’intento di indagare l’ambito espressivo del dialogo musicale a due voci nelle sue molteplici sfaccettature, offrendo all’ascolto combinazioni strumentali differenti e dando luogo a incontri spesso inediti. 
E anche nel 2013 non mancano le novità, ad iniziare dall’appuntamento inaugurale di martedì 19 marzo, in programma come i restanti tre nella suggestiva cornice di S. Maria Gualtieri, in Piazza della Vittoria. Ne saranno protagonisti due tra i migliori jazzisti italiani oggi in attività: il trombettista Giovanni Falzone e il sassofonista e clarinettista Francesco Bearzatti, abituali partner in variegati contesti ma per la prima volta impegnati in un faccia a faccia che si preannuncia dagli stimolanti profumi cameristici. 
Ampiamente rodato è invece il duo formato dal trombonista Gianluca Petrella, altro solista vulcanico, e dal pianista Giovanni Guidi, di recente entrato a far parte della scuderia della prestigiosa casa tedesca ECM. Il loro concerto è previsto per martedì 26 marzo. 

Giovanni Guidi Trio - City of Broken Dreams

City of Broken Dreams” è l’esordio per ECM nelle vesti di leader di Giovanni Guidi, pianista italiano dal prodigioso talento. 


Guidi è già apparso in due dischi dell'etichetta a nome di Enrico Rava – “Tribe” con il Rava Quintet e il live “On The Dance Floor” insieme al Parco della Musica Jazz Lab. Ora è la volta di questo trio internazionale con il contrabbassista statunitense Thomas Morgan e il batterista portoghese João Lobo e di una musica che colpisce per la sua originalità e per la sua luminosa e intensa emotività. 
A dare il tono al lavoro sono una serie di fluide e poetiche ballate che hanno il merito aggiuntivo di lasciare spazio ai due co-protagonisti: il bassista Thomas Morgan ha qui la stessa libertà di movimento su cui poteva contare Scott LaFaro nelle formazioni in trio di Bill Evans, o Gary Peacock nel gruppo di Paul Bley - in altre parole sia lui sia João Lobo vengono sovente chiamati a interagire con il leader all’interno di brani, tutti scritti da Guidi, che vanno a esplorare spazi sonori inattesi.
In queste suggestive composizioni, le melodie paiono talora muoversi in modo rapido e poco convenzionale, mentre i ritmi possono venire tirati allo spasimo o resi atipici creando così una ben percepibile tensione (“No Other Possibility”). 
In “The Way Some People Live” Guidi tesse invece un tappeto di gentili arpeggi su cui Morgan si muove delicatamente e senza apparente sforzo. João Lobo, un acuto commentatore, punteggia “The Impossible Divorce” di sconsolati colpi sui tom-tom e tocca appena i piatti durante il dolente climax di “Late Blue”. Mentre le impressioni si accavallano, “City of Broken Dreams” comincia a proporsi come un’antologia di racconti, una sequenza di istantanee da un luogo triste, dove però l’ascoltatore sente il desiderio di ritornare. 

martedì 19 febbraio 2013

Clark Terry Quintet - Jazzwoche Burghausen 2000 (video)

Ecco uno strepitoso video del quintetto del leggendario Clark Terry, registrato il 21 maggio del 2000, al Internationale Jazzwoche di Burghausen. Per l'occasione l'allora 80enne trombettista era accompagnato da una formazione composta da Sylvia Cuenca alla batteria, Don Friedman al piano, Marcus McLaurine al basso e David Glasser al sax alto.

"Funny how dreams can seem so real. For a moment, I really thought I had a concert to play"

Clark Terry "Mumbles" (St. Louis, 14 dicembre 1920) è uno dei pochi pionieri dell'era del jazz degli anni 1930-1940 ancora in attività.
Nel periodo della sua militanza con le orchestre di Charlie Barnet (1947), Count Basie (1948-1951), Duke Ellington (1951 - 1959), e Quincy Jones (1960), il suono della sua tromba influenzò un'intera generazione di trombettisti.
Oltre che in grandi orchestre, Terry ha suonato in piccole formazioni come leader e come sideman. Terry, che fu uno dei primi ad usare il flicorno nel jazz, può oggi vantare sessant'anni di carriera nella musica jazz, nel corso della quale ha suonato, da pari, con i più grandi.
Clark Terry iniziò la sua carriera professionale a St. Louis, agli inizi degli anni 1940, suonando nei locali notturni prima di arruolarsi nella banda della Marina Militare statunitense durante la II Guerra Mondiale. Successivamente, si esibì con Charlie Barnet (1947), Count Basie (1948-1951), Duke Ellington (1951-1959), e Quincy Jones (1960). In tutto, la sua carriera di jazzista si estese per più di sessant'anni, durante i quali Clark partecipò a molte esibizioni musicali sia come leader e sia come sideman, ed incise moltissimi dischi. 
Gli anni passati con Count Basie e Duke Ellington (dagli anni 1940 alla fine degli anni 1950) giovarono molto alla sua popolarità. Clark mescolava le sonorità della St. Louis della sua giovinezza con quelle degli stili a lui più contemporanei ed influenzò molti musicisti più giovani, tra i quali Miles Davis e Quincy Jones.

Don Byron per tre serate all'AlexanderPlatz di Roma

Il grande clarinettista e sassofonista Don Byron sarà all'AlexanderPlatz di Roma per tre eccezionali serate, il 28 febbraio, il 1 e 2 marzo, nella quali sarà accompagnato da tre grandi musicisti italiani: Riccardo Fassi al piano, Paolino Dalla Porta al basso e Massimo Marzi alla batteria.   


Sicuramente c'è poco da dire su Don Byron, a mio parere uno dei più grandi jazzisti a tutto tondo in circolazione. 
Nato a New York l'8 Novembre 1958 e cresciuto nel Bronx, Don Byron fin da ragazzo ha intrecciato nella sua esperienza musicale la musica classica (studiando clarinetto con Joe Allard) e quella caraibica, colonna sonora del quartiere. In seguito ha studiato con George Russell, maturando una profonda conoscenza del jazz e della Third Stream Music.
Ha suonato con il leggendario trombettista Mario Bauza, prima di diventare protagonista della nuova musica di New York negli anni '80 e '90. 
Dapprima nei gruppi di Craig Harris e Reggie Workman, poi in uno storico quartetto con Bill Frisell, Don Byron emerge come una voce strumentale di grande autorevolezza. Il suo album “Plays The Music Of Mickey Katz” reinventa con acume le parodie del noto leader di musica klezmer, il successivo “Music For 6 Musicians” omaggia la musica latina, mentre con “Bug Music” torna alla Swing Era di Kirby, Scott, Ellington. Il suo linguaggio d’avanguardia brilla in “No Vibe Zone”, per quintetto. 
Notevoli i suoi duetti con il pianista Uri Caine, con cui mantiene una fertile collaborazione. Nel frattempo suona con decine di artisti, tra cui Vernon Reid, Steve Coleman, Daniel Barenboim.

Bianco il vestito nel buio - Roberto Bonati

Bianco il vestito nel buio è il nuovo lavoro musicale e discografico di Roberto Bonati. Al fianco di Alberto Tacchini al pianoforte e di Roberto Dani alla batteria, Bonati torna alla formazione tanto amata del trio con pianoforte approfondendolo con squisito gusto cameristico. 


Un comporre che gioca sull’arte dell’improvvisazione alla ricerca di uno sviluppo che dà vita a forme musicali sempre differenti. Ma soprattutto una scrittura cangiante capace di restituire lo stesso soggetto da diversi punti di vista, scoprendo ogni volta sfumature e ombre segrete. All’interno del lavoro trova anche spazio un sentito omaggio a Giuseppe Verdi.
«Bianco il vestito nel buio» (Parma Frontiere 2012) è la registrazione di un concerto o andato in scena a Parma nell'ottobre del 2011; una co-produzione fra il Festival Verdi e la rassegna Parma Jazz Frontiere. Sul palco del ridotto del Ridotto del Teatro Regio c'era il trio di Roberto Bonati, composto, oltre che dal contrabbassista, ideatore ed anima della rassegna jazz della città verdiana, anche dal pianista Alberto Tacchini e dal batterista Roberto Dani; tutti e tre insegnanti di jazz nel Conservatorio locale. 
Non si tratta solo di meri e necessari dati di cronaca. Questo disco dice, infatti, di quanto le frontiere artistiche, soprattutto quelle musicali siano diventate mobili ed incerte, di quanto ambienti e linguaggi espressivi s'incontrino e scontrino lungo la strada dell'orizzonte di una possibile nuova espressività. 

Barbara Casini e Paolo Silvestri "Agora Tá" a Faenza

La più accreditata interprete vocale italiana di musica brasiliana, Barbara Casini, insieme ad uno dei più brillanti arrangiatori contemporanei, Paolo Silvestri, presentano il loro nuovo CD Agora tà dedicato agli autori brasiliani Elis Regina, Edu Lobo, Choco Buarque e Milton Nascimento. Il duo si esibirà insieme alla “Sarti Big Band” di Faenza e alla USP Jazz di Ribeirao Preto (San Paolo del Brasile), martedì 26 febbraio 2013 alle 21.00 al Teatro Masini di Faenza, a chiusura della prima edizione di ERF in winter.


Agora tá è soprattutto un omaggio a Elis Regina, cantante brasiliana dalla vita tormentata scomparsa prematuramente nel 1982, da parte di una delle più appassionate interpreti della musica brasiliana, Barbara Casini, senz'altro la più autorevole interprete italiana della sensibilità musicale brasiliana, collaboratrice di Stefano Bollani, Enrico Rava e Giovanni Tommaso, con interpretazioni dalle quali emergono la sua profonda conoscenza della musica del Brasile e la grande passione che la anima.
Un lavoro frutto di grande costanza e prospettiva. Il percorso nel jazz e, soprattutto, nella musica brasiliana di Barbara Casini, la visione orchestrale matura di Paolo Silvestri e la solidità e la lunga esperienza dell'Orchestra Jazz della Sardegna. 
Agora Tá è un lavoro vario e mette in evidenza la potenzialità dell'incontro tra i vari attori coinvolti. Se si considera il repertorio, questo è orientato in modo deciso verso il Brasile e in generale verso il Sud America: uno sguardo, però, non rivolto ai classici della bossa nova o ai grandi maestri conosciuti anche al grande pubblico, ma una scelta di canzoni dal song-book di autori comunque di gran pregio ma di norma meno "battuti" nelle scelte degli interpreti. È il riflesso dei molti progetti della cantante toscana - nel disco viene ripreso anche Cidade do amor demais, composto da Barbara Casini e Enrico Rava e presente in Vento, disco realizzato per Label Bleu alla fine degli anni '90 - sempre aperti alle tanti anime di un mondo vasto, pullulante di sfumature stilistiche e personalità interessanti, continuamente capace di proporre evoluzioni e nuovi interpreti. La scelta operata per questo disco va da Ary Barroso a Milton Nascimento, passando per Sergio Natureza, Jacob do Bandolim, l'uruguaiano Jaime Roos e Pedro Caetano: in pratica, la risposta più efficace a uno spettro ampio che abbraccia Musica Popular Brasiliana, samba e bossa nova e richiama, pur senza affrontarle tutte, le influenze dei tanti ritmi provenienti dal Brasile. 

lunedì 18 febbraio 2013

The Bad Plus feat. Joshua Redman su Yle Radio 1

Questa sera l'emittente finlandese Yle Radio 1 trasmetterà la registrazione del concerto di The Bad Plus con ospite Joshua Redman, registrato il 21 luglio 2012 nell'ambito della rassegna Pori Jazz.


Ethan Iverson al piano, Reid Anderson al contrabbasso e David King alla batteria sono i componenti di The Bad Plus, da diversi anni uno dei gruppi più originali della scena jazzistica mondiale.
Dopo aver debuttato discograficamente nel 2001 con la spagnola Fresh Sound, The Bad Plus in seguito al interesse suscitato dalle sue esibizioni in USA e Gran Bretagna hanno ottenuto un contratto con una major, la Columbia Records, pubblicando dei lavori che hanno suscitato vasto entusiasmo nella critica internazionale.
La proposta musicale del gruppo si contraddistingue per un approccio molto diretto alla materia sonora, affrontata con energia e sviluppata con grande senso di avventurosa narratività, con improvvisi cambi di tempo o istantanee esplosioni sonore che si tramutano improvvisamente nel loro opposto.
Per far questo si avvalgono di un impeccabile aplomb, attraverso un repertorio che abbina loro composizioni originali, caratterizzate da elementi di poliritmia, uso di ostinati e arrangiamenti spettacolari accanto a echi di Thelonius Monk, musica seriale e destrutturazione di successi pop, come la loro particolare versione di “Smells like teen spirit” dei Nirvana.

John Scofield - Live in Praga 2012 (audio)

L'emittente spagnola Radio Clasica della RTVE ha trasmesso recentemente un bel concerto di John Scofield registrato il 25 gennaio 2012 al Rudolfinum di Praga.


L'occasione per questo straordinario concerto fu data dall'apertura ufficiale della presidenza danese dell'UE; Scofield era accompagnato dal grande direttore d'orchestra Vince Mendoza che conduceva il combinato di due tra le più importanti orchestre europee; la Danish Radio Big Band e la Prague Radio Symphony Orchestra in una ri-creazione di 54, l'album vincitore del Grammy Award che Mendoza e Scofield registrarono nel 2010.
Come Scofield ha affermato durante una pausa tra le canzoni, "Ci sono un sacco di nazionalità diverse sul palco stasera. Ma non abbiamo alcun problema a comunicare attraverso il linguaggio della musica."
Il palco venne diviso, con le sezioni archi dell'orchestra a sinistra, e un folto gruppo di fiati (15 dal DRBB, e 5 dell'orchestra) sulla destra.
La sezione percussioni fu posta in mezzo ed ancorata al drum kit di fronte, fiancheggiato da tastiere, basso, chitarra ritmica e Scofield alla chitarra solista, disposti in semicerchio intorno al podio.

REPLAY: La difficile vita di Art Pepper (seconda parte)

(Pubblicato originariamente il 1 maggio 2012)
Dopo il suo rilascio nel maggio del 1954, Pepper riprese le sue solite abitudini, che portarono ad un nuovo arresto in dicembre e ad ulteriori periodi di reclusione al Los Angeles County Jail e al Terminal Island, totalizzando qualcosa come oltre un anno di carcere. Alla metà del 1960, trascorse altri 90 giorni in carcere, poi in ottobre fu condannato a San Quentin e Tehachapi dove rimase detenuto per altri quattro anni e mezzo. Tre mesi dopo essere stato rilasciato, Pepper fallì un test di droga, per il quale scontò altri sei mesi presso il Chino Institute per gli uomini, ricevendo consulenza e "riabilitazione". Ancora una volta violò il rilascio sulla parola per cui fu nuovamente assegnato a San Quentin, che abbandonò per l'ultima volta nel 1966.



Durante questo periodo turbolento, nel 1957, Pepper sposò Diane Suriago, che divenne anch'essa una tossicodipendente, ed anche successive storie con altre donne anch'esse dipendenti gli furono di poco aiuto. In quel periodo fece vari lavoretti, tra i quali anche in una panetteria. 
Dopo il suo rilascio da San Quentin nel 1966, Pepper rimase senza strumento e con fondi limitati. Come scrisse nelle note di copertina per l'album Living Legend, "Ero passato al tenore per due motivi. Il rock era in voga, e solo i tenoristi sembravano funzionare. Ma la ragione principale era che, dopo tutti i miei anni di playing, ero stato influenzato al punto da imitare un altro musicista, John Coltrane. Ho capito che ciò che volevo dire, l'avrei potuto dire solo con il tenore."
Essendosi allontanato dal suo stile naturale, il suo suono divenne più intenso, e il suo playing divenne più libero, introducendo una tonalità più ruvida, lancinante, incandescente. Ben presto ritornò al suo alto ed alla sua identificabile voce su quello strumento, ma con l'aggiunta di una componente molto più emotiva. Nonostante l'estremo comportamento patologico nella sua vita personale, il playing di Pepper, almeno su disco, riflette raramente queste difficoltà.
Essendo un musicista originariamente estremamente melodico, a volte paragonato a Lee Konitz e Paul Desmond, Pepper era l'incarnazione dello stile "cool" della West Coast.
Come disse Shelly Manne, "Lui ha uno stile molto individuale. Lo si può sentire. Art era un musicista molto lirico. Soprattutto in un momento in cui la maggior parte degli altoisti erano imitatori di Charlie Parker, Art aveva uno stile tutto suo."

Jakob Bro Trio a Brescia

Martedì 19 febbraio, alle 21, per la rassegna musicale Jazz in Eden, salirà sul palco del cinema bresciano il giovane chitarrista danese Jakob Bro, in trio con l'americano Thomas Morgan al contrabbasso e il norvegese Jon Christensen alla batteria.


Jakob Bro (nato nel 1978) è un chitarrista jazz danese. Non ha mai ricevuto alcuna formazione musicale oltre brevi periodi trascorsi presso la Royal Academy of Music di Aarhus, il Berklee College of Music di Boston e New School University di New York. 
Jakob Bro ha una carriera di successo come artista solista e con collaborazioni artistiche con artisti come Bill Frisell, Paul Motian, Lee Konitz, Ben Street, Thomas Morgan, Kurt Rosenwinkel tra gli altri. Egli è conosciuto nel mondo del jazz per il suo coinvolgimento con gruppi e artisti come Paul Motian e l'Electric Bebop Band, Tomasz Stanko Quintet e per contributi con gruppi rock come You Got On Tape, Teitur, Povl Dissing e Steffen Brandt.
Jakob Bro si è distinto negli ultimi anni, in particolare nella scena jazz danese. Ha vinto cinque premi DMA , tra cui nel 2003 come "Nuovo Jazzname dell'anno", "Album Jazz dell'anno 2006"
Con l'album "Time" del 2011, acclamato dalla stampa, ha aggiunto il talento di  bassista americano Thomas Morgan insieme a Konitz e Frisell. 
L'album è stato registrato in un solo giorno agli Avatar Studios e rilasciato alla fine del 2011.

Intervista a Enrico Rava

Nella sezione di Firenze del Corriere della Sera è stata pubblicata un'intervista ad Enrico Rava.


Ecco un estratto dell'intervista:
Lei è riconosciuto come il più importante jazzista italiano e ormai, si può dire, in carriera ha fatto praticamente tutto. Cosa rimane, cosa si aspetta dal futuro?
«Ho 74 anni e non so quanto futuro mi rimane, non so per quanto potrò ancora suonare, dipende dagli acciacchi. Come diceva giustamente Moravia: la vecchiaia non esiste, esistono i mali della vecchiaia. Tocco ferro tutto il tempo e nel frattempo continuo a studiare. Ma non mi sento rottamabile, ecco, mica sono un atleta che non può più andare alle Olimpiadi per limiti di età. Non so cosa aspettarmi dalla vita perché non so cosa aspettarmi dal jazz: il nostro mondo è cambiato così rapidamente che non so chi ancora e per quanto potrà investire dei soldi nella musica».
La musica leggera le piace?
«Oggi mi piace molto Malika Ayane. Ma in assoluto i miei amori sono Lucio Dalla, le canzoni italiane degli anni ’50, Gino Paoli e Luigi Tenco. E anche Vasco Rossi. Adoro Michael Jackson, ma proprio tanto, ho anche rifatto alcune sue canzoni alla tromba. E mi piace Lady Gaga: anche lei, come Ratzinger, è una pianista bravissima».
Ha firmato l’«Appello per il jazz» di Filippo Bianchi e «I-Jazz» che oggi viene presentato alla Siae ed è indirizzato ai candidati alle elezioni. Adesso il mondo del jazz scende in politica?

Con il Jazz la Rai fa ancora cilecca

Sul blog A Proposito di Jazz, è stato pubblicato un bel post di Gerlando Gatto, sul programma, trasmesso qualche giorno fa su Rai 3, Crossover-Jazzology, che presentava delle interviste ad alcuni rappresentanti italiani e stranieri per commentare gli stili, le forme e le influenze del jazz, che mi sento di condividere in pieno.


Ora io penso che quando si studia un qualsivoglia evento di comunicazione bisogna aver ben presente quello che si chiama “target” ossia il pubblico cui ci si riferisce. 
Ebbene se il pubblico di riferimento di “Jazzology” doveva essere un insieme di persone che poco o nulla sanno di jazz e che quindi abbisognano di essere informati, ebbene dal programma in oggetto poco o nulla si capiva circa l’essenza del jazz, la sua storia, le sue attuali tendenze… anche perché i personaggi scelti non erano tutti particolarmente significativi… così come i brani mandati in onda, nessuno fino alla fine e tutti senza indicazione di titolo. 
Così abbiamo visto, tra gli altri, molti amici alcuni noti, altri meno noti quali Xavier Girotto, Nicola Mingo, Gegé Telesforo, Gegé Munari, Giorgio Rosciglione, Natalio Mangalavite, Antonio Onorato, Marco Zurzolo ma senza un minimo di descrizione su chi fossero i personaggi mandati in onda.
Se invece il pubblico di riferimento doveva essere composto da appassionati e intenditori, le cose vanno ancora peggio. 

domenica 17 febbraio 2013

While We’re Young - Gianna Montecalvo

È in distribuzione While We’re Young, un intenso tributo al musicista statunitense Alec Wilder della cantante pugliese Gianna Montecalvo, prodotto dall’etichetta Dodicilune e distribuito da IRD.


La scelta di un progetto su Alec Wilder (1907 – 1980) è un momento di coraggio e, al contempo, un doveroso tributo ad uno dei grandi compositori americani di canzoni, contemporaneo di George Gershwin e Cole Porter ma universalmente meno conosciuto, anche se adorato dai musicisti.
Difficile alle catalogazioni e alle etichette, la musica di Wilder si pone in una dimensione unica e originale, costituendo un cospicuo repertorio dalle forme più varie. 
Wilder nel jazz vocale ha avuto qualche prezioso interprete (Meredith d'Ambrosio, Ben Sidran), ma sempre in un'ottica progettuale molto aderente al testo. 
Gianna Montecalvo affronta l'impresa in un vero e proprio manifesto di perfezione formale e di ricerca, costruttiva ed espressiva. Trae linfa nella sua interpretazione dal fertile lavoro dei suoi sodali che la affiancano nella realizzazione di questo disco: il sassofonista Roberto Ottaviano, sempre più sulla cifra espressiva di Steve Lacy, Carlo Morena, portavoce di un pianismo coraggioso, il bassista Yuri Goloubev e il batterista Michele Salgarello
Alec Wilder, grazie alla vocalità della Montecalvo, rivive in una nuova dimensione creativa e di ricerca.
Questo lavoro nasce dopo anni da Steve’s mirror, il mio primo disco da leader, dedicato alle musiche di Steve Lacy”, sottolinea Gianna Montecalvo. “In realtà è stato concepito parecchio tempo prima complice come sempre Roberto Ottaviano che mi propose di studiarne alcuni brani. Il fortunato incontro con Carlo Morena e il suo magnifico trio ha riacceso la scintilla e l’amore per questo grande e dimenticato autore del Novecento americano”, prosegue la cantante. 
Quello che ascoltate in While we’re young è solo una piccolissima parte della innumerevole produzione di Wilder, che testimonia la grandiosità della sua scrittura, perfetta simbiosi tra armonia, melodia e versi. Un interessante patrimonio musicale che offre spunti di riflessione e studio ai cultori sia del jazz sia della musica classica”.

Hot Jazz. Da Jelly Roll Morton a Wynton Marsalis - Giorgio Lombardi

Nuova edizione, riveduta e aggiornata, in un unico volume, di quella che è considerata la più ampia retrospettiva sul jazz tradizionale che sia stata pubblicata in Italia. 


Partendo dalle forme pre-jazzistiche, l’A. analizza in dettaglio le scuole costitutive dell’Hot Jazz (“New Orleans”, “Chicago”, “New York”) e successivi sviluppi (dal Mainstream-Jazz sino agli ultimi movimenti revivalistici) attraverso un puntuale esame dell’opera discografica dei suoi più qualificati esponenti, da Jelly Roll Morton a Wynton Marsalis.
Una ricerca diretta, non soltanto a una adeguata rivalutazione dell’importanza e del peso di una tradizione, ahimé ancora tanto misconosciuta, ma anche alla scoperta o riscoperta di fonti ancora ricchissime di linfa vitale.
Giornalista e critico musicale specializzato nella musica Afroamericana, Giorgio Lombardi collabora da molti anni con la rivista Musica Jazz, con la Rai, con il Corriere Mercantile di Genova ed altre testate.
Quale esperto di jazz tradizionale ha fatto parte del comitato di redazione della “Grande enciclopedia del Jazz” edita dalla Curcio nel 1980 – 81 (Opera ristampata nel 1991).
Per la De Agostini ha pubblicato nel 1990 una Guida alla Discoteca, in collaborazione con Mario Luzzi, a corredo dell’opera I maestri del Jazz.
Nel 1993 ha pubblicato per l’editore De Rubeis il volume “New Orleans – Chicago – New York”, la più ampia retrospettiva sul jazz tradizionale che sia stata pubblicata in Italia. Nel 1994 è stato chiamato a far parte del comitato di esperti (comprendente Pino Candini, Franco Fayenz, Vittorio Franchini, Salvatore Biamonte, Maurizio Franco…) che ha redatto il volume “Gente del Jazz” edito dalla BMW in occasione del decennale del festival Verona.

Dave Douglas annuncia l'uscita del suo prossimo album

Nel prossimo mese di aprile, Dave Douglas pubblicherà il suo nuovo album, dal titolo Time Travel, seguito dell'ultimo splendido Be Still che il magazine Stereophile ha citato come "una delle migliori nuove registrazioni [che] ho ascoltato da chiunque da un bel po", il New York Times ha definito un album "stupendo e contemplativo", ed il Los Angeles Times ha segnalato come "una lussureggiante raccolta di inni ed elegie rielaborata in un jazz a tutto tondo."


Pur con personale identico, il sassofonista Jon Irabagon, il pianista Matt Mitchell, la bassista Linda Oh ed il batterista Rudy Royston, ma senza Aoife O'Donovan, il materiale presente su Time Travel possiede una propria identità. Inoltre il maestro ingegnere Joe Ferla è di nuovo a bordo per conservare intatto il tipico audio delle formazioni di Douglas.
"Questo gruppo doveva essere il mio nuovo gruppo di lavoro", dice Douglas degli strumentisti su Time Travel. Mentre la O'Donovan e altri cantanti (tra cui Heather Masse) continueranno a far parte della band durante i concerti dal vivo. 
Per Douglas, il quintetto di Time Travel è molto più che un nuovo capitolo della sua storia. La forza del quintetto, egli sostiene, è un testamento per la salute della scena jazz attuale. "Si sta trasformando in un ambiente davvero ricco di crescita e di ispirazione  per la musica."
L'anno 2013 segna anche il 50° compleanno del trombettista e per questa occasione, Douglas cercherà di raggiungere tutti i 50 stati degli Stati Uniti di persona, nella speranza di rendere il jazz disponibile a persone che non riuscirebbero altrimenti ad averne accesso, come nelle grandi città.
Inoltre, Douglas, che è un appassionato corridore, ciclista ed escursionista, dice che uno dei motivi per il progetto dei 50 Stati è quello di suonare maggiormente in luoghi improbabili. Questa non è una nuova idea per Douglas, che ha registrato il suo album del 2003 Mountain Passages, prima uscita della Greenleaf, sulla cima di una montagna in Italia, come parte del festival Suoni delle Dolomiti.
"Mountain Passages fu registrato per il mio padre defunto che ha trascorso una grande quantità del suo tempo libero all'aperto, facendo passeggiate ed escursioni a piedi e in mountain bike." 
Il titolo Time Travel potrebbe far pensare che Douglas sia attratto dal futurismo, dalla fantascienza e da cose simili. Da una parte, certo: fare musica è il definitivo intangibile, un punto di partenza, come dichiarò Andrew Hill, ma verso cosa?

Django Reinhardt e Stéphane Grappelli in un raro video d'epoca

Ecco un bellissimo video del grande chitarrista jazz gypsy Django Reinhardt e del violinista Stéphane Grappelli con il loro Quintette du Hot Club de France, mentre suonano in un film documentario del 1938.


Il film fu organizzato frettolosamente dall'agente britannico della band, Lew Grade, come una maniera per introdurre lo stile unico della band al pubblico britannico, prima del loro primo tour nel Regno Unito.
Come Michael Dregni scrive su Gypsy Jazz: In Search of Django Reinhardt and the Soul of Gypsy Swing:
"Il Quintette era sconosciuto al pubblico inglese, e nessuno poteva dire come la loro musica sarebbe risonata. Quindi, Grade cercò di educare il suo pubblico. Assunse una troupe cinematografica per girare un video promozionale di sei minuti intitolato Jazz Hot, che sarebbe stato proiettato nelle sale inglesi per fornire una lezione di amore per il jazz per riscaldare le folle." 
Questo spiegherebbe il tono didattico dei primi due minuti e mezzo del film, che appaiono come una lezione di recupero sulla natura del jazz.

sabato 16 febbraio 2013

Ben Williams Live at 92Y Tribeca (video)

Il 19 luglio del 2011 il quintetto del bassista Ben Williams, uno dei più interessanti giovani musicisti in circolazione, tenne un concerto al club newyorkese 92Y Tribeca, dove presentò il suo primo e finora unico album State of Art. Per l'occasione la formazione era composta da Ben Williams al basso, Marcus Strickland al sax tenore, Matt Stevens alla chitarra, Gerald Clayton al piano e tastiere e Jamire Williams alla batteria.


Il bassista Ben Williams è un musicista che ama precorrere i tempi, attraversando facilmente i generi, miscelando sapientemente straight-ahead, funk e jazz con influenze gospel. 
Nato a Washington, Williams si è diplomato alla Duke Ellington School of Music, prima studiando con il grande bassista Rodney Whitaker, quindi ottenendo un B.A. in studi jazz presso la Michigan State University. 
E' un sideman molto richiesto e si è esibito con il who's who del jazz, tra cui Wynton Marsalis, Roy Hargrove, Mulgrew Miller, Terence Blanchard, e altri. Williams è anche membro regolare della formazione di Stefon Harris, Blackout e conduce un proprio gruppo. 
Nel 2009 ha vinto il prestigioso Thelonious Monk International Jazz Competition e, successivamente, ha firmato un contratto discografico con la Concord Records.
Nel 2011 ha pubblicato il suo primo album da solista, State of Art.

Pat Martino estende la sua rinascita musicale

Sul sito MainLine MediaNews è stato pubblicato un bell'articolo sulla vita e sui problemi di salute del leggendario chitarrista Pat Martino.


'Dove si va dopo aver perso 36 anni di memoria, soprattutto se sei un musicista jazz di talento che una volta ha bevuto cioccolata calda con John Coltrane? Nel 1980, il musicista di fama mondiale Pat Martino, non solo perse la memoria, ma gli fu anche detto che gli sarebbero rimaste solo due ore di vita.
Solo "due ore" furono le parole del medico, subito dopo un grave intervento chirurgico in cui gli fu rimosso il 60 per cento del lobo temporale (a causa di un aneurisma derivante da una malformazione che aveva coltivato per molti anni). 
La sua amata chitarra, la carriera musicale ed anche la sua famiglia erano ormai solo una macchia confusa. Ben presto la sua vita sarebbe finita - o almeno così gli fu detto. Si sentiva "... freddo, vuoto, neutro, pulito ... nudo."
Una mal diagnosticata AVM (malformazione arterovenosa) nei suoi primi anni, lo aveva portato in un mondo di crisi, trattamenti d'urto ed un sacco di rabbia, benchè gran parte di ciò che ha passato potesse essere alleviata. Ora, quasi 33 anni dopo, Martino guarda indietro senza rimpianti.
Infatti, mentre quasi perdeva la vita, stranamente, Martino fece in modo che il lato oscuro della sua vita lavorasse per lui in modo positivo. Essendo in grado di fare un passo oltre a ciò che egli chiama "l'opposizione" a tutto che ha passato ed a guardare alle cose in maniera più neutrale, è stato in grado di andare avanti verso un recupero completo. Ed oggi, si gode la sua carriera musicale più che mai.
Con la passione per la musica che nacque all'età di 12 anni, Martino lasciò casa (con la benedizione dei suoi genitori) nel suo secondo anno di high school per inseguire il suo primo amore - il jazz - e subito dopo andò ad Harlem per immergersi nella cultura jazz, incontrando lungo la strada artisti del calibro dei fratelli Montgomery e Willis "Gatortail" Jackson, tra gli altri. Suo padre spesso lo accompagnava nei club locali per introdurlo ai giganti del mondo del jazz. 

Mauro Ottolini ad AvellinoJazz

Un evento speciale che celebra il ventennale di “AvellinoJazz”: il 17 febbraio, presso il ristorante “Blob” di Avellino, si terrà il concerto di Mauro Ottolini – recentemente insignito del premio “Top Jazz 2012” come miglior jazzista dell’anno, nella formazione speciale del Trio Cagliostro (Mauro Ottolini al trombone, Daniele D’Agaro al clarinetto, Simone Zanchini alla fisarmonica e live electronics).


La spiccata personalità, l’inventiva e la carica improvvisativa degli eclettici protagonisti di questo trio inedito di caratura internazionale, sono capaci di coniugare ricerca sonora ed estro, conoscenza delle tradizioni e utilizzo di strumenti ancestrali – come i legni, gli ottoni e la fisarmonica – con la sperimentazione e la sintesi dei nuovi linguaggi. 
Convogliano in un’avventura musicale melodica e coinvolgente, che ripercorre quasi un secolo di storia del jazz, dentro cui si ritrovano eco della tradizione italiana, del blues e del gipsy, la necessità della melodia e le canzoni di Ellington, Fats Waller, Amalia Rodriguez, Tom Waits e Don Cherry, condite con l’improvvisazione creativa e le suggestioni della musica contemporanea ed elettronica.
Mauro Ottolini vanta collaborazioni con gruppi e orchestre jazz di altissimo livello internazionale: Carla Bley, Maria Schneider, Tony Scott, Steve Swallow, Kenny Weeler, Han Bennink, Gary Valente, Gaslini e l’orchestra “Arena di Verona”, Tullio de Piscopo, Marcello Rosa, Franco D’Andrea, Furio di Castri, Giancarlo Schiaffini, Aldo Romano, Grace Jones (live Pavarotti and friends), Negramaro, Lucio Dalla, Amy Stewart, Antonella Ruggiero, Luciano Pavarotti e altri. 

Travelers, primo album del contrabbassista Matteo Bortone

Il prossimo 6 marzo esce in Italia Travelers, primo album del contrabbassista pugliese Matteo Bortone.


Nativo di Otranto, già membro del nuovo trio del talento del pianoforte Alessandro Lanzoni (“Dark Flavour”, il disco d'esordio è firmato CAM JAZZ ed uscirà a febbraio 2013), Matteo negli ultimi anni si è affermato sulla scena jazz parigina ma ha deciso di tornare in Italia quasi in contemporanea con il suo esordio discografico in veste di leader.
Edito dall’etichetta Zone di Musica, l’album è stato concepito tra Roma e Parigi, registrato in Francia e si avvale di una band italo/francese di prim'ordine: Antonin-Tri Hoang al sax alto e clarinetto basso, una delle voci più singolari del panorama jazzistico francese e membro dell'Orchestre Nationale de Jazz, Francesco Diodati, chitarrista romano acclamato dalla stampa di settore tra i migliori nuovi talenti odierni, e Guilhem Flouzat, batterista parigino trapiantato a New York che completa insieme a Bortone la ritmica del gruppo.
Il disco sarà presentato in Italia ed in Francia con un tour che toccherà diverse città tra cui Firenze (1 aprile, NOF Gallery), Roma (4 aprile, per la rassegna La Strada in Jazz), Parigi (10 aprile al Sunset Jazz Club e 12 giugno al Disquaires), Vanves (13 giugno al Turbulences Festival) e Chartres (15 giugno al Parvis Jazz Club). 
Il lavoro discografico evoca – come il titolo stesso suggerisce - la tematica del viaggio e del movimento: la musica di Travelers è tagliente, aperta a mutazioni improvvise, percorsi tortuosi che trasportano l'ascoltatore in panorami acustici ed elettrici.
Le 11 tracce dell’album sono fedeli alle intenzioni del leader: forti melodie, songs malinconiche che sfociano in tempeste elettriche, “spaccature free e paesaggi cantautoriali” (Musica Jazz, Agosto 2012); il costante binomio tra melodia e improvvisazione collettiva libera la band da ogni prevedibile definizione stilistica, affermando tuttavia una decisa linea rock/pop che caratterizza le tematiche dei brani.

venerdì 15 febbraio 2013

Enrico Rava Quintet su France Musique

Questa sera l'emittente France Musique trasmetterà il concerto del quintetto Enrico Rava "Tribe", registrato lo scorso 7 febbraio al Sunside di Parigi. Rava era accompagnato da Gianluca Petrella (trombone), Giovanni Guidi (piano), Gabriele Evangelista (contrabbasso), Fabrizi Sferra (batteria).


Non c’é molto da aggiungere, a ciò che già é stato scritto in passato, sull’attività di Enrico Rava per la Ecm. Prima di tutto, musica stimolante. Curiosa, in seconda battuta. Avvolgente, come se fosse nebbia nella metropoli. E poi, epidermica, nascosta, tenebrosa. 
Non facile: perché il jazz di Rava, negli anni, ha assorbito la riflessione, la strategia strumentale e timbrica, la flessuosità del pensiero e dei solo. Così, “Tribe” somiglia tanto all’ennesimo capitolo di un racconto sonoro nel quale la composizione – più che altro, lo stile, il segno, il carattere – è la regina saggia di un jazz che si trasforma lentamente. E che, lentamente, fluisce. Senza rinunciare al gusto di comunicare con chiarezza il passaggio da una ballad ad un post-bop più articolato e dal passo deciso. 
Dopo Easy Living, Tati, The Words and the Days, The Third Man e New York Days, il trombettista genovese si concentra ancora sull’esplorazione della musica più lirica ma meno esposta. Certo, ammaliante ma senza accecare. E’, insomma, l’ideale compagna di viaggio per chi vuole ferire di malinconia concedendosi però il lusso di qualche piccolo colpo di testa. 

REPLAY: La difficile vita di Art Pepper (prima parte)

(Pubblicato originariamente il 29 aprile 2012)
Quest'anno in giugno si commemora il trentennale della morte del grande Art Pepper, morto nel 1982 per infarto dopo una incredibile vita, segnata al carattere tormentato e autodistruttivo del sassofonista, come documentato dall'eccezionale autobiografia, dal titolo Straight Life, scritta insieme alla terza moglie Laurie circa tre anni prima della sua morte.


Nato Arthur Edward Pepper, Jr. il 1 settembre del 1925 a Gardena in California, era sostanzialmente un figlio non voluto di una mamma ribelle, dedita alla bella vita e di un padre marinaio sempre in viaggio, Pepper crebbe allevato da una nonna ben intenzionata, ma fredda nei suoi confronti. Il suo talento musicale emanava dalla famiglia italiana di sua madre e a nove anni, Art convinse suo padre a comprargli uno strumento musicale e ad assumere un insegnante, Leroy Parry, che lo avviò al clarinetto come suo primo strumento. Il suo orgoglioso padre avrebbe portato il figlio a suonare le canzoni popolari del momento, guadagnando denaro e adulazione, in giro per i bar locali. All'età di dodici anni, Pepper passò all'alto sax che diventò il suo strumento principale in tutta la sua carriera professionale.
Pepper fu in gran parte un autodidatta, che imparò ad usare lo strumento attraverso l'ascolto intensivo; iniziò a suonare su Central Avenue a Los Angeles, casa del jazz nero e risposta della West Coast alla 52nd Street di New York. Nel 1941 il Club Ritz e il Alabam Club erano i luoghi che l'emergente altoista frequentava e, talvolta, guadagnava dei soldi suonando con trombettisti del calibro di Louis Armstrong e Roy Eldridge, il bassista Jimmy Blanton, l'altoista Johnny Hodges, e i tenorsassofonisti Coleman Hawkins, Ben Webster e Dexter Gordon. 
Gordon presentò il neo arrivato al batterista Lee Young, fratello del leggendario Lester "Prez" Young. Il batterista divenne suo mentore e, infine, presentò Pepper a Benny Carter, il leggendario sassofonista e bandleader.

The Tommy Evans Orchestra - The Green Seagull

Sul sito Storia della Musica è stata pubblicata, a firma di Andrea Baroni, la recensione del fantastico nuovo doppio album dell'orchestra del batterista inglese Tommy Evans dal titolo The Green Seagull.


Ecco un bel modo di guardare al jazz nel 2013 : tuffarsi senza timori  in un vortice dove convivono pieni orchestrali, assoli free, temi cinematografici ed uso strumentale delle voci.
Lo sguardo è quello di Tommy Evans, giovane batterista inglese qui alle prese con il primo lavoro da compositore per largo ensemble e fresco vincitore, con questo gruppo, del premio  Big Band of the Year all’edizione  2012  del festival Jazz Yorkshire. 
Nella suite per il gabbiano verde convivono tutti gli elementi citati e molto altro – ampi spazi strumentali fra il jazz ed il prog (Cardboard box), incantate melodie vocali (il finale di “Seatbelt”), interludi pianistici classici (Early doors) il magnetico tema post bop di “Last orders”–,  ma quello che avvince dal primo ascolto è la ferma intenzione dell’autore di costruire una vera e propria opera musicale puntando in alto, non risparmiando nulla della tavola sonora a disposizione di un giovane d’oggi che  conosca la storia del jazz, e frequenti contemporaneamente anche altre geografie del moderno atlante musicale. 
Come si spiegherebbe altrimenti una composizione come “Early learning centre” sviluppata sull’alternanza di cori e arrangiamenti fiatistici e conclusa da una inaspettata coda noise?
Evans sembra infatti possedere almeno quattro vite: in parallelo alla propria Orchestra jazz conduce infatti altre due esperienze musicali: la Submotion Orchestra, fresca del cd “Finest hour” (Exceptional records), che rinverdisce la gloriosa tradizione del trip hop inglese, e il Gentleman Dub Club, dedito ai ritmi in levare, senza negarsi il ruolo di batterista  nel progetto di fusione jazz - folk If destroyed still true.

Antonio Farao' European Trio al San Severo Winter Jazz

Al San Severo Winter Jazz, venerdì 15 febbraio alle 22 sarà la volta di Antonio Farao' Europan Trio. Con lui al Caffè Tra Le Righe - Spazio Off si esibiranno Martin Gjakonovski (basso) e Vladimir Kostadinovic (batteria). 


Antonio Farao' è da tempo l'orgoglio del giovane Jazz italiano in tutto il mondo. Considerato dalla critica mondiale uno dei più interessanti pianisti jazz dell'ultima generazione, Antonio Faraò è nato a Roma nel 1965 in una famiglia dalle radici musicali ben salde; la mamma nota pittrice e poetessa e il padre batterista jazz, entrambi appassionati, lo abituano sin da piccolo all'ascolto di musicisti come: Benny Goodman, Count Basie, Duke Ellington, Frank Sinatra, Ella Filtzgerald, trasmettendogli un gusto per lo swing che resterà intatto anche negli anni successivi.
I suoi primi modelli sono: Oscar Peterson, Erroll Gardner, scoprendo in seguito, McCoy Tyner, Herbie Hancock, Keith Jarrett, Bill Evans, John Coltrane, Miles Davis, Charlie Parker, Thelonious Monk. 
Non si contano per lui i riconoscimenti, premi internazionali e partecipazioni ai jazz-festival più significativi. È premiato per il "Concorso Jazz Four Roses" (1991) (al Teatro Ciak di Milano) e si classifica primo nel prestigioso "Concorso Internazionale di Piano Jazz Martial Solal" (1998) (Concorso indetto dalla Città di Parigi ogni 10 anni) un evento che ha lanciato Antonio ancora più intensamente nei circuiti internazionali della musica Jazz contemporanea, portandolo ad incidere, dopo alcuni dischi prodotti in Italia, 3 album, sempre come leader, per l'importante etichetta tedesca Enja Records: "Black Inside" nel 1998 e "Thorn", nel 2001, in cui Antonio è accompagnato da Jack DeJohnette alla batteria, Chris Potter al sax tenore e soprano e Drew Gress al contrabbasso e "Next Stories" nel 2002.

Enrico Pieranunzi a Parma "Fellinijazz"

Enrico Pieranunzi, uno dei pianisti più accreditati del panorama del jazz contemporaneo, apre questa sera alle ore 21, al Teatro al Parco di Parma, la 27° edizione di «Estri armonici», la rassegna concertistica diretta da Giampaolo Bandini e promossa da Solares Fondazione delle Arti col Comune di Parma e la Fondazione Monte Parma. 


«Fellinijazz», questo il titolo del concerto, è un omaggio a uno dei grandi visionari della cultura del XX secolo. Già applaudito dal pubblico di Estri d’Estate, Pieranunzi torna a Parma per dare nuova luce alle splendide musiche composte da Nino Rota per i film di Fellini, con una formazione di trio composta da Luca Bulgarelli al contrabbasso e Mauro Beggio alla batteria. 
L’idea nasce da un progetto tradotto nel 2003 in un album per la Camjazz che ora viene ridato alle stampe in un doppio vinile. 
Il programma del concerto intreccia le indimenticabili pagine musicali di Rota dedicate a pellicole come I vitelloni, Il bidone, Amarcord, La dolce vita, La strada, Le notti di Cabiria, con composizioni originali dello stesso Pieranunzi: Cabiria's Dream e Fellini's Waltz.
Protagonista da molti anni del jazz italiano ed europeo, Pieranunzi si esibisce in questo concerto con la formazione che fin dai suoi esordi  ha costituito il suo terreno privilegiato di espressione e sperimentazione. 
Il classico trio piano-basso-batteria è infatti la dimensione sonora che gli ha  offerto le migliori opportunità per far emergere appieno le sue qualità di strumentista, interprete, compositore. Innumerevoli i  concerti e le  incisioni con  celebri e apprezzati trii italiani (lo Space Jazz Trio degli anni ’80),  americani (con Marc Johnson e Joey Baron o con Charlie Haden e Paul Motian) ed  europei (con Hein Van de Geyn e André Ceccarelli). 

Dino Rubino Trio inaugura "Jazz'in provincia"

Cinque mesi all’insegna del grande jazz, in un affascinante itinerario artistico nei teatri storici della provincia di Pesaro e Urbino, con la partecipazione di musicisti di fama internazionale, ma anche a nuovi talenti. Torna la rassegna “Jazz'in provincia”, organizzata dall’assessorato alla Cultura della Provincia di Pesaro e Urbino e dal “Fano Jazz Network”, in collaborazione con i Comuni coinvolti, ai quali quest’anno si aggiunge quello di Gabicce, con il concerto di chiusura in Piazza Valbruna. 


Nove concerti, sette teatri, otto Comuni e quarantasei musicisti sono i numeri della XIII edizione. Dopo il successo dell’anteprima di dicembre a Cagli con Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura, si parte venerdì 15 febbraio, alle ore 21.15 al Teatro comunale di Gradara con un concerto organizzato in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune. 
Sul palco “Dino Rubino Trio” in “Omaggio a Miriam Makeba”, con Dino Rubino al piano, Paolino Dalla Porta al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria.Il primo album registrato dal Trio, dal titolo “Zenzi”, è un tributo del pianista, trombettista e compositore siciliano a Miriam Makeba, artista e attivista sudafricana, di cui valorizza il patrimonio melodico e ritmico in un ritratto a più facce in chiave jazz.
Venerdi 8 marzo a San Costanzo, al Teatro Comunale (ore 21.15) sono di scena Enzo Pietropaoli-Adriano Viterbini Duo in "Streetmates", progetto con alla base la passione, l’inventiva, il sentimento. L’incontro tra Enzo Pietropaoli e Adriano Viterbini (già chitarra e voce di Bud Spencer Blues Explosion e Black Friday) è un intenso respiro, un’esperienza di condivisione musicale cercata da tempo e nata per caso in una piazza del rione Testaccio.
Sabato 16 marzo al Teatro Bramante di Urbania, sarà protagonista il leggendario Franco D’Andrea, che alle ore 18 incontrerà il pubblico in collaborazione con l’associazione “Il Barco”, mentre alle ore 21.15 proporrà il concerto per piano solo dal titolo “Into the mistery”. In scaletta composizioni originali e brani di Kid Ory, George Gershwin, Duke Ellington, Billy Strayhorn, Thelonious Monk, Lennie Tristano, John Coltrane.

Maurizio Giammarco all’Achab Yacht Club di Ostia

Venerdì 15 febbraio all’Achab Yacht Club di Ostia concerto di Maurizio Giammarco & Fresh Fish. Sul palco Maurizio Giammarco sassofoni, Domenico Sanna piano e Fender Rhodes, Luca Fattorini contrabbasso, Marco Valeri batteria.


Lo spirito d'instancabile rinnovamento di Giammarco emerge più che mai in questa sua recente, ma già ben rodata, collaborazione con una delle formazioni più feconde e originali della nuova scena capitolina: i Fresh Fish. Con questo nome Marco Valeri, Luca Fattorini e Domenico Sanna, forti di una grande coesione d'intenti e vedute, hanno infatti dato vita a un trio di nuova concezione, proiettato verso una musica “sempre fresca” e attuale, e definito da un profonda ricerca sia a livello compositivo che di performance. 
Figura centrale del Jazz in Italia fin dai primi anni '70, Maurizio Giammarco si è imposto come virtuoso del sassofono, eclettico compositore e leader di gruppi storici della scena nazionale (come Lingomania, unanimemente considerato il gruppo più rappresentativo degli anni '80, vincitore di diversi referendum indetti dalle riviste specializzate) fino al recente incarico di direttore della Parco Della Musica Jazz Orchestra (PMJO), big band residente presso l'Auditorium di Roma, per la quale Giammarco ha prodotto una notevole quantità di arrangiamenti, composizioni e progetti orchestrali. 
Partendo da una profonda e appassionata conoscenza del jazz storico, Giammarco, animato da un continuo spirito di ricerca e crescita, ha sempre spaziato anche in altri ambiti musicali, giungendo a una propria personale sintesi espressiva sia sul piano solistico che compositivo. 

giovedì 14 febbraio 2013

Love Songs

Per celebrare degnamente San Valentino, ho predisposto una compilation di celebri standard d'amore, interpretati da alcuni dei più grandi protagonisti della storia del jazz.  


La compilation che si intitola in maniera appropriata Love Songs, riunisce 25 pezzi immortali, come In a Sentimental Mood, My Funny Valentine, Body and Soul ecc... interpretati da grandi artisti quali Miles Davis, John Coltrane, Thelonious Monk, Bill Evans solo per citarne alcuni, inclusi in un arco temporale che va dagli anni '40 fino ad oggi.
Per finire, voglio segnalare che tutti i pezzi presentati in questa raccolta sono esclusivamente strumentali.

Ecco la compilation offerta dal sito Grooveshark:

Love Song by bruce spring on Grooveshark

Un "dolce dolce" San Valentino da Grace Kelly

Dopo aver allietato il mondo del jazz straight-ahead ed aver raccolto consensi in tutto il mondo, la 20enne, prodigiosa Grace Kelly cerca di di conquistare i cuori degli amanti del mainstream con una contagiosa raccolta crossover che sarà consegnata il giorno di San Valentino.


Mettendo in secondo piano il sassofono per affascinare con la sua voce incantevole, questo divertente singolo, "Sweet Sweet Baby", sarà pubblicato dalla Woodward Avenue Records ed accompagnato da un video vivace e colorato, che vi farà ballare e battere la mani. 
Grace Kelly ha scritto questa gioiosa celebrazione gioiosa dell'amore, che ha prodotto con Alain Mallet, sicura di fare appello a persone di tutte le età. 

Sono entusiasta di mostrare il mio primo video musicale! 
Il mio concetto di base era quello di avere molti amici e fan unirsi a me nel mio video a ballare, ridere, celebrare l'amicizia e il loro "sweet sweet baby.." 
L'uomo brillante che doveva filmare, Kris Kaczor mi raggiunse a Boston per 2 giorni mentre noi improvvisavamo e giravamo molti filmati. Nessuno script fu scritto, ci siamo riuniti, raccolto le idee ed acceso la videocamera. 
Mi sembra che il video metta in evidenza esattamente ciò che immaginavo! Kris ha fatto un lavoro incredibile nel catturare la gioia di tutti. E' davvero contagiosa!

mercoledì 13 febbraio 2013

Michel Camilo "Mano A Mano" Trio - Estival Jazz Lugano 2012 (video)

Questo è il video integrale del concerto dei trio "Mano a Mano" di Michael Camilo con il batterista e percussionista Giovanni Hidalgo ed il bassista Lincoln Goines, registrato lo scorso 7 luglio in Piazza della Riforma a Lugano in occasione della rassegna Estival 2012.


Michel Camilo è al tempo stesso un eccezionale compositore e pianista, un band leader ed un professore di musica. Questo straordinario musicista dominicano è anche produttore, vincitore di Grammy ed Emmy Award ed ha ricevuto in patria le onorificenze civili più alte.
Ma Michel Camilo è questo e molto di più: un vortice di entusiasmo, passione per la musica ed amore per la vita. La sua maestria attraversa i generi, dal jazz alla classica, al pop alla world.
Un pianista dalla tecnica brillante e che compone i suoi brani attingendo alle diverse spezie di cui dispone: ritmi caraibici ed armonie jazz.
Michel nasce in una famiglia di musicisti, dimostrando fin da piccolo una particolare attitudine per la fisarmonica e, in seguito, per il pianoforte, frequentando l'Elementary Music School presso il National Conservatory (dove poi studierà per 13 anni).
Formato come pianista classico, a soli 16 anni fa parte della National Symphony Orchestra della Repubblica Dominicana.
Durante il periodo di formazione classica, Michel ascolta e subisce l'influenza di jazzisti tradizionali come Horace Silver, Erroll Garner e Scott Joplin e di jazzisti contemporanei come Herbie Hancock, Keith Jarrett e Chick Corea.
Nel 1979 Michel si trasferisce a New York, dove studia al Mannes College e alla Juilliard School, debuttando sulla scena internazionale nel 1983, quando Tito Puente lo sceglie per sostituire il pianista della sua formazione al Montreal Jazz Festival.

Joe Henderson - The State Of The Tenor

Sul sito della Blue Note è apparso un bell'articolo, a firma Aidan Levy, che racconta e revisiona una dei più straordinari album della storia del jazz, The State of the Tenor del trio di Joe Henderson.


Ecco un estratto dell'articolo:
'Dal 14 al 16 novembre del 1985, il trio di Joe Henderson teneva corte al Village Vanguard per un leggendario ingaggio di 10 set, alcuni dei quali furono registrati per la Blue Note e pubblicati nel 1986 in due volumi con il titolo dichiarativo di The State of the Tenor
Il titanico sassofonista aveva 48 anni in quel momento, e sedeva comodamente in vetta al gruppo dei suoi pari. Un grande pugile dello strumento, il suo approccio muscolare rifletteva l'esuberante sensibilità degli anni '80, e i pezzi grossi che erano con lui sul palco, il bassista Ron Carter e il batterista Al Foster, completavano il suo modo di non fare prigionieri di Henderson, con un arioso senso di moderazione, swingando quando necessario per riempire lo spazio negativo.
Se Sonny Rollins era il Muhammad Ali del tenore, Henderson era il Joe Frazier, con la sua tecnica travolgente e preparando spavaldamente un pugno diretto da knock-out che atterrava esattamente nelle orecchie. Era una forza innegabile, la summa dello stato del tenore in quel momento, un gorilla della sua epoca. 
Egli poteva non avere la leggerezza del tocco che caratterizzava Rollins, e non era un gigante buono come Dexter Gordon, ma ascoltare Henderson era un'esperienza in full immersion, arricchita in questo caso dal trio, una formazione piano-less, che era la stessa utilizzata da Rollins nelle sue sessioni dal vivo nello stesso club nel 1957. Questa impostazione in trio ben si adattava a Henderson, che poteva sillabare gli accordi con una larghezza di portata radicale che non lasciava nulla di non detto.

REPLAY: Hugh Masekela

(Pubblicato originariamente il 28 aprile 2012)
Se avete avuto la possibilità di assistere via internet ieri sera al bellissimo concerto di Parigi per la giornata inaugurale dell'International Jazz Day, converrete con me che uno dei momenti più entusiasmanti della serata sia stata l'esibizione del grande trombettista ed attivista sudafricano Hugh Masekela.


Masekela è certamente uno dei più grandi musicisti africani, un grande rappresentante di Afro-jazz, uno stile che incorpora la musica etnica tradizionale del continente all'interno del linguaggio del jazz. 
Il musicista, tuttavia, è riluttante a definire il suo stile musicale in termini specifici e restrittivi.
"Sono musicista da quando ero bambino, e l'ho sempre chiamata musica." ha dichiarato Masekela. "I grandi musicisti non amano classificare quello che fannoLa comunità ed i media sono liberi di classificare la mia musica nel modo che desiderano. I titoli specifici non hanno attinenza con l'amore per la musica che mi spinge".
Nato a Witbank nel 1939, nel Sud Africa della segregazione razziale, Masekela sviluppò l'amore per la musica in giovane età. Cantava e suonava il pianoforte sin da bambino ed iniziò a suonare la tromba all'età di quattordici anni, incoraggiato da padre Trevor Huddleston, un attivista dell'Apartheid e suo mentore, che lo convinse a perseguire una carriera musicale.
Influenzato da Louis Armstrong, Ella Fitzgerald e Miles Davis, Masekela creò una propria miscela di jazz con le melodie tradizionali del Sud Africa. La sua musica fu fortemente influenzata dalla vita sotto il regime dell'apartheid, prendendo ispirazione sia dalla ricca eredità culturale sudafricana, che dalla difficile situazione politica di tumulti e di segregazione.