lunedì 21 gennaio 2013

Arun Ghosh ad Aperitivo in Concerto

Aperitivo in Concerto” presenta, domenica 27 gennaio 2013, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano, un gruppo fra i più innovativi sulla scena britannica ma che è ormai avviato verso il successo internazionale, soprattutto grazie alla straripante personalità del leader: parliamo dello Horn e Bass Quintet guidato dallo straordinario clarinettista indo-britannico Arun Ghosh


L'aggettivazione non sembri esagerata: Ghosh è un virtuoso ben diverso dall'ordinario. Non solo per le sue origini: nato a  Calcutta, allevato a Bolton, maturato musicalmente a Manchester, affermatosi a Londra, Gosh opera con grande originalità in un contesto che, proprio in Inghilterra, ha avuto solide radici grazie ad un artista di grandi qualità come il sassofonista Joe Harriott, autore, già nei tardi anni Sessanta, con il violinista John Mayer, della cosiddetta Indo-Jazz Fusion, in cui l'improvvisazione jazzistica si misurava e dialogava con la tradizione musicale indiana. 
Ma se quello di Harriott era un connubio in qualche modo non spontaneo (e lo stesso poteva dirsi di tanti altri improvvisatori che con la musica indiana hanno avuto proficui e intensi rapporti, da Paul Horn e Bud Shank fino a John McLaughlin), per Ghosh il problema non esiste, trovandosi egli naturalmente a suo agio sia con la cultura bengalese che con il jazz, il punk, l'hip hop o altre musiche urbane diffuse e praticate in Occidente. 
Il suo vivere costantemente in bilico fra India e Inghilterra, con i molteplici legami storici che ciò comporta, lo ha spinto a farsi artefice di un linguaggio musicale in cui particolare rilievo assume proprio il trovarsi ad un crocevia culturale; affiorano perciò elementi che percorrono una vasta area delle culture orientali: India, certo, ma anche Pakistan, Afghanistan, Bangladesh, Nepal, Sri Lanka, e non è casuale, dunque, che nella vitalissima creatività musicale di questo giovane quanto spettacoloso strumentista il raga conviva con echi della cultura gitana e persino del klezmer ebraico.
Non solo. Ghosh è un British-Asian: la tradizione indiana convive nella sua originalissima opera con una pletora di linguaggi occidentali, assimilati in città inglesi come Manchester e Londra: l'enfasi del punk, i ritmi del rap e dello hip hop, la fisicità del rock e del blues, la complessa e sofisticata improvvisazione del jazz. 
Da questo coacervo, gestito con mano infallibilmente sicura e con un virtuosismo ben al di là dell'ordinario, Ghosh ha ricavato un'estetica personale quanto trascinante, che sa unire un'energia giovanile e coinvolgente agli echi di culture millenarie. 
Non sorprende che, per quanto giovane, oggi Arun Ghosh sia una sorta di vera e propria “vedette” nella scena musicale inglese (oggi è Associate Artist al The Albany Theatre di Londra, ed è Artist-in-Residence al Southbank's Alchemy Festival, dopo la pubblicazione di due album Nothern Namaste e Primal Odissey): ogni suo concerto, in effetti, assume le vesti di un infinito viaggio in cui egli ci rende partecipi della vicinanza di ciò che crediamo lontano, in un caleidoscopio inarrestabile di ritmi, colori, melodie, arricchito dal contributo di musicisti come il sassofonista e clarinettista Idris Rahman (fratello della nota pianista Zoe Rahman e collaboratore di gruppi come Osibisa, Ayub Ogada, Julia Biel, Reem Kelani, Johnny Phillips), il contraltista Chris Williams, il contrabbassista israeliano Liran Donin ( abituale collaboratore di Gosh e del quintetto Led Bib), il batterista serbo Rastko Rasic (esperto di musiche balcaniche e orientali, collaboratore di artisti quali Vardan Ovsepian, Damian, virtuoso romeno del flauto di Pan, il gruppo etiope di reggae Mebreq, il gruppo balcanico Mukka).

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