martedì 8 gennaio 2013

E' morta la poetessa jazz Jayne Cortez

Sul sito del New York Times è stato pubblicato questo bellissimo ricordo della poetessa, ed ex moglie di Ornette Coleman, Jayne Cortez.


Ecco un estratto dell'articolo:
"La poetessa e performance artist Jayne Cortez, il cui lavoro era conosciuto per il suo potere viscerale, la sua indignazione politica e, soprattutto, per la pura e semplice musicalità propulsiva, è morta lo scorso 28 dicembre a Manhattan. Aveva 78 anni
Una delle figure centrali del Black Arts Movement, il ramo culturale del movimento del Black Power che fiorì negli anni '60 e '70, la signora Cortez è rimasta attiva per decenni dopo, pubblicando una dozzina di volumi di poesia e pubblicando quasi altrettante registrazioni, in cui i suoi versi erano coniugati armoniosamente con la musica d'avanguardia.
Si è esibita sui principali palchi in tutto il mondo, tra cui il Schomburg Center for Research in Black Culture, il Museum of Modern Art e la Carnegie Hall a New York,.
Il lavoro della signora Cortez era al di là delle categorizzazioni in quanto incarnava tante categorie contemporaneamente: i versi scritti, la tradizione orale africana e afro-americana, il discorso di protesta politica, il jazz e il blues. Pensato per le orecchie ancor più che per gli occhi, le sue parole si combinavano con l'immediatezza della sua incantatoria oralità. 
A partire dagli anni '60, la Cortez cominciò ad eseguire i suoi lavori con l'accompagnamento musicale. Negli ultimi tre decenni, ha girato e registrato con la sua band, i Firespitters, di cui fa parte il figlio, Denardo, nato dal suo primo matrimonio, con il sassofonista e compositore Ornette Coleman.
Quando le eseguiva, le sue poesie non erano solo recitate con l'aggiunta della musica, erano parte della musica. Erano cantate più che recitate, utilizzando ripetizioni accuratamente calibrate, cambiamenti di tempo e modulazioni di tono vocale.
Era come se i suoi versi, che spesso erano basati su grandi temi dolorosi come il razzismo e la misoginia, fossero diventati essi stessi uno strumento, uno strumento che la Cortez sentiva fortemente che dovesse essere usato al servizio del cambiamento sociale. 
Sallie Jayne Richardson, da sempre chiamata Jayne, nacque nella base militare di Fort Huachuca, in Arizona, il 10 maggio del 1934 (Il suo anno della sua nascita è spesso erroneamente riportato come il 1936). Suo padre era un militare di carriera, che avrebbe servito in entrambe le guerre mondiali, mentre sua madre era segretaria.
Cresciuta a Los Angeles, la giovane Jayne Richardson si crogiolava nelle registrazioni jazz e latine che i suoi genitori collezionavano.
Studiò arte, musica e teatro al liceo ed in seguito frequentò il Compton Community College. Prese il cognome Cortez, che era il nome da nubile di sua nonna materna, all'inizio della sua carriera artistica.
Nelle estati del 1963 e del 1964, la Cortez lavorò con il Student Nonviolent Coordinating Committee, che registrava gli elettori neri nel Mississippi. E' fu proprio questo lavoro che la convinse a considerare l'arte e l'azione politica come un tutto indivisibile. 
Fece le sue prime letture pubbliche di poesie con la Watts Repertory Theater Company, un'ensemble di Los Angeles, che fondò nel 1964. La Cortez, che aveva delle case a Manhattan e Dakar, in Senegal, fu anche uno dei fondatori dell'Organizzazione delle donne scrittrici d'Africa, fondata nel 1991.
Il matrimonio della signora Cortez con Coleman si concluse nel 1964 con il divorzio, dopo 10 anni.
I suoi volumi di poesia, molti illustrati da Mr. Edwards, includono "Festivals and Funerals" (1971), "Coagulations" (1984) e "Jazz Fan Looks Back" (2002), i suoi album includono "Everywhere Drums" (1990) e "Taking the Blues Back Home" (1996). 
La Cortez, che ha insegnato presso le università di tutti gli Stati Uniti, tra cui la Rutgers, è stata tra gli artisti presenti, insieme a Amiri Baraka, Charles Bukowski, John Cage e Allen Ginsberg, nel film documentario di Ron Mann del 1982, Poetry in Motion.
Nonostante il suo eclettismo, alla Cortez piaceva invocare un unico genere per descrivere il suo lavoro, sopratutto perché quel genere era di per se stesso onnicomprensivo.
"Il jazz non è solo un tipo di musica, è un ombrello che copre la storia dei neri dalle percussioni africane alle urla dei campi e al blues", ha detto in un'intervista nel 1997. "Nel senso che cerco di riflettere la pienezza dell'esperienza nera, io mi sento molto un poeta jazz."

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