domenica 27 gennaio 2013

La Hot Jazz Band di Hitler (seconda parte)

Concludo la pubblicazione di questo interessante articolo, apparso sul blog dello Smithsonian Institute, sul tormentato rapporto tra l'ideologia nazista ed il jazz (a questo link c'è la prima parte)


'Musicalmente, l'orchestra di Schwedler era superiore a qualsiasi altra nella Germania nazista, anche se non al livello delle migliori band americane o inglesi. Essa comprendeva Primo Angeli, un virtuoso pianista, e occasionalmente la calda batteria fornita da Fritz "Freddie" Brocksieper, che aveva una madre greca, e che nascondeva il fatto che anche lui fosse per un quarto di sangue ebraico. (Brocksieper, per molti anni il più importante batterista jazz in Germania, era un devoto di Gene Krupa, nel senso che, come dice Michael Kater, "era noto per il suo rumore disordinato.")
Il sempre crescente repertorio della band, consisteva principalmente in standard di danza, mescolato con circa il 15 per cento di jazz. Ma ciò era considerato ancora troppo "hot" jazz.
Infatti tale musica era considerata inaccettabile anche per le trasmissioni di propaganda, e in ogni caso, come anche il capo della propaganda, l'americano Edward Vieth Sittler ammetteva, «non possiamo eseguire questo decadente hot jazz come se fossimo negri o ebrei."
Molti dei brani eseguiti da Charlie and His Orchestra erano versioni di canzoni tratte dai più recenti film di Hollywood e dai musical di Broadway, e malgrado gli sforzi di Schwedler in Svizzera sembra che gran parte di quella musica venisse propagata attraverso le stazioni di ascolto naziste e che fosse rozzamente trascritta da lì.
Il fisarmonicista ceco Kamil Behounek ricordò che questa pratica causò problemi. I brani "venivano ascoltati in onde corte e medie," disse, e "tanti passaggi erano quasi impossibili da ascoltare a causa delle scariche elettriche o della dissolvenza. Quindi, si doveva avere un sacco di immaginazione."
Mentre la guerra continuava, e sempre più tedeschi venivano arruolati nelle forze armate, la composizione della band di "Charlie", iniziò a cambiare e si dovette cominciare ad includere una maggioranza di musicisti provenienti da Belgio, Francia e Italia.
I musicisti furono costretti a raddoppiare il proprio lavoro, eseguendo vivaci arrangiamenti swing di propaganda la mattina per poi raggrupparsi in un altro studio nel pomeriggio per suonare la musica approvata dai nazisti, per il consumo interno.
Entro l'autunno del 1943, quando si intensificò il bombardamento di Berlino, essi furono costretti a trasferirsi a Stoccarda e si limitarono alle trasmissioni in diretta. "Eravamo in servizio cinque giorni alla settimana," ricorda il bassista Otto "Titte" Tittmann. "Facevamo degli show per l'area anglo-americana, più Sud America e Sud Africa."
Per la maggior parte dei musicisti, come Brocksieper ammise dopo la guerra, la collaborazione con la macchina da guerra nazista era semplicemente il minore dei due mali. L'alternativa era combattere, o, nel caso di Behounek, costretto ai lavori forzati in una fabbrica di armamenti ("I miei compagni fabbricavano proiettili, mentre io facevo musica. Non vedo che cosa è peggio.").
Brocksieper aveva evitato la coscrizione inghiottendo una medicina che gli indusse un forte vomito, tanto che gli fu diagnosticata una sospetta ulcera allo stomaco.
Certamente sarebbe stato pericoloso per molti dei musicisti evitare la protezione offerta da Charlie and His Orchestra, la cantante tedesca Evelyn Künneke ricordò come "ci fossero anche mezzi ebrei e zingari, massoni, testimoni di Geova, omosessuali e comunisti, non esattamente il tipo di persone con cui normalmente i nazisti avrebbero voluto giocare a carte." 
"Charlie", Schwedler, che per lo meno si proponeva come un nazista convinto, scriveva dei testi che in genere seguivano uno schema fisso. Il primo verso di ogni canzone sarebbe rimasto intatto, forse nella speranza di attirare gli ascoltatori. Ma il resto dei testi viravano selvaggiamente nella propaganda nazista e vantavano la supremazia ariana.
I temi principali di Charlie erano quelli familiari: la Germania stava vincendo la guerra e Churchill era un megalomane ubriaco che si nascondeva in una cantina di notte per evitare le bombe tedesche ("I tedeschi mi stanno facendo impazzire / pensavo di avere cervello / Ma essi hanno abbattuto i miei piani"). Allo stesso modo, Roosevelt era un burattino del cartello dei bancari internazionali, e l'intero sforzo bellico degli Alleati era al servizio degli "ebrei."
Per la maggior parte, le canzoni di Schwedler intervallavano un virulento antisemitismo con i tentativi di convincere il pubblico che la vittoria nazista fosse inevitabile.
Per lo più sembra che ci siano scarse evidenze che Charlie and His Orchestra avesse un qualche tipo d'impatto sul morale degli Alleati, come sperato da Goebbels. 
Schwedler poteva anche parlare un inglese perfetto, ma non comprese mai l'ironia e la sobrietà inglese e americana, e anche se la sua band registrò ben 270 pezzi tra il 1941 e il 1943, che essenzialmente  venivano distribuite nei campi dei prigionieri di guerra, che però in genere le distruggevano dopo un ascolto esplorativo.
Eppure così importante era per la macchina della propaganda di Goebbels, che la band fu mantenuta quasi fino alla fine della guerra. L'ultima delle sue trasmissioni sembra essere stata fatta nei primi di aprile del 1945, appena un mese prima della fine del conflitto in Europa e pochi giorni prima che l'esercito degli Stati Uniti conquistasse la Renania e il Reichssender Stuttgart saltasse in aria, a causa della ritirata delle SS.
Ad ogni modo i principali protagonisti dell'orchestra non rimasero fuori uso a lungo. La richiesta di musica per danzare fu altrettanto forte sotto l'occupazione americana, e nell'autunno del 1945 Lutz Templin cominciò a lavorare per l'esercito degli Stati Uniti facendo tournée nel sud della Germania. In seguito sviluppò una propria attività di editoria musicale ad Amburgo e lavorò per la Polydor. 
Fritz Brocksieper trascorse le ultime settimane della guerra nascosto in una fattoria nei pressi di Tubinga. Ben presto riprese la sua carriera come batterista e continuò a registrare fino alla sua morte nel 1990, ironicamente a causa di un'ulcera allo stomaco.
Per quanto riguarda Karl Schwedler, il camaleonte, si dimostrò altrettanto adattabile dopo il 1945, come lo era stato durante la guerra. 
Alcune vecchie conoscenze gli permisero di lavorare come croupier al casinò presso l'Europa Pavilion a Berlino Ovest, poi, nel 1960, nonostante il suo irrisolto passato nazista, "Charlie", emigrò con la moglie ed i figli verso gli Stati Uniti. Non si sa se egli si sia mai esibito lì.'

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