mercoledì 23 gennaio 2013

Satchmo la mia vita a New Orleans

"Louis Armstrong è il jazz", così esordisce Enrico Rava nella prefazione a questa autobiografia del grande musicista americano. E insieme al jazz Armstrong è cresciuto nei bassifondi di quella città leggendaria che era la New Orleans d'inizio Novecento, quando le brass band si sfidavano a duelli musicali per le strade, e durante i funerali si potevano ascoltare le marce e i primi ragtime suonati da Kid Ory e King Oliver. 


La prima volta che Satchmo suona la tromba è in riformatorio, quando è ancora un bambino, e da allora lo strumento non lo abbandona più: anche quando di giorno Louis vende carbone e scarica caschi di banane, la tromba sarà lì ad attendere di essere suonata, la sera, per un pubblico di prostitute, magnaccia e giocatori d'azzardo.
Minimum Fax continua la sua fortunatissima serie di libri dei grandi del jazz: dopo Miles Davis, Chet Baker, Thelonious Monk, Enrico Rava, ecco l’autobiografia (che torna in libreria dopo trent’anni) di uno dei mostri sacri del jazz mondiale: Louis Armstrong.
Il libro si apre nei bassifondi di New Orleans, dove la sua prima tromba gli capita fra le mani a soli sette anni, mentre è in riformatorio, e si chiude all’inizio di una trionfale tournée in cui un Armstrong all’apice della sua carriera suona con l’idolo di sempre, King Oliver.
Pagina dopo pagina, seguiamo la storia di un musicista che è in buona parte la storia del jazz, e insieme la storia di un secolo, che si apre con lui (Armstrong nacque nel 1900) e la storia di un luogo magico, New Orleans, considerata tradizionalmente la città natale del jazz.
Un libro che diverte, incuriosisce e commuove, per gli appassionati di musica, ma anche semplicemente per chi ama le belle storie, perché quella di Satchmo (chiamato così per le enormi dimensioni della sua bocca) si legge come un romanzo.
Oltre a una traduzione considerevolmente riveduta e corretta rispetto alla prima pubblicazione italiana (1956) il volume offre una prefazione di Enrico Rava appositamente scritta per questa edizione.

Ecco una stupenda versione di Do You Know What It Means To Miss New Orleans, a mio parere una delle più belle canzoni della storia del jazz:

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