mercoledì 16 gennaio 2013

Fabrizio Bosso "Spiritual" - Live al Civita Summer Jazz Festival 2012 (video)

Il 4 agosto del 2012, Fabrizio Bosso, con l’organo e il piano di Alberto Marsico e la batteria di Alessandro Minetto, ha presentato, al Civita Summer Jazz Festival di Bagnoregio, uno dei suoi progetti live più divertenti: Spiritual, evidente omaggio in chiave soul alla tradizione gospel.


Progetto nato nel 2008 sulla matrice comune della black music, tende a esplorare per lo più un repertorio di tipo tradizionale nel quale spiccano grandi classici come Down by the Riverside, Amen, il più noto When the Saint Go Marchin’in e Amazing Grace, quell’inno molto amato dalla comunità afroamericana che per assurdo fu composto proprio da un mercante di schiavi.
Le sonorità di Spiritual invadono pacificamente i sensi e l’anima, richiamando alla memoria quella frase pulsante dai Salmi di Davide che Mahalia Jackson amava ripetere trasformandola in musica ipnotica: “Let’s make a joyful noise unto the Lord!” (Leviamo un gioioso frastuono in gloria del Signore!).
La maestosa cantante, creatura straordinaria dei torridi e palpitanti circuiti gospel di New Orleans e Chicago, a quell’imperioso richiamo biblico rispondeva nel modo più diretto ed esuberante, lasciando che la sua voce si librasse sulle alidi un'ispirazione schietta, liberatoria, e combinando la sua ardente devozione tanto a un senso palpabile che a una potente sensualità lirica.
Così, alla loro maniera altrettanto peculiare e verace, fanno i tre jazzisti piemontesi: scatenano un gioioso e ben controllato frastuono in cerca di alte vette spirituali mentre swingano con la più rocciosa e carnale eloquenza.
Sul sito OutsidersMusica è stata pubblicata una bella recensione dell'album di Mario Cascino:
Avvicinare il mondo del gospel all’hard bop – e quindi al blues – è un’impresa rischiosa, perché si tratta di unire il sacro al profano, il religioso all’ateo: e poco conta che si tratti sempre di BAM (Black American Music, ndr), perché proprio storicamente stiamo parlando di due universi contrapposti, antitetici. 
Tutto è nato dalla stessa comunità afroamericana, verissimo, dalla stessa meschina società razzista e, forse, dalla stessa primordiale esperienza sofferta del blues: ma se il gospel è stata l’espressione stessa della gioia di vivere ritrovata grazie alla fede e alla religione, il jazz delle origini invece ha rappresentato la sua nemesi umanistica, con al centro soltanto l’Uomo e la sua immensa capacità creativa e artistica, un uomo che non canta in Chiesa le proprie emozioni di fronte alla propria comunità e a Dio ma che suona innanzitutto per se stesso, per gli altri musicisti – neri – e di fronte a un pubblico di bianchi, spesso perdendosi nei vizi mondani dell’alcool e delle droghe, quando tutto andava bene.
Eppure, anche se non può che essere costituito da outsiders lontani da quel mondo sia nello spazio che nel tempo, il trio italiano – pardon, piemontese – si dimostra con Spiritual ricco di musicisti molto attenti e critici, assolutamente “insiders” per quanto riguarda la grammatica e la sintassi di entrambi i linguaggi musicali: forse ispirati dall’eredità di Gene Ammons, Max Roach, di quel bonaccione di Louis Armstrong e soprattutto dei Sacred Concerts di Duke Ellington, sono riusciti a capire, a ricordarci che musica sacra e jazz possono e devono interagire tra loro, perché non vi è nulla di più alto e al tempo stesso vicino allo spirito umano della musica suonata con passione. Forse questo album è il primo vero omaggio europeo all’idioma gospel, all’idea di soul, all’anima del blues afroamericano...
(leggi la recensione integrale sul sito originario)

Ed ecco il video di questo spettacolare concerto:

4 commenti:

  1. Mah, mi pare che la recensione faccia un bel minestrone... Davvero gospel, soul e hard bop avrebbero difficoltà a trovarsi d'accordo? Chissà, da Bobby Timmons e Cannoball Adderley fino a Eric Reed, chissà, chissà cosa ne penserebbero...
    Ora, lasciando perdere "insiders" e "outsiders" (e, dunque, anche i films e i festivals) nonché i moralismi varii insiti (non so se casualmente o meno) nella prosa del recensore, che fa qualche confusione fra blues, spiritual, soul, gospel e jazz, buttando dentro, per buona misura, Gene Ammons, Max Roach, i Sacred Concerts di Ellington (mah...) e addirittura "quel bonaccione di Louis Armstrong" (roba da Zio Tom, veramente), colpisce ancora una volta la contrapposizione fra la religiosità africano-americana e la idea "laicale" con quei musicisti neri "spesso perdendosi nei vizi mondani dell’alcool e delle droghe, quando tutto andava bene"... Un'analisi storica francamente un po' zoppicante, a mio modesto parere.

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  2. Manca giusto il negro sudato nel locale fumoso.

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  3. Un articolo confuso che serve ad alimentare una confusione in materia già imperante...
    Non si sa se ridere o se piangere. D'altronde abbiamo quel che meritiamo...e in tutti i settori.

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  4. articolo confuso per una musica divertente ma non lucidissima...

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