sabato 19 gennaio 2013

Intervista ad Archie Shepp

Sul sito Seven Days è stata pubblicata una splendida intervista al mitico Archie Shepp, nella quale parla anche della sua adesione al Black Arts Movement (B.A.M.).


Ecco un estratto dell'intervista:
SD: mi sembra di capire che non sei un fan del termine "jazz".
AS: Prima di tutto, il termine jazz si origina all'incirca alla fine del secolo scorso. Per la prima volta fu usato a New Orleans, dove furono fatte le prime scritture erudite su questa musica. Ma le persone che originariamente scrissero su di essa non erano americani, spesso erano francesi. La musica folk afro-americana e la cosiddetta musica jazz non erano di particolare interesse per gli studiosi americani, che erano molto più interessati alla musica europea.
Così il termine jazz, che originariamente si scriveva j-a-s-s-, sembra provenire da una parola francese, "Jac," che significa "un luogo sporco," uno stabile di qualche tipo. E venne utilizzato per la prima volta in combinazione con i bordelli, le case di prostituzione. E in questi luoghi c'erano in particolare, i pianisti. La prima musica "jass" era la musica per pianoforte suonata da gente come Jelly Roll Morton. E il termine in questione alludeva alle attività che accadevano in questi luoghi, più che ad un apprezzamento della musica.
SD: Così lo vedi come un termine dispregiativo?
AS: "Jazz" era "la musica dei negri", era musica nera perché era eseguita in primo luogo da musicisti neri. Inoltre fu anche usata come verbo. "Jazz" stava anche per fornicare. Si potrebbe dire "Ho jazzed quella ragazza." Be', non ho suonato la musica per lei.
SD: Beh, si potrebbe fare prima dei concerti...
AS: [Ride] Credo che sia vero. Ma è un termine soprattutto "slang", non ha mai avuto una definizione formale, come, quando si parla di Stravinsky e di tutti i maestri, viene in mente "la musica classica occidentale». Ma quando diciamo "jazz," vi è una molteplicità di eventi che circondano una parola del genere, e nessuno di loro ha a che fare con la musica. E allora perché insistiamo sull'uso di questo termine?
SD: Beh, quando sento la parola "jazz", penso a maestri come Coltrane e Miles Davis...
AS: Lo usiamo solo perché è un termine familiare. Ma sai cosa significa, davvero? Ad esempio, il re di questa musica è Benny Goodman. Paul Whiteman è il padre di esso. Paul Whiteman [ride]. Trovo il termine jazz dicotomico, ci sono anche molte discrepanze nell'uso del termine.
SD: Ti sei lamentato che la musica jazz sia stata portata da Uptown al Lincoln Center. Ritiene che la "Berklee-zzazione" del jazz si aggiunga a quella dicotomia?
AS: Non molto. Cioè, se parliamo di musica afro-americana, essa è stata creata dai neri americani. Ma la demografia è cambiata. Nel 1959, tutti i club di New York erano fondamentalmente Uptown, e ce n'erano alcuni nel Village. Harlem era un ambiente fiorente per la creazione di questa musica. Ora che la musica si è spostata Downtown. La gente va al Lincoln Center in smoking. Mi ricordo che ero in un club circa 15 anni fa, la notte di Natale. C'era un giovane che suonava il sax alto ed eseguiva un groove carico di blues, così ho iniziato a battere le mani. La cameriera si avvicinò e mi zittì.
SD: Lei zittì Archie Shepp. In un jazz club...
AS: Sì. Ho pensato a come le cose siano profondamente cambiate. Credo che il contesto sia cambiato. E' diventata una musica più accademica e con molto meno significato sociale. Quando ero giovane, questa musica era associata non solo allo swing ed a trascorrere dei bei momenti, ma anche alla povertà ed ai momenti difficili, al blues. Non si può insegnare il blues in un'accademia. Esso è nato nei campi di cotone.
(leggi l'intervista integrale sul sito originario) 

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