venerdì 4 gennaio 2013

Duke Ellington suona per Joan Miró nel sud della Francia nel 1966 (video)

Ancora una bella storia raccontata dal sito Open Culture, sull'incontro, in una soleggiata mattina di luglio del 1966, tra due dei più grandi artisti del 20° secolo: Duke Ellington e il pittore e scultore Joan Miró nel villagio medievale di St. Paul de Vence nel sud della Francia.


L'incontro fu organizzato dal leggendario impresario jazz Norman Granz, che stava producendo un festival musicale a Juan-le-Pins ed allo stesso tempo lavorava su un progetto di film documentario che aveva iniziato nel 1950, dal titolo Improvisation
Granz ebbe l'idea di portare Ellington ed il suo trio a suonare nel giardino della Fondation Maeght, dove, come spiega in questo estratto dal film, per pura fortuna incontrò Miró che stava lavorando.
I due grandi uomini pur non riuscendo a capirsi, mostrarono all'altro il proprio lavoro. Miro portò Ellington a fare un tour delle sue sculture, mentre Ellington e il suo trio suonarono un paio di pezzi per Miró.
Un componente del trio di Ellington, il bassista John Lamb (l'altro fu il batterista Sam Woodyard), ora 78enne, ha raccontato di non ricordare molto di quel giorno, se non che il viaggio a St. Paul de Vence avvenne alle 10 o alle 11 di mattina, troppo presto per dei musicisti che avevano suonato fino a tardi la sera precedente.
Dopo aver suonato al festival con musicisti del calibro di Ella Fitzgerald, Jean-Luc Ponty, Charles Lloyd e Keith Jarrett, l'incontro con Miró non impressionò più di tanto Lamb. "Per me non voleva dire troppo", ha detto, "perché eravamo sotto i riflettori tutto il tempo. Era solo un'altra cosa tra le tante."
Lamb suonò in tour con Ellington per tre anni. A quel tempo, egli non apprezzava pienamente lo stile del più anziano musicista. Preferiva musicisti come Miles Davis e Red Garland. "Ero molto giovane e molto arrogante. Pensavo di sapere di più di Duke in quel momento," ha detto Lamb, ridendo al ricordo.
"La musica per me è molto più importante ora di quanto lo fosse allora. Avevo bisogno di un lavoro, avevo bisogno di lavorare. Avevo fame. Oggi ho più tempo per riflettere sulle cose che avevamo realizzato allora, ed i posti in cui abbiamo viaggiato e di tutte le persone meravigliose che abbiamo incontrato. Bisogna stare attenti a ciò che si fa negli anni giovanili, perché se si è fortunati di vivere a lungo, tutto ritorna."
Nel video il pezzo presentato è un blues in forma di botta e risposta che Ellington in seguito intitolò The Shepherd (Who Watches Over His Flock) in onore del pastore luterano John Garcia Gensel, che serviva nella comunità jazz a New York City. 
Benchè sia vero, come dice Granz nel film, che Ellington presentò per la prima volta la canzone per la sua orchestra al completo al festival, The Shepherd non fu improvvisata sul posto. "Il pezzo si è evoluto in un periodo di tempo sulla strada", ha detto Lamb.
Nel filmato, il batterista Sam Woodyard mantiene il ritmo con la schiena rivolta verso gli altri, mentre Lamb si sporge per guardare ogni movimento delle mani di Ellington. 
"Ci fu un matrimonio completo tra il pianoforte e il basso", ha detto Lamb. "Non fu una grossa sorpresa per me, perché lavoravo con lui già da un po' di tempo e sapevo cosa avrebbe fatto. Lo anticipai. E' questo ciò che i bassisti fanno, anticipare ciò che il pianista sta per fare. Così l'ho guardato nel caso in cui avesse deciso di fare qualcosa di diverso."

Ecco il video di The Sheperd tratto dal documentario Improvisation di Norman Granz:

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