sabato 5 gennaio 2013

Enrico Merlin - 1000 Dischi per un Secolo: 1900-2000

Dal Ragtime e Tosca fino al Glitch e al Metal estremo, passando per Arnold Schönberg, Nino Rota, i Beatles, John Coltrane, ma anche per Cuba, Etiopia, Brasile, Pakistan… il repertorio di 1000 dischi per un secolo è forse il viaggio spazio-temporale più panoramico che sia stato finora tentato attraverso la musica del ’900. 


Una mappa galattica con l’ambizione di illustrare, per campioni, tutte le musiche che si incrociano oggi nell’universo mediatico. Un libro da leggere e da consultare, ma soprattutto un generatore di sorprese, di associazioni impensate, ricco di stimoli per conoscere musiche di cui anche l’appassionato più eclettico forse non ha ancora sentito parlare. 
Specchio dell’ascolto onnivoro dei contemporanei, questo libro è anche la celebrazione, forse postuma, del disco, nell’era della musica liquida, se non già smaterializzata. Il disco qui non è tanto proposto come oggetto da cercare e possedere, quanto come la forma specifica che la musica ha preso nel ’900: disco come forma dell’opera, attraverso i molteplici generi musicali e supporti tecnologici (78 giri, LP, CD). 1000 dischi per un secolo non è soltanto una sequenza di schede, ma una rete di informazioni che formano una cronologia, una storia continuamente intrecciata di personaggi, luoghi, avvenimenti in cui il lettore saprà scorgere, nell’eterogeneo, una sorprendente continuità. 
Enrico Merlin, musicista, storico della musica del ’900 e insegnante, è uno dei massimi esperti della musica di Miles Davis, di cui ha pubblicato il catalogo discografico completo. È curatore di rassegne, mostre e festival legati al mondo dell’improvvisazione. Per il Saggiatore ha pubblicato insieme a Veniero Rizzardi Bitches Brew. Genesi del capolavoro di Miles Davis.

Ecco una bella recensione del libro scritta da Luciano Viotto e pubblicata sul sito Distorsioni:
Non è un catalogo, non è la solita lista, o l'elenco degli elenchi, dei The Best of…, o dei Definitive…, delle Complete Edition, dei remastered, o dei cento dischi da portare nella solita isola sperduta. Quello che Enrico Merlin ha compiuto è un viaggio planetario, autentico e non immaginario, tradotto in un libro che chi scrive ha avuto il privilegio di annusare, scandagliare, guardandone la copertina in controluce: un vinile nero e un cd, quasi abbracciati, che racchiudono blues, classica, jazz, rap, rock, pop e questo commento è il primo di una serie di riflessioni che questo volume dovrebbe suggerire a chi pretende di sapere tutto (o quasi) della musica incisa e fruibile del XX secolo. Enrico sembra entrare subito in un labirinto sonoro, con una bussola precisa e ferma; o rifugiarsi in una vecchia biblioteca musicale dismessa, con enormi scaffali e mille cassetti da aprire uno ad uno. 
La suggestione del viaggio è troppo forte per limitare qui le idee che avvolgono l'immenso creato sonoro che abbiamo lasciato alle spalle una dozzina di anni or sono: quella di Merlin è una sfida autentica, il sogno coronato in due anni di fatiche, di scalate, di traversate, di ritorni e ripartenze: lui, che ha toccato tutti gli angoli riposti degli intrecci, delle connessioni, dei rimandi tra e verso le musiche che hanno segnato le vicende e la civiltà degli uomini nel secolo più feroce della storia, quella storia intesa anche come scandalo perenne (a volte anche musicale). Trasversalità, tracce e sottotracce, influenze: solo la cronologia, scelta dall'autore come trave portante, spiega equazioni come «Igor Stravinskij = Miles Davis = Jimi Hendrix» o aggiunge nuovi parametri sonori a «melodia, armonia, ritmo» quali «timbro, dinamica, espressività» (e che si fondono nell'«interplay»), sino a stabilire che «Il suono di Jimi Hendrix non lo puoi trascrivere in partitura!».
Sono questi i sassi che Merlin lancia nello stagno che incontra subito nel suo attraversamento della storia, ma senza affondare nelle sabbie mobili di analisi trite e risapute, o delle storie ritenute esaustive di questo o quel linguaggio musicale, dove l'autoreferenzialità gioca brutti scherzi (refusi compresi). Di qui, e da una spietata e approfondita analisi del «suono», il libro traccia orizzonti musicali e di «generi» arcinoti e impensati, che si avvolgono tra loro per formare arcobaleni improbabili nella loro fusione cromatica, stabilendo, una volta per tutte, che anche la storia della musica sfugge a canoni interpretativi consolidati e immutabili o ingabbiati da teorie e analisi ritenute "definitive". Ed è così che il fattore «X», nell'analisi dell'autore, si traduce nell'importanza dell'interpretazione, come cifra inspiegabile scientificamente. 
Il criterio cronologico viene integrato con altri parametri di valutazione per l'impostazione complessiva del lavoro: un grappolo denso e multiforme di artisti che hanno il compito di reggere tutta la storia della musica del XX secolo; l'elenco è lungo, ma è un filo tenace che vorrei esporre per intero: Debussy, Schoenberg, Webern, Bartók, Stravinskij, Ellington, Sinatra, Monk, Cage, Davis, Stockhausen, Mingus, Rollins, Sun Ra, John Coltrane, Ornette Coleman, Bill Evans, Dylan, Beatles, Rolling Stones, Shorter e Zawinul (e Weather Report), Zappa, Hendrix, Pink Floyd, Neil Young, Fripp (e i King Crimson), McLaughlin (e Mahavishnu Orchestra), Brian Eno, Ry Cooder, Gabriel (e i Genesis), Jarrett, Metheny, Zorn. E' nella passione che Enrico fonda il suo impegno nel colmare lacune che l'editoria musicale (non solo italiana) ha lasciato irrisolte: tutta la musica del '900, analizzata ed esposta senza steccati linguistici e che si proietta oltre la linea di confine storica del passaggio al nuovo millennio con le nuove tecnologie: dal vinile al cd, l'ascolto è senza soluzione di continuità.
Enrico Merlin (e con lui la casa editrice di Luca Formenton) hanno il merito di aver creduto in un lavoro altamente innovativo non solo per la cultura musicale in Italia: come auspica Steve Berkowitz (produttore Sony/Legacy) nella quarta di copertina  «… pubblicate questo libro in inglese!». E noi, mentre "1000 Dischi per un secolo 1900 - 2000" lo crediamo un capolavoro editoriale, lasciamo che altri trovino refusi, assenze, scelte discutibili: mentre sul piatto, con il fruscìo della puntina ricomincia un altro giro di suoni, pensiamo a Enrico, che riordina i vinili, i cd, i nastri, nella sua grande e autentica discoteca umana. 

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