mercoledì 30 gennaio 2013

Il non-jazz di Roscoe Mitchell

Sul blog Controfagotto di Aldo Lastella, pubblicato sul sito de La Repubblica, c'è stata una interessante recensione del recente concerto che Roscoe Mitchell ha tenuto all'Audiorium di Roma. 


Ecco un estratto dell'articolo:
Alla fine mi si avvicina un uomo e mi fa: “Lei era al concerto di Roscoe Mitchell? Ma il ritmo, il tempo, la musicalità? Non suona pezzi, ma studi”. 
Strano, mi ricordo che lo dicevano anche di Coltrane, cinquant’anni fa: “Non puó farci pagare per ascoltarlo mentre studia”.
Quel diavoletto di Roscoe Mitchell riesce a colpire ancora. Ho visto un pubblico smarrito, sconcertato, qualcuno dormiva. Che diavolo era successo?
Prendiamo un’orchestra jazz, mettiamola lì tutta bella schierata: trombe, tromboni, sassofoni, magari clarinetti, il contrabbasso, la batteria con un bel set di percussioni, pure la chitarra elettrica e il pianoforte. 
Ora, iniziamo a togliere ottoni, pianoforte e chitarra elettrica: via l’armonia e il dialogo fra il solista e il resto dell’orchestra. 
Poi eliminiamo il contrabbasso e le percussioni: niente ritmo o almeno nulla che lo faccia percepire apertamente. Lasciamo solo il sassofono solista. 
Peró gli togliamo anche la melodia, niente sequenze cantabili, riconoscibili. Gli restano gli accordi e il suono, quello puro, tutto ciò che riesce a cavare dal suo sax.
Ecco: questo è più o meno quello che accade nel concerto per solo sax di Roscoe Mitchell, il vecchio leone del free jazz, ex Art Ensemble of Chicago. 
L’avevo lasciato all’incirca una trentina di anni fa, nel suo soffio ancora il fuoco di un free battagliero. L’ho ritrovato ieri sera canuto, naturalmente, con la stessa rigorosa irriducibilità ma più consapevole, controllata....
(continua a leggere sul blog originario)

1 commento:

  1. Certo che è ancora Jazz, perché se andiamo alle origini della musica Afro-Americana, troviamo i canti di lavoro, quei canti che hanno dato inizio alla nascita degli Spirituals, dei Gospel, del Blues e infine del Jazz.
    Ma non dobbiamo dare a ogni epoca un timbro come Jazz di New Orleans o Swing o Be-bop free ecc.ecc.
    ma dobbiamo guardare questo tutto insieme, cioè la musica Afro-Americana, allora si che dai suoni di Roscoe Mitchell possiamo estrapolare tutto il percorso dagli schiavi neri al Black Power e alla discriminazione razziale che c’è ancora adesso negli Stati Uniti.

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